Il Giardino dei Pensieri - Studi di Storia della Filosofia
Marzo 2000

V. Mathieu – A. Rizza
Dizionarietto filosofico adatto alle esercitazioni da assegnare agli studenti (parafrasi, ricerche, analisi testuali)
M - R
[A-E, F-L, S-Z]

MEMORIA

Dimenticare, è la condizione propria dell’uomo?

Un popolo senza memoria può essere libero?

Ci si può liberare del passato?

Si "vuole" dimenticare o semplicemente "si" dimentica?

Dimenticare, aiuta la memoria?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Si potrebbe chiedere come mai, presente l’affezione dell’anima e assente l’oggetto, ci si ricordi di ciò che non è presente. E’ chiaro che l’affezione prodotta dalla sensazione nell’anima e nella parte del corpo sede della sensazione, deve essere concepita qualcosa come un disegno: il perdurante stato di tale disegno noi diciamo memoria." (Aristotele).

 "Ma per il compito di ricordare il corpo riesce persino d’impaccio; poiché anche nel nostro essere attuale si fa strada la dimenticanza all’aggiunta di certa materia; ma se il corpo l’elimina e si purifica, molte volte il ricordo riaffiora. Il ricordo, però, è un perseverare: necessariamente, allora, l’essere corporeo che si muove e scorre sarà causa di dimenticanza e non già di memoria." (Plotino).

 "I campi, i vasti campi della memoria dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi e tutto ciò che vi fu messo al riparo o in disparte o che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto." (Sant’Agostino).

 "Infatti ciò che viene ricevuto in un soggetto, è ricevuto secondo la natura del ricevente. Ora l’intelletto è di natura più stabile e permanente che la materia dei corpi. Se dunque la materia non soltanto conserva le forme che riceve, quando attualmente opera per loro mezzo, ma anche quando ha cessato di operare, in maniera molto più immobile e permanente riceverà le specie intelligibili l’intelletto, sia che le riceva attraverso i sensi sia che gli vengano comunicate da un intelletto superiore. Perciò, se per memoria intendiamo la sola capacità di conservare delle specie intenzionali, bisogna concludere che essa si trova anche nella parte intellettiva." (San Tommaso d’Aquino).

 "Benché io non neghi che la memoria possa essere aiutata da luoghi ed immagini, pure la memoria migliore si fonda su tre cose della massima importanza: studio, ordine e cura." (Erasmo da Rotterdam).

 "Penso che la memoria non contenga verità, e compia piuttosto un lavoro di continua trasformazione." (B. Pascal).

 "In realtà il passato si conserva automaticamente. Tutto intero, senza dubbio, ci segue ad ogni istante: ciò che noi abbiamo sentito, pensato, voluto fin dalla nostra infanzia è là, preme sul presente che va ad aggiungervisi, preme contro la porta della coscienza che vorrebbe lasciarlo fuori. Il meccanismo cerebrale è fatto precisamente per stipare tutto nell’inconscio e per non introdurre nella coscienza ciò che ha la natura di chiarire il presente e promuovere l’azione che si prepara: a dare quindi un lavoro utile. Tutt’al più ricordi di lusso giungono attraverso la porta socchiusa, passano di contrabbando. Essi sono messaggeri dell’inconscio: ci avvertono dell’esistenza di ciò che ci trasciniamo dietro senza saperlo. Ma , anche se noi non ne abbiamo l’idea distinta , noi sentiremo vagamente che il nostro passato resta presente . Che cosa siano noi in effetti , che cos’è il nostro carattere, se non la condensazione della storia che noi abbiamo vissuto dopo la nostra nascita? Senza dubbio noi non pensiamo che con una piccola parte del nostro passato; ma è con il nostro passato tutto intero, ivi compresa la nostra anima originale, che noi desideriamo, vogliamo, agiamo. Il nostro passato si manifesta dunque integralmente a noi sessi per la sua pulsione e sotto forma di tendenza, di cui solo una flebile parte diviene una rappresentazione." (Bergson).

 "Si sarebbe tentati di assegnare alla memoria un ruolo molto importante nel campo dell’intelligenza. Ma la memoria è distinta ed indipendente dal giudizio: si può avere buon senso e mancare di memoria, come del resto è comune la situazione inversa." (A. Binet).

 "Coloro che conservano la facilità di evocare i primi ricordi, insieme con una dose di talento e abilità, diventano i nostri artisti e i nostri attori: coloro che possono unire la memoria delle prime esperienze fondamentali con la preveggenza e l’amore dell’umanità diventano profeti: infine, gli uomini che alla facoltà di resuscitare rapidamente le più antiche immagini accoppiano quella di odiare, diventano pericoloso demagoghi […] Ma per tutti è necessario porre un velo tra l’infanzia e il presente." (M. Mead).

 "L’essere vivente adotta il suo passato: può fare amicizia persino con le proprie sciocchezze." (J Dewey).

 "L’uomo dimentica. Si dice che ciò è opera del tempo: ma troppe cose nuove e troppo ardue opere si sogliono attribuire al tempo, cioè ad un essere che non esiste. No: quella dimenticanza non è opera del tempo: è pera nostra, che vogliamo dimenticare e dimentichiamo." (B. Croce).

 "E’ uno stockage di informazioni codificate grazie ad un processo di assimilazione percettiva e concettuale […] E’ un caso particolare delle attività dell’intelligenza, che si applica a conoscere e ricostruire il passato come il presente, o ad anticipare il futuro." (J. Piaget).

 "Diamo tempo alla memoria di compiere il suo primo e più impellente ufficio: dimenticare." (E. Montale).

 

MORTE

La morte aggiunge significato alla vita o la priva di ogni significato?

La certezza della nostra morte ci condanna alla disperazione?

In quale senso il rispetto per i morti è segno di civiltà?

Morire per una causa depone a favore di quella causa?

Alla domanda: "Che cosa vale nella vita?" si può rispondere che ciò che vale nella vita coincide con ciò per cui si è disposti a perderla?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Va! Mangia con gioia il tuo pane
E bevi il tuo vino con cuore contento
Gioisci della vita con una donna che ami
Durante tutti i giorni della tua esistenza.
Perché è ciò che ti spetta nella vita
E nel lavoro che ti affatica sotto il sole
Tutto ciò che la tua mano può fare
Fallo con forza
Perché non c’è più opera, né intelligenza, né scienza, né saggezza
Nella tomba dove tu vai […]" (Ecclesiaste, IX, 10)

 "Abituati all’idea che la morte non è niente per noi, perché ogni bene ed ogni male risiedono nella sensazione; e la morte è la scomparsa completa di ogni sensazione. Questa sicura conoscenza del nulla che è la morte per noi, ha per effetto quello di consentirci di gustare meglio le gioie che questa vita effimera ci dona. […] In effetti con c’è più dispiacere nella vita per colui che ha realmente compreso che la morte non fa paura. Bisogna dunque ritenere sciocco colui che pretende che noi ci si addolori e si tema la morte non tanto quando essa giunge, ma perché noi soffriamo già ora all’idea che essa verrà un giorno. In effetti se la presenza di qualche cosa non ci fa soffrire, la paura legata alla sua attesa è assurda. Così quello che passa come il male più spaventoso, non è in verità niente per noi dal momento che fino a quando noi esistiamo, non c’è la morte e quando la morte è giunta, noi non esistiamo più. La morte non ha per conseguenza alcuna relazione né con i viventi, né con i morti poiché essa non è nulla per i primi, mentre i secondi non sono più niente per essa." (Epicuro, Lettera a Meneceo)

"La morte è una legge, non una punizione." (Seneca).

"Tutte le cose che vedi si dissolvono in un istante, e in un istante si dissolveranno anche coloro che le vedono dissolversi. E chi morrà di gran vecchiezza sarà ridotto al medesimo punto di chi è morto prematuramente." (Marco Aurelio).

"Se la vita e l’anima esistono dopo la morte, la morte è un bene per l’anima perché essa esercita meglio la sua attività senza il corpo. E se con la morte l’anima entra a far parte dell’anima universale, che male può esserci per essa?" (Plotino).

"E’ meraviglioso l’effetto di questo pensiero della morte; il quale distruggendo ella per sua natura tutte le cose, conserva e mantiene coloro che a lei pensano, e da tutte le umane passioni li difende." (Michelangelo).

"Immaginiamo un certo numero di uomini in catene, e tutti condannati a morte. Ogni giorno alcuni di essi vengono sgozzati di fronte agli occhi degli altri. Coloro che restano vedono la loro stessa condizione in quella dei loro simili e, guardandosi, gli uni e gli altri con dolore e senza speranza, attendono il loro turno. E’ l’immagine della condizione umana." (B. Pascal).

