Il Giardino dei Pensieri - Classici della Filosofia
Febbraio 2005

Bento de Spinoza
Lettera LXXXI
Sulla "Lettera sull'infinito"
[Vedi anche la voce: Spinoza]

La Haye, 5 maggio 1676
Al nobilissimo e saggissimo Ehrenried Walther de Tschirnauss

Nobilissimo signore,
ho detto in effetti nella mia lettera sull'infinito che l'infinità delle parti non si deduce dal loro grande numero (multitudine); se fossa derivata da questo grande numero, questa quantità dovrebbe essere più grande di ogni quantità data; e questo è falso, poiché nella totalità dello spazio compreso tra due cerchi eccentrici noi concepiamo un numero di parti (moltitudinem partium) due volte più grande che la metà di questo spazio; e tuttavia il numero delle parti, tanto dello spazio totale che della sua metà, è, nei due casi, più grande di ogni numero dato.

Quanto all'estensione cartesiana, concepita come una massa inerte, è non soltanto difficile ma totalmente impossibile dedurre da essa l'esistenza dei corpi. La materia in riposo, infatti, per quanto è in se stessa permarrà in riposo e non sarà spinta al movimento se non da una causa esterna più potente; per questo non ho esitato una volta ad affermare che i principi cartesiani della natura sono inutili per non dire assurdi.