Il Giardino dei Pensieri - Studi di Storia della Filosofia
Marzo 2000

V. Mathieu – A. Rizza
Dizionarietto filosofico adatto alle esercitazioni da assegnare agli studenti (parafrasi, ricerche, analisi testuali)
F - L
[A-E, M-R, S-Z]

FEDE

La fede è per uomini "deboli"?

In quale rapporto stanno fede ed intelletto?

La fede elimina il dubbio?

Quale distinzione tra credulità, superstizione e fede?

Si può concludere esclusivamente: "Per me è vero, quindi corrisponde al vero"? In quale rapporto stanno certezza e verità?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"Quelli sono forti per cocchi e destrieri, noi per il nome di Jahvè nostro Dio. Essi precipitano e cadono, noi ci alziamo e rimaniamo." (I Salmi).

"E’ base di cose sperate e argomento di cose invisibili." (San Paolo)

"Il Salvatore disse: chi è vicino a me, è vicino al fuoco: chi è lontano da me, è lontano dal Regno." (Origene).

"Credere è pensare con libera adesione." (Sant’Agostino).

Insegnami a cercarti e mostrati a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti." (Sant’Anselmo).

"Chi vive della fede non cerca di scrutarla con argomentazioni o di concepirla con la ragione: preferisce credere ai misteri celesti, piutto sto che affaticarsi vanamente, trascurando la fede, per comprendere ciò che non può essere compreso." (Lanfranco di Pavia).

"Se consideriamo la ragione formale dell’oggetto, essa non altro oggetto che la prima verità, poiché la fede di cui parliamo non accetta verità alcuna se non in quanto è rivelata da Dio: perciò si appoggia alla verità divina come a suo principio. Se invece consideriamo materialmente le cose accettate dalla fede, oggetto di questa verità non è soltanto Dio, ma molte altre cose. Queste però non vengono accettate dalla fede, se non in ordine a Dio; cioè solo in quanto l’uomo viene aiutato nel cammino verso la fruizione di Dio dalle opere di Lui. Perciò anche da questo lato in qualche modo oggetto della fede è sempre la prima verità, poiché niente rientra nella fede, se non in ordine a Dio: cioè come la salute è oggetto della medicina, poiché niente è considerato dalla medicina, se non in ordine alla salute." (San Tommaso d’Aquino).

"Credere è direttamente atto dell’intelletto, in quanto ha per oggetto il vero che propriamente appartiene all’intelligenza. Perciò è necessario che la fede, essendo principio di quest’atto, risieda nell’intelletto." (San Tommaso d’Aquino).

"L’intelletto di chi crede, viene determinato all’assenso non dalla ragione ma dalla volontà. Ecco quindi che l’assenso si prende qui come atto dell’intelletto determinato dalla volontà." (San Tommaso d’Aquino).

"A volte l’intelletto non può essere determinato all’assenso né immediatamente per la stessa definizione dei termini, come avviene nei princìpi, né in forza dei princìpi, come accade nelle conclusioni dimostrative; ma viene determinato dalla volontà la quale decide di muovere all’assenso, per qualcosa che è sufficiente a muovere la stessa volontà, ma non l’intelletto. E questa è la disposizione del credente." (San Tommaso d’Aquino).

"Essere la fede come l’olio che sta sempre a galla sull’acqua, con cui fa sistema: il quale così per la necessaria presenza dell’olio si conchiude." (R. Lullo).

"L’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo e non come vadia il cielo." (G. Galilei).

"Un uomo, un uomo adulto senza una fede è uno storpio spirituale e morale, egli può fare ciò che è proprio dell’uomo, può vivere solo grazie agli adattamenti artificiali: i divertimenti, l’arte, la libidine, l’ambizione, la cupidigia, la curiosità, la scienza." (L. Tolstoj).

"Anche in fisica non si è beati senza la fede, per lo meno senza la fede in una realtà fuori di noi." (M. Plank).

"Da quando gli uomini non credono più in Dio non è che non credano in nulla: credono a tutto." (G. K. Chesterton).

"Dobbiamo stare in guardia, contro una certa confusione generata dal linguaggio comune: il verbo credere è impiegato quotidianamente nei modi più indeterminati e vaghi. Può voler dire semplicemente: io presumo o: mi sembra. In questo registro, credere appare come semplicemente più flebile, più incerto che essere convinto. Ma se noi vogliamo pervenire a questo proposito a pensieri più distinti, allora dobbiamo concentrare la nostra attenzione non sul fatto di credere, ma su quello di credere in. Qui è l’idea di credito che ci può guidare. Aprire un credito a … in ciò mi sembra consistere l’operazione veramente costitutiva della credenza in quanto tale. Certo noi non ci dobbiamo qui fissare sull’aspetto materiale che quest’operazione presenta nel mondo degli affari o del denaro; una banca che concede un credito ad un cliente, mette a sua disposizione una certa somma con la speranza che questa somma gli sarà restituita in un certo tempo e con un certo beneficio di interesse. E quindi è convenuto tra la banca e il cliente un patto secondo il quale, se questa restituzione non avrà luogo secondo le condizioni previste, sarà diritto della banca assumere le misure necessarie contro il debitore. […] Se io credo in, ciò vuol dire che metto me stesso a disposizione." (G. Marcel).

"Fede è ciò che riempie e muove l’uomo nel fondo, proprio laddove egli, superando se stesso, si congiunge con gli abissi dell’essere." (K. Jaspers).

 

FELICITA’

La felicità è una condizione soggettiva?

La felicità è il fine principale della vita umana?

La felicità sta in una certa qualità della vita o in una certa quantità di beni?

La felicità sta nel possesso o nel dono?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"[E’ felice] colui che ha un corpo sano, buona fortuna e un’anima bene educata." (Talete).

"Mi sembra, Antifonte [dice Socrate] che la felicità consista secondo te, nella mollezza e nel dispendio: io, invece, pensavo che non aver bisogno di niente è divino, di, pochissimo è vicinissimo al divino: ora il divino è la perfezione stessa e quel che è più vicino al divino è più vicino ala perfezione." (Senofonte).

