Il Giardino dei Pensieri - Classici della Filosofia
Febbraio 2007

Blaise Pascal
Discorso sulle passioni dell’amore [1]
[Vedi anche le voci: Amore - Pascal]

L’uomo è nato per pensare; e davvero non c’è un momento in cui non lo faccia: ma i pensieri puri, che lo renderebbero felice se fosse in grado di farli durare, lo affaticano e lo abbattono. Rendono la vita monotona, e l’uomo non riesce ad adattarvisi; ha bisogno di movimento e d’azione, ogni tanto deve essere agitato da passioni di cui sente nel suo cuore sorgenti molto vive e profonde.

Le passioni che gli sono più vicine, e ne richiamano parecchie altre, sono l’amore e l’ambizione: non hanno alcun legame tra loro, anche se le si accosta molto spesso: e infatti l’una indebolisce l’altra, reciprocamente, per non dire che si distruggono a vicenda.

Per grande che sia il nostro spirito, non siamo capaci che di una sola grande passione; è per questo che, quando l’amore e l’ambizione si incontrano in noi, sono passioni grandi solo la metà di quel che sarebbero se provassimo l’una o l’altra da sole. L’età non determina affatto né l’inizio né la fine di queste due passioni; nascono già nei primi anni e ci accompagnano spesso per tutta la vita. Tuttavia, siccome richiedono molto fuoco, sono più adatte ai giovani e sembra che declinino con l’età: e tuttavia questo è assai raro.

La vita dell’uomo è miseramente corta. Contiamo gli anni dal nostro primo ingresso nel mondo, ma per parte mia non li conterei che dall’età della ragione, cioè dal momento in cui siamo davvero in possesso della ragione, il che non accade di solito prima dei vent’anni. Prima di quest’età si è bambini, e un bambino non è un uomo.

Che vita felice quella che comincia con l’amore e finisce con l’ambizione! Se dovessi sceglierne una, la vorrei così. Finché si ha del fuoco dentro, si è in amore; ma questo fuoco si indebolisce, si perde; è allora che nasce il posto bello e grande per l’ambizione! La vita tumultuosa è gradita ai grandi spiriti, ma non dà alcun piacere ai mediocri, che sono in tutto e per tutto delle macchine. Per questo quando la vita comincia con l’amore e finisce con l’ambizione si è nello stato più felice di cui la natura umana sia capace.

Quanto più grande è lo spirito, tanto più grandi sono le passioni, perché le passioni non sono nient’altro che sentimenti e pensieri che appartengono soltanto allo spirito, benché siano occasionati dal corpo; ed è chiaro che esse non sono che lo spirito stesso, tanto da riempire tutta la sua capacità. Non parlo che delle passioni di fuoco, perché le altre si mescolano spesso le une con le altre e provocano una confusione assai spiacevole; ma questo non accade mai a coloro che hanno dello spirito. In un’anima grande tutto è grande.

Ci si domanda se bisogna amare. Ma non bisogna chiederselo, bisogna sentirlo. Non è cosa che si decide, vi si è portati, e si ha il piacere di sbagliarsi quando ci si guarda dentro.

La purezza di spirito causa così la purezza della passione; è per questo che uno spirito grande e puro ama con ardore, e vede con chiarezza ciò che ama.

Ci sono due specie di spiriti, l’uno geometrico e l’altro che si può chiamare di finezza. Il primo ha delle visioni lente, dure e inflessibili; il secondo invece ha una mobilità di pensiero tale da porsi applicare nello stesso momento alle diverse parti amabili di quel che ama. Dagli occhi va al cuore, e dai movimenti esteriori comprende quel che accade nell’interiorità. Quando si possiedono entrambi questi spiriti, che piacere sa dare l’amore! Si possiedono infatti nello stesso tempo la forza e la flessibilità dello spirito, cose davvero necessarie per il dialogo d’amore tra due persone.

