Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia
La filosofia occidentale e i suoi problemi. Archivio di filosofia per studenti
Febbraio
2010

Redazione del Giardino dei Pensieri
Tycho Brahe
[Vedi anche l'Indice per Temi alle voci: Rivoluzione scientifica]


Tyge Brahe, astronomo danese, latinizzò il suo nome secondo la moda imposta dagli umanisti, firmandosi Tycho. Era nato nel 1546 e non ebbe la formazione tipica dell’umanista. Piuttosto studiò da autodidatta: negli anni giovanili in Germania, a Lipsia, non aveva di fatto seguito regolari studi universitari, ma aveva comunque acquisito una vastissima conoscenza in campo astronomico. Aveva anche sviluppato una capacità di osservazione che fece di lui negli anni successivi uno dei più grandi osservatori a occhio nudo di tutta la storia dell’astronomia a noi nota, prima dell’introduzione di strumenti ottici sofisticati.
A un certo momento della sua vita Brahe rinunciò ad un trasferimento a Basilea e rimase in Danimarca, sotto la protezione del sovrano. Questi gli affidò la signoria dell’isola di Hveen, dove Brahe fece costruire uno splendido castello, dotato di osservatori e laboratori scientifici, che divenne uno dei centri privati di ricerca scientifica più importanti dell’epoca. Morì poi nel 1601.
L’evento che decise della sua vita fu l’osservazione di una stella molto splendente nella costellazione di Cassiopea: Brahe la vide la sera dell’11 novembre 1572, e non c’era prima. Era apparso nel cielo qualcosa che non avrebbe dovuto esserci, se la teoria dell' eternità dei cieli e della loro immutabilità fosse stata corretta. Non si trattava di una cometa, cioè di un corpo celeste che la tradizione antica e medioevale voleva si muovesse tra la Terra e la Luna, al di sotto quindi dei cieli.
Brahe ne diede una descrizione nel De stella nova, del 1573, dando anche conto delle sue osservazioni, come al solito molto accurate. La stella diventò poi sempre meno brillante e finì con lo scomparire del tutto agli inizi del 1574. C’era quindi ragione di mettere in dubbio uno dei principi metafisici che anche Copernico aveva mantenuto: l’immutabilità dei cieli rispetto alla mutevolezza del mondo al di sotto del cielo della Luna.

Tycho Brahe nel suo osservatorio in Danimarca mise in atto per anni una sistematica osservazione del cielo, annotando molti dati. Questa base osservativa, molto più ampia di quella a disposizione degli studiosi fino a quel momento, lo convinse a proporre l’abbandono della stessa teoria aristotelica dell’esistenza di cieli come entità a se stanti. Accadde infatti che le osservazioni sulle comete, da lui svolti tra il 1577 e il 1585, non fossero compatibili con l’assunto che questi corpi celesti appartengano al mondo sublunare. Le comete si muovevano al di sopra, e non al di sotto, del cielo della Luna. Questo non poteva significare altro che i cieli, come corpi composti d’etere, ma concentrici e rigidi, semplicemente non esistevano, se potevano essere attraversati da un corpo come una cometa. "La realtà di tutte le sfere deve essere esclusa dai cieli", ne concluse Brahe.
L’universo non è "un corpo duro e impenetrabile, composto di sfere reali, come fino a questo momento si è creduto da molti, ma il cielo è fluido e libero, aperto in tutte le direzioni. Tale da non opporre alcun ostacolo alla libera corsa dei pianeti che è regolata, senza alcun macchinario né rotolamento di sfere reali, in accordo alla sapienza regolatrice di Dio".
Brahe stava proponendo di demolire non una particolare maniera di calcolare il moto degli astri, ma i presupposti teorici (metafisici) su cui si basava l’astronomia tradizionale, presupposti che lo spostamento del centro dell’universo sul Sole proposto da Copernico di per sé non aveva modificato.
E’ questa una proposta radicalmente nuova nella visione dell’universo fisico, ed è la più importante novità tra quante ne abbia proposto Brahe. Il suo contributo alla storia dell’astronomia e alla storia del pensiero umano non è quindi limitato alla notevole massa di osservazioni che il suo lavoro mise a disposizione degli studiosi, ma tocca uno degli aspetti più stabili dell’interpretazione che la cultura occidentale aveva dato sull’universo: l’immutabilità dei cieli, la loro perfezione, la diversità tra la materia terrestre e quella celeste. I problemi che si aprivano erano enormi e senza soluzione: se non esistono sfere, perché i corpi celesti seguono orbite regolari? che cosa li regola? che cos’è il cielo delle stelle fisse? è aperto e l’universo è infinito, o immensamente grande, o è finito?

Il senso di sgomento che prevalse nella reazione del mondo della cultura di fronte alle nuove teorie astronomiche (vedi L'ossservzione del cielo tra l'età di Copernico e quella di Galilei) era alimentato anche dal fatto che le osservazioni di Brahe erano molto concrete, controllabili da parte di chiunque, e per nulla in accordo con le teorie tradizionali: non si trattava di teorie matematiche o metafisiche su cui aprire una disputa, ma di osservazioni da spiegare. E non avevano alcuna spiegazione possibile nell’ambito delle teorie tradizionali. Stelle che compaiono e scompaiono, cieli al di là della Luna attraversati da corpi come le comete: come spiegare tutto questo?
Ancora alla fine del Seicento un poeta francese, Maudit, espresse il sentimento di smarrimento e di crisi di ogni certezza che caratterizzò quest’epoca, riferendosi proprio a Tycho Brahe. Ecco i versi:

Ognuno ha battezzato a suo modo l’universo.
L’uno, mediante un Cielo che muove tutti i Cieli che racchiude,
Attorno alla Terra fa ruotare il Sole.
L’altro rende fisso il cielo e con analogo giro
La Terra fa ruotare attorno al Sole.
Ora ne giunge un altro: con un ardire estremo
Forgia, con i due primi, un intermedio sistema.

L’accenno a un sistema intermedio tra quello tolemaico e quello copernicano è del tutto corretto: Tycho Brahe infatti non accettò mai l’idea copernicana che la Terra fosse un corpo in movimento e propose a sua volta un modello cosmologico che prevedeva:
- che la Terra fosse al centro, immobile, e che intorno ad essa ruotassero sia la Luna sia il Sole;
- che i cinque pianeti conosciuti (Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno) ruotassero intorno al Sole.
Ne derivava un insieme armonico e aveva un grande vantaggio agli occhi dei teologi: era in accordo con la Bibbia, nei punti in cui fa riferimento al movimento del sole intorno alla terra. Quanti temevano che la ricerca astronomica potesse mettere in crisi l’interpretazione tradizionale dei testi sacri e riuscire così pericolosa per la religione (preoccupazione diffusa soprattutto in ambienti cattolici, ma anche in alcuni ambienti protestanti) trovarono nelle idee di Brahe possibili punti di convergenza fra la tradizione e le nuove osservazioni.
Tuttavia la ricerca astronomica tra gli ultimi anni del Cinquecento e i primi decenni del nuovo secolo finì con l’orientarsi in un’altra direzione e, con Keplero, mise in crisi l’antichissima idea della perfetta circolarità del movimento degli astri. Nel 1601, l’anno della morte di Brahe, Keplero scrisse che Tycho aveva gettato le fondamenta di un nuovo edificio, ma non lo aveva costruito. Occorreva un nuovo Tolomeo, e Keplero era convinto di essere lui.