Il Giardino dei Pensieri - Studi di Storia della Filosofia
Marzo 2000

V. Mathieu – A. Rizza
Dizionarietto filosofico adatto alle esercitazioni da assegnare agli studenti (parafrasi, ricerche, analisi testuali)
S - Z
[A-E, F-L, M-R]

SOCIETA’

La società è il luogo dell’alienazione dell’individuo?

La società è un corpo, come pensava Comte?

La società si caratterizza per un incontro in vista di un fine comune e buono?

Esiste una società perfetta? La si può edificare?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"L’adunarsi degli uomini in uno, per agire insieme comunitariamente." (San Tommaso d’Aquino).

"[I gruppi il cui fine non è buono si sfasciano] infatti ciascuno desidera avere in abbondanza oltre il dovuto in ogni impresa che comporti un utile e, viceversa, si defila e vuole avere poca parte alle fatiche del gruppo. E così non si osserva il bene comune che è la giustizia e si distrugge tra loro la concordia. Perciò nascono le liti e ciascuno costringe l’altro a fare ciò che serve ai propri interessi." (San Tommaso d’Aquino).

"Ciò che l’uomo perde con il contratto socialeè la sua libertà naturale e un diritto illimitato su tutto quello che lo tenta e che può essere da lui raggiunto: ciò che egli guadagna è la libertà civile e la proprietà di tutto quello che possiede." (J.-J- Rousseau).

"La società civile è quella che garantisce il mio e il tuo mediante leggi pubbliche." (I. Kant).

"L’uomo ha una inclinazione ad associarsi perché nello stato di società si sente maggiormente uomo, cioè sente di poter meglio sviluppare le sue disposizioni naturali. Ma egli ha anche una forte tendenza a dissociarsi perché ha in sé anche la qualità antisociale di voler tutto rivolgere solo al proprio interesse per cui si aspetta resistenza da ogni parte e sa che deve da parte sua tendere a resistere contro gli altri." (I. Kant).

"E’ l’insieme e l’unione deli uomini dediti ai lavori utili." (Saint Simon).

"Le idee governano e rovesciano il mondo: in altri termini tutto il meccanismo sociale si fonda su opinioni." (A. Comte).

"Qualunque sia lo sviluppo intellettuale che si possa mai supporre nella massa deli uomini, è evidente che l’ordine sociale resterà sempre incompatibile con la libertà permanente concessa a ciascuno." (A. Comte).

"Fra le leggi che governano la società umana, ce n’è una che sembra più precisa e più chiara di tutte le altre. Se si vuole che gli uomini rimangano civili o diventino tali, l’arte di associarsi deve crescere e progredire in modo proporzionale all’uguaglianza delle condizioni." A. de Tocqueville).

"Il sentimento fondamentale dei membri di un gruppo di appartenere gli uni agli altri." (M. Weber).

"Una società è ciò che rimane a conclusione del processo di sgretolamento della comunità." (M. Scheler).

"L’elemento sociale e quello pubblico, a differenza dell’elemento comunitario, progressivamente allontanano l’uomo da se stesso. Di contro una vera comunità riaccosta l’uomo a se stesso, lo esalta e lo trasfigura." (E. Mounier).

"Nessuna società è fondamentalmente buona, ma nessuna è assolutamente cattiva: tutte offrono ai loro membri certi vantaggi, tenuto conto di un residuo di iniquità la cui importanza sembra approssimativamente costante." (C. Lévi-Strauss).

"Tutto ciò che riguarda tutti gli uomini del mondo, in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano, e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa." (A. Gramsci).

"La società è insieme un sistema integrato ed un sistema in conflitto." (R. Dahrendorf).

 

SOSTANZA

Vi sono sostanze sensibili ed intelligibili?

La sostanza è una o vi sono molte sostanze?

La sostanza muta e perisce o è immortale ed immobile?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Abbiamo scienza delle cose particolari solo quando conosciamo l’essenza necessaria di esse ed accade per tutte le cose ciò che accade per il bene: se ciò che è per essenza bene non è bene, allora neppure ciò che per essenza è uno non è uno; e così per tutte le altre cose." (Aristotele).