Noi nasciamo con un impulso verso l’amore nel nostro cuore, che si sviluppa a mano a mano che lo spirito si perfeziona, e che ci porta ad amare ciò che ci sembra bello, senza che qualcuno ci abbia mai detto che lo è. Come dubitare allora che noi non siamo al mondo per altro che per amare? E infatti, si ha un bel nasconderselo, ma si ama sempre. Lo si trova segretamente e di contrabbando persino nelle cose da cui l’amore sembra escluso,; e non è possibile che l’uomo possa vivere un momento senza.

All’uomo non piace stare da solo; e tuttavia ama: bisogna quindi che cerchi al di fuori di sé l’oggetto del suo amore. Non lo può trovare che nella bellezza; ma poiché è egli stesso la più bella creatura che Dio abbia mai fatto, è necessario che trovi in se stesso il modello di questa bellezza che cerca al di fuori di sé. Ciascuno può osservarne in se stesso i primi raggi; e a seconda che percepisca come vicino o lontano da sé che quel che trova fuori di sé, forma le sue idee del bello o del brutto su ciascuna cosa. Tuttavia, quando l’uomo cerca di che riempire il gran vuoto che egli spesso ha prodotto dentro di sé uscendo al di fuori di sé, non trova quel che cerca in qualsiasi oggetto. Ha il cuore troppo grande: bisogna che trovi almeno qualcosa che gli somigli, che gli sia più vicino possibile. E’ per questo che la bellezza che può soddisfare l’uomo consiste non soltanto nella convenienza, ma anche nella rassomiglianza: ed essa è tutta quanta racchiusa nella differenza dei sessi.

La natura ha così ben impresso questa verità nel nostro animo che noi troviamo tutto già pronto; non serve né arte né studio; sembra soltanto che ci sia un posto da riempire nel nostro cuore , e che esso si riempia effettivamente. E tuttavia lo si sente meglio di quanto non si riesca a dirlo. Questo non lo capiscono soltanto coloro che sono bravi solo a ingarbugliare e a disprezzare le proprie idee.

Benché questa idea generale di bellezza sia impressa nell’intimità della nostra anima a caratteri indelebili, nascono poi le più grandi differenze nell’applicazione particolare: ma questo soltanto nel modo di valutare ciò che piace. Infatti non si cerca una bellezza qualsiasi, ma la si desidera con mille caratteri particolari che dipendono dalla disposizione in cui ci si trova; in questo senso si può dire che ciascuno ha in sé l’originale della sua bellezza, di cui cerca la copia nel vasto mondo. Tuttavia sono le donne a determinare spesso questo originale. Poiché hanno un dominio assoluto sullo spirito degli uomini, vi disegnano o le parti di bellezza che esse possiedono, o quelle che esse stimano di più, e aggiungono per questa via quel che loro piace a questa bellezza originaria. E’ per questo che c’è un tempo per le bionde, un altro per le brune, e le preferenze che ci sono tra le donne sulla stima per le une o per le altre sono le stesse preferenze per le une o per le altre che hanno gli uomini nello stesso periodo. La moda stessa e i luoghi influenzano spesso quel che chiamiamo bellezza. E’ una cosa strana che il costume si mescoli in questo modo con le nostre passioni. Questo non impedisce che ciascuno abbia una sua idea di bellezza sulla cui base giudica le altre idee di bellezza e a cui le paragona: è in base a questo principio che un amante trova che la padrona del suo cuore è così bella e propone la sua bellezza come esempio.

La bellezza ha moltissimi volti. Chi può davvero farla vivere in sé, è la donna. Quando ha spirito, la bellezza la rende viva e la fa risplendere meravigliosamente. Se una donna vuol piacere e possiede i doni della bellezza, o almeno una parte, avrà successo; e si farà amare anche se gli uomini le dedicano scarsa attenzione ed essa stessa non si mette in mostra. C’è un posto nel cuore degli uomini che aspetta lei, e lei lo occuperà.

