Il Giardino dei Pensieri
- Studi di storia della Filosofia
1. Perché unisola?
Così immagina Tommaso Moro la sua Utopia nel XVI secolo: unisola, e per di più isolata, cresciuta con se stessa, con le sue storie interne, con la sua saggezza. Moro è il primo a utilizzare la parola utopia, ma non è il primo a elaborare in filosofia il pensiero in forma utopica, né il primo a descrivere unisola che non cè. Prima di lui e dopo, sono state tante volte concepite delle isole felici, ed anzi lespressione stessa è quasi proverbiale.
2. Ou-topia, Eu-topia , Atopia
3. Un ambiente al di fuori della realtà: il gioco
Per primi i romantici, in contesti legati a Kant e alla sua Critica del Giudizio, hanno lavorato sulla categoria filosofica del gioco (è Schiller, in particolare, a sottolineare come la dimensione estetica, legata al gioco, esprima la verità più profonda delluomo). Poi, nel XX secolo, è stato uno storico della cultura, colpito dalla universalità della forma del gioco (estesa persino alla vita animale), a studiare il gioco come categoria fondamentale dello spirito, ed anzi della vita stessa, persino nelle sue forme elementari: è Johan Huizinga, che a questo tema ha dedicato un agile e celebre volumetto, dal titolo Homo Ludens
Ciò che apparenta il gioco al pensiero utopico è quindi il fatto che entrambe queste attività dello spirito umano si svolgono su universi paralleli, costruiti dalla mente e dotati di regole.
Vi sono però differenze importanti, che non permettono di confondere il pensiero utopico con un gioco, per quanto il campo della vita dello spirito che essi abitano sia comune:
Lutopia non è un gioco (3). La serietà è il suo tratto dominante, per luminosa che appaia agli utopisti la sua realtà, per libera, ariosa, sia la descrizione che ne fanno.
4. Un ambiente al di fuori della realtà: la realtà virtuale
Allo stesso campo dellutopia appartiene anche la realtà virtuale, espressione oggi molto di moda per indicare una sfera del pensiero umano (o un modo del pensare) che le nuove tecnologie consentono di esprimere con particolare efficacia. Sono una sua espressione i mondo virtuali costruiti su Internet, ad anzi la stessa logica, che ha tratti immateriali e a-spaziali, consentita dalle nuove tecnologie: realtà virtuale è ad esempio limpressione di sentire la voce reale di una certa persona al telefono, il mondo della navigazione su Internet con la sua apparenza di estrema concretezza; e forse più di tutto lesperienza della realtà virtuale è restituita dal cinema, che sulla problematizzazione filosofica della nozione di realtà ha saputo costruire riflessioni molto profonde (si pensi a Blow-up di Antonioni) (4) e costruire metafore di profondo impatto sulla filosofia (si pensi a Matrix, e al dibattito che ne è seguito) (5).
Tuttavia anche la realtà virtuale - che pure si apparenta moltissimo al pensiero utopico, perché è possibile con le sue tecniche rendere concretamente lesperienza di una utopia realizzata (vi sono ambienti su Internet o giochi elettronici che lo consentono con una vividezza straordinaria) è lontana dal pensiero utopico in un punto decisivo: è una realtà diversa, non ha di mira una gerarchizzazione dei valori e un funzione di indirizzo ideale per la realtà effettuale. Si limite ad esplorare il campo dellimpossibile, o meglio di ciò che è impossibile nella realtà effettuale, ma è semplicemente possibile e "normale" nella realtà virtuale. Estende il campo desperienza, non istituisce necessariamente gerarchie di valore.
5. Un ambiente al di fuori della realtà: quello dove è possibile compiere esperimenti mentali, simulazioni della realtà
Infine, un terzo sentiero percorribile al di fuori della realtà è quello degli esperimenti mentali, di cui Galilei ci ha fornito il modello, e delle simulazioni della realtà a cui, ad esempio, ci hanno abituato scienziati ed economisti quando, proiettando sul futuro i dati del presente, costruiscono possibili scenari di ciò che domani sarà il presente.
