Il
Giardino dei Pensieri - Studi di storia
della Filosofia
Redazione del Giardino
dei Pensieri
Tycho Brahe
[Vedi
anche l'Indice per Temi alle voci: Rivoluzione
scientifica]
Tycho Brahe nel suo osservatorio in Danimarca mise in atto per anni una
sistematica osservazione del cielo, annotando molti dati. Questa base
osservativa, molto più ampia di quella a disposizione degli studiosi fino a
quel momento, lo convinse a proporre l’abbandono della stessa teoria
aristotelica dell’esistenza di cieli come entità a se stanti. Accadde infatti
che le osservazioni sulle comete, da lui svolti tra il 1577 e il 1585, non
fossero compatibili con l’assunto che questi corpi celesti appartengano al
mondo sublunare. Le comete si muovevano al di sopra, e non al di sotto, del
cielo della Luna. Questo non poteva significare altro che i cieli, come corpi
composti d’etere, ma concentrici e rigidi, semplicemente non esistevano, se
potevano essere attraversati da un corpo come una cometa. "La realtà di
tutte le sfere deve essere esclusa dai cieli", ne concluse Brahe.
L’universo non è "un corpo duro e impenetrabile, composto di sfere
reali, come fino a questo momento si è creduto da molti, ma il cielo è fluido
e libero, aperto in tutte le direzioni. Tale da non opporre alcun ostacolo alla
libera corsa dei pianeti che è regolata, senza alcun macchinario né
rotolamento di sfere reali, in accordo alla sapienza regolatrice di Dio".
Brahe stava proponendo di demolire non una particolare maniera di calcolare il moto degli
astri, ma i presupposti teorici (metafisici) su cui
si basava l’astronomia tradizionale, presupposti che lo spostamento del centro
dell’universo sul Sole proposto da Copernico di per sé non aveva modificato.
E’ questa una proposta radicalmente nuova nella visione dell’universo
fisico, ed è la più importante novità tra quante ne abbia proposto Brahe. Il
suo contributo alla storia dell’astronomia e alla storia del pensiero umano
non è quindi limitato alla notevole massa di osservazioni che il suo lavoro mise
a disposizione degli studiosi, ma tocca uno degli aspetti più stabili dell’interpretazione
che la cultura occidentale aveva dato sull’universo: l’immutabilità dei
cieli, la loro perfezione, la diversità tra la materia terrestre e quella
celeste. I problemi che si aprivano erano enormi e senza soluzione: se non
esistono sfere, perché i corpi celesti seguono orbite regolari? che cosa li
regola? che cos’è il cielo delle stelle fisse? è aperto e l’universo è
infinito, o immensamente grande, o è finito?
Il senso di sgomento che prevalse nella
reazione del mondo della cultura di fronte alle nuove teorie astronomiche (vedi L'ossservzione
del cielo tra l'età di Copernico e quella di Galilei) era alimentato
anche dal fatto che le osservazioni di Brahe erano molto
concrete, controllabili da parte di chiunque, e per nulla in accordo con le teorie tradizionali: non si trattava di
teorie matematiche o metafisiche su cui aprire una disputa, ma di osservazioni da spiegare. E non avevano
alcuna spiegazione possibile nell’ambito delle teorie tradizionali. Stelle che
compaiono e scompaiono, cieli al di là della Luna attraversati da corpi come le
comete: come spiegare tutto questo?
Ancora alla fine del Seicento un poeta francese, Maudit, espresse il
sentimento di smarrimento e di crisi di ogni certezza che caratterizzò quest’epoca,
riferendosi proprio a Tycho Brahe. Ecco i versi:
Ognuno ha battezzato a suo modo l’universo.
L’uno, mediante un Cielo che muove tutti i Cieli che racchiude,
Attorno alla Terra fa ruotare il Sole.
L’altro rende fisso il cielo e con analogo giro
La Terra fa ruotare attorno al Sole.
Ora ne giunge un altro: con un ardire estremo
Forgia, con i due primi, un intermedio sistema.
L’accenno a un sistema intermedio tra quello tolemaico e quello copernicano
è del tutto corretto: Tycho Brahe infatti non accettò mai l’idea copernicana
che la Terra fosse un corpo in movimento e propose a sua volta un modello
cosmologico che prevedeva:
- che la Terra fosse al centro, immobile, e che intorno ad essa ruotassero
sia la Luna sia il Sole;
- che i cinque pianeti conosciuti (Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno)
ruotassero intorno al Sole.
Ne derivava un insieme armonico e aveva un grande vantaggio agli occhi dei
teologi: era in accordo con la Bibbia, nei punti in cui fa riferimento al
movimento del sole intorno alla terra. Quanti temevano che la ricerca
astronomica potesse mettere in crisi l’interpretazione tradizionale dei testi
sacri e riuscire così pericolosa per la religione (preoccupazione diffusa
soprattutto in ambienti cattolici, ma anche in alcuni ambienti protestanti)
trovarono nelle idee di Brahe possibili punti di convergenza fra la tradizione e
le nuove osservazioni.
Tuttavia la ricerca astronomica tra gli ultimi anni del
Cinquecento e i primi decenni del nuovo secolo finì con l’orientarsi in un’altra
direzione e, con Keplero, mise in crisi l’antichissima idea della perfetta
circolarità del movimento degli astri. Nel 1601, l’anno della morte di Brahe,
Keplero scrisse che Tycho aveva gettato le fondamenta di un nuovo edificio, ma non
lo aveva costruito. Occorreva un nuovo Tolomeo, e Keplero era convinto di essere
lui.