L’uomo è nato per il piacere; è cosa che si sente, non c’è bisogno di altra prova. Segue dunque la sua ragione dandosi al piacere. Ma accade spesso che senta la passione nel suo cuore e non sappia da dove essa sia nata.

Un piacere vero o uno falso possono riempire egualmente lo spirito. Perché che importa che il piacere sia falso, se si è convinti che sia vero?

A forza di parlare d’amore, si finisce con l’innamorarsi. Non c’è niente di così facile. E’ la passione più naturale per l’uomo.

L’amore non ha età, nasce sempre. I poeti lo hanno detto; è per questo che ce lo rappresentano come un bambino. E questo, anche senza chiedere loro nulla, lo sappiamo benissimo.

L’amore rafforza lo spirito e vive grazie allo spirito. Ci vuole attenzione per amare. Ogni giorno si consumano le maniere di piacere agli altri, e tuttavia bisogna piacere e lo si fa.

Abbiamo in noi un sorgente d’amor proprio che ci fa pensare di poter riempire diversi posti al di fuori di noi; è per questo che siamo così contenti d’essere amati. Poiché lo si desidera moltissimo, lo si nota subito non appena si riconosce l’amore negli occhi della persona che ama. Gli occhi infatti sono gli interpreti del cuore; ma comprende il loro linguaggio soltanto chi ha interesse a comprenderlo.

L’uomo da solo è qualche cosa d’imperfetto; per essere felice ha bisogno di un altro. Lo cerca spesso nell’eguaglianza delle condizioni, perché così trova più facilmente l’occasione per farsi avanti. Tuttavia a volte si cerca più in alto, e si sente il fuoco crescere, benché non si osi dirlo a chi ne è la causa.

Quando ci si innamora di una dama e non si è del suo livello di condizione sociale, l’ambizione può accompagnarsi all’amore che nasce; ma in poco tempo quest’ultimo diviene il padrone. E’ un tiranno che non sopporta compagni; vuol essere solo: è necessario che tutte le passioni si inchinino a lui e gli obbediscano.

Un’alta amicizia riempie il cuore dell’uomo più di una comune ed eguale; le piccole cose infatti fluttuano dentro il suo cuore, solo le grandi sono stabili, e abitano in lui.

Spesso si scrivono cose che non possono essere provate se non obbligando tutti a riflettere su di sé e a trovare così la verità di cui si parla. E’ di questo tipo la forza delle prove di quel che dico.

Quando un uomo è sensibile in qualche aspetto del suo spirito, lo è in amore. Infatti quando accade che sia colpito da qualcosa che è al di fuori di lui, se è qualcosa che contrasta con le sue idee se ne accorge subito e fugge via. Il carattere di questa sensibilità dipende da una ragione pura, nobile e sublime: però si può credere di essere sensibili, e non esserlo veramente, e gli altri hanno il diritto di criticarci. Per la bellezza invece ciascuno ha la sua regola sovrana e indipendente da quella degli altri. Tuttavia tra l’essere sensibili e il non esserlo affatto è giusto convenire che, se si desidera essere sensibili, non si è poi lontani dall’esserlo di fatto. Le donne amano una certa sensibilità negli uomini; e questo, mi pare, è un modo per conquistarle, è facile far vedere come mille altri siano da disprezzare e solo noi siamo da stimare.

Le qualità dello spirito non s’acquisiscono con l’abitudine; le si può solo perfezionare. Da questo è facile vedere che la sensibilità è un dono di natura, e non un’arte che si impara.

A mano a mano che il proprio spirito cresce, si trovano molte nuove bellezze; ma non bisogna essere innamorati, perché quando si ama non se ne trova che una.

Non è forse vero che tutte le volte che una donna lascia se stessa per prendere dimora nel cuore di altri, crea un posto libero per gli altri nel suo cuore? Conosco però chi dice che non è vero. Si oserà chiamare questa un’ingiustizia? E’ naturale restituire quanto si è preso.