"- E non hai mai pensato a quest'altro, o Eutidemo?
- A che cosa?
- Che la mancanza di dominio di sé non riesce neppure a guidare gli uomini verso quei piaceri, ai quali essa sola sembra guidare, mentre il dominio di sé comporta il più alto godimento di tutto.
- In che modo?
- La mancanza di dominio di sé, siccome non lascia sostenere né la fame né la sete né la brama dei desideri d'amore né la veglia - unici motivi per i quali con gioia si mangia, si beve, si fa l'amore, con gioia si riposa e si dorme, dopo aver aspettato e sopportato, finché l'appagamento ne fosse quanto più possibile gradito -, la mancanza di dominio, dico, impedisce di prendere un qualche piacere degno di considerazione nel soddisfare gli appetiti più naturali e più costanti: il dominio di sé solo, al contrario, facendoci sopportare tutti i bisogni di cui s'è detto sopra, solo ci fa trovare nella soddisfazione di questi bisogni un piacere degno d'essere ricordato.
- Verissimo sotto ogni aspetto quel che dici.
Riguardo, poi, all'apprendere ciò che è bello e buono, e al curare tutto ciò per cui si può provvedere diligentemente al proprio corpo, reggere diligentemente la propria casa, essere d'aiuto agli amici e alla città, dominare i nemici, - conoscenze dalle quali si ritraggono non solo vantaggi, ma anche piaceri grandissimi - mentre coloro che dominano se stessi godono nel compiere tutto questo, coloro che sono privi di dominio di sé, invece, non ne hanno nessuna parte. In realtà a chi diremo che meno convengono tali godimenti se non a colui, al quale sono del tutto proibiti, occupato, com'è, a cercare il piacere del momento?
Eutidemo: - In conclusione mi sembra che, secondo te, o Socrate, chi si lascia vincere dai piaceri del corpo non ha niente a che fare con nessuna virtù.
Certo Eutidemo, disse Socrate." (Platone).

"I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria." (Platone).

"I beni esteriori, come ogni strumento, hanno un limite entro il quale adempiono la loro funzione di essere utili, come mezzi, ma oltre il quale diventano dannosi o inutili per chi li possiede. I beni spirituali, invece, tanto più sono abbondanti tanto più sono utili." (Aristotele).

"Ciascuno merita tanta felicità, per quanto virtù, senno e capacità di agire in conformità egli possiede e si può chiamare a testimonio la divinità che è felice e beata non per beni esteriori ma di per se stessa, per quello che è per natura." (Aristotele).

"Condizione beata è la gioia che proviene dalla verità." (Sant’Agostino).

"Un bene perfetto di natura spirituale." (San Tommaso d’Aquino).

"La umana civilitade, che a uno fine è ordinata, cioè a vita felice." (Dante).

"Richiamar tutti i cittadini, quanto più tempo è possibile dalla servitù del corpo alla libertà dello spirito e della cultura. In ciò infatti consiste la felicità della vita." (Tommaso Moro).

"E’ il massimo piacere di cui siamo capaci e l’infelicità è la massima pena; e l’infimo grado di ciò che può essere chiamato felicità è di essere tanto liberi da ogni pena e di avere tanto piacere presente da non poter essere contenti con meno.""(J. Locke).

"Io credo che la felicità sia un piacere durevole, ciò che non potrebbe accadere senza un progresso continuo verso nuovi piaceri." (Leibniz).

"La felicità è la condizione di un essere razionale nel mondo al quale, nell’intero corso della sua vita, tutto avvenga secondo il suo desiderio e la sua volontà." (I. Kant).

"L’uomo è infelice perché non riesce a rendersi conto che è felice: quando se ne accorgerà, proprio in quel medesimo istante sarà felice." (F. Dostoevskij).

 

GIUDIZIO

Il giudizio è della volontà o dell’intelletto?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"La dialettica stoica fu inventata quasi come arbitra e giudice del vero e del falso." (Cicerone).

"Come afferma il Filosofo, l’operazione dell’intelletto è triplice: una è chiamata apprensione degli intelligibili. Mediante quest’operazione esso apprende l’essenza stessa delle cose. L’altra operazione appartiene all’intelletto in quanto unisce e divide [giudizio] C’è inoltre una terza operazione, quella del ragionare. Mediante quest’operazione la ragione procede dalle cose note alle ignote. La prima delle tre operazioni è ordinata alla seconda, per il fatto che non ci può essere unificazione e separazione se non di idee semplici. La seconda è ordinata alla terza, poiché l'i’telletto deve procedere da qualcosa veramente conosciuto, cui ha dato il suo assenso, per poter acquistare certezza di una cosa ignota." (San Tommaso d’Aquino).

"Nella prima operazione la mente si forma semplicemente l’idea dell’essenza di qualche cosa, per es. l’essenza dell’uomo o dell’animale. Nella seconda operazione [giudizio] l’intelletto compone e divide, affermando e negando; ed in questa operazione si ha il vero e il falso." (San Tommaso d’Aquino).

"la prima operazione riguarda l’essenza di una cosa. La seconda riguarda il suo essere [giudizio]. E poiché il concetto di verità si fonda nell’essere e non nell’essenza, ne consegue che la verità o falsità propriamente parlando si trovano nella seconda operazione." (San Tommaso d’Aquino).

"l’intelletto non soltanto apprende l’oggetto, ma anche assente ad esso o dissente da esso ed è un atto che c’è solo rispetto a nozioni complesse giacché non assentiamo con l’intelletto se non a ciò che crediamo vero né dissentiamo se non da ciò che crediamo falso." (G. d’Ockham).

"Il giudizio consiste nell’unire o disunire le idee a seconda che convengono o meno tra loro." (Arnauld).

"Chiamano giudicare l’azione che si fa tutte le volte che ci si pronunzia con qualche conoscenza di causa." (Leibniz).

"Capacità intellettuale di distinguere se è o non è il caso di una regola." (I. Kant).

"Il giudizio non è altro che il modo di ricondurre conoscenze date all’unità oggettiva dell’appercezione." (I. Kant).

"Un abito cerebrale della specie più alta che determinerà ciò che noi facciamo sia nella fantasia che nell’azione è detto credenza. Rappresentare a noi stessi che abbiamo un abito specifico di questa specie è detto giudizio." (Peirce).

 

GIUSTIZIA

E’ giuso esclusivamente ciò che mi piace? O ciò che piace al più forte?

E’ giusto soltanto ciò che è legale? Che differenza intercorre tra ciò che è legale e la giustizia?

La società nasce per natura o in seguito ad un patto?

Può una societas latronum sorreggersi senza una legge? Ma la società giusta è quella che si propone un fine giusto?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

" [Socrate] Credi tu, o Trasimaco, che una città, un esercito, una banda di briganti o di ladri o un’altra qualsiasi accozzaglia di gente che si metta in comune a fare qualcosa d’ingiusto, potrebbe venire a capo di nulla se i suoi componenti commettessero ingiustizia gli uni a danno deli altri?
No certo!
E se non commettessero ingiustizia non sarebbe meglio?
Sicuramente.
La ragione di ciò, o Trasimaco, è che l’ingiustizia fa nascere fra gli uomini odi e lotte, mentre la giustizia produce accordo e amicizia." (Platone).

"Le leggi si pronunciano su ogni cosa mirando o all’utilità comune a tutti o a quella di chi primeggia per virtù o in altro modo: sicché con una sola espressione definiamo giuste le cose che procurano o mantengono la felicità o parte di essa alla comunità politica." (Aristotele).

"Se i Romani volessero essere giusti dovrebbero restituire agli altri i loro possessi e tornarsene a casa in miseria: in tal modo, però, essi sarebbero stolti: donde si vede che saggezza e giustizia non vanno d’accordo." (Carneade).