La caratteristica di questa forma del pensare è che il mondo presentato non è affatto, come quello del gioco, né parallelo né dotato di regole proprie; non è affatto, come quello della realtà virtuale, un campo desperienza impossibile; è piuttosto uno scenario possibile, o addirittura reale (gli esperimenti di Galilei descrivono questa realtà, non unaltra, le simulazioni al calcolatore sullandamento dellinflazione nei prossimi dodici mesi si riferiscono alla nostra realtà economica, e mirano a prevederne il movimento).
Nella loro intenzione di parlarci della realtà, esperimenti ideali e simulazioni sono molto lontani dal pensiero utopico. Con esso tuttavia intrattengono rapporti, perché il loro oggetto non è entro il campo di esperienza possibile delluomo e, soprattutto, mirano ad un livello più profondo di verità rispetto a quella esperibile di fatto: al contrario del gioco e della realtà virtuale, e al pari del pensiero utopico, operano in un campo che mira alla trasformazione della realtà, al dominio delluomo sulla natura (6). Così il pensiero utopico può servirsi dei loro strumenti, così come può servirsi del gioco e della realtà virtuale.
6. La nozione filosofica di realtà
Implicito nel pensiero utopico è la ricerca di ciò che abbiamo evocato riprendendo la metafora dellisola felice; ma, per conseguenza, è implicito anche il rifiuto di questa realtà. Lutopista non accetta che la realtà sia così: mira a un mondo migliore e parte dal respingere questo. La costruzione di realtà parallele - che apparenta il pensiero utopico al gioco e consente alle utopie di essere concretamente descritte con le tecnologie proprie della realtà virtuale e delle simulazioni esprime per lutopista il rifiuto del possibile con la fuga nellimpossibile. Tutto il possibile è rifiutato, con il rifugiarsi del pensiero su realtà parallele, dunque impossibili, non per gioco, o per esplorare mondi virtuali, ma per vivere in essi una vita degna di essere vissuta, come nella realtà possibile non è consentito.
Prima di approfondire questi temi, che sono al centro dellidentità del pensiero utopico, vale però la pena sottolineare che la nozione filosofica di realtà è espressa dai filosofi in termini molto problematici, e dunque che ladesione alla, o il rifiuto della, realtà non sono prive di implicazioni problematiche per il filosofo. In ogni caso.
Infatti di fronte alla domanda: "è possibile identificare filosoficamente la realtà nella sua complessità e nella sua totalità?" la filosofia esita a rispondere affermativamente (mentre se ci si allontana dalla filosofia molti sembrano di sapere benissimo quale è la realtà e quali ne sono i confini e le possibilità) (7).
7. Prima definizione di utopia
Delineato il campo delle nozioni con cui si apparenta, tentiamo adesso di identificare il nostro oggetto il pensiero utopico, lutopia sulla base dei suoi caratteri. Una prima definizione è la seguente: il pensiero utopico è il sogno di un demiurgo solitario, che considera malata la realtà e ritiene di possedere una concreta idea del bene e della verità. Basandosi su questa gerarchizzazione dei valori, costruisce un mondo impossibile dai tratti ideali perfetti: così ad esempio in politica Platone, Moro, Campanella, e alcune grandi utopie del nostro secolo, che qualcuno ha cercato di realizzare con conseguenze terribili (non aveva tentato di realizzare la sua città ideale lo stesso Platone a Siracusa?).
Chi agisce con questi intenti sia sul piano della sola letteratura sia sul piano della realtà davvero somiglia ad un demiurgo: non ritiene infatti di avere i poteri di un dio, ma ritiene di avere compreso la chiave per migliorare il mondo e agisce di conseguenza. Spesso si è trattato di figure isolate, nel XX secolo di strutture politiche fortemente gerarchizzate; in ogni caso questo demiurgo agisce in modo solitario: non cerca il consenso degli altri sul piano del possibile ma, pensando utopicamente, impone agli altri il proprio modello. Nel pensiero utopico può essere presente un tratto totalitario. Segue un sogno impossibile, cercando la via per renderlo possibile. Questo infatti differenzia in senso profondo il pensiero utopico dalle altre forme di percorso nella realtà parallela: lutopia, al contrario del gioco e della realtà virtuale, non riconosce al suo ideale lo status di realtà parallela, ma cerca continuamente dei piani che consentano alle due realtà di intersecarsi (a volte a qualsiasi costo). Sicché è accaduto che il bel sogno di uno o di pochi si è trasformato (o avrebbe potuto trasformarsi) nellincubo di molti.