"Le sostanze sono di tre tipi. Una è quella sensibile che si divide in due generi: infatti alcune sostanze sensibili sono sempiterne, cioè i corpi celesti; altre invece sono corruttibili. Il terzo genere è quello della sostanza immobile che non è sensibile. Fra questi tre generi di sostanze, la differenza è che le sostanze sensibili, sia corruttibili che perpetue, sono oggetto della filosofia naturale. Invece la sostanza separabile ed immobile è oggetto di un’altra scienza." (San Tommaso d’Aquino).

"La sostanza è l’interna necessità di permanere dei fenomeni." (I. Kant).

"Il concetto è la verità della sostanza e poiché il modo determinato di relazione della sostanza è la necessità, la libertà si mostra come la verità della necessità e come il modo di relazione del concetto." (G. F. W. Hegel).

"La sostanza è ciò che esiste indipendentemente da ciò che accade." (L. Wittgenstein).

 

STORIA

Che cosa differenzia il divenire dalla storia?

C’è un "senso della storia?

Solo l’uomo ha una storia?

Nella storia si rivela l’universale o soltanto il particolare?

La storiografia è una scienza o un semplice racconto?

La storia insegna qualcosa?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"L’eterno acquisto dell’umano pensiero." (Tucidide).

"Bisogna che lo storico raccolga per i lettori, in una visione d’insieme il vario operato con cui la fortuna portò a compimento le cose del mondo." (Polibio).

"Fuori di questa via [Gesù Cristo] che mai è mancata al genere umano, né prima quando questi fatti si attendevano come futuri, né poi quando si rivelarono come passati, nessuno fu liberato, nessuno è liberato, nessuno sarà liberato." (Sant’Agostino).

"Essendo l’uomo soggetto al cambiamento e al tempo, caratterizzato dal prima e dal poi, egli viene a conoscere le cose progressivamente." (San Tommaso d’Aquino).

"Poiché Dio è principio e fine d’ogni cosa, Egli ha con le creature un duplice rapporto: quello secondo cui tutte le cose arrivano all’essere per causa sua, e quello secondo cui tutte le cose si dirigono verso di lui come fine ultimo. Questo secondo rapporto nelle creature non razionali si realizza in modo diverso rispetto a quelle razionali; nelle prime si attua mediante la rassomiglianza; nelle seconde mediante la conoscenza delle divina essenza oltre che mediante la rassomiglianza." (San Tommaso d’Aquino).

" ‘I fiumi ritornano alla sorgente da cui partono per poi ricominciare a rifluire.’ Il luogo donde scaturiscono i fiumi è Dio. Questi fiumi nelle creature si trovano scissi e divisi, nell’uomo tutti confluiscono, si ricompongono e si ritrovano come ricongiunti." (San Tommaso d’Aquino).

"Se una causa particolare come l’esito accidentale di una battaglia ha condotto uno Stato in rovina, esisteva una causa di carattere generale che provocò la caduta di quello Stato per colpa di un’unica battaglia." (Ch. De Montesquieu).

"Gli eventi della storia non ci stanno davanti così apertamente da potere semplicemente essere letti da noi; la loro comprensione è il prodotto unito della loro qualità e del senso che vi aggiunge l’osservatore." (W. Von Humboldt).

"Lo storico è un profeta volto all’indietro." (F. Schlegel).

"La storia di un argomento è necessariamente legata strettamente all’idea che ci facciamo di esso." (G. F. W. Hegel).

"La storia del mondo è il giudizio del mondo." (G. F. W. Hegel).

"La storia del genere umano, la folla deli eventi, il mutare dei tempi, i molteplici aspetti della vita umana in paesi e secoli diversi, tutto ciò non è se non la formula casuale presa dal manifestarsi dell’idea e non appartiene a questa, nella quale soltanto è l’adeguata oggettività della volontà, ma solo al fenomeno che cade nella conoscenza dell’individuo; ed è tanto estranea, inessenziale e indifferente all’idea quanto sono estranee alle nubi le figure che rappresentano, al fiume la forma dei suoi gorghi e delle sue spume e al ghiaccio le sue figure di alberi e fiori." (A. Schopenhauer).