"I ladri dei beni dei privaticonducono la loro vita tra la sferza e le catene: quelli dei pubblici beni tra la porpora e le ricchezze." (Catone).

"I mulini degli dèi macinano tardi, ma macinano fine." (Sesto Empirico).

"Giustizia è la volontà costante e perenne di dare a ciascuno ciò che gli spetta di diritto." (Ulpiano).

"Giustizia senza misericordia è spietatezza: misericordia senza giustizia è fatuità." (San Giovanni Crisostomo).

"Come il moderare le passioni è farle corrispondere alla regola della ragione, così il moderare le azioni esterne per rispetto agli altri è l’adeguarle in confronto degli altri, rendendo a ciascuno ciò che si deve e nella misura che si deve. Là dove questa adeguazione si trova nel modo più perfetto, si ha la virtù speciale della giustizia: e tutte lke virtù che contengono questa adeguazione sono parti soggettive della giustizia. Dove invece questa adeguazione è contenuta soltanto in modo relativo, si ha della giustizia una parte potenziale." (San Tommaso d’Aquino).

"Per ingiusto s’intende ciò che ha una ripugnanza necessaria con la natura razionale e sociale." (U. Grozio).

"Per l’eguaglianza delle forze e di tutte le altre facoltà umane, gli uomini viventi nello stato naturale, cioè nello stato di guerra, non possono attendersi il perdurare della propria conservazione. Perciò, che si debba tendere alla pace sinchè brilla qualche speranza di poterla ottenere; e che, quando non la si possa ottenere si debba cercare soccorsi per la guerra, è il primo dettame della retta ragione, cioè la prima legge di natura." (T. Hobbes).

"L’utilità e il fine della giustizia, è di procurare la felicità e la sicurezza conservando l’ordine nella società." (D. Hume).

"Se quella formula [di Ulpiano] si traducesse con ‘dare a ciascuno il suo’ direbbe un’assurdità giacché non si può dare a ciascuno ciò che ha già. Per avere un senso dev’essere espressa così: entra in una società tale che a ognuno possa essere assicurato il suo contro ogni altro." (I. Kant).

"Il diritto è qualcosa di sacro in genere, perché è la esistenza del concetto assoluto." (G. F. W. Hegel).

"Specchio sociale della libertà." (E. Juvalta).

"Giustizia significa il mantenimento di un ordinamento positivo mediante la sua coscienziosa applicazione. Essa è giustizia secondo il diritto. La proposizione che il comportamento di un individuo è giusto o ingiusto nel senso di essere giuridico o antigiuridico significa che il suo comportamento corrisponde o meno alla norma giuridica che è presupposta valida dal soggetto giudicante, perché tale norma appartiene ad un ordinamento giuridico positivo." (Kelsen).

 

IDEA

Le idee sono essenze "separate" dagli oggetti intesi come loro copie?

Le idee sono nostre rappresentazioni della realtà?

Le idee sono forme sostanziali delle cose?

Sono semplici nostri concetti?

Le idee sono innate?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Io credo che tu creda esserci una specie unica ogni volta che molte cose ti appaiono, per esempio, grandi e tu puoi abbracciarle con un solo sguardo: un’unica e stessa idea ti pare allora che sia in tutte quelle cose e perciò ritiene che il grande sia uno." (Platone).

"Queste specie stanno come esemplari nella natura e le altre cose somigliano ad esse e ne sono immagini; e la partecipazione di queste altre cose alla specie non consiste in altro che nell’essere immagini della specie." (Platone).

"La scienza di una cosa consiste nel conoscere l’essenza necessaria della cosa stessa. Questo è vero del bene come di tutte le altre cose: sicché se il bene non avesse l’essenza necessaria del bene, non avrebbe l’essere e non sarebbe uno. Lo stesso vale per tutte le altre cose: le quali o sono ciò che sono in base alla loro essenza necessaria o non sono nulla; sicché se la loro essenza non è, niet’altro di esse è." (Aristotele).

"Le idee, secondo il pensiero di Platone, sono considerate quali princìpi di conoscenza e di produzione delle cose, perciò anche le idee come noi le poniamo nelle mente di Dio rivestono questo duplice carattere. In quanto è principio di produzione delle cose, l’idea si chiama esemplare e appartiene alla scienza pratica: in quanto poi è principio di conoscenza, si dice propriamente ragione e può anche riferirsi alla scienza speculativa. Quindi l’idea presa in senso di esemplare, riguarda tutte le cose che Dio effettua in qualsiasi tempo; presa invece come principio di conoscenza, abbraccia tutte le cose che Dio conosce nella propria essenza, perché viste da lui come in uno specchio." (San Tommaso d’Aquino).

"E’ necessario ammettere che nella mente divina vi sono le idee. Idea, infatti, in greco equivale al latino forma: quindi per idee s’intendono le forme delle cose esistenti fuori delle cose stesse. Ora la forma di una data cosa, esistente fuori di essa, può servire a due scopi: o ne è la causa esemplare, o ne è il principio conoscitivo; ed in questa maniera si dice che le forme degli oggetti conosciuti sono nel soggetto conoscente. Nell’uno o nell’altro modo è necessario porre in Dio le idee." (San Tommaso d’Aquino).

"[idea è] la forma di un pensiero, per l’immediata percezione della quale sono consapevole di questo pensiero." (Desacartes).

"[idea è] la memoria e l’immaginazione delle grandezze, dei movimenti, dei suoni, etc., ed anche del loro ordine e delle loro parti; le quali cose sebbene siano soltanto idee, o immagini, cioè qualità interne dell’anima, appaiono tuttavia come esterne e non dipendenti dall’anima stessa." (T. Hobbes).

"[idea è] il concetto della mente che la mente si forma quando pensa." (B. Spinoza).

"Ciò che l’uomo trova nel suo spirito quando pensa." (J. Locke).

"La rappresentazione di una cosa si chiama idea in quanto si riferisce alla cosa, cioè in quanto la si considera oggettivamente." (C. Wolff).

"Le idee sono concetti razionali dei quali non ci può essere nell’esperienza alcun oggetto adeguato. Esse non sono intuizioni (come quelle dello spazio e del tempo) né sentimenti (che appartengono anch’essi alla sensibilità), ma concetti di perfezioni cui ci si può sempre avvicinare ma che non si può mai raggiungere completamente." (I. Kant).

"[Idea] il vero in sé e per sé, l’unità assoluta del concetto e dell’oggettività." (G. F. W. Hegel).

"L’assoluto è l’universale ed unica idea che, col giudicare, si specifica nel sistema delle idee determinate, che però tornano all’unica idea, loro verità. In forza di questo giudizio, l’idea è dapprima soltanto l’unica ed universale sostanza; ma, nella forma vera e sviluppata essa è come soggetto, perciò come spirito." (G. F. W. Hegel).

 

IDEOLOGIA

In che senso ideologia e religione non coincidono?

Ideologia vuol sempre dire fanatismo?

Il sapere può essere un efficace argine contro gli eccessi delle ideologie?