Cè in questa forma di utopia una possibile deriva totalitaristica: il pensiero che sia giusto che chi ritiene di essere in possesso della verità abbia il diritto di dominare sugli altri per il loro bene, per il bene di tutti, perché sa che cosa è il bene.
Lideale espresso da questa visione dellutopia è forse espresso al meglio non nei pensatori utopisti che hanno dichiaratamente scelto la via dellirrealtà e si sono quindi collocati sul piano dellutopia pura (Moro, Bacone, Campanella), ma in quelli che si sono collocati al confine (come Platone, che non rinuncia certo al progetto di realizzare la sua polis governata dai filosofi). Forse la visione più chiara è nel Panopticon di Bentham, che riecheggia gli ideali illuministi e roussoiani di perfetta trasparenza, di visibilità totale. Questo non significa che qualcuno di questi filosofi, ciascuno dei quali segue propone idee politiche diverse dagli altri, sia legato al pensiero totalitario. Significa però che una deriva possibile in questa direzione è molto attentamente messa in luce dagli studiosi (10). Così, con un esempio leggero per non andare sui terreni terribili dei totalitarismo storici, è luminosa lidea della perfetta trasparenza roussoiana e benthamiana; ma se cercate la privacy in un mondo così?
8. Seconda definizione di utopia
Il pensiero utopico conosce anche lesatto contrario di un pensiero totalizzante. Ecco una bella definizione di un filosofo del XX secolo che mette in luce un tratto opposto del pensiero utopico: "Creare spazio al possibile: contro ogni passiva acquiescenza allo stato presente" (E. Cassirer). Se, alla luce della prima definizione, il pensiero utopico ha prodotto universi concentrazionari progetti di un demiurgo che si sente in possesso della verità - alla luce della seconda definizione quel che prevale non è il momento impositivo, la costruzione di un mondo perfetto, ma lapertura costante, continua, al diverso: lutopia come lo spazio aperto ad ogni possibile, e perfino allimpossibile come luogo ideale di valore.
Che cosa accomuna allora le due definizioni? Entrambe appartengono al registro dellutopia:
9. Terza definizione di utopia
Da questo punto di vista lutopia ha una dimensione tuta volta alla ricerca di uno spazio a volte soltanto letterario o estetico o mentale, o profetico, ma in ogni caso non reale dedicato a pensieri impossibili: la sfera propria dei poeti e dei visionari che sanno guardare più un profondità dello sguardo quotidiano. La letteratura e le arti hanno esplorato a fondo questo territorio.
Ora, che ha a che fare la filosofia con il mondo della letteratura utopica? Ha da rivelare una verità sul mondo questo tipo di pensiero fantastico, irreale, regno della fantascienza e del fumetto - la sfera propria dellimmaginazione?
Se torniamo alla nozione filosofia di realtà, non possiamo non tenere presente quanto essa sia problematica: il mondo di uno Swift, di un Orwell, della pittura visionaria, del cinema che sa dare spazio alle visioni, è espressione di uno spazio mentale interessante per la filosofia?
Se il pensiero si chiude sul piano del reale, non vi è dubbio che restringe una parte di se stesso: sono possibili pensieri impossibili (contraddizioni logiche di ogni tipo sono pensabili). Che cosa descrivono? Di quali realtà ci parlano? E a che registro appartengono i mondi matematici che non descrivono questo mondo? E di quale pensiero avremmo bisogno se avesse ragione un Plotino su cosa si debba intendere per realtà, o uno Schopenhauer? Quali facoltà dovremmo sviluppare per accedere al vero mondo?
