Arriviamo su un sentiero forestale al mattino presto, con la lampada frontale ancora al collo, e ci imbattiamo in un ammasso scuro posato in evidenza su un ceppo. Prima ancora di incrociare l’animale, le sue feci raccontano la sua specie, la sua dieta e le sue abitudini di movimento. Riconoscere le feci degli animali notturni sul terreno richiede un metodo semplice: osservare la dimensione, la forma, il contenuto visibile e soprattutto la posizione.
Protocollo sul campo prima di toccare qualsiasi cosa
Il primo riflesso quando si individuano feci sospette è di non spostare nulla. Una foto con un oggetto di riferimento (moneta, matita, righello pieghevole) scattata prima di qualsiasi manipolazione fornisce un documento utilizzabile in seguito. Annotare il luogo, la data e il contesto immediato (passaggio tra due siepi, base di un muro, latrina su una roccia) rende l’osservazione verificabile da un terzo o durante un’uscita successiva.
Le feci dei mammiferi selvatici possono veicolare agenti patogeni, in particolare quelle dei roditori. Si lavora quindi con guanti usa e getta o, in mancanza, si rovescia un sacchetto di plastica sulla mano. L’odore stesso fornisce un indizio, ma lo si percepisce ventilando leggermente sopra il campione, senza avvicinare il naso a meno di venti centimetri.
Quando si desidera esplorare Planète Animaux in dettaglio, si constata che il confronto fotografico rimane uno dei mezzi più affidabili per confermare un’identificazione incerta.
Feci di roditori notturni: ratto, topo e ghiro in giardino
I roditori rappresentano la maggior parte degli indizi che si trovano attorno alle abitazioni. La loro piccola dimensione complica la distinzione, ma alcuni criteri emergono rapidamente.

- Il topo lascia feci paragonabili a un chicco di riso, sottili e appuntite alle due estremità, depositate in numero lungo i suoi percorsi abituali (battiscopa, retro dei mobili, sotto il lavello).
- Il ratto (sormulot o ratto nero) produce feci più spesse, a forma di fuso arrotondato, spesso raggruppate in piccoli mucchi. Quelle del ratto nero sono leggermente curve, mentre quelle del sormulot rimangono dritte.
- Il ghiro e il leprotto depositano escrementi di dimensioni intermedie, spesso nelle soffitte o nei nidi. Si distinguono dalle feci del ratto per la loro superficie più liscia e la loro posizione in alto.
Un indizio complementare: i roditori lasciano quasi sempre tracce di rosicchiamento nelle vicinanze (cavi, cartone, gusci di noci). Se si trovano feci senza alcun danno visibile, si può già escludere il ratto.
Feci di riccio, faina e volpe: tre profili molto diversi
Uscendo dal registro dei roditori, le confusioni si verificano soprattutto tra faina e martora, o tra volpe e cane. Anche in questo caso, il contesto di osservazione aiuta tanto quanto la morfologia della feci.
Riccio: un indizio facile da confermare
Le feci del riccio sono cilindriche, nere e lucide, spesso depositate in mezzo a un prato o a un vialetto. Si notano frequentemente frammenti di elitre di insetti (coleotteri, carabi), il che riflette la sua dieta insettivora. Il diametro rimane modesto e le feci non presentano torsione.
Faina e martora: la posizione fa la differenza
Entrambe le specie producono feci attorcigliate, spesso affusolate a un’estremità, con resti di frutta, peli o piume visibili ad occhio nudo. La distinzione si basa meno sulle feci stesse che sul luogo in cui si trovano. La faina deposita le sue feci negli edifici (sottotetti, garage, cofano dell’auto), mentre la martora utilizza latrine in foresta, su ceppi o rocce in sporgenza.
L’odore delle feci di faina è particolarmente acre, e l’accumulo in un punto fisso (latrina) conferma l’installazione duratura dell’animale nel costruito.

Volpe: torsione e marcatura territoriale
Le feci di volpe sono più lunghe e più spesse di quelle della faina, anch’esse attorcigliate, spesso depositate in bella vista su un mucchio di terra, una pietra piatta o all’incrocio di due sentieri. Questa posizione ha una funzione di marcatura territoriale. Si osservano peli, frammenti di ossa, semi o resti di bacche a seconda della stagione. L’odore muschiato caratteristico della volpe persiste per diversi giorni sul sito di deposito.
Quando l’identificazione rimane incerta: incrociare gli indizi
La forma da sola non è sempre sufficiente. L’alimentazione stagionale modifica il colore e la consistenza delle feci: una volpe che si nutre di more ad agosto produce feci violacee, molto diverse dai suoi escrementi invernali grigi e carichi di peli. Allo stesso modo, le feci di un riccio che ha consumato limacce saranno più morbide e meno strutturate di quelle di un individuo con una dieta ricca di coleotteri.
Si guadagna in affidabilità combinando più indizi su un stesso sito:
- Le impronte a terra, anche parziali, permettono di confermare o smentire la specie sospettata (numero di dita, presenza o assenza di artigli).
- Le tracce di passaggio ripetute (erba schiacciata, buco sotto una recinzione, tracce nella vegetazione) segnalano un itinerario regolare.
- I danni associati orientano la diagnosi: isolamento strappato per la faina, prato rigirato in piccoli coni per il tasso, gusci di lumache rotti per il tordo (da non confondere con un mammifero).
La chiave delle feci di mammiferi pubblicata da FNE Auvergne-Rhône-Alpes fornisce un albero di determinazione semplificato, utile da portare sul campo in forma stampata.
Un quaderno di campo regolare, anche sommario, permette di individuare le variazioni stagionali e di distinguere un passaggio unico da un’installazione duratura. Quando si documenta un sito per diverse settimane, la natura delle feci finisce quasi sempre per dissipare i dubbi.