L’alternativa all’ideologia è il vuoto?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Confuciani e buddhisti sono sempre in lite perché i confuciani non leggono i libri buddhisti e i buddhisti non leggono i libri confuciani. Gli uni e gli altri parlano di cose che non sanno." (Chen-Chi-Ju).

"Le ideologie divenute idolatrie, i sistemi automatici di pensiero, innalzano una specie di schermo tra lo spirito e la realtà, falsano il giudizio, accecano. Esse costituiscono anche barricate tra uomo e uomo, disumanizzano, rendono impossibile l’amicizia nonostante tutto tra gli uomini; impediscono ciò che si chiama coesistenza poiché un riniceronte non può mettersi d’accordo con chi non lo è, né un settario con chi non è della sua setta." (E. Jonesco).

"Quando non se ne può più dei valori tradizionali, ci si orienta necessariamente verso l’ideologia che li nega. Ed essa seduce molto più per la sua forza di negazione che non per le sue formule positive. Non c’è forma sociale nuova che sia in grado di salvaguardare i vantaggi della vecchia: una gamma pressappoco eguale di inconvenienti si riscontra in tutti i tipi di società." (É. Cioran).

"L’ideologia è sistematicamente pensiero che si autoillude, e questo in due sensi. Anzitutto perché, e questo è l’aspetto più facile da capire, l’ideologia rappresenta un rifiuto di riconoscere fatti spiacevoli che potrebbero rendere necessaria una valutazione meno lusinghiera di una data politica o di una certa istituzione, o che potrebbero indebolire le pretese di un gruppo alla egemonia […] In secondo luogo l’ideologia serve a negare l’esistenza di elementi di inquietudine o addirittura rivoluzionari nella società, sulla base della profezia autoadempientesi, per cui quanto più stabile si crede che sia una situazione, tanto più stabile questa in effetti diventa." (E. Marcuse).

"Il compito della critica delle ideologie totalitarie non può ridursi a confutare tesi che non pretendono affatto, o solo quali larve e spettri del pensiero, ad autonomia e interna coerenza: ma si dovrà analizzare, piuttosto, a quali configurazioni psicologiche esse vogliono richiamarsi per servirsene, quali effetti esse vogliono produrre negli uomini – e queste son cose incommensurabilmente diverse da ciò che sta nelle declamazioni ufficiali." (M. Horkheimer e T. W. Adorno).

"Le ideologie sono libertà mentre si fanno, oppressione quando son fatte." (J. P. Sartre).

"La scienza, in quanto conoscenza, ha la tendenza immanente di scoprire il proprio oggetto. L’ideologia, invece, nasconde la realtà intorpidandola al fine di conservarla o di difenderla, o alterandola al fine di attaccarla, distruggerla e sostituirla con un’altra." (H. Kelsen).

"Viviamo di nuovo in un’epoca di guerre di religioni, solo che adesso una religione si chiama ideologia." (B. Russell).

"[Ideologia] tutte le idee e le organizzazioni d’idee accettate dagli individui o gruppi come vere o valide senza tener conto della loro origine e della loro qualità." (R. Aron).

"Sfortuna vuole che che sia dalla punta del loro naso [degli impegnati] che comincia il loro mondo, e che possano apprendere il loro desiderio solo grazie a questo tramite che permette loro di vedere il loro stesso naso, cioè in uno specchio. Ma appena individuato questo naso se ne innamorano, e questa è la prima significazione con cui il narcisismo avviluppa le forme del desiderio." (J. Lacan).

"L’ideologia serve sempre a dissimulare l’esperienza. Ma l’esperienza finisce per parlare più forte." (J.-F. Revel).

 

ILLUSIONE

Errore ed illusione, quali le differenze?

Illusione e desiderio, quale il loro rapporto?

Il mito è un illusione?

Se un uomo aderisse a delle idee false con tutta la forza della sua fede, potremmo dire che è in errore?

Che cosa si guadagna nel perdere un’illusione?

Tutto ciò che non è "scientifico" è illusione?

Se la verità addolora si deve preferire l’illusione?

Nelle apparenze c’è verità?

Tutte le illusioni sono dannose?

"La scienza non è un’illusione. Ma sarebbe un illusione credere che noi si possa trovarvi ciò che non può donarci."

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"[Il Nirvana] non è assolutamente un annichilamento del sé perché in realtà non c’è un sé da annichilare. Se c’è un annichilamento, è quello dell’illusione che è data dalla falsa idea di un sé." Walpola Rahula).

"Dunque se, come s’è detto, per ciò che è c’è vera conoscenza, e necessariamente per ciò che non è c’è ignoranza, per questo che è di mezzo [fra essere e non essere] bisognerà cercare qualcosa di mezzo tre l’ignoranza e la scienza, se pur c’è quancosa di tal fatta? […] Ad altro dunque è ordinata l’opinione e ad altro la scienza, ciascuna secondo la sua facoltà?" (Platone).

"E la rappresentazioni quali p. e. risultano percepite in una pittura o viste nei sogni o colte da una qualsiasi intuizione o apprensione della mente o di altri criteri discriminanti non sarebbero mai simili alle cose che noi designiamo come realmente esistenti e vere, se non vi fossero siffatti concreti termini di paragone. E d’altra parte non vi sarebbe l’errore, se noi non avessimo assunto un certo altro movimento interiore connesso con la percezione intuitiva e rappresentativa, ma che tuttavia se ne distingue, conformemente al quale, se non è confermato o è contraddetto, risulta l'’rrore; se è confermato e non contraddetto, risulta il vero.""(Epicuro).

"Tutti i difetti dell’anima sono prodotti o dalla fantasia o dalle passioni dell’appetito irascibile o concupiscibile." (San Tommaso d’Aquino).

"La mia opinione è che ogni uomo senta, in qualche maniera, la verità della religione nel proprio cuore; e che per l’intimo sentimento della propria debolezza e della propria miseria, più che non per un ragionamento, ciascuno sia condotto a ricorrere alla perfezione di un tale essere, dal quale dipende, come tutta la natura. Le più brillanti scene della vita sono oscurate dalle nubi di tanta inquietudine e noia, che l’avvenire è sempre l’oggetto delle nostre preoccupazioni e delle nostre speranze. Noi guardiamo innanzi e cerchiamo, a forza di preghiere, d’omaggi e di sacrifici, di soddisfare queste potenze sconosciute che noi, per esperienza, sappiamo essere così potenti nell’affliggerci […] Siamo povere creature! Quali risorse avremmo nel mezzo degli innumerevoli mali della vita, se la religione non ci fornisse qualche strumento espiatorio e non calmasse questi terrori che ci tormentano continuamente?" (Hume)

"[l’illusione] quel gioco che rimane anche quando si sa che il presunto oggetto non è reale" (I Kant).

