Il Giardino dei Pensieri - Classici della Filosofia
Febbraio 2005

Bento de Spinoza
Lettera L
"La determinazione non è che una negazione"
[Vedi anche la voce:  Spinoza]


La Haye, 2 Giugno 1674
B. Spinoza al Signor Jelles

Signore,
voi desiderate che io metta in luce la differenza tra il modo di sentire di Hobbes e mio riguardo alla politica. La differenza sta in questo, che io conservo sempre nella mia dottrina il diritto naturale nella sua integrità, prendendo per ciascuno Stato come misura del diritto del supremo magistrato su ciascun tema il grado di potenza o di superiorità che egli possiede in merito. Ora, è proprio questo che accade sempre in natura.

Quanto all’argomentazione di cui io mi servo, nell’Appendice alle mie dimostrazioni geometriche dei Principi di Cartesio, per stabile che non si può dire, a rigor di termini, che Dio sia o no unico, vi prego di considerare che una cosa non è detta una o unica se non riguardo all’esistenza, e non all’essenza; infatti prima di numerare le cose, è necessario averle riportate al genere comune. Per esempio, chi tiene in mano un sesterzio e un imperiale non penserà al numero due, se non può chiamare questi due oggetti con un solo nome comune a entrambi, come pezzo d’argento o moneta: può affermare di avere due pezzi d’argento o due monete solo in quanto usa lo stesso termine per indicare tanti il sesterzio quanto l’imperiale. Da questo segue che nessuna cosa può essere chiamata una o unica se non dopo averne concepito un’altra che le somiglia, come abbiamo appena visto. Ora, poiché l’esistenza di Dio è la stessa essenza di Dio, e visto che non possiamo di questa essenza formarci alcuna idea generale, è certo che chi chiama Dio uno o unico non ha di Dio un’idea vera, o almeno è certo che non parla con rigore.

Ho sostenuto, infatti, che la figura è una pura negazione e non qualcosa di positivo; infatti è chiaro che la materia, presa nel suo insieme e indefinita, non può avere alcuna forma, perché la forma non appartiene che ai corpi delimitati e finiti. Chi dice: io percepisco una forma, dice con questo di percepire una cosa determinata e compresa entro certi limiti. Ora, questa determinazione non appartiene alla cosa stessa presa nel suo essere. Poiché la forma non è dunque che una determinazione, e la determinazione non è che una negazione, ne segue che la forma non è che una negazione.

Nella vetrina di un libraio ho visto il libro che un professore di Utrecht ha scritto contro di me e che è stato pubblicato dopo la sua morte. Il poco che ne ho visto mi ha fatto pensare che non valga la pena leggerlo, né, a maggior ragione, confutarlo. Perciò ho lasciato in pace sia il libro che il suo autore, pensando bonariamente tra me e me che gli ignoranti sono sempre i più intraprendenti e i più pronti a scrivere dei libri. Sembra che i signori che ben conoscete vendano la loro mercanzia al modo dei rigattieri, che mettono sempre in mostra per primo ciò che hanno di meno pregevole. Questi signori dicono che il diavolo è estremamente abile; ma, a dire il vero, il loro genio supera il diavolo in abilità.

Vi saluto.