"La storia universale avrebbe un carattere veramente mistico se essa escludesse il caso. Naturalmente anche il caso diventa a sua volta parte del generale processo di sviluppo ed è compensato da altre forme di causalità." (K. Marx).

"La storia è ciò che un’epoca giudica utile osservare di un’altra." (J. Burckhardt).

"Una distillazione del chiasso." (Th. Carlyle).

"La realtà, ossia lo spirito, è la storia. Nulla esiste al di fuori o al di sopra della storia." (B. Croce).

"In quanto tutti i fatti e le epoche sono a loro modo produttivi, non solo nessuno di essi è al lume della storia condannabile, ma tutti sono laudabili e venerabili." (B. Croce).

"La storia è tutta un sistema, ogni punto del quale rispecchia in sé il tutto, in quanto ne è spiegato e concorre a spiegarlo." (G. Gentile).

"La nozione di un senso della storia si può scomporre in tre tipi di spiegazione: la credenza in grandi movimenti ciclici, l’idea di un fine nella storia consistente nella perfezione di questo mondo, la teoria di un fine della storia collocato al di fuori della storia stessa. Si può ritenere che le concezioni azteche o, in una certa misura, quelle di Arnold Toynbee, rientrino nella prima opinione, il marxismo nella seconda e il cristianesimo nella terza." (J. Le Goff).

 

SCIENZA E TECNICA, SENSO E VALORE DELLA SCIENZA

La civilizzazione è la sfera dell’utilitario, la cultura invece quella dei valori.

"La poesia è una religione senza speranza".

C’è incompatibilità tra ragione e fede, tra scienza e fede?

L’uomo ha il diritto d’utilizzare sull’uomo tutti i poteri che il progresso delle scienze e delle tecniche, gli offrono?

Il valore di una civiltà si esaurisce nello sviluppo della sua tecnica?

Si può definire la tecnica come "un insieme di procedimenti ben definiti destinati a produrre certi risultati giudicati utili"? Oppure: "uno sforzo per produrre ciò che si sostiene che dovrebbe essere"? E se queste definizioni soddisfano in che cosa la tecnica allora differisce dalla scienza?

Si può definire la scienza come sforzo di conoscere ciò che già è?

Se la tecnica è il tentativo di sottomettere la natura al volere dell’uomo ha bisogno di un intermediario che è il "sapere", la scienza. Ma allora la scienza deve essere sottomessa al fine utile del potere dell’uomo sulla natura, o il sapere deve essere eminentemente gratuito (il sapere per il sapere)?

La tecnica è semplicemente un sapere applicato?

la pratica precede la teoria, o viceversa? Il saper fare precede il sapere?

All’origine della scienza troviamo una preoccupazione pratica?

Il sapere si separa dalle tecniche e cerca in se stesso il segreto delle cose?

La conoscenza scientifica procede per accumulazione progressiva di fatti?

Che cosa la storia della scienza può insegnare ai filosofi?

In che senso la conoscenza scientifica può condurre ad un disincantamento del mondo?

Ci sono delle rivoluzioni scientifiche?

Il successo tecnico è può rappresentare il criterio della verità scientifica?

Di una conoscenza scientifica possiamo dire contemporaneamente che è vera e provvisoria?

La conoscenza scientifica non è altro che una conoscenza comune salita ad un grado maggiore di rigore?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"[La scienza] consiste nel sapere che sai quel che sai e nel non sapere quello che non sai." (Confucio).

"Se non fossimo turbati dal pensiero delle cose celesti e dal pensiero della morte, e se conoscessimo il limite del dolore e del desiderio, non avremmo bisogno di alcuna scienza della natura." (Epicuro).

"Anassagora pretende che, perché l’uomo ha le mani, è più intelligente degli animali. Ma al contrario ciò che è più razionale sta nel dire che gli ha le mani perché è più intelligente. Infatti, la mano è un utensile, un mezzo. Ora la natura attribuisce sempre, come fa un uomo saggio, ogni organo a chi è capace di servirsene. Infatti è più conveniente affidare un flauto al flautista, piuttosto che insegnare a suonare a chi ha dei flauti. Infatti, l’essere più intelligente è colui che risulta più capace a ben utilizzare un gran numero di utensili: ora la mano assomiglia non tanto ad uno strumento, bensì a molti. Perché essa è, per modo di dire, un utensile che tiene il posto di altri molteplici utensili. E’ dunque all’essere capace d’acquisire il più gran numero di tecniche che la natura ha donato l’utensile di gran lunga più utile: la mano. Così coloro che dicono che l’uomo non è ben costituito e che è il meno fornito rispetto agli altri animali (perché, si dice, , egli è senza calzatura, è nudo e non possiede armi per combattere), sono nell’errore." (Aristotele).