"Nella nostra ragione […] ci sono regole fondamentali e massime del suo uso che hanno tutto l’aspetto dei princìpi oggettivi: perciò accade che la necessità soggettiva di una certa connessione dei nostri concetti in virtù dell’intelletto, venga considerata come necessità oggettiva della determinazione delle cose in se stessa. Illusione che non si può evitare, come non si può evitare che il mare nel mezzo ci apparisca più alto che sulla spiaggia perché noi lo vediamo là mediante raggi che sono più alti di questi; o come anche lo stesso astronomo non può impedire che la luna al levarsi gli apparisca più grande, se anche non si lascia ingannare da questa apparenza." (I. Kant).

"Il visionario nega la verità di fronte a se stesso, il bugiardo solo di fronte agli altri." (Nietzsche).

"la bugia più comune è quella con cui si mente a se stessi; mentire agli altri è relativamente l’eccezione. Ora, questo non voler vedere quel che si vede, questo non-voler-vedere così come si vede, è quasi la prima condizione per tutti coloro che sono di parte, in qualsiasi forma: l’uomo di parte diventa necessariamente bugiardo." (Nietzsche).

"L’illusione non è la stessa cosa di un errore, e non è necessariamente un errore. L’opimione di Aristotele secondo la quale i parassiti si svilupperebbero dal sudiciume – opinione che è ancora quella degli ignoranti – era un errore; allo stesso modo era erronea l’opinione sostenuta da una generazione di medici secondo cui la tabe dorsalis sarebbe la conseguenza degli eccessi sessuali. Sarebbe improprio chiamare illusioni questi errori. Fu invece un’illusione quella di Colombo che credeva di avere scoperto una nuova rotta per le Indie. Il contributo del suo desiderio a questo errore è infatti assai evidente. Ancora, può venir designata come illusione l’affermazione di certi nazionalisti in base alla quale gli Indogermani sarebbero l’unica razza capace di civiltà, o la credenza, che solo la psicoanalisi ha distrutto, secondo cui il bambino è un essere privo da sessualità. Caratteristico dell’illusione è il suo derivare dai desideri umani; sotto questo profilo essa si avvicina alle idee deliranti note alla psichiatria; differisce tuttavia da queste, a prescindere dalla più complicata struttura dell’idea delirante. In quest’ultima l’elemento essenziale che mettiamo in rilievo è la contraddizione rispetto alla realtà; l’illusione, invece, non necessariamente è falsa, cioè irrealizzabile o in contraddizione con la realtà. Una ragazza borghese può ad esempio concepire l’illusione che un principe la chiederà in sposa. E’ un evento possibile, che in alcuni casi si è verificato. Che il Messia verrà e fonderà l’età dell’oro è assai meno verosimile; a seconda dell’atteggiamento personale di chi giudica, questa credenza verrà classificata come illusione o come qualcosa di analogo a un delirio. Non è facile trovare esempi di illusioni che si sono realizzate; tuttavia quella degli alchimisti di poter trasformare tutti i metalli in oro potrebbe essere uno di questi esempi. Il desiderio di aver moltissimo oro, quanto piò oro possibile, si è assai smorzato a causa del nostro attuale modo di concepirela cause determinanti della ricchezza; tuttavia la chimica non considera più impossibile la trasformazione dei metalli in oro. Diciamo dunque che una credenza è un’illusione qualora nella sua motivazione prevalga l’appagamento di desiderio, e prescindiamo perciò dal suo rapporto con la realtà, proprio come l’illusione stessa rinuncia alla propria convalida." (S. Freud).

 

IMMAGINAZIONE

Immaginario e realtà.

Quale rapporto intercorre tra l’immaginario e l’affettività?

L’immaginazione introduce l’errore?

Immaginario e sogno

L’immaginazione è "creazione"?

Memoria ed immaginazione: quale rapporto?

L’arte fa da tramite tra la realtà e l’immaginazione?

L’immaginazione ci può dire qualcosa rispetto all’avvenire?

L’immaginazione è una negazione della libertà?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Le immagini sono originate dalle cose corporee e per mezzo delle sensazioni; le quali una volta ricevute, si possono con grande facilità ricordare, distinguere, moltiplicare, ridurre, estendere, ordinare, sconvolgere, ricomporre in qualunque modo piaccia al pensiero." (Aristotele).

"Il movimento che va dall’oggetto sensibile ai sensi imprime nella fantasia una specie di immagine sensibile che rimane anche quando cessa l’oggetto sensibile, come quando s’imprime con un anello una figura sulla cera: questa rimane anche quando è stato tolto l’anello." (San Tommaso d’Aquino).

"Senza i fantasmi l’anima non conosce non soltanto nel momento in cui acquista un concetto, ma neanche quando torna a considerare ciò che già conosce; perché i fantasmi stanno all’intelletto come gli oggetti sensibili ai sensi." (San Tommaso d’Aquino).

"Tutti i difetti dell’anima sono prodotti dalla fantasia o dalla passione dell’appetito irascibile e concupiscibile." (San Tommaso d’Aquino).

"Questa sola e medesima forza se si applica con l’immaginazione, al senso comune sichiama vedere, toccare, etc.; se si applica all’immaginazione sola in quanto è coperta di figure diverse, si chiama ricordo; se si applica all’immaginazione per creare nuove figure si chiama immaginazione o rappresentazione; se infine agisce da sola si chiama comprendere." (Descartes).

L’immaginazione non è altro in realtà che una sensazione indebolita o languente per l’allontanamento del suo oggetto." (T. Hobbes).

"Io non parlo dei pazzi, parlo dei più saggi; è attraverso loro che l’immaginazione ha il grande dono di persuadere gli uomini. La ragione ha un bel protestare, essa non può mettere il prezzo a tutte le cose. Questa superba potenza, questa nemica della ragione, che si compiace a controllarla e a dominarla, per mostrare il suo potere su tutte le cose, ha stabilito nell’uomo una seconda natura. Essa ha i suoi felici, i suoi infelici, i suoi sani ed i suoi malati, i suoi ricchi ed i suoi poveri; essa fa credere, dubitare e negare la ragione; essa sospende i sensi, essa li fa sentire; essa ha i suoi pazzi ed i suoi saggi." (Pascal).

"Capacità di produrre le percezioni delle cose sensibili assenti." (C. Wolff).

"Ogni idea generale è puramente intellettuale; per poco che l’immaginazione si esercita, l’idea diviene particolare. Provate a tracciarvi l’immagine di un albero in generale, mai voi ne verrete a capo; vostro malgrado dovrete vederlo piccolo o grande, rado o fitto, chiaro o scuro, e se dipendesse da voi di non vedere che ciò che si trova in tutti gli alberi, l’immagine che ne deriverebbe non assomiglierebbe più ad un albero. Gli esseri puramente astratti si vedono lo stesso, anche se non si concepiscono che con il discorso. La sola definizione del triangolo vi fornisce l’idea verosimile: simultaneamente voi ve ne figurate uno nel vostro spirito che è quel triangolo e non un altro […] E’ dunque necessario parlare per avere idee generali; perché ne momento in cui l’immaginazione si arresta, lo spirito non avanza più se non con l’aiuto del discorso." (Rousseau)

"Facoltà delle intuizioni anche senza la presenza dell’oggetto. [immaginazione produttiva è] il potere della rappresentazione originaria dell’oggetto e precede l’esperienza; [immaginazione riproduttiva è] riportare nello spirito un’intuizione empirica precedentemente avuta." (I. Kant).