"L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte; e la sua sapienza è una meditazione, non della morte, ma della vita." (B. Spinoza).

"Non si può parlare di generazione totale o di morte perfetta, intesa rigorosamente come separazione dell’anima. Ciò che chiamiamo generazioni sono sviluppi e accrescimenti e ciò che chiamiamo morti sono involuzioni e diminuzioni." (Leibniz).

"L’atto con il quale la natura annienta un essere libero e intelligente è come un sigillo che essa imprime sul periodo di vita già trascorso per renderne testimonianza." (J. G. Fichte).

"L’uomo muore per abitudine." (G. F. W. Hegel).

"La inadeguatezza dell’animale all’universalità è la sua malattia originale; ed è il germe innato della morte. La negazione di questa inadeguatezza è appunto l’adempimento del suo destino." (G. F. W. Hegel).

"La morte è il genio ispiratore della filosofia. Tutte le religioni e tutte le filosofie sono un contravveleno alla certezza della morte." (A. Schopenhauer).

"E’ la dura vittoria del genere sull’individuo." (K. Marx).

"Com’è strano che quest’unica certezza, questa unica comunione sia quasi impotente ad agire sugli uomini e che essi siano così lontani dal sentire la fraternità della morte." (F. Nietzsche).

"Il rapporto che caratterizza nel modo più profondo e generale il senso del nostro essere, è quello della vita con la morte, perché la limitazione della nostra esistenza mediante la morte è decisiva per la comprensione e per la valutazione della vita." (Dilthey).

"Ricordiamo il vecchio adagio: ‘Si vis pacem, para bellum’. Sarebbe tempo di modificarlo così: ‘Si vis vitam, para mortem’. Se vuoi poter sopportare la vita disponiti ad accettare la morte." (S. Freud).

"Per togliere alla morte la sua barbarie, ne feci il mio scopo: e feci della mia vita l’unico modo conosciuto di morire." (J. P. Sartre).

"Situazione decisiva, essenziale, che è collegata con la natura umana in quanto tale ed è inevitabilmente data con l’essere finito." (Jaspers).

"La morte come fine dell’esserci, è la possibilità dell’esserci più propria, incondizionata, certa e, come tale, indeterminata ed insuperabile." (M. Heidegger).

"La morte non offre niente da realizzare all’uomo e niente che possa essere come realtà attuale. Essa è la possibilità dell’impossibilità di ogni rapporto, di ogni esistere." (M. Heidegger).

"L’estrema fatica presuppone, ancora ignota, un’estrema meta." (E. Jünger).

"L’uomo muore, sempre, prima di essere nato del tutto." (E. Fromm).

"Il nostro tempo nega semplicemente la morte, e con ciò la bese ideologica dell’esistenza. Anziché percepire la morte, la sofferenza, il dolore come le spinte più forti della vita, come la base della solidarietà umana, l’individuo è portato o costretto a rimuovere il sentimento della morte come uno scandalo." (E. Fromm).

"la morte non è un fenomeno della vita: non si vive la morte. Se per ‘eternità’ non si intende durata temporale infinita, ma atemporalità, allora chi vive nel presente vive in eterno. La nostra vita è altrettanto infinita quanto il nostro campo visivo è senza limiti." (L. Wittgenstein).

 

NATURA

La pluralità delle culture rappresenta un ostacolo all’unità del genere umano?

Tutto ciò che è naturale è di per sé buono?

La natura va intesa come principio di vita? O di ordine?

La cultura mira a completare la natura o vi si pretende di sostituirla?

La natura ha dei diritti?

La natura ha una storia? Ma noi la conosceremo mai?

Che senso si deve attribuire all’espressione: "è nella natura delle cose"?

La natura è immutabile o in continua trasformazione? Si può agire per modificarla? Si devono riconoscere limiti alla nostra azione su di essa? Possiamo trasgredire alle sue leggi?

La natura è manifestazione d’altro?

L’ineguaglianza degli uomini rende impossibile l’eguaglianza dei cittadini?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Ciò da cui tutte le cose nascono è anche la causa del loro giungere alla fine, come si conviene, poiché esse si fanno ammenda ed espiazione l’una all’altra, secondo l’ordine del tempo." (Anassimandro).

"Quello che è naturale si deve studiare non nei tipi degenerati, ma nelle cose che sono giuste secondo natura." (Aristotele).

"La sostanza delle cose che hanno il principio del movimento in se stesse." (Aristotele).

"Di fronte a ciò che è più manifesto nella natura, il nostro occhio si sente come la nottola al sole." (Aristotele).

"La natura è la disposizione a muoversi da sé secondo le ragioni seminali, disposizione che porta a compimento e tiene insieme tutte le cose che da essa nascono a determinati tempi e coincide con le cose stesse dalle quali si distingue." (Stoici, in Diogene Laerzio).

"La saggezza è il primo termine, la matura è l’ultimo. La natura è l’immagine della saggezza ed è l’ultima parte dell’anima: come tale non ha in sé che gli ultimi riflessi della ragione. […] la natura è il riflesso dell’anima nella materia." (Plotino).

"Il termine natura è stato assunto per significare l’essenza in quanto è ordinata all’operazione propria della cosa, poiché nessuna cosa può mancare di una sua propria operazione." (San Tommaso d’Aquino).

"La prima direzione dei nostri atti verso il fine ci è data dalla legge di natura." (San Tommaso d’Aquino).

"E’ lo spirito diffuso e contratto per tutto l’universo e per tutte le sue singole parti, che si chiama natura. La natura è perciò in qualche modo la complicazione di tutte le cose che si generano attraverso il movimento." (N. Cusano).

"La necessità è tema ed inventrice della natura, e freno e regola eterna." (Leonardo da Vinci).

"La natura o è Dio stesso o è la virtù divina che si manifesta nelle cose." (G. Bruno).

"La natura, osservantissima esecutrice deli ordini di Dio, per lo che ella non trasgredisce mai i termini delle leggi imposteli." (G. Galilei).

"La natura è uniforme nel fondo delle cose, nonostantela varietà nel più e nel meno e nei gradi di perfezione." (Leibniz).

"Natura di cose altro non è che nascimento di esse in certi tempi e con certe guise; le quali sempre che son tali, indi tali e non altre nascon le cose." (G. B. Vico).

"Le regole e i metodi stabiliti con i quali la mente, da cui dipendiamo, suscita in noi le idee del senso, sono dette leggi di natura." (G. Berkeley).

"Come l’uomo potrà riuscire a scorgersi quale l’ha formato la natura, attraverso tutti i cambiamenti che il succedersi delle età e delle cose ha dovuto produrre nella sua costituzione originaria, e separare ciò che deriva dalla sua essenza da ciò che le circostanze e i suoi progressi hanno aggiunto o modificato del suo stato primitivo? […] l’anima umana, che in seno alla società è stata alterata da mille cause che si riproducono continuamente, dall’acquisto di una quantità di conoscenze e di errori, dai mutamenti subiti dalla costituzione del suo corpo, e dall’urto continuo delle passioni, ha, per così dire, mutato il suo aspetto fino al punto di essere pressoché irriconoscibile." (J. J. Rousseau).

"Con natura intendiamo la connessione dei fenomeni, per la loro esistenza secondo regole necessarie o leggi. Vi sono dunque certe leggi, e leggi a priori., che rendono prima di tutto possibile una natura; le leggi empiriche possono esserci ed essere scoperte solo mediante l’esperienza, perciò in seguito a quelle leggi originarie per cui comincia ad essere possibile l’esperienza stessa." (I. Kant).

"La natura è Dio diviso all’infinito." (Schiller).

"La natura è unita nella diversità dei fenomeni. Il tutto è penetrato dal soffio della vita." (A. von Humboldt).

"Un’esistenza rigida e chiusa in se stessa, strumento soltanto, e condizione del vivente." (J. G. Fichte).

"La natura è un’intelligenza immatura." (F. W. Schelling).

"Le leggi eterne della natura si trasformano in misura crescente in leggi storiche. " (F. Engels).

"Ora tutto tace! Il mare si stende pallido e scintillante, non può dire parola. Il cielo offre il suo eterno spettacolo serale con rossi gialli verdi colori, non può dire parola. I piccoli scogli e catene di roccia, che scendono nel mare, come per toccare il luogo dove si è più soli, non possono dire parola. Questa immensa impossibilità di parlare è bella e agghiacciante." (F. Nietzsche).

"È impossibile presupporre nell’uomo da una parte comportamenti "naturali" ed da un’altra un mondo culturale o spirituale completamente artificiale. Tutto è artificiale ed insieme naturale nell’uomo, nel senso che non c’è una parola, un atteggiamento che non debbano qualcosa al suo essere biologico e che, nello stesso tempo, non si sottragga alla semplicità della vita animale e che non sottragga dal loro senso stretto le condotte vitali." (Merleau-Ponty).

"Nessuna analisi reale permette di cogliere il punto di passaggio tra fatti di natura e fatti di cultura, e di riconoscere il meccanismo della loro articolazione." (Lévi Strauss).

"Natura equivale a divenire, farsi: ecco il punto verso il quale irresistibilmente l’esperienza ci spinge." (P. Teilhard de Chardin).

"[La scienza naturale] Non è semplicemente una descrizione e una spiegazione della natura: essa è parte dell’azione reciproca tra noi e la natura." (W. Heisemberg).

"La natura è una madre elargita in misura immensa, eterna e proiettata nell’infinito." (G. Bachelard).

 

NOMINALISMO

In cosa il nominalismo differisce dal realismo?

In cosa nominalismo e realismo differiscono dal realismo attenuato?

E’ valido il principio economico secondo il quale alcuni propendono per le tesi nominalistiche ritenute più sobrie ed economiche di quelle realiste?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"I generi e le specie sono realtà sussistenti in se stesse, o delle semplici concezioni dello spirito?" (Aristotele).

"Nessuna cosa fuori dell’anima né di per sé né per qualcosa che le venga aggiunta, di reale o di razionale, e comunque si consideri e si intenda, è universale: giacché tanta è l’impossibilità che qualcosa fuori dell’anima sia in qualsiasi modo universale (a meno a che ciò non avvenga per convenzione come quando si considera universale la parola auomo che è singolare) quanta è l’impossibilità che l’uomo, per qualsiasi considerazione o secondo qualsiasi essere, sia l’asino." (G. Ockham).

"[…] sono nominalisti coloro che credono che, oltre le sostanze singolari, non ci sono che i puri nomi e quindi eliminano la realtà delle cose astratte e universali." (Leibniz).

"I nomi astratti non sono altro che denominazioni." (Condillac).

"Conviene popolare di entità extra-spaziali ed extra-temporali l’universo del discorso filosofico?" (L. Vax).

 

PASSIONE

Per l’azione la passione è necessaria e più importante della ragione?

La ragione deve controllare la passione o servirla?

La passione è una malattia dell’anima?

Cercare di frenare la passione è sintomo di debolezza?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Nel senso comune la passione si trova nell’anima, come del resto in qualsiasi creatura, in quanto ogni creatura ha in se stessa qualche cosa di potenziale e per questa ragione ogni creatura esistente è recettiva di qualche cosa. Secondo il senso proprio la passione si trova soltanto là dove c’è movimento e contrarietà. Ora il movimento si trova soltanto nei corpi, e le contrarietà delle forme e delle qualità soltanto nelle cose generabili e corruttibili. Perciò soltanto di queste cose si può dire che patiscono. E quindi l’anima non si può dire che patisce in questo modo: e anche se riceve qualche cosa ciò non avviene mediante trasmutazione da un contrario all’altro ma soltanto a causa dell’influsso dell’agente, allo stesso modo che l’anima viene illuminata dal sole. Infine, secondo il senso traslato, la passione può essere detta anche dell’anima: essa patisce in quanto la sua operazione viene impedita." (San Tommaso d’Aquino).

"Un desiderio che non permette di averne altri o che, almeno, è il più dominante." (Condillac).

"Nulla d’importante al mondo è stato compiuto senza passione violenta. Questo si può ammettere di diverse inclinazioni, di quelle cioè delle quali la natura vivente (anche quella dell’uomo) non può fare a meno, come di un bisogno naturale e fisico. Ma che esse possano, anzi debbano, diventare passioni, questo la Provvidenza non ha voluto. Spiegarle da questo punto di vista può essere concesso ad un poeta, per es., al Pope, il quale scrisse: ‘Se la ragione è la bussola, le passioni sono i venti.’; ma il filosofo non può ammettere questo principio neppure per valutare le passioni come un artificio provvisorio della Provvidenza la quale le avrebbe poste nella natura umana prima che gli uomini fossero arrivati ad un grado conveniente di civiltà." (I. Kant).

"La totalità dello spirito pratico in quanto si pone in una singola delle molte determinazioni limitate che sono tra loro in contrasto." (G. F: W. Hegel).

"La passione contiene nella sua determinazione che essa è confinata ad una particolarità della determinazione del volere, nella quale l’intera soggettività dell’individuo s’immerge, quale che sia poi il contenuto di questa determinazione. Ma per questo carattere formale la passione non è né buona né cattiva: la sua forma esprime solo che un soggetto ha posto in un unico contenuto tutto l’interesse vivente del suo spirito, dell’ingegno del carattere, del godimento. Niente di grande è stato compiuto, né può essere compiuto, senza passione. E’ soltanto una moralità morta, e troppo spesso ipocrita, quella che inveisce contro la forma della passione in quanto tale." (G. F: W. Hegel).

"[Passione dominante] la forma suprema della salute. In essa la coordinazione dei sistemi interni e il loro lavoro al servizio di uno stesso fine sono meglio realizzati: il che è pressappoco la definizione della salute." (F. Nietzsche).

"La fase emozionale, appassionata dell’azione non può né dev’essere eliminata a vantaggio di un’esangue ragione. Più passioni, non meno, è la risposta. […] La razionalità non è la forza da evocare contro impulsi ed abiti, ma piuttosto il raggiungimento di un’armonia operante fra diversi desideri." (J. Dewey).

"Per resistere alla passione bisognerebbe almeno voler resistere: ma farà la passione nascere il desiderio di resistere alla passione, nell’assenza della ragione vinta e dispersa?" (Vauvenargue).

 

PERCEZIONE

Commentate uno o più dei seguenti giudizi sulla percezione:

- le nostre percezioni ci danno il disegno della nostra azione possibile sulle cose, molto più che quello delle cose stesse;

- tutto è anticipazione nelle percezione delle cose;

- ogni percezione è intendimento;

La percezione è già scienza?

E’ sufficiente vedere per sapere?

C’è una verità nelle apparenze?

Percepire è soltanto ricevere?

Quando noi percepiamo, come sappiamo di non sognare?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"La percezione non è un insieme di sensazioni, ma tutte le percezioni sono insieme percezione di un sensibile."

"Cominciamo dalla considerazione delle cose più comuni e che noi crediamo di comprendere più distintamente, a cominciare dai corpi che vediamo e tocchiamo. Non intendo parlare dei corpi in generale, perché queste nozioni generali sono ordinariamente più confuse, ma di qualcuno in particolare. Prendiamo per esempio questo pezzo di cera che stiamo staccando dalla candela: non ha ancora del tutto perduto la dolcezza del miele che conteneva, trattiene ancora qualcosa del profumo dei fiori dal quale è stato raccolto; il suo colore, la sua sagoma, la sua grandezza sono apparenti; è resistente, freddo, se lo toccate e lo spezzate, emetterà qualche suono. Infine tutte le cose che possono distintamente far conoscere un corpo, s’incontrano in questo. Ma ecco che mentre io parlo, lo si avvicina al fuoco: ciò che restava del suo sapore esala, il profumo svanisce, il colore cambia, la sua sagoma si perde, la sua grandezza aumenta, diviene liquido, si riscalda, non appena lo si può toccare e se lo si spezza, esso non rinvierà più alcun suono. La stessa cera continua ad asserci anche dopo questo mutamento? Bisogna convenire che sia sempre la stessa; nessuno lo può negare. Cosa dunque si è conosciuto in questo pezzo di cera con tanta distinzione? Certo non può trattarsi di niente di ciò che ho esperito per mezzo dei sensi, dal momento che tutte le cose che cadevano sotto il gusto, o l’odorato, o la vista, o il tatto, o l’udito, si ritrovano mutate, e tuttavia continua ad essere la medesima cera. Può darsi come penso ora che la cera non sia né questa dolcezza di miele, né questo gradevole profumo di fiori, né questa bianchezza, né questa figura, né questo suono, ma soltanto un corpo che un poco prima mi appariva sotto queste forme, e che ora si fa notare sotto altre. Ma che cos’è precisamente parlando, che io immagino quando la concepisco in questo modo? Consideriamola attentamente, e scartiamo tutte le cose che non appartengono alla cera e vediamo cosa resta. Certo non resta che qualcosa d’esteso, di flessibile e di mutevole. Ora che cos’è questo flessibile e mutevole? Non significa forse che io immagino che questa cera, essendo rotonda, è capace di divenire quadrata, e di passare dal quadrato a qualcosa di triangolare? No di certo, non è questo, poiché io la concepisco capace di ricevere un’infinità di questi mutamenti, e non sapre, tuttavia, percorrere quest’infinità con la mia immaginazione; e per conseguenza, questo concetto che ho della cera non si ottiene per mezzo della facoltà d’immaginare. Ma che cos’è questa estensione? Non è, essa pure, sconosciuta, poiché nella cera che si fonde aumenta, e si trova ad essere ancora più grande quando è interamente fusa, e molto più grande ancora quando il calore aumenta di più? Né io concepirei chiaramente e secondo verità che cos’è la cera, se non pensassi ch’essa è capace di ricevere maggior numero di variazioni, secondo l'e’tensione, di quel che io non abbia mai immaginato. Bisogna dunque, che ammetta che con l’immaginazione non saprei concepire che cosa sia questa cera, e che non v’è se non il mio intelletto che la concepisca: io dico questo pezzo di cera in particolare, poiché per la cera in generale, la cosa è ancor più evidente." (Descartes).

 

PERSONA

Da cosa deriva il termina "persona"?

Che cosa caratterizza una persona?

A quale genere appartiene la persona?

Che cosa vuol dire il termine "sostanza"?

Materia ed anima sono sufficienti per caratterizzare la totalità dell’essere singolo? O sarà necessario individuare qualcos’altro?

Le persone possono comunicare?

  

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"[Persona] non significa una specie, ma qualcosa di singolare e di individuale." (Sant’Agostino).

"La persona è una sostanza individuale di natura razionale." (Boezio).

"L’individuo si ha specialmente nel predicamento della sostanza. Infatti la sostanza s’individua per se stessa, mentre l’accidente è individuato per il suo soggetto che è la sostanza […] Quindi gli individui sostanziali, a differenza deli altri, hanno un nome proprio e si discono ipostasi o sostanze prime. L’individuo particolare poi si trova in un modo ancora più perfetto nelle sostanze ragionevoli che hanno il dominio dei propri atti, che si muovono da se stesse e non già spinte dall’esterno come gli altri esseri: e le azioni si verificano proprio nella realtà particolare. Perciò tra tutte le altre sostanze, gli individui di natura ragionevole hanno un nome speciale. E questo nome è persona. Nella suddetta definizione dunque ci si mette sostanza individua, per significare il singolare nel genere di sostanza: e vi si aggiunge di natura razionale o intellettuale precisamente per indicare il singolare di sostanza ragionevole." (San Tommaso d’Aquino).

"La personalità appartiene necessariamente alla dignità e alla perfezione di una realtà, in quanto questa esiste per sé: il che è inteso nel nome di persona." (San Tommaso d’Aquino).

"L’individuo che è persona non può comunicare con le altre cose come parte, essendo un tutto completo; poi non può comunicare come l’universale comunica con i singoli, in quanto la persona è qualcosa di sussistente; infine non può comunicare come qualche cosa di assumibile, perché ciò che è assumibile passa nella personalità dell’assumente, e non ha più una personalità sua propria. Non va invece contro il concetto di persona la capacità di assumere.""(San Tommaso d’Aquino)

"Tutti gli uomini hanno diritto ad attendersi il rispetto dei loro simili e, reciprocamente, sono obbligati al rispetto verso ciascuno di essi. L’umanità stessa è una dignità; in effetti l’uomo non può mai essere utilizzato semplicemente come mezzo da alcun uomo (né da se stesso né da un altro), ma sempre nello stesso tempo anche come un fine, ed è in questo che precisamente si fonda la sua dignità (la personalità), grazie alla quale egli si eleva al di sopra di tutti gli altri esseri del mondo, che non sono appunto uomini e possono servirgli come strumenti, cioè a dire al di sopra di tutte le cose. Così come egli non può vendere se stesso ad alcun prezzo (poiché così cadrebbe in contraddizione con il dovere della stima di se stesso), così pure […] è obbligato a riconoscere praticamente la dignità dell’umanità in tutti gli altri uomini, e per conseguenza in lui dimora un dovere che si rapporta al rispetto che dev’essere testimoniato a tutti gli altri uomini." (I. Kant).

"La persona non è né l’individuale né l’universale ma piuttosto un al di là dell’uno e dell’altro che esige una certa tensione tra l’individuale e l’universale." (E. Mounier).

"Io non esisto se non nella misura in cui esisto per altri; al limite, essere è amare." (E. Mounier).

"In Occidente, l’idea di persona s’è venuta formando soprattutto a partire dal diritto romano e dalla teologia cristiana: Non deve quindi stupire che due tendenze principali la costituiscono e creano in essa una tensione permanente: quella del diritto e quella dell’amore. Se il termine persona viene dal latino persona, che significa maschera, il suo senso originario non è tratto direttamente dall’attività teatrale, ma piuttosto dal concetto stoico del ruolo che l’uomo svolge quaggiù. E’ un concetto giuridico. Ancor oggi, il diritto stabilisce le relazioni umane considerando gli individui come giocatori di ruoli: ruolo del creditore, del debitori, del venditore, dell’acquirente, del cittadino, etc. Avere la personalità morale o giuridica significa possedere dei diritti e dei doveri determinati dalla legge. Il ruolo storico del diritto è stato quello di stabilire dei rapporti tra gli uomini ancora impersonali, ma che preparano e facilitano le relazioni personali. La stessa nozione di diritto implica che gli uomini non siano immediatamente trasparenti fra loro e che debbono divenirlo il più possibile. Ogni individuo che non sia protetto dalla sfera giuridica è perpetuamente minacciato dalla pura violenza. Il diritto crea quindi tra gli uomini una sfera sociale. […] L’amore, al contrario, sembra rigettare ogni diritto ed ogni dovere. L’amore vuole oltrepassare, vedere ridotta questa zona dell'’mpersonale che il diritto organizza e pacifica, ma rende anche stabile. lA sua sorgente e la sua origine è la trasparenza degli esseri. Ma questa trasparenza non è né spontanea né definitiva; essa incontra l’alterità che essa non deve soltanto ammettere, ma volere." (J. Lacroix).

 

PIACERE

In quale rapporto stanno piacere e dolore?

La soddisfazione che procura il piacere è ingannevole?

La soddisfazione dei piaceri è di natura quantitativa o qualitativa?

Come cercare soddisfazioni ai miei desideri senza danneggiare l’altrui esistenza?

In quale rapporto stanno piacere e felicità?

L’uomo è subordinato ai beni di cui avverte il desiderio o questi sono a lui subordinati?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"La radice di ogni piacere è il ventre." (Epicuro).

"In effetti ciò che è di diritto umano non potrebbe derogare da ciò che è di diritto naturale o di diritto divino. Ora, secondo l’ordine naturale instituito dalla divina provvidenza, le realtà inferiori sono subordinate all’uomo, al fine che le utilizzi a sovvenire ai suoi bisogni. Ne risulta che la classificazione dei beni e la loro appropriazione secondo il diritto umano non elimina la possibilità per gli uomini di usare questi beni in vista dei bisogni di tutti. Allora, i beni che alcuni posseggono in subordine sono destinati, per il diritto naturale, a soccorrere i poveri. E’ per questo che Sant’Ambrogio scive: «Il pane che tu hai appartiene a quelli che hanno fame, gli abiti che nascondi appartengono a coloro che sono nudi e il denaro che tu rubi è il riscatto e la liberazione degli infelici.» Ora, il numero di coloro che sono nel bisogno e così grande che non li si può soccorrere tutti con le stesse risorse, ma ciascuno ha la libera disposizione di propri beni per soccorrere gli infelici. E così anche in caso di necessità evidente ed urgente, dove si deve manifestamente prendere ciò che si ha per le mani per sovvenire ad un bisogno vitale, per esempio quando ci si trova in pericolo e non si può fare altrimenti, è legittimo utilizzare il bene altrui per sovvenire ai propri bisogni; lo si può prendere, apertamente o nascostamente, senza per questo commettere un furto o un ladrocinio." (San Tommaso d’Aquino).

"Tutti gli uomini cercano la felicità, anche quelli che s’impiccano." (B. Pascal).

"La felicità consiste nella maggior somma dei piaceri diminuita dalla minor somma dei dolori in un’esistenza completa." (J. Bentham).

"Che importa se io devo acquistare il più flebile godimento attraverso un insieme inaudito di crimini; perché il godimento mi prende, ma l’effetto del crimine non è in me, è fuori di me." (De Sade).

"La morale è un insulto a Dio, poiché egli è l’autore delle mie passioni, dei miei desideri, delle mie attrazioni." (C. Fourier).

 

POLITICA

La politica è una scienza o, come diceva Bismarck, un’arte?

Quale rapporto intercorre tra politica ed etica?

La società nasce da un patto o è inscritta nella natura dell’uomo?

Alla fin fine, dice Aristotele, gli uomini vivono in società perché… è bello? O la loro vita politica è dettata unicamente dall’utile e dalla necessità?

La politica è fatta per confondere le idee agli umili e ad assicurare l’interesse di pochi?

L’uomo politico è "sciolto" da ogni vincolo ideale e morale? Dev’essere unicamente guidato dalla forza e dall’astuzia, come dice il Machiavelli?

 

Analizza il passo seguente facendone emergere il significato filosofico

"Un terzo ramo della ricerca è quello il quale considera in che modo un governo è sorto e in che modo, una volta sorto, può esser conservato per il maggior tempo possibile." (Aristotele).

"In tutte le arti e scienze che non si restringono a una sola parte, ma abbracciano completamente una determinata classe di oggetti, spetta a una sola studiare quanto s'addice a ciascuna classe, per es. quale specie di esercizi ginnici conviene alle diverse specie di fisici e quale è la migliore (perché la migliore s'addice di necessità a chi ha natura e risorse ottime) e qual è quell'unica specie che s'addice ai più, in generale, (anche questo è compito della ginnastica) e pure se uno desidera uno stato fisico e un sapere che non s'addicono alle competizioni degli agoni, è nondimeno compito dell'allenatore e del maestro di ginnastica a procurargli siffatta capacità. Lo stesso vediamo che succede a proposito dell'arte medica, della costruzione di navi, della fattura di vesti e di ogni altra arte. Di conseguenza è chiaro che anche a proposito della costituzione appartiene alla stessa scienza esaminare la migliore, qual è, quale carattere deve avere perché riesca soprattutto conforme al desiderio, sempre che le circostanze esterne non frappongano ostacoli, quale si adatta ai diversi popoli (perché forse è impossibile che molti ottengano la costituzione migliore, di guisa che al bravo legislatore e al vero u9mo di stato non deve sfuggire quella che è la più efficiente in senso assoluto e quella che è la migliore in determinate condizioni) e come terza quella fondata su un certo presupposto (in realtà deve essere in grado di esaminare, a proposito di una costituzione data, come potrebbe costituirsi in origine e in che modo, una volta costituita, potrebbe mantenersi il più a lungo possibile: mi riferisco per es. a uno stato al quale sia capitato non solo di non essere retto dalla costituzione migliore e di essere sprovvisto del necessario, ma anche di non avere la costituzione accettabile in quelle condizioni, bensì una peggiore): oltre tutto questo, deve conoscere la costituzione che soprattutto s'adatta agli stati in generale, giacché la maggior parte di quanti discutono sulle costituzioni, anche se parlano bene in tutto il resto, non colgono quel che è utile. In effetti non deve studiare soltanto la costituzione migliore, ma anche quella possibile, e parimenti quella che è più facile e più comune a tutti gli stati e: adesso, invece, taluni cercano solo la costituzione più alta e che richiede mezzi complessi, mentre altri, sostenendone piuttosto una comune e sopprimendo le vigenti, esaltano quella laconica o un'altra. Ma il legislatore deve introdurre un ordinamento di tale natura che i destinatari, fondandosi sulle costituzioni vigenti, siano indotti e possano facilmente accettare e, perché correggere una costituzione non è impresa minore del costruirla la prima volta, come non lo è il riapprendere una scienza di fronte all'apprenderla." (Aristotele).

"Scienza principalissima e maestra di tutte le altre: tale è, e si vede chiaramente, la scienza politica." (Aristotele).

"Gli uomini devono sapere che in questo teatro della vita umana solo a Dio e agli Angeli è consentito essere spettatori." (F. Bacone).

"La politica è l’arte per mezzo della quale gli uomini si associano allo scopo d’instaurare, coltivare e conservare tra di loro la vita sociale. Per questo motivo essa è definita simbiotica." (Althusius).

"Mi ero convinto che ogni cosa era connessa alla radice con la politica, e che, comunque, nessuno sarebbe mai stato diverso da ciò che l’aveva reso la natura del suo governo." (J. J. Rousseau).

"Per quanto la massima «l’onestà è la migliore politica» implichi una teoria che la pratica purtroppo smentisce assai spesso, tuttavia la massima parimenti teoretica «l’onestà è migliore di ogni politica» è al di sopra di ogni obiezione, è anzi la condizione indispensabile della politica." (I Kant).

"Sono i moralisti e i filantropi che diffamano la politica come un’aspirazione e un’arte create per cercare l’utile proprio a spese del diritto, come un sistema e un’opera dell’ingiustizia." (G. F. W. Hegel).

"Si è discusso molto, un tempo, dell’antitesi tra morale e politica e dell’esigenza che la seconda sia conforme alla prima. A questo punto conviene solo notare in generale che il bene di uno stato ha un diritto del tutto diverso dal bene del singolo e che la sostanza etica, lo Stato, ha la sua esistenza, cioè il suo diritto, immediatamente in un’esistenza non astratta ma concreta e che soltanto quest’esistenza concreta, non una delle molte proposizioni generali, ritenute per precetti morali, può essere principio del suo agire e del suo comportamento. Anzi, la veduta del torto presunto che la politica deve sempre avere, in questa antitesi presunta, si fonda ancora sulla superficialità delle concezioni della moralità, della natura dello Stato e dei suoi rapporti dal punto di vista morale." (G. F. W. Hegel).

"Il potere politico nel vero senso è il potere organizzato di una classe per la sottomissione di un’altra." (K. Marx).

"Che cosa ci importa di un partito, vale a dire d’un branco d’asini che giurano nel nostro nome, perché ci credono loro pari?" (F. Engels).

"La maggior parte delle parole comunemente adoperate sono soprattutto notabili per la mancanza di contenuto. Che è probabilmente la ragione del loro successo; essendo legittimo il sospetto che le parole più divulgate siano state consaputamente o inavvertitamente scelte appunto perché esse sono adattabili a qualsiasi azione il politico deliberi poscia intraprendere, quando abbia acquistato il potere." (L. Einaudi).

"Chiunque s’impegni nella vita politica deve, innanzitutto, spogliarsi di ogni illusione e riconoscere che il fatto fondamentale è la lotta ineluttabile ed eterna deli uomini contro gli uomini su questa terra." (M. Weber).

"Per sé non può qualificarsi né morale né immorale." (B. Croce).

"[Il linguaggio politico] Nasce da una fusione tra la sintassi latina e la fraseologia giuridica da una parte, e qualche innesto tecnico e scientifico dall’altra. Il prodotto è quel monstrum parlato dai nostri dirigenti." (U. Eco).

"Gli nimali e gli uomini politici non sanno d’essere mortali." (Jonesco).

 

PROVVIDENZA

In quale rapporto stanno provvidenza e libertà?

Cosa vuol dire che Dio provvede secondo necessità e contingenza?

Quale differenza ravvisi tra provvidenza cristiana e provvidenza stoica?

 

Analizza i passi seguenti facendone emergere il significato filosofico

"[…] gli astri nella costanza delle loro rivoluzioni non possono seguire un movimento fortuito, perché le cose prodotte dal caso sono soggette a frequenti disordini e a brusche collisioni. Questa armoniosa rapidità è governata da una legge eterna, che sostiene tutto ciò, che abbraccia la mole della terra e del mare e di tanti astri che brillano ciascuno al suo posto. Un tale ordine non può appartenere alla materia vagamente agitata." (Seneca).

"Una forza divina è discesa nell’uomo. Quest’anima privilegiata, che sa dominarsi, che guarda le cose tutte come a lei inferiori e passa oltre, che ride di tutto ciò che temiamo e desideriamo, è guidata da una potenza celeste. Una cosa tanto meravigliosa non può conservarsi senza un aiuto della provvidenza." (Seneca).

"I filosofi dicono che la prima cosa che si deve apprendere è la seguente: c’è un Dio che provvede all’universo; impossibile nascondergli non solo le nostre azioni, ma anche le nostre intenzioni e i nostri pensieri." (Epitteto).

"Da ogni cosa che accade nel mondo è facile per l’uomo prendere occasione di lodare la provvidenza se ha in sé queste due qualità: la capacità di avere una visione complessiva di ciò che accade in ogni singolo caso e il senso di gratitudine." (Epitteto).

"Ecco il vero asceta, ecco colui che si esercita nel lottare contro queste immagini vane. Tieni duro, infelice, non lasciarti sconfiggere. Il combattimento è grande, l’opera è divina, è per un regno, la libertà, la felicità, la pace. Ricordati di Dio, invoca il suo aiuto ed il suo sostegno, come i navigatori nella tempesta invocano i Dioscuri." (Epitteto).

"Vivere con gli dèi. E vive appunto con gli dèi chi, ad ogni istante, mostra loro un’anima contenta della sorte assegnatagli, ed ossequiente alla volontà del demone, che Giove diede a ciascuno di noi, come reggitore e guida, e che è un’emanazione di lui. E questo demone è appunto la mente e la ragione di ciascuno di noi." (Marco Aurelio).

"Dio provvede immediatamente a tutto, perché nella sua mente ha l’idea di tutti gli esseri, anche dei più piccoli, e a tutte le cause che ha prestabilito per produrre deli effetti, ha dato la capacità di produrre quei dati effetti." (San Tommaso d’Aquino).

"La causalità di Dio, il quale è l’agente primo, si estende a tutti gli esseri non solo quanto ai principi della specie, ma anche ai princìpi individuali, sia delle cose incorruttibili sia di quelle corruttibili. Quindi è necessario che tutto ciò che in qualsiasi modo ha l’essere, sia da Dio ordinato al suo fine." (San Tommaso d’Aquino).

"Sebbene il male, in quanto esce dall’agente proprio sia cosa disordinata, e sotto questo aspetto si definisca come privazione di ordine, ossia disordine, nulla impedisce che da un superiore agente sia introdotto in un ordine; ed è così che cade sotto la provvidenza.""(San Tommaso d’Aquino).

"Dio è causa di qualsiasi azione, dando e conservando alle cose la virtù d’agire, movendole ad agire come strumenti della divina virtù. E poiché Dio è la sua stessa virtù, e si trova in ogni cosa, non come una parte dell’essenza, ma come colui che conserva l’esistenza, ne segue che egli opera senza intermediari in qualsiasi operante, e senza escludere l’operazione della volontà e della natura." (San Tommaso d’Aquino).

"Avvengono tutte le cose nel modo da Dio prefisso: cioè in modo necessario o contingente." (San Tommaso d’Aquino).

"Se Dio ha voluto che una cosa avvenga come effetto di necessità, necessariamente avverrà in tal modo; se Dio ha voluto che una cosa avvenga come effetto di contingenza o di libertà, necessariamente avverrà in tal modo." (San Tommaso d’Aquino).

 

PSICOANALISI

La psicoanalisi in cosa differisce da una scienza tradizionale?

La psicoanalisi è una terapia o ambisce a fornire una visione del mondo complessiva?

La psicoanalisi è una cura che conduce alla guarigione o all’accettazione della difficoltà?

La struttura della psicoanalisi richiama l’autoanalisi di Freud?

Hanno ragione coloro che vedono nella psicoanalisi un’interpretazione della psiche unicamente sorta dall’osservazione dell’uomo e non della donna?

C’è la psicoanalisi o ci sono le psicoanalisi?

La psicoanalisi è una nuova filsofia o Freud si è ispirato ad Hartmann, Hobbes, Spinoza ed ai positivisti? Quale di queste posizioni filosofiche ti sembrano più importanti nella costruzione del suo punto di vista?

 

Analizza il passo seguente facendone emergere il significato filosofico

"La psicoanalisi non è un sistema del tipo di quelli filosofici, che partono da alcuni concetti fondamentali rigorosamente definiti, tentano di affermare in base ad essi la totalità dell’universo, per poi una volta fatto ciò, non lasciare più posto a scoperte nuove e migliori conoscimenti. Essa aderisce al contrario ai dati di fatto del proprio campo di lavoro, tenta di risolvere i più vicini problemi dell’osservazione, procede a tentono lungo l’esperienza, è sempre incompiuta, sempre pronta a dare una nuova sistemazione alle proprie teorie o a modificarle." (S. Freud).

"Una professione di curatori laici di anime, i quali non hanno bisogno di essere medici e non dovrebbero essere sacerdoti." (S. Freud).

"Il termine indica una teoria della struttura e della funzione della personalità, l’applicazione di tale teoria ad altre branche del sapere ed infine una tecnica terapeutica specifica. L’insieme di tali cognizioni deriva dalle scoperte fondamentali di Freud in campo psicologico e su quelle si basa. " (Statuto della Società psicoanalitica internazionale).

"Psiche significa anima, mentre analisi vuol dire soltanto investimento oppure definizione, ma deriva, in questo caso, metaforicamente dalla chimica, vale a dire dalla scienza della composizione e scomposizione delle sostanze. Quindi la parola significa che quei fenomeni fisici condizionati psichicamente, i quali non possono essere esaminati ed influenzati nel loro complesso, vengono ridotti a complessi più semplici, scomposti in processi parziali, e con ciò resi comprensibili e soggetti alla guarigione o a una modifica." (P. Federn).

"Psicoanalisi? Ma se ne abbiamo bisogno, teniamoci alla confessione." (J. Joyce).

"Nel tedesco Psychoanalyse l’accento è spostato su psyche, l’anima. Coniando il termine psicoanalisi per definire il suo lavoro, Freud intendeva sottolineare che isolando e analizzando gli aspetti più segreti e meno noti della nostra anima, noi possiamo prenderne coscienza e capire il ruolo che svolgono nella nostra vita." (B. Bettelheim).

"Se l’oggetto della psicoanalisi è descrivere lo scambio tra avvenire e passato e dimostrare come ogni vita sogni su enigmi il cui senso finale non iscritto anticipatamente in nessun luogo, non si deve esigere da essa il rigore scientifico." (merleau-Ponty).

"In realtà ogni psicoanalista deve in un certo modo inventare di nuovo la psicoanalisi per se stesso." (D. Anzieu).

"Freud con le sue pseudospiegazioni fantastiche (e proprio perché sono ingegnose) ha reso un cattivo servizio. Ogni asino ha ora a disposizione queste immagini per spiegare con il loro aiuto manifestazioini patologiche." (L. Wittgenstein).

"Ci troviamo d’accordo con tutti coloro i quali hanno dichiarato che ciò che vi è di nuovo nella teoria di Freud non è vero, e ciò che vi è di vero non è nuovo." (H. Eysenck).

"Tutta la filosofia freudiana poggia sul pregiudizio di una negazione radicale della spiritualità e della libertà." (J. Maritain).

"Che altro è l’avventura psicoanalitica se non un percorrere sentieri inesplorati dai quali si intravede la verità senza poterla mai afferrare." (M. Mannoni).

"Ci sono due ed uno domanda:

Ma in sostanza che cos’è la psicoanalisi?

"Oh, semplice – risponde l’altro – è qualcosa mediante la quale alcuni ebrei insegnano agli anglosassoni a vivere come vivono gli italiani." (barzelletta ebraica citata da C. Musatti, il traduttore italiano dell’opera di Freud).

"Purtroppo quando si parte da Freud si può andare a finire o in un postribolo o in un manicomio." (P. Togliatti).

 "Trovo Freud orribilmente inevitabile: dovunque tu vada, lui c’è già stato." (H Bloom).

 "Questo sarà l’ultimo anno che vado in analisi. Dopo vado a Lourdes." (W. Allen).

 "Non è del tutto giusto dire che la psicoanalisi sia un dialogo tra due. Si potrebbe dire con maggiori giustificazioni che si tratta di un monologo tenuto alla presenza di un interprete." (J. L. Moreno).

 

PSICOLOGIA

Quale distinzione è necessario fare tra psicologia filosofica e psicologia scientifica?

E’ possibile una psicologia scientifica senza una metapsicologia o psicologia filosofica?

Quali differenze si possono rilevare tra l’indirizzo platonico e quello aristotelico in psicologia?

Quali le ragioni di quelle psicologie che vedono la centralità delle affezioni del corpo e le loro conseguenze sulla psiche (psicofisica)?

Viceversa, quali ragioni avanzano coloro che attribuiscono maggiore importanza all’influenza delle affezioni dell’anima sulla vita e le vicende del corpo (psicoanalisi)?

Quali psicologie attribuiscono maggiore importanza ai fattori ambientali sulla vita dell’anima (comportamentismo)?

E quali psicologie ragionano in termini esattamente opposti (Gestalt)?

 

Analizza il passo seguente facendone emergere il significato filosofico

"Platone e i suoi seguaci dissero che l’anima intellettiva non si unisce al corpo, come forma alla materia, ma solo come movente al mobile, dicenda che l’anima è nel corpo come il pilota nella nave; e così l’unione dell’anima col corpo non sarebbe che per contatto virtuale. Ma questo non pare giusto, perché con tale contatto non si forma una cosa essenzialmente unica. Ora dall’unione dell’anima e del corpo risulta l’uomo; quindi quest’uomo non sarebbe dotato di unità essenziale; e per conseguenza non possederebbe l’essere assolutamente, ma solo accidentalmente. Però a evitare questo, Platone ammise che l’uomo non sia un ente composto di anima e di corpo, ma che l’uomo sia l’anima stessa, che si serve del corpo. Ora questa teoria è insostenibile. Che l’anima poi si unisca al corpo come sua forma propria si prova così: quello per cui una cosa passa dallo stato di potenza a quello di atto, è sua forma e suo atto. Ora il corpo passa dalla potenzialità all’attualità per virtù dell’anima; infatti il vivere è l’essere del vivente, e il seme prima dell’animazione è vivo soltanto in potenza, mentre per l’anima diviene vivente in atto. Dunque l’anima è la forma del corpo animato." (San Tommaso d’Aquino).

"Nell’anima ci sono delle operazioni e delle passioni che richiedono il corpo o come strumento o come oggetto. Per es., il vedere richiede il corpo come oggetto, perché il colore che è l’oggetto della vista si trova nei corpi; inoltre richiede il corpo anche come strumento, perché la vista, pur procedendo dall’anima, non agisce che per mezzo di un organo, ossia la pupilla la quale funge da strumento." (San Tommaso d’Aquino).

"Abbiamo visto che l’anima umana è una forma sussistente e perciò non può venir meno che mediante la propria diretta distruzione. Questo però è impossibile non solo per essa, ma per ogni ente sussistente, che sia soltanto forma. Infatti è chiaro che quanto direttamente compete a un ente, è da esso inseparabile. Ora l’essere compete direttamente alla forma, la quale è atto. Ma è impossibile che la forma si separi da se medesima. E’ quindi impossibile che una forma sussistente cessi di esistere." (San Tommaso d’Aquino).

"[psicofisica] la scienza esatta delle relazioni funzionali o relazioni di dipendenza fra lo spirito e il corpo." (Fechner).

"La psicologia si distingue dalle scienze sulle quali poggia perché ciascuna delle sue proposizioni prende in considerazione sia il fenomeno interno connesso sia il fenomeno esterno connesso, al quale si riferisce." (Spencer).

"La diffidenza degli psichiatri ha messo la psiche, per così dire, sotto tutela ed esige ora che nessuno dei suoi moti riveli una capacità propria. Questo comportamento è soltanto indice, tuttavia, di scarsa fiducia nella validità della concatenazione causale che si estende tra il fisico e lo psichico. Persino là dove l’indagine permette di riconoscere lo psichico come causa primaria di un fenomeno, sarà possibile con un esame più approfondito trovare la strada che porta al fondamento organico dello psichico. Ma non per questo mi pare necessario negare lo psichico là dove esso appare, per le nostre attuali conoscenze, termine finale." (S. Freud).

"Si può dire, in genere, che in psicologia quasi non vi siano regole univoche. Un problema può avere una soluzione o un’altra a seconda che si prendano o no in considerazione fattori inconsci." (C. G. Jung).

 

REALISMO

In che cosa differisce dal nominalismo?

Che cosa gli viene rimproverato dal realismo attenuato?

 

Analizza i passi seguenti facendone emergere il significato filosofico

"[…] una tale opinione [quella soggettivistica] risulta chiaramente falsa almeno per due motivi. Primo, perché l’oggetto della nostra intellezione si identifica con l’oggetto delle scienze. Se dunque noi conoscessimo soltanto le specie intenzionali presenti nell’anima nostra, ne seguirebbe che tutte le scienze non avrebbero per oggetto le cose reali esistenti fuori dell’anima, ma soltanto le specie che si trovano in essa. Di fatti i platonici, i quali pensavano che le idee fossero intelligibili in atto, ritenevano che le scienze avessero per oggetto le idee. Secondo, perché ne seguirebbe l’errore di quei filosofi antichi, i quali affermavano che la verità è ciò che sembra a ognuno; e così sarebbero vere anche le affermazioni contraddittorie." (San Tommaso d’Aquino).

"L’idealista trascendentale è un realista empirico e riconosce alla materia, come fenomeno, una realtà che non ha bisogno d’essere dedotta ma è immediatamente percepita." (I. Kant).

"La dottrina della scienza è realistica. Essa mostra che è assolutamente impossibile spiegare la coscienza delle nature finite se non si ammette l’esistenza di una forza indipendente da esse, ad essa opposta, e dalla quale esse dipendano nella loro esistenza empirica." (Fichte).

"La più grande differenza tra il realista e l’idealista è che l’idealista pensa e che il realista conosce. Per il realista, pensare è soltanto ordinare delle conoscenze o riflettere sul loro contenuto; giammai avrebbe l’idea di fare del pensiero il punto di partenza della sua riflessione, perché nessun pensiero è per lui possibile se non vi siano dapprima delle conoscenze. Ora l’idealista, per il fatto che va dal pensiero alle cose, non può sapere se ciò da cui parte corrisponde o no a un oggetto; quando domanda al realista come raggiungere l’oggetto partendo dal pensiero, quest’ultimo dovrà rispondere che non si può, e che quella è la ragione essenziale per non essere idealista; perché il realismo parte dalla conoscenza, cioè a dire da un atto dell’intelletto che essenzialmente consiste nello scegliere un oggetto." (E. Gilson).

"Il problema del giudizio di esistenza si riduce a descrivere l’atto complesso per il quale l’uomo apprende l’esistenza che il suo intelletto concepisce, ma non percepisce, e che la sua sensibilità perecepisce, ma non concepisce." (E. Gilson).

 

REALTA’

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"Figli della Terra, onorate il vostro diritto di vivere. Restate uniti al suolo, i piedi contro il suolo, le mani piene dei frutti della Terra e non alzate mai il vostro sguardo né troppo alto né troppo lontano." (Scritto mesopotamico intorno al 1500-1000 a.C.).

"La realtà non è come questo, non è come quello." (Upanishad).

"La contemplazione delle cose così come sono, senza errori o confusione, senza sostituzioni o imposture, è di per sé una cosa più nobile che tutti i frutti dell’invenzione." (F. Bacone).

"Quello che discorrendo conosco, mai posso dire che sia vero, se non con la esperienza del senso: la ragione è conoscenza incerta, perciò vuole la prova." (T. Campanella).

"Niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che hai sotto il naso." (W. Goethe).

"Credono di vivere nella realtà perché vivono nella superficie delle cose, e questo loro senso della realtà non è altro che vera paura. La realtà di cui essi vanno parlando non è altro che la corteccia della vita." (M. de Unamuno).

"Il vero realismo respinge i formalismi mistici, ma, anche, non intende divinizzare i fatti." (J. Ortega y Gasset).

"La realtà non è il mondo. Non c’è alcuna speranza di raggiungere il reale attraverso la rappresentazione." (J. Lacan).

  

RELIGIONE

La religione è un ostacolo alla visione della realtà o ne svela l’aspetto più profondo?

La religione è un’invezione umana o una comunicazione con il divino?

Il legame religioso è segno di servitù e di debolezza o di liberazione e di forxa?

Esiste religione senza rivelazione? La religione naturale è anch’essa rivelata?

 

Analizza il passo seguente facendone emergere il significato filosofico

"La divinità, che secondo la tradizione, regge il principio, la fine e il corso di tutti gli esseri, procede secondo la sua natura nel suo andamento circolare; e ad essa tien dietro sempre la giustizia punitiva per coloro che hanno abbandonato la legge divina." (Platone).

"Un qualche uomo ingegnoso ed esperto inventò per gli uomini il timore degli dèi onde ci fosse uno spauracchio per i malvagi anche per quello che di nascosto facessero, dicessero o pensassero." (Sesto Empirico).

"Prima della legge mosaica, gli antichi offrivano oblazioni, sacrifici ed olocausti secondo la loro sponranea devozione, per confessare così, per mezzo delle cose ricevute da Dio e che essi offrivano in suo onore, che adoravano Dio, principio e fine di tutte le cose. Essi istituirono anche delle cose sacre, perché sembrava loro conveniente che per amore di Dio bisognasse distinguere i luoghi riservati al culto divino dagli altri luoghi.""(San Tommaso d’Aquino).

"Si dice propriamente ‘ligari’ chi viene talmente stretto a qualcuno da essere privato dellalibertà di dirigersi verso altri. Invece ‘religatio’ comporta un legame reiterato, e quindi significa che si viene legati a qualcuno a cui si era già in precedenza uniti e dal quale ci si era successivamente svincolati. Ora, ogni creatura esiste prima in Dio che in se stessa; poi, procedendo da Dio, incomincia in un certo senso a trovarsi lontana da lui, nel momento della creazione. Pertanto la creatura ragionevole si deve ricollegare con Dio, al quale era unita prima di esistere, affinché tutti i fiumi ritornino alla sorgente dalla quale sono sgorgati." (San Tommaso d’Aquino.).

"La religione comporta ordine a Dio. Egli infatti, è colui al quale principalmente dobbiamo legarci come a un principio indefettibile; e verso cui dobbiamo dirigere la nostra elezione, come a un ultimo fine. E’ colui che perdiamo con la negligenza del peccato, e che dobbiamo recuperare credendo e professando la nostra fede." (San Tommaso d’Aquino).

"Come la magnanimità è una virtù speciale, sebbene si serva deli atti di tutte le altre virtù secondo l’aspetto speciale del proprio oggetto, che consiste nel proporsi grandi cose nell’esercizio di tutte le virtù; così anche la religione è una virtù speciale, considerando negli atti di tutte le altre virtù l’aspetto specifico del proprio oggetto, cioè l’aspetto di cosa dovuta a Dio; e in tal modo è appunto parte della giustizia. Però alla religione vengono attribuiti in modo particolare quegli atti che non appartengono a nessun altra virtù, come le prostrazioni e simili, nei quali secondariamente consiste la religione. Da ciò risulta anche evidente che l’atto di fede appartiene materialmente alla religione, come gli atti della altre virtù, ma formalmente è distinto dalla religione, avendo per oggetto un’altra ragione formale. La religione si rapporta alla fede anche in altro modo, in quanto la fede è causa e principio della religione. Infatti nessuno si deciderebbe a rendere culto a Dio se non ritenesse per fede che Dio è creatore, reggitore e remuneratore degli atti umani." (San Tommaso d’Aquino).

"Dal momento che è sicuro che vi sono cause di tutte le cose che sono state o saranno, è impossibile per l’uomo che cerca continuamente di garantirsi contro i mali che teme e di procurarsi i beni che desidera, di non vivere nella perpetua preoccupazione del tempo a venire cosicché ogni uomo, e specialmente quello più previdente, vive in uno stato simile a quello di Prometeo." (T. Hobbes).

"E’ naturale che un paese ,spaventato dal tuono, afflitto dalla perdita delle sue messi, maltrattato dal paese vicino, sentendo tutti i giorni la sua debolezza, sentendo dappertutto un potere invisibile, abbia infine detto: ‘C’è qualche essere al di sopra di noi che ci fa del bene e del male." (D. Hume).

"La religione, considerata dal punto di vista soggettivo, è la conoscenza di tutti i nostri doveri come comandi divini. Quella in cui io prima devo sapere che qualcosa è un dovere prima che la possa riconoscere come un comando divino è la religione naturale." (I. Kant).

"Nel concetto della vera religione, cioè di quella il cui contenuto è lo Spirito assoluto, è riposto essenzialmente che essa sia rivelata, cioè rivelata da Dio." (G: F. W. Hegel).

"La filosofia ha i suoi oggetti in comune con la religione, perché oggetto di entrambe è la verità, e nel senso altissimo della parola, in quanto cioè Dio, e Dio solo, è la verità." (G. F. W. Hegel).

"L’universo è un’attività ininterrotta e ci si rivela in ogni momento. Ogni forma che esso produce, ogni essere al quale dà, per la pienezza della sua vita, un’esistenza particolare, ogni avvenimento che esso partorisce dal suo seno sempre ricco e fecondo, è un’azione che esso esercita su di noi; e così accettare ogni cosa particolare come una parte del Tutto, ogni cosa finita come un’espressione dell’infinito, in ciò consiste la religione." (Schleiermacher).

"La religione diventerà religione genuina solo quando riuscirà a fare a meno di Dio." (P. Natorp).

"Se le somiglianze esteriori tra i mistici cristiani possono dipendere da una comunanza di tradizioni e di insegnamenti, il loro accordo profondo è segno di un’identità di intuizione che si può spiegare più semplicemente con l’esistenza reale dell’essere con il quale si credono in comunicazione." (E. Bergson).

"L’esperienza dell’irrazionalità del mondo ha costituito la forza motrice dell’intero sviluppo di tutte le religioni." (M. Weber).

"Vi è uno stadio della vita religiosa, assai raro nella sua pura espressione, ed è quello della religiosità cosmica." (A. Einstein).

"C’è molto più ‘mondo’ nel sacro che nel profano." (M. Eliade).

"In quanto [il tempio] opera, dispone e raccoglie intorno a sé, l’unità di quelle vie e di quei rapporti in cui nascita e morte infelicità e fortezza, vittoria e sconfitta, sopravvivenza e rovina delineano la forma e il corso del’essere umano nel suo destino." (M. Heidegger).

 

REMINISCENZA

In che cosa la reminiscenza differisce dalla memoria?

 

Analizza il passo seguente facendone emergere il significato filosofico

"E poiché, dunque, l’anima è immortale ed è più volte rinata, e poiché ha veduto tutte le cose, e quelle di questo mondo e quelle dell’Ade, non vi è nulla che non abbia imparato; sicché non è cosa sorprendente che essa sia capace di ricordarsi e intorno alla virtù e intorno alle altre cose che anche in precedenza sapeva. E poiché la natura tutta è congenere, e poiché l’anima ha imparato tutto quanto, nulla vieta che chi si ricordi di una cosa – ciò che gli uomini denomina apprendimento – costui scopra anche tutte le altre, purché sia forte e non si scoraggi nel ricercare: infatti il ricercare e l’apprendere sono in generale un ricordare." (Platone).

"La reminiscenza ha una certa somiglianza con il sillogismo; come infatti nel sillogismo si giunge alla conclusione muovendo da determinati principi, così pure nella reminiscenza si compie un’operazione sillogistica: muovendo da qualche principio si giunge alla conclusione di aver visto, udito o in qualche modo percepito la tal cosa in passato; quindi la reminiscenza è una specie di indagine, perché non a caso da un fatto si ricava la reminiscenza di un altro, ma ci si arriva intenzionalmente perché si vuole acquistarne la memoria." (San Tommaso d’Aquino).

"La cogitativa e la reminiscenza hanno nell’uomo tanta eccellenza, non per quello che è proprio della parte sensitiva, ma a motivo dell’affinità e vicinanza con la ragione universale, per una certa ricordanza." (San Tommaso d’Aquino).

 

RIFLESSIONE

Quando riflettiamo attingiamo direttamente l’essenza della nostra anima?

La riflessione riguarda i contenuti del pensiero o il pensare stesso?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"L’intelletto può pensare se stesso." (Aristotele).

"La mente sempre pensa se stessa, sempre conosce e sempre si ama." (Sant’Agostino).

"L’anima conosce e ama sempre se stessa non in modo attuale, ma abituale. Si potrebbe anche dire che essa, nel percepire il proprio atto, conosce se medesima tutte le volte che conosce qualche cosa. Ma poiché il suo intelletto non è sempre in atto, e lo vediamo bene nei dormienti, bisognerà interpretare Sant’Agostino in questo senso: sebbene le operazioni non siano sempre attuali in se stesse, pure rimangono sempre presenti nei loro princìpi, e cioè nelle potenze e negli abiti." (San Tommaso d’Aquino).

"Tra le due maniere di conoscere [quella del fatto del proprio esistere e quella della essenza dell’anima umana] c’è una differenza. Per la prima basta la sola presenza della mente, da cui proviene l’atto mediante il quale conosce se stessa. Perciò si dice che conosce se stessa in forza della sua presenza. Per avere, invece, l’altra cognizione della mente non basta la sola presenza, ma si esige un’indagine diligente e sottile. Molti, infatti, ignorano la natura dell’anima, e non pochi hanno erato in proposito." (San Tommaso d’Aquino).

"[La riflessione intesa come] la percezione delle operazioni che l’anima nostra compie dentro di sé sulle idee che ha ricevuto mediante i sensi: operazioni che, diventando l’oggetto delle riflessioni dell’anima, producono nell’intelligenza un’altra specie di idee che gli oggetti esterni non le avrebbero potuto offrire e tali sono le idee di ciò che si chiama percepire, pensare, dubitare, credere, ragionare, conoscere, volere, etc." (J. Locke).

"La riflessione è la potenza di ripiegarsi sulle idee, di esaminarle, di modificarle o di combinarle in diversi modi: essa è un gran principio del ragionamento, del giudizio, etc." (Vauvenargue).

"La riflessione non mira agli oggetti stessi per acquistarne direttamente i concetti, ma è quello stato dello spirito in cui cominciamo a disporci a scoprire le condizioni soggettive che ci rendono possibile arrivare ai concetti. Essa è la coscienza della relazione tra le rappresentazioni date e le varie fonti di conoscenza." (I. Kant).

"L’io ha in sé la legge di riflettere sopra se stesso come riempiente l’infinito. Ma esso non può riflettere sopra se stesso, e in generale su nulla, se ciò su cui riflette non è limitato. Il compimento di questa legge è dunque condizionato e dipende dall’oggetto." (Fichte).

"Poiché nella riflessione si ottiene la vera natura e questo pensiero è mia attività, così quella vera natura è parimenti il prodotto del mio spirito, cioè del mio spirito come soggetto pensante, di me nella mia semplice universalità, come Io che è senz’altro da sé, ossia della mia libertà." (G. F. W. Hegel).