"La scienza è figliola dell’esperienza che mai non falla." (L. da Vinci).

"Non appena abbia acquisito qualche nozione generale fisica, e non appena abbia cominciato a provarle in diverse difficoltà particolari, ho chiarito fin dove possono condurre e come esse differiscano dai princìpi dei quali ci si è serviti fino al presente, ho creduto di non poterli tenere nascosti senza peccare grandemente contro la legge che ci obbliga a procurare, nelle nostre possibilità, il bene generale di tutti gli uomini. Infatti quelle nozioni generali mi hanno mostrato che è possibile pervenire a delle conoscenze che siano molto utili alla vita, e che in luogo di questa filosofia speculativa, che si insegna nelle scuole, se ne può trovare una pratica, attraverso la quale, conoscere la forza e l’azione dell’acqua, del fuoco, dell’aria, degli astri, dei cieli e di tutti gli altri corpi che ci circondano, così chiaramente se noi conoscessimo i diversi mestieri dei nostri artigiani, noi li potremmo impiegare nella stessa misura a tutti gli usi ai quali sono propri, per renderci come maestri e signori della natura." (Descartes).

"Il genio scientifico è la capacità di rimanere sorpresi." (H. Poincaré).

"La scienza sostituisce all’esperienza rappresentazioni o immagini mediante le quali diventa più facile maneggiare l’esperienza stessa." (E. Mach).

"La tecnica che ha costruito la lampadina elettrica a filo incandescente rompe veramente con tutte le tecniche di illuminazione precedenti ed in uso in tutta l’umanità fino al XIX secolo d.C. In tutte le antiche tecniche per illuminare si deve bruciare. Nella lampadina di Edison, la tecnica consiste nell’impedire che avvenga una combustione. Così, mentre l’antica tecnica mira alla combustione, quella nuova vuole impedirla. Ma per giungere a ciò quale conoscenza specifica e razionale bisogna avere circa la combustione! Non è infatti più sufficiente l’empirica conoscenza della combustione poiché si accontentava di una classificazione delle sostanze combustibili e che consentiva di scegliere i migliori […]. Bisognava aver compreso che una combustione è una combinazione e non lo sviluppo di una potenza sostanziale, per impedire questa combustione. La chimica dell’ossigeno ha trasformato da cima a fondo la conoscenza delle combustioni. In una tecnica di non-combustione, Edison inventò l’ampolla elettrica, il vetro della lampada chiuso ermeticamente, la lampada senza tiraggio. La lampada non è fatta per impedire d’essere agitata dalle correnti d’aria. Essa è fatta per custodire il vuoto intorno al filamento. La lampada elettrica non ha dunque alcun carattere costitutivo comune con la lampada ordinaria. Entrambe si riconoscono nello stesso fine, che consiste nell’illuminazione della camera. […] ma quest’unità di scopo non è un’unità di pensiero […]." (Bachelard)

"[…] l’empiria comincia con il registrare i fatti evidenti, la scienza, dal canto suo, invece, denuncia quest’evidenza per scoprire le leggi nascoste. Non c’è scienza se non di ciò che è nascosto." (Bachelard)

"La scienza altro non è se non la coscienza al suo più alto punto di determinazione e chiarezza. Tutto quanto non riesce ad elevarsi a scienza è coscienza confusa." (P. Natorp).

"La scienza è solo il progressivo accostamento al mondo reale." (M. Plank).

"L’unico principio che non inibisce il progresso è: qualsiasi cosa può andar bene." (P. Feyerabend).

 

TEMPO-SPAZIO

C’è differenza tra il tempo misurabile e il "nostro tempo"?