L’attaccamento ad uno stesso pensiero affatica e rovina lo spirito dell’uomo. Per questo per la stabilità del piacere dell’amore è necessario talvolta dimenticare di essere innamorati; non è un’infedeltà, perché non si ama qualcun altro; è un riprendere le forze per amare meglio. Lo si fa senza pensarci; lo spirito lo fa da sé, la natura lo vuole; lo comanda. Bisogna però dire che questo è una ben misero carattere della natura umana, e si sarebbe più felici se non si fosse obbligati a mutare i propri pensieri; ma a questo non c’è rimedio.

Il piacere d’amare senza osare dirlo ha le sue spine, ma anche le sue dolcezze. In quel trasporto non c’è forse una forza che ci spinge a compiere tutte le nostre azioni per piacere ad una persona che stimiamo infinitamente? Si passa tutto il tempo a cercare i mezzi per dichiararsi e ci si impiega tanto tempo come se si stesse insieme alla persona che si ama. Gli occhi si accendono e si spengono nello stesso momento; e anche se non si vede con chiarezza se la persona che è causa di tutto questo turbamento se ne sta accorgendo, si prova tuttavia soddisfazione nel sentire questa eccitazione per una persona che la merita davvero. Si vorrebbero avere cento lingue per farsi conoscere; e poiché non ci si può servire della parola, si è obbligati a limitarsi all’eloquenza delle azioni.

Fin qui c’è sempre gioia e si è molto impegnati. Così si è felici; infatti il segreto del far durare una passione è di non far nascere alcun vuoto nello spirito, obbligandolo a concentrarsi senza distrarsi su ciò che lo colpisce così dolcemente. Ma quando si è nello stato che ho descritto, non ci si può restare a lungo, perché si è da soli a provare una passione per la quale è indispensabile essere in due, ed è difficile che non si plachi presto l’agitazione di cui si è preda.

Benché si tratti sempre della stessa passione, è indispensabile qualche novità; allo spirito piace, e chi sa portare qualche novità sa anche farsi amare.

Dopo aver fatto questo cammino, la pienezza qualche volta diminuisce e, se non riceve un aiuto dalla sua fonte, declina miseramente, e le passioni nemiche si impadroniscono di un cuore che lacerano in mille pezzi. Tuttavia un raggio di speranza, per debole che sia, riporta in alto, là dove si era prima. E’ un gioco con cui le dame talvolta si divertono; e qualche volta, facendo finta d’aver compassione, ce l’hanno davvero. Quanto si è felici quando succede così!

Un amore fermo e solido comincia sempre con l’eloquenza dell’azione; gli occhi vi hanno la parte più importante. Tuttavia bisogna indovinare, e indovinare bene.

Quando due persone nutrono lo stesso sentimento non indovinano affatto; o almeno una delle due indovina ciò che vuol dire l’altra, senza che questa lo capisca o osi capirlo.

Quando siamo innamorati, ci accorgiamo di essere diversi da come eravamo prima. E allora ci sembra che tutti se ne accorgano, anche se non c’è niente di più falso. Tuttavia, siccome la ragione ha la vista offuscata dalla passione, non può esserne certa, e si sta sempre sulla difensiva.

Quando si è innamorati, ci si persuade di essere capaci di indovinare la passione di un altro; così se ne ha paura.

Tanto più il cammino è lungo nell’amore, tanto più uno spirito sensibile prova piacere.

Ci sono certi spiriti a cui bisogna dare a lungo delle speranze; sono gli spiriti sensibili. Ce ne sono degli altri che non possono resistere a lungo alle difficoltà, e questi sono i meno sensibili. I primi amano più a lungo e con maggiore gradimento; gli altri amano con maggiore rapidità, con maggiore libertà, e smettono presto.

Il primo effetto dell’amore è di inspirare un grande rispetto; si ha della venerazione per chi si ama. Ed è giusto così: non si conosce niente al mondo di così grande.

Gli autori non possono raccontare con esattezza i moti d’amore dei loro eroi; bisognerebbe che fossero essi stessi gli eroi.