I filosofi non si fermano di fronte ai pensieri impossibili. Rubano la strada ai pittori e ai profeti, ai visionari e agli indovini, ai sognatori e ai matematici. Ma al contrario di molte di queste figure si impongono di non confondere mai i piani: di dare al reale ciò che è reale (ed è la cosa più difficile) , al possibile ciò che è possibile, allimpossibile il suo regno. Ecco come in due brevi poesie un poeta del nostro tempo, Borghes, vede Spinoza intento a costruire quello che il poeta ritiene essere un pensiero impossibile:
Spinoza
1964
Traslucide mani ha il giudeo
Nella penombra tagliano i cristalli
E la sera che muore è paura e freddo
(Le sere alle sere sono uguali.)
Le mani e lo spazio di giacinto
Pallido al confine del ghetto
Quasi non esistono per luomo sereno
Che sta sognando un chiaro labirinto.
Non lo inquieta la fama, che riflette
I sogni nel sogno daltro specchio,
Né lamore che trema delle vergini.
Senza metafora né mito, libero,
intaglia un difficile cristallo, linfinito,
immagine di Chi è tutte le Sue stelle.
Baruch Spinoza
1976
Bruma dorata, lOccidente saluta
Alla finestra. Lassiduo manoscritto
Aspetta, già intriso dinfinito.
Qualcuno pensa a Dio nella penombra
Un uomo genera Dio. E un giudeo
Dagli occhi tristi, pelle color doliva;
Lo porta il tempo come porta il fiume
Una foglia nellacqua che va via.
Non importa. Il mago insiste e intaglia
Dio con geometrica purezza;
Dalla sua malattia, dal suo niente,
Con la parola intende a costruire a Dio,
Il più prodigo amore gli fu concesso
Amor che non chiede essere amato.
Un chiaro labirinto, un difficile cristallo, linfinito. Intagliare Dio con geometrica purezza. La filosofia non se ne ritrae e sfida con le sue armi i maestri dellimmaginario (e non si ferma di fronte allipotesi di rubare ad essi le loro).
10. Principio responsabilità contro principio speranza
La visione dellutopia come spazio mentale di libertà e di salvezza proprio di chi rifiuta il reale è stato espresso in filosofia con grande forza da Ernst Bloch nel celebre saggio Il principio speranza: lesigenza che viene fatta valere è quella di non rinunciare a combattere per un mondo migliore, di fronte ad ogni evidenza della impossibilità di farlo. Lutopia per Bloch è la categoria filosofica per eccellenza perché "non è la fuga nellirreale; è scavo per la messa in luce delle possibilità oggettive insite nel reale e lotta per la loro realizzazione" (11): dunque è la capacità della mente di vedere, nel reale, livelli nascosti, rifiutando di adeguarsi acriticamente al principio di realtà.
Contro questa maniera di pensare si muove chi ritiene che luomo abbia il dovere di realizzare un mondo migliore giorno per giorno, non nellutopia, ma nella concretezza dei progetti sociali e politici quotidiani, dei valori su cui tutti i giorni costruiamo individualmente e collettivamente la nostra vita e quella delle generazioni future per quanto dipende dalle nostre scelte. Di fronte ad un reale che si rifiuta, questa posizione insiste nel non accettare la logica della fuga nellirrealtà in un principio speranza che, in quanto tale, è affidato all'imponderabile speranza ma nellassumersi il peso, quasi altrettanto impossibile del pensiero utopico, di progettare il mondo sulla base del principio di responsabilità: è Hans Jonas, uno dei grandi vecchi della filosofia del XX secolo, a proporre questa via nel saggio Il principio responsabilità, tutto costruito sullidea che le tecnologie moderne diano alluomo un potere sconosciuto alle generazioni precedenti, che supera ogni utopia del passato sul terreno, realissimo, della scienza. Questo potere richiede una nuova fondazione dei valori, che va trovata, contro gli utopisti, nellassumersi la responsabilità operativa del mondo alla luce del futuro lontano, perché dipende dalle scelte di oggi il mondo di domani: la nozione di realtà va dunque allargata fino a comprendere il punto i vista di futuri lontani.
11. Limmaginazione al potere: vie divergenti
Il fatto che la realtà sia per molti inaccettabile, e che si paghino delle conseguenze molto serie nellaccettarla, significa che il pensiero utopico ha buone carte nel chiedere di essere ascoltato. Non necessariamente si tratta di scegliere: la realtà è comunque difficilmente dominabile, perché complessa, e i realisti sono sempre sospetti di semplificarla, dunque distorcerla e non accettarla per un verso diverso da quello degli utopisti.