Io sono sempre lo stesso nel tempo?

Che cos’è il tempo: presente, passato e futuro?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"Immagine mobile dell’eternità" (Platone).

"Ecco un uomo con cui puoi parlare: non gli parli: perdi un uomo. Ecco un uomo con cui non devi parlare: gli parli: perdi una parola." (Confucio).

"Ciò che appartiene al tempo come suo elemento materiale, si fonda nel divenire, ossia nel prima e nel poi; invece per quanto concerne il suo aspetto formale, questo è frutto delloperazione dell’anima misurante, per questo motivo Aristotele nella fisica dice che se non ci fosse l’anima non ci sarebbe neppure il tempo." (San Tommaso d’Aquino).

"[Il tempo] l’immagine del movimento in quanto immaginiamo nel movimento il prima e il dopo cioè la successione." (Th, Hobbes).

"Qualsiasi apparizione periodica e costante o mutamento di idee, che accadesse entro spazi di durata apparentemente equidistanti, e fosse costante ed universalmente osservabile, avrebbe potuto servire a distinguere tra loro intervalli del tempo egualmente bene che quelle di cui si è fatto uso in ealtà." (J. Locke).

"Il tempo non è altro se non il senso interno che diviene oggetto per sé." (Schelling).

"Lo spazio è l’universalità astratta dell’esteriorità." (G. F. W. Hegel).

"Occorre esaminare il quadro entro il quale la natura sembra racchiusa: il quadro che noi chiamiamo spazio-tempo. Il loro valore è relativo; non è la natura che ce li impone, siamo noi che per nostra comodità li imponiamo alla natura." (H. Poincaré).

"Consideriamo il movimento nello spazio. Io posso, lungo tutto il tracciato di questo movimento, rappresentarmi degli arresti impossibili: sono quelle che chiamo le posizioni del mobile, o i punti per i quali il mobile passa. Ma con le posizioni, fossero esse in numero infinito, io non farò del movimento. Esse non sono che delle supposizioni d’arresto. Mai il mobile è realmente in alcuno dei punti: tutt’al più potremmo dire che passa. Ma il passaggio, che è un movimento, non ha nulla in comune con un arresto, che è immobilità. Un movimento non sarà un posarsi su un’immobilità, perché allora coinciderebbe con essa, e ciò sarebbe contraddittorio. I punti non sono nel movimento, come delle parti, e neppure come sotto il movimento, come i luoghi del mobile. Essi sono semplicemente supposizioni non posizioni, punti di vista dello spirito." (Bergson).

"Il tempo è l’ordine della catene causali: questo è il principale risultato delle scoperte di Einstein." (H. Reichenbach).

"Avvenire non significa un’ora che non è ancora divenuta attuale e che lo diverrà, ma l’infuturamento per cui l’esserci perviene a se stesso, in base al suo proprio poter-essere. L’anticipazione rende l’esserci autenticamente avveniente sicché l’anticipazione stessa è possibile soltanto perché l’esserci è, in generale, già sempre pervenuto a se stesso." (M. Heidegger).

 

UNIVERSALE

Un’idea può essere nuova?

Possiamo conoscere la realtà senza passare attraverso l’astrazione?

Che cosa significa giudicare?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"L’oggetto pensatocontiene due elementi: l’oggetto conosciuto e il fatto della conoscenza. Così quando si parla di universale astratto si intendono due cose: la natura stessa della cosa e l’astrazione o universalità della medesima. Orbene la natura che diviene oggetto di conoscenza, di astrazione o di universalizzazione, esiste solo nei singolari concreti; mentre l’atto conoscitivo, l’astrazione ed universalizzazione si devono all’intelletto. Una cosa simile la riscontriamo anche nei sensi. Infatti la vista percepisce il colore della mela senza il suo odore. Se allora ci si domanda dove sia il colore che si vede senza l’odore, è chiaro che non può trovarsi che nella mela; ma il fatto che la mela sia percepita senza l’odore, è chiaro che non può trovarsi che nella mela; ma il fatto che la mela sia percepita senza l’odore dipende dalla vista, in quanto vi è in essa l’immagine del colore e non quella dell’odore. Analogamente il concetto di umanità non si trova in concreto che in questo o in quel dato uomo particolare; ma che l’umanità venga percepita senza le condizioni individuanti, facendo da esse astrazione e ottenendo così l’universalizzazione, dipende dal fatto che essa viene pensata dall’intelletto, nel quale può trovarsi una rappresentazione della natura della specie e non dei princìpi individuanti." (San Tommaso d’Aquino).