Dividere l’amore in direzioni diverse è cosa così mostruosa come l’ingiustizia nello spirito.

In amore il silenzio vale più della parola. E’ cosa buona rimanere interdetti: c’è un’eloquenza del silenzio che penetra più a fondo di quanto la parola non sappia fare. Come persuade a fondo la padrona del suo cuore un innamorato, che abbia dello spirito, quando rimane interdetto! Per quanta vivacità si abbia, è cosa buona che in certe situazioni essa si plachi. Tutto questo avviene senza regola e senza riflessione; e quando lo spirito agisce così, non è perché ci ha pensato prima. E’ cosa che accade necessariamente.

Spesso si adora chi non sa di essere adorato, e non si smette di riservargli una fedeltà inviolabile, anche se non ne sa nulla. Ma bisogna che l’amore sia ben fine, e puro.

Noi conosciamo lo spirito degli uomini, e per conseguenza le loro passioni, paragonando noi stessi agli altri. Sono dello stesso avviso di chi diceva che in amore ci si dimentica della propria fortuna, dei genitori e degli amici; le grandi amicizie giungono a tanto. Quel che fa sì che si vada tanto lontano in amore, è che non si pensa di aver bisogno d’altro che di chi si ama; lo spirito ne è pieno. Non c’è più posto né per la preoccupazione né per l’inquietudine. La passione non può essere senza eccessi; e quindi non ci si preoccupa di ciò che dice il mondo, si sa bene di non dover condannare la propria condotta, perché c’è una ragione da cui deriva. Si ha pienezza di passione, non può nascere un principio di riflessione.

Non è un prodotto della cultura, ma una necessità di natura che siano gli uomini a far delle avances per ottenere l’amicizia delle dame.

Questo oblio che l’amore causa, e questo legame verso chi si ama, fanno nostre delle qualità che non si avevano prima. Si diventa generosi senza esserlo mai stati. Anche un avaro innamorato diventa prodigo, e non si ricorda affatto di avere mai avuto una abitudine opposta; se ne vede la ragione considerando che ci sono passioni che chiudono l’anima in se stessa e la rendono immobile, ed altre che la rendono grande e fanno sì che si apra all’esterno.

Si è tolto a sproposito il nome di ragione all’amore, e si sono opposti senza un buon fondamento l’amore e la ragione, perché non sono che una sola cosa: un precipitarsi del pensiero in una sola direzione, senza esaminare bene tutto, ma sempre con ragione, e non ci si deve e non ci si può augurare che le cose vadano diversamente, perché se accadesse diventeremmo macchine assai poco interessanti. Non escludiamo dunque la ragione dall’amore, perché essa ne è inseparabile. I poeti non hanno dunque avuto affatto ragione a dipingere l’amore cieco; bisogna togliergli la benda e restituirgli il godimento degli occhi.

Le anime adatte all’amore sono portate ad una vita d’azione che richiede avvenimenti nuovi. Poiché nell’interiorità c’è movimento, dev’essercene anche fuori, e questa maniera di vivere è un meraviglioso avviamento alla passione. E’ per questo che quelli che vivono a corte hanno in amore migliore accoglienza di quelli che vivono in città, perché i primi sono tutto un fuoco, mentre gli altri conducono una vita la cui uniformità non ha nulla di eccitante: vivere nella tempesta è cosa che sorprende, che colpisce, che ti entra dentro. Sembra che si abbia tutta un’altra anima quando si è innamorati rispetto a quando non lo si è; ci si eleva con questa passione, si diventa tutta grandezza; bisogna dunque che il resto sia proporzionato; altrimenti non c’è accordo, e questo è spiacevole.

Il piacevole e il bello non sono che la stessa cosa, lo sanno tutti. E’ di una bellezza morale che intendo parlare, che consiste nelle parole e nelle azioni esteriori. Certo, c’è una regola per divenire piacevoli; tuttavia la disposizione del corpo è necessaria, e non la si può acquistare.

Gli uomini hanno preso gusto a formarsi un’idea del piacevole così elevata che nessuno la può raggiungere. Diamo un giudizio più misurato, e diciamo che il piacevole non è che il naturale, unito ad una facilità e ad una vivacità di spirito che sorprendano. In amore queste due qualità sono necessarie; non si fa nulla sforzandosi di farlo, e la mancanza di vivacità non va bene. L’abitudine fa il resto.

Il rispetto e l’amore devono essere così ben proporzionati che non accada che il rispetto soffochi l’amore.

Le grandi anime non sono quelle che si innamorano più spesso; è di un amore violento che adesso parlo; ci vuole una inondazione di passione per sconvolgerle e riempirle. Ma quando le grandi anime cominciano ad amare, amano molto meglio.

Si dice che vi siano dei popoli più portati all’amore di altri: non si parla bene se si dice questo, o almeno questo non è vero in tutti i sensi.

Poiché l’amore non consiste che in un certo orientamento del pensiero, è certo che deve essere lo stesso ovunque. E’ vero che non è determinato solo dal pensiero, e il clima può avervi una parte, ma questo non vale che per il corpo.

Vale per l’amore quel che si dice del buon senso: si ritiene di avere tanto spirito quanto tutti gli altri, e lo stesso si pensa dell’amore. Tuttavia, quando si ha maggiore sensibilità, si ama fin nelle minime cose, e questo non è possibile per chi ha minore sensibilità. Ci vuole molta finezza per notare questa differenza.

Non si può quasi far finta d’amare se non si è molto vicini all’essere innamorati, o almeno non si sta indirizzando il proprio amore in una precisa direzione. Infatti bisogna avere lo spirito e i pensieri dell’amore per far finta, altrimenti come trovare i mezzi per parlar d’amore? La verità delle passioni non si nasconde così bene come le verità serie. Ci vuole fuoco, azione, uno spirito naturale e pronto per la prima; le altre si nascondono con la lentezza e l’adattamento, e questo è cosa più facile.

Quando si è lontani da ciò che si ama, si prende la risoluzione di fare e di dire molte cose; ma quando si è vicini, si è irresoluti. Perché ci si comporta così? Perché quando si è lontani la ragione non è così agitata, come invece stranamente diventa in presenza dell’oggetto dell’amore; ora, per essere risoluti ci vuole fermezza, e l’agitazione distrugge la fermezza.

In amore non si osa rischiare perché si teme di perdere tutto; e tuttavia bisogna farsi avanti, ma chi può dire fino a che punto? Si trema sempre finché non si trova questo punto. La prudenza, quando lo si è trovato, non fa nulla per farci restare lì.

Non c’è nulla di così imbarazzante che essere innamorati e vedere, senza osare crederci, che qualcosa è a nostro favore; si è in pari tempo combattuti tra la speranza e il timore. Ma alla fine il timore vince sulla speranza.

Quando si è profondamente innamorati, è sempre una novità vedere la persona amata. Per un momento d’assenza nasce già un vuoto nel proprio cuore. Che gioia si prova nel ritrovarla! L’inquietudine si placa subito, ci se ne accorge subito. Ma questo accade quando l’amore si è già spinto molto avanti; perché quando si è innamorati da poco e non si sono fatti ancora molti progressi, certo un’inquietudine si placa, ma ne nascono delle altre.

Anche se le sensazioni negative si susseguono così, l’una dopo l’altra, non si cessa di desiderare la presenza della padrona del proprio cuore nella speranza di soffrire meno; tuttavia quando la si vede si crede di soffrire più di prima. I mali di prima non ci fanno più soffrire, ma i presenti sì, ed è su quel che ci fa soffrire nel presente che si giudica. Un amante in questo stato non è forse degno di compassione?

 

Nota
1. Non è certo che si tratti di uno scritto di Pascal. Ritrovato e pubblicato dal Cousin nell'Ottocento, per un secolo è stato ritenuto di Pascal, poi alcuni studiosi hanno sollevato dei dubbi.