La sfida è misurarsi con tutti gli strumenti del pensiero perché mai dovremmo escluderne qualcuno? con la effettiva complessità, tentando di comprenderla senza semplificarla.
Stando molto attenti che la storia recente (e meno recente) insegna che lutopia può essere unarma pericolosa, da dittatori. E strano che la stessa forma di pensiero evochi un mondo a misura di un pensiero unificante, da dittatura, e un mondo libertario che tiene sempre aperta la strada al possibile e ha quasi lansia dellimpossibile. Il punto è che il territorio dellutopia è figlio di tutte le facoltà della mente, tra cui limmaginazione (13), i cui percorsi non sono prevedibili. Come meravigliarsi che gli esiti siano divergenti?
Note
[*] In questo file è riprodotta la sintesi di una giornata di studio con gli studenti del triennio del Liceo Ballatore di Mazara del Vallo il 18 Novembre 2003.(1) Le cose damore "non appartengono al racconto dellanima razionale perché, in loro presenza, lanima subisce una dislocazione (atopia) che, spostando il regime delle sue regole, indebolisce il possesso di sé. La sua trama viene interrotta da qualcosa di troppo che, spezzando la continuità del dire e lordine del discorso, porta verso itinerari di fuga che lanima non riesce a inseguire. Pulsioni e desideri, infatti, irrompendo come significanti incontrollati nellordine dei significati statuiti, producono nel senso quel controsenso che fa ruotare i discorsi senza immobilizzarli intorno a un dispositivo ideale che lanima ha faticosamente raggiunto come sua con-nessione" (U. Galimberti, Introduzione a Platone, Simposio, a cura di F. Zanatta, Feltrinelli, Milano 2001, pp. 11-12).
(2) J. Huizinga, Homo ludens, trad. it. di C. van Schendel, Einaudi, Torino1973, pp. 11-15)
(3) Vedi il tema filosofico del Gioco
(4) Si veda la riflessione filosofica di Julio Cabrera in Blow-up di Antonioni, ovvero: si deve credere a tutto quello che si vede?, in Da Aristotele a Spielberg, trad. it. di M. Di Sario, Bruno Mondadori, Milano 2000, pp. 112 ss.
(5) Si veda la sezione Cinema e filosofia.
(6) Da questo punto di vista andrebbero approfonditi i rapporti tra il pensiero utopico di Bacone e le forme dellesperienza scientifica su cui riflette il contemporaneo Galilei.
(7) Uno degli esercizi filosofici possibili consiste nel favorire quello sguardo sulla realtà che scorge i limiti della nostra presa su di essa: leggere quindi il mondo lasciandosi guidare dalla pagina del filosofo, che riflette su esperienze quotidiane, come Cartesio col suo celebre pezzo di cera.
(8) Il tema è ripreso nel già citato Matrix: vedi la riflessione di Sandro Studer sul mito della caverna Il mito platonico della caverna tra cinema e psicoanalisi
(9) La Cosa in sé, lAssoluto, la Volontà, hanno un grado di realtà incomparabilmente più alto, per i filosofi citati, rispetto ad ogni possibile evento della storia e ad ogni oggetto d'esperienza.
(10) Ad esempio Popper ha studiato questa deriva in Platone in La società aperta e i suoi nemici. Per una sintesi del tema su Rousseau vedi M. Trombino, Introduzione allEmilio di Rousseau
(11) E. Bloch, Marxismo e utopia, Editori riuniti, Roma 1984, p. 137.
(12) Così Hegel, ad esempio, contro lamico Hölderlin, riflettendo sul suo destino.
(13) Non è corretto relegare lutopia al territorio dellimmaginazione, perché gli utopisti hanno operato con tutte le facoltà. Se è vero che la narrazione è la forma che spesso (ma non sempre: si veda in caso di Bloch) ha assunto il pensiero utopico nella storia della filosofia, è altrettanto vero che in questa forma è possibile esprimere le più alte astrazioni della mente e le più concrete passioni dellanima (vedi gli studi sul pensiero per immagini
).