"L’universalità di uno stesso nome dato a molte cose ha comportato che gli uomini hanno creduto che queste cose avessero esse stesse una universalità, ed hanno sostenuto con serietà che oltre Pietro, Giovanni ed il resto degli uomini esistenti che sono stati o che saranno nel mondo, doveva esserci ancora un’altra cosa che noi chiamiamo: l’uomo in generale. Essi si sono sbagliati scambiando la denominazione generale od universale, per la cosa che essa significa. In effetti quando qualcuno domanda ad un pittore di fargli il ritratto di un uomo o dell’uomo in generale, non gli domanda che di scegliere quel tal uomo di cui vorrà tracciare la figura, e questi sarà forzato a copiare uno degli uomini che sono stati, che sono o saranno; nessuno di essi sarà l’uomo in generale. Ma quando qualcuno domanda a questo pittore di dipingergli il re o tutte le altre persone particolari. Lo costringe a rappresentargli unicamente la persona di cui avrà fatto la scelta. E’ dunque evidente che non c’è niente di universale oltre ai nomi, che per questa ragione sono chiamati indefiniti, perché noi non li limitiamo, e che lasciamo a colui che ci ascolta la libertà di applicarli in luogo di un nome particolare ristretto a una sola cosa nel grande numero di quelle che esso significa. Questo avviene quando noi diciamo «quest’uomo» mostrandolo o designandolo con il nome che gli è proprio." (Hobbes).

"Compito della filosofia è di dimostrare, contro l’intelletto, che il vero, l’idea non consiste in vuote generalità ma in un universale che in se stesso è il particolare, il determinato." (G. F. W. Hegel).

 

VERITA’

E’ vero ciò che appare vero a ciascuno?

La verità può essere raggiunta con la sensibilità?

La questione della verità è risolvibile soltanto intellettualmente?

La verità ha ache fare con la vita di ciascuno?

Si può vivere senza verità?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Il maestro tiene a lungo sott’acqua la testa del discepolo: a poco a poco le bollicine d’aria si diradano: all’ultimo momento il maestro tira fuori il discepolo e lo rianima: quando desidererai la verità come hai desiderato l’aria, allora saprai cos’è." (Testo buddhista).

"Al paragone della verità, né l’uomo potrebbe mai acquistare nulla di meglio, né il dio potrebbe donare nulla di più venerando." (Plutarco).

"Quando si dice la verità non si può essere vinti, con chiunque si parli." (San Tommaso d’Aquino).

"E’ quella cosa che ci libera." (Santa Caterina da Siena).

"Non giuro affatto che è vero ciò che dico: ma vero o falso che sia, mi contento della sola probabilità." (G. di Salisbury).

"La veritade sola, con l’absoluta virtude, è immutabile e immortale; e, se talvolta casca e si sommerge, medesima necessariamente al suo tempo risorge, porgendogli il braccio la sua ancella Sophia." (G. Bruno).

"Verità da questa parte dei Pirenei, errore al di là." (M. de Montaigne).

"Viva pur ciascuno come gli fa comodo, e chi vuole muoia seguendo il proprio bene, purché a me sia concesso di vivere per la verità." (B. Spinoza).

"La natura del vero è quella di farsi largo a suo tempo." (G. F. W. Hegel).

"La verità, sorta di errore che ha il vantaggio di non poter essere confutato, probabilmernte perché la lunga cottura della storia l’ha resa inalterabile." (F. Nietzsche).

"La verità è che la verità cambia." (F. Nietzsche).

"C’è una sola espressione per la verità: il pensiero che nega l’ingiustizia." (M. Horkheimer).

"La verità della sofferenza nevrotica è di avere la verità come causa." (J. Lacan).

"All’inizio verità significa qualcosa strappato all’entità nascosta. La verità è dunque questa lotta nel senso di scoperta." (M. Heidegger).