"L’immaginazione produce la realtà, ma in essa non vi è realtà; solo dopo che è stata concepita e compresa dall’intelletto, il suo prodotto diventa alcunché di reale." (Fichte).

"Ogni immagine netta della mente è immersa nella corrente che le fluisce intorno. Ad essa si accompagna il senso dei suoi rapporti vicini e lontani, l’eco morente delle sue origini, il senso nascente della sua direzione. Il significato, il valore dell’immagine, è tutto in quest’alone o penombra che la circonda e la scorta." (W. James).

"Come in tutte le scienze eidetiche, le ripresentazioni o più precisamente le libere fantasie pervengono ad una posizione privilegiata rispetto alle percezioni." (E. Husserl).

 

INCONSCIO

La coscienza è la componente essenziale della nostra vita psichica?

Come può valere ancora la scoperta che c’è una parte inconscia nella nostra anima, se vale anche l’affermazione di Locke che "esistere" per uno stato mentale significa "essere percepito"?

L’inconscio si percepisce o si constata dall’esterno?

Perché l’inconscio "si nasconde"?

L’inconscio è costitutivo della persona? Questo voleva dire l’oracolo quando affermava "Conosci te stesso"?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"[…] le piccole percezioni formano quel non so che, quei gusti, quelle immagini delle qualità sensibili, chiare nell’insieme ma confuse nelle parti: quelle impressioni che i corpi che ci circondano fanno su di noi e che involgono l’infinito; quel legame che ciascun essere ha con tutto il resto dell’universo." (Leibniz).

"Possiamo essere coscienti mediatamente di una rappresentazione di cui non siamo coscienti immediatamente." (J. Locke).

"Questo eterno inconscio che come il sole eterno del regno degli spiriti, si nasconde nel suo proprio lume sereno e, benché non divenga mai oggetto, imprime alle azioni libere la sua identità, è lo stesso per tutta l’intelligenza ed è insieme la radice invisibile di cui tutte le intelligenze non sono che potenze; è l'e’erno intermediario tra il soggettivo, che si autodetermina in noi, e l'o’gettivo o intuente; ed è il fondamento dell'u’iformità nella libertà e della libertà nell'uni’ormità oggettiva." (Schelling).

"La volontà considerata in se stessa è inconscio: è un cieco irresistibile impeto, quale noi già vediamo apparire nella natura inorganica e vegetale, come anche nella parte vegetativa della nostra vita." (A. Schopenhauer).

"Se la coscienza è soltanto il segno caratteristico del presente, di ciò che è attualmente vissuto, ovvero di ciò che agisce, allora ciò che non agisce potrà cessare d’appartenere alla coscienza senza cessare necessariamente d’esistere in qualche modo." (H. Bergson).

"la prima di queste premesse è che i processi psichici sono in se stessi inconsci e che quelli coscienti sono soltanto atti isolati, frazioni della vita psichica totale." (S. Freud).

"Un sintomo si forma a titolo di sostituzione al posto di qualche cosa che non è riuscito a manifestarsi al di fuori. Certi processi psichici, non avendo potuto svilupparsi normalmente, in modo da arrivare fino alla coscienza, hanno dato luogo ad un sintomo nevrotico." (S. Freud).

 

INTELLETTO

L’intelletto differisce dalla sensibilità?

Che cosa vuol dire "pensare" e che cosa, invece, "sentire"?

La sensibilità è passiva o attiva?

L’intelletto è passivo od attivo?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Mentre l’intelletto passivo diventa tutte le cose, l’intelletto agente tutte le cose produce. E questo intelletto è separato, impassibile e senza mescolanza, perché la sua sostanza è l’atto stesso." (Aristotele).

 

"Ciò per cui l’anima ragiona e comprende." (Aristotele).

"[l’intelletto] essendo una virtù dell’anima, è necessario che non sia uno in tutti, ma che si moltiplichi come si moltiplicano le anime." (San Tommaso d’Aquino).

"In ogni operante è necessario ci sia un principio formale con cui operi formalmente: infatti non può operare formalmente mediante qualcosa separato da esso; così, sebbene ciò che è separato sia principio che muove ad operare, tuttavia ci dev’essere un qualcosa di intrinseco con cui operi formalmente sia esso forma o qualsivoglia impressione. Dunque in noi ci dev’essere un principio formale con cui riceviamo le specie intelligibili, ed un altro con cui le astraiamo. Tali princìpi si chiamano intelletto possibile ed agente." (San Tommaso d’Aquino).

"La facoltà di pensare l’oggetto dell’intuizione possibile." (I. Kant).

"L’intelligenza è tale solo se qualcosa è fissato in essa. E tutto ciò che è fissato è fissato soltanto nell’intelletto. L’Intelletto si può definire come l’immaginazione fissata dalla ragione o come la ragione provvista di oggetti dall’immaginazione. L’intelletti è una facoltà spirituale in riposo, inattiva, è il puro ricettacolo di ciò che è stato prodotto dall’immaginazione ed è stato determinato o è ancora da determinare dalla ragione." (Fichte).

"Come intelletto il pensiero si ferma alla determinazione rigida e alla differenza di essa verso altre: questo prodotto astratto e limitato vale per l’intelletto come per se stante ed esistente." (G. F. W. Hegel).

"Dire che l’intelligenza è un caso particolare dell’adattamento biologico è supporre che essa è essenzialmente una organizzazione e che la sua funzione è di strutturare l’universo come l’organismo struttura l’ambiente che lo circonda." (J. Piaget).

 

LAVORO

Il lavoro è un diritto?

In che senso il lavoro nobilita?

Si diviene persona con il lavoro?

Il lavoro è una condanna?

Il lavoro è una merce?

Che cosa può voler dire "Ora et labora"?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico

"Le arti dette meccaniche portano con sé un marchio sociale e stanno disonorando le nostre città." (Senofonte).

"Si noti che per la voro manuale si intendono tutte le occupazioni con le quali gli uomini guadagnano lecitamente da vivere, sia che esse si compiono con le mani, o con i piedi o con la lingua." (San Tommaso d’Aquino)

Dio ha adeguato le azioni di ciascun essere alle proprietà della sua natura. Ora l’uomo è fatto di anima e corpo. Dunque secondo l’ordinamento divino è necessario che esegua attività corporali e si applichi pure alle spirituali; e sarà tanto più perfetto quanto più si applicherà a queste ultime. Non rientra pertanto nella perfezione umana escludere qualunque opera corporale; ché anzi, essendo le opere corporali indirizzate a quanto si richiede per la conservazione della vita, se uno le tralascia viene a trascurare la sua vita, che invece è tenuto a conservare. L’aspettare poi aiuto da Dio allorché ci si può aiutare con la propria a zione, è da uomo sciocco il quale tenta Iddio, essendo metodo della bontà divina di provvedere alle cose, non operando tutto ed immediatamente ma muovendole alle proprie azioni. Quindi non si aspetti che Dio venga in aiuto, quando si tralascia ogni azione propria con cui ci si possa aiutare; questo ripugnerebbe all’ordinamento e alla bontà di Dio." (San Tommaso d’Aquino).