 

VIOLENZA

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Giustizia- forza. E’ giusto che ciò che è giusto sia seguito, è necessario che chi è il più forte sia seguito. lA giustizia senza la forza è impotente. La forza senza la giustizia è tirannica. La giustizia senza forza è contraddetta perché vi sono sempre i malvagi; la forza senza la giustizia è accusata. Bisogna, dunque, mettere insieme la giustizia e la forza e per questo bisognerà che chi è giusto sia forte o chi è forte sia giusto. La giustizia è soggetta a dispute, la forza e molto riconoscibile e senza dispute. Anzi non abbiamo potuto dare la forza alla giustizia perché la forza ha contraddetto la giustizia dicendo che è essa stessa giusta. E così non potendo far sì che chi era giusto fosse anche forte, abbiamo fatto in modo che chi era forte fosse anche giusto. Non potendo rendere forte la giustizia, si è giustificata la forza al fine che il giusto e il forte fossero insieme e che la pace fosse chi è il sovrano bene." (B. Pascal).

"Ora io attenderò a vedere che cosa fanno questi combattenti quando saranno sazi di sangue […] Queste turbe non mi provocano né al riso né alle lacrime, ma piuttosto al filosofare […] Viva pure ciascuno a suo modo, e chi vuole muoia inseguendo il proprio bene, purché a me sia concesso di vivere per la verità." (B. Spinoza).

"La forza è un potere fisico: la pistola del brigante è anch’essa un potere." (J., J. Rousseau).

"L’arma della critica non può, in verità, sostituire la critica delle armi: la potenza materiale dev’essere abbattuta da potenza materiale." (K. Marx).

"La violenza è la levatrice della storia." (K. Marx).

"Limitarsi a suggerire che gli uomini potrebbero amarsi e rispettarsi l’un l’altro direttamente, senza il violento rituale del combattimento, significherebbe fraintendere la più grande passione degli uomini, la guerra, non la pace." (J. C. Oates).

"Sopportare ciò che ci tocca in sortea causa della nostra natura o del nostro destino non sembra così doloroso come sopportare quanto ci viene inflitto dall’arbitrio degli altri." (A. Schopenhauer).

"Nella guerra sociale il diritto di usare violenza non appartiene che agli oppressi. Quando la violenza è esercitata dagli oppressori essa è criminale." (L. Trotzkij).

"Chi ha fede, chi solo alla realtà attinge l’energia necessaria per combattere le lotte sociali, deve rimanere sul terreno della violenza contro la violenza e non subirà umiliazioni." (A. Gramsci).

"L’uomo è una bestia da preda […] Il conflitto è il fatto fondamentale della vita, è la vita stessa, e neppure il pacifista più pietoso riuscirà a distruggere il piacere che egli ne prova nel fondo dell’anima sua." (O. Spengler).

"Capite finalmente questo: se la violenza è cominciata stasera, se lo sfruttamento o l’oppressione non sono mai esistiti in terra, forse la non violenza ostentata può placare il dissidio. Ma se il regime intero e fin i vostri non-violenti pensieri sono condizionati da un’oppressione millenaria, la passività vostra non serve che a schierarvi dal lato degli oppressori." (J., P. Sartre).

"Solo con la violenza si diventa uomini." (J., P. Sartre).

"Nel caso la scelta fosse tra la viltà e la violenza, credo che consiglierei la violenza." (Gandhi).

"Uccidere è sempre uccidersi." (S. Weil).

 

VOLONTA’

Il libero arbitrio è sostenibile in una visione cristiana? Analizza la posizione di San Tommaso, di Lutero e di Calvino.

Il concetto di libertà dopo l’illuminismo.

Liberalismo e libertà.

Ogni nostro atto è volontario o noi non agiamo mai veramente, ma siamo agiti?

Un atto che non è determinato da una rappresentazione cosciente delle sue conseguenze, non è veramente un atto, ma un fatto?

L’atto può essere definito come progetto, prima d’essere compiuto?

Solo la ragione costituisce la volontà?

Come definiresti le "tendenze"?

Sono responsabile di ciò che non ho coscienza?

Che differenza c’è tra desiderio e volere?

Ci si decide a divenire qualcuno?

Si può ,educare la volontà?

"Volontà" è sempre "buona volontà"?

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"La volontà è in tutti gli atti deli uomini; anzi tutti gli atti deli uomini sono volontà." (Sant’Agostino).

"Nell’uomo è necessario distinguere due appetiti: uno sensitivo l’altro intellettivo. Infatti la potenza appetitiva è una potenza passiva che come tale è fatta per essere mossa dall’oggetto conosciuto: cosicché l’appetibile conosciuto è un motore non mosso, mentre l’appetito è un motore mosso come si esprime Aristotele. Ora, essendo l’oggetto dell’intelletto e quello del senso cose di genere diverso, ne consegue che l’appetito intellettivo è una potenza distinta dall’appetito sensitivo." (San Tommaso d’Aquino).

"La volontà ha la supremazia su tutti gli atti umani, dato che in quanto liberissima inclina tutte le potenze verso i loro atti. Infatti l’intelletto può studiare e non studiare, a seconda che vi sia indotto o no dalla volontà; e altrettanto dicasi per l’appetito concupiscibile.; lo stesso vale per gli stessi atti esterni del movimento, come parlare e non parlare, camminare e non camminare, etc." (San Tommaso d’Aquino).

"Dal momento che l’uomo libero è colui che ottiene tutto ciò che desidera, mi dice un folle: «Anch’io desidero ottenere tutto ciò che mi piace». Eh! amico mio, la follia e la libertà, non si trovano mai insieme. La libertà è una cosa non soltanto molto bella, ma anche molto ragionevole, e non c’è niente di più assurdo né di più irragionevole, che formulare desideri temerari e volere che le cose si realizzino come le abbiamo pensate. Quando devo scrivere il nome di Dione, bisogna che lo scriva, non come voglio, ma tale e quale esso è, senza cambiare una sola lettera. Ed è così in tutte le arti e in tutte le scienze. E tu credi che sulla più grande ed importante fra tutte le cose, e cioè la libertà, si voglia veder regnare il capriccio e la fantasia? No, amico mio: la libertà consiste nel voler ottenere le cose, non come ti piace, ma come esse arrivano." (Epitteto).

"La volontà non è qualcosa di opposto alle conseguenze o separata da esse. E’ la causa delle conseguenze; è la causazione del suo aspetto personale; l’aspetto che immediatamente precede l’azione." (Th. Hobbes).

"Per volontà si intende un desiderio assoluto, per il quale pensiamo che una cosa desiderata è in nostro potere." (Condillac).

"Ciascuno ha ciò che vuole. La gioventù si sbaglia perché non sa che cosa desiderare, e attende la manna. Ora, non cade la manna; e tutte le cose desiderate son come la montagna che attende d’essere raggiunta e che non si può mancare. Ma ci si deve arrampicare. Tutti gli ambiziosi che ho visto partire con passo sicuro; li ho visti ritornare ed anche più in fretta di quanto avessi pensato." (Alain).

"Bisogna andare al fondo delle cose negandosi qualsiasi debolezza sentimentale: vivere è essenzialmente spogliare, ferire, violentare il debole e lo straniero, opprimerlo, imporgli duramente le nostre forme, assimilarlo, o, meglio, sfruttarlo. Ma perché impiegare sempre queste parole alle quali da lungo tempo si attribuisce un senso negativo? Il corpo al cui interno gli individui si trattano da eguali – è il caso di tutte le sane aristocrazie – è esso stesso obbligato, se è vitale e non moribondo, di fare contro altri corpi ciò che gli individui, di cui è composto, s’astengono di fare tra loro. Sarà necessariamente volontà di potenza incarnata, vorrà crescere ed estendersi, accaparrarsi e conquistare la preponderanza, non certo per ragioni di moralità o di immoralità, ma perché esso vive e perché la vita è, precisamente, volontà di potenza." (F. Nietzsche).

"E’ proprio dell’essenza dell’atto volontario di poter essere a volte come un comando – sul possibile, sul corpo, sul mondo – e a volte come una sorta di obbedienza ai valori riconosciuti, ricevuti ed accolti." (P. Ricœur).