"Nessun uomo da solo è in grado di svolgere tutte le attività di cui la società ha bisogno. […] Come ciascun uomo si serve di membri diversi per eseguire ciò che un solo membro non potrebbe fare: così il complesso di tutti gli uomini si serve di uffici diversi di diversi uomini per esercitare tutto quello di cui ha bisogno l’umano consorzio e per cui non basterebbe l’opera di un uomo solo. Questa diversità di uffici in diversi uomini c’è, in primo luogo, per disposizione della divina provvidenza, che distribuì gli stati degli uomini in modo che nulla mai mancasse di ciò che è necessario alla vita; in secondo luogo, anche per le diverse inclinazioni a diversi uffici o a diversi modi di vivere a cui i diversi uomini sono naturalmente portati." (San Tommaso d’Aquino).

"Il lavoro è uno sforzo diretto ad ottenere una remunerazione." (Th. R. Malthus).

"Il lavoro, come tutte le altre cose che si comprano e che si vendono ha il suo prezzo naturale ed il suo prezzo di mercato. Il prezzo naturale del lavoro è quello necessario per mettere i lavoratori nel loro complesso nelle condizioni di sussistere e di perpetuare la loro specie senza aumenti né diminuzioni." (D. Ricardo).

"Nella produzione sociale della loro vita, gli uomini entrano in determinati rapporti necessari e indipendenti dalla loro volontà, rapporti di produzione che corrispondono ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società." (K. Marx).

"La gente vuole vivere e deve vendersi: ma disprezza chi sfrutta le sue necessità e compra i lavoratori." (F. Nietzsche).

"Cercare un lavoro per il guadagno è ora un affanno comune a quasi tutti gli abitanti dei paesi civilizzati; il lavoro è per loro un mezzo, ha cessato d’essere un fine in se stesso: così essi sono poco ricercati nella scelta purché ne possano trarre grande beneficio. Ma ci sono nature più rare che preferiscono morire piuttosto che lavorare senza gioia; delle persone difficili, della gente che non si accontenta di poco e che un guadagno abbondante non soddisferà se essi non vedranno il guadagno dei guadagni nel lavoro stesso. Gli artisti e i contemplativi di tutte le specie fanno parte di questa rara categoria di uomini, ma anche quegli sfaccendati che trascorrono l’esistenza a cacciare e a viaggiare, ad occuparsi di galanti commerci e a corerre le avventura. Essi cercano tutti il lavoro e la fatica nella misura in cui, lavoro e fatica, possono essere legati al piacere, e se è necessario, il più grande lavoro, la maggiore fatica e pena. Ma oltre ciò, essi sono di una pigrizia accentuata, anche se questa pigrizia debba attirare la rovina, il disonore, i pericoli di morte o di malattia. Essi temono di meno la noia che un lavoro senza piacere: è necessario, anzi, che essi si annoino molto perché il loro lavoro riesca." (F. Nietzsche).

 

LIBERTA’

Essere liberi vuol dire essere autosufficienti?

Possiamo forzare qualcuno ad essere libero?

Il sapere mi rende necessariamente libero?

Bisogna rifiutare ogni libertà ai nemici della libertà?

L’uomo è libero o deve sforzarsi di divenirlo?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Nelle cose, infatti, in cui l’agire dipende da noi, anche il non agire dipende da noi; e là dove siamo in grado di dire no, possiamo anche dir sì. Sicché se il compiere un’azione bella dipende da noi, dipenderà da noi anche non compiere un’azione brutta." (Aristotele).

"Sente che l’animo si muove da sé colui che sente in sé la volontà." (Sant’Agostino).

"Il libero arbitrio è la causa del proprio movimento perché l’uomo, per il libero arbitrio, determina se stesso ad agire." (San Tommaso d’Aquino).

"Non è necessario sperare per iniziare, né di riuscire per perseverare." (Guglielmo d’Orange).

"Se io conoscessi, sempre chiaramente, ciò che è vero e ciò che è buono, non sarei mai angustiato nel deliberare quale giudizio e quale scelta dovrei fare; e così sarei interamente libero senza mai essere indifferente." (Cartesio).

"Affermo che libera è quella cosa che agisce per la sola necessità della sua natura e costretta quella cosa che è determinata da un'altra per esistere ed agire secondo una modalità ben precisa. Dio, per esempio, esiste liberamente (benché necessariamente) perché egli esiste per la sola necessità della sua natura. Voi dunque vedete che io non considero la libertà in una libera decisione, ma in una libera necessità. […] le cose create sono tutte determinate ad esistere e ad agire secondo una maniera precisa e determinata. Una pietra riceve da una causa esterna che la spinge una certa quantità di movimento. […] ogni oggetto singolare è necessariamente determinato da qualche causa esterna ad agire secondo una legge precisa e determinata. Provate a pensare, ora, che la pietra mentre continua a muoversi, sappia e pensi che essa compie ogni sforzo possibile per continuare a muoversi. Questa pietra sicuramente poiché sarà cosciente soltanto del proprio sforzo, crederà d’essere libera. Così è anche la libertà umana che tutti gli uomini si vantano di avere e che consiste in ciò soltanto che gli uomini sono coscienti dei loro desideri ed ignorano le cause che li determinano." (B. Spinoza).

"La sostanza libera si determina da se stessa cioè seguendo il motivo del bene appercepito dall'’ntelligenza, che la inclina senza necessitarla." (Liebniz).

"La causa liberà non può essere nei suoi stati sottomessa a determinazioni di tempo, non dev’essere un fenomeno, dev’essere una cosa in sé e soltanto i suoi effetti sono da ritenersi fenomeni." (I. Kant).

"L’assoluta attività la si chiama anche libertà." (Fichte).

"L’assoluto opera per mezzo di ogni singola intelligenza, cioè la sua azione è anche assoluta in quanto non è né libera né priva di ogni libertà, ma l’uno e l’altro insieme: assolutamente libera, perciò anche necessaria." (Schelling).

"La necessità non è cieca se non in quanto non è compresa. La libertà non consiste nel sogno di un’azione indipendente dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità che così si ha di farle agire sistematicamente in vista di fini determinati. La libertà consiste nella sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura." (Engels).

""La determinazione della volontà mediante la sola ragione." (Goblot).

"Si chiama libertà il rapporto dell’io concreto all’atto che egli compie." (E. Bergson).

"Si ha ragione di dire che quanto noi facciamo dipende da ciò che noi siamo; bisogna però aggiungere che in una certa misura siamo ciò che facciamo, e che creiamo continuamente noi stessi." (E. Bergson).

"[…] gli atti liberi sono rari, anche da parte di coloro che hanno l’abitudine di osservare se stessi e di ragionare su ciò che fanno." (E. Bergson).

"Non bisogna dire: l’atto è preparato e si compie, ma: io lo preparo, e brilla perché io lo voglio." (E. Bergson).

"In ultima analisi dire: io sono libero, significa: io sono io." (G. Marcel).

"La conoscenza della necessità, premessa della libertà." (Garaudy).

 

LINGUAGGIO

In quale rapporto stanno il parlare e l’agire?

Il linguaggio ci rivela?

Perché parliamo?

Gli animali "parlano"?

Parlare serve a ben pensare?

Il silenzio "parla"?

Il linguaggio è veramente servito alla comunicazione tra gli uomini? In che senso? E se no, perché?

Il linguaggio può esprimere tutto?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"I pappagalli possono proferir parole come noi e tuttavia non possono parlare come noi, cioè a dire testimoniando che essi pensano ciò che dicono, a differenza degli uomini che, anche essendo sordi e muti, privati degli organi che servono agli altri per parlare, s’inventano qualche segno che gli consenta d’essere compresi." (Descartes).

"E’ importante il fatto che non vi siano uomini così ebeti e così stupidi – anche quelli privi di senno – da non essere in grado di mettere insieme diverse parole." (Descartes).

"C’è interdipendenza tra la lingua e la parola; quella è insieme lo strumento e il prodotto di questa." (F. de Saussure).

"Quando il bambino dice a sua madre: ho hame, o voglio dormire, egli resta come un animale. Quando dice: ecco ciò che ho fatto questa mattina egli comincia ad essere uomo." (Haldane).

"Noi non vediamo le cose in se stesse; noi ci limitiamo il più sovente a leggere le etichette applicate su di esse. Questa tendenza suggerita dal bisogno si è ulteriormente rafforzata grazie al linguaggio. Perché le parole – ad eccezione dei nomi propri – designano dei generi. La parola, che non fa emeregere della cosa altro che la sua funzione più comune ed il suo aspetto più banale, si insinua tra noi e le cose, e ne maschererebbe la forma se già questa non si dissimulasse dietro il bisogno che ha creato la parola stessa. E questa sorte non è soltanto degli oggetti esterni, ma anche di quelli interni come i nostri stati d’animo che si sotraggono a noi in ciò che hanno di più intimo, di personale e d’originalmente vissuto. Quando noi proviamo amore o odio, quando noi sentiamo gioia o tristezza , è certo il nostro stesso sentimento che giunge alla nostra coscienza con le mille sfumature effimere e le mille risonanze profonde che ne fanno qualcosa di assolutamente nostro? Noi saremmo allora tutti poeti, tutti romanzieri, tutti musicisti." (Bergson).

 

LOGICA-MATEMATICA

La logica è una scienza?

La contraddizione è nelle idee o nelle cose?

Come mai le matematiche, che sono un evidente prodotto del pensiero indipendente dall’esperienza, rendono conto, in modo così efficace, della realtà?

Anche la geometria e l’aritmetica derivano dalla nostra esperienza? Lo sapresti spiegare?

 

Analizza attentamente i brani seguenti facendone emergere il significato filosofico:

"Dio ha regolato ogni cosa con misura e numero." (Sapienza, XI, 20).

"Tutte le cose sono necessariamente o limitanti, o illimitate, o insieme limitanti e illimitate. Solamente cose illimitate, oppure solamente cose limitanti non potrebbero esserci. Poiché, dunque, risulta chiaro che le cose che sono non possono essere costituite né solamente di elementi limitanti né solamente di elementi illimitati, è evidente che l’universo e le cose che sono in esso sono costituite dall’accordo di elementi limitanti e di elementi illimitati." (Filolao).

"Né solo nei fatti demonici e divini tu puoi vedere la natura del numero e la potenza dominatrice, ma anche in tutte, e sempre, le opere e parole umane, sia che riguardino le attività tecniche in generale, sia propriamente la musica." (Filolao).

"I pitagorici per primi si applicarono alle matematiche e le fecero progredire, e, nutriti delle medesime, credettero che i principi di queste fossero principi di tutti gli esseri. E, poiché nelle matematiche i numeri sono per loro natura i principi primi, e appunto nei numeri essi ritenevano di vedere, più che nel fuoco, nella terra e nell’acqua, molte somiglianze con le cose che sono e che si generano; e inoltre poiché vedevano che le note e gli accordi musicali consistevano nei numeri; e, infine, poiché tutte le altre cose, in tutta la realtà, parevano a loro che fossero fatte a immagine dei numeri e che i numeri fossero ciò che è primo in tutta quanta la realtà, pensarono che gli elementi del numero fossero elementi di tutte le cose, e che tutto quanto l’universo fosse armonia e numero." (Aristotele).

"E’ necessario dire e pensare che l’essere sia: infatti l’essere è, il nulla non è; queste cose ti esorto a considerare. Perciò da questa via di ricerca [che mmette il nulla] ti tengo lontano." (Parmenide).

"Dunque non ci si dica che, mentre noi dichiariamo che il non essere è il contrario dell’essere, noi osiamo proclamare che esso è. Perché noi, di un certo contrario dell’essere abbiamo detto di non curarci da un pezzo, se sia o non sia, se esso sia razionale o se del tutto irrazionale. Quanto a ciò che s’è detto ora, che il non essere è, o ci si deve convincere, dimostrandoci che se è errato, o, finché a questo non si riesca, bisogna che tutti dicano quello che diciamo noi: che vi è scambievole mescolanza dei generi, e che l’essere ed il diverso, penetrando attraverso tutti, e compenetrandosi l’un con l’altro, fanno sì che il diverso, partecipando dell’essere, è, in virtù di tale partecipazione; è, tuttavia, non quello di cui partecipa, ma diverso, ed essendo però diverso dall’essere, è evidente che non può essere che non essere! Poiché l’essere, poi, partecipa del diverso, sarà diverso dagli altri generi, non è nessuno di essi in singolo, né la totalità deli altri, lui escluso; così che, a sua volta, l’essere, incontestabilmente, infinite e infinite volte non è, e così anche gli altri, presi singolarmente e in totale, per molti rispetti sono e per molti altrinon sono." (Platone).

"Dico dimostrazione il sillogismo scientifico; dico scientifico quel sillogismo in base al quale, per il fatto di possederlo, abbiamo scienza. Allora, se avere scienza è quale abbiamo posto, è necessario che la scienza dimostrativa proceda da protasi vere, prime, immediate, più note, anteriori e cause delle conclusioni. Il sillogismo infatti, sussiste anche senza queste condizioni, mentre la dimostrazione non può sussistere senza di esse, giacché non produrrebbe scienza." (Aristotele).

"Tre sono gli atti della ragione, di cui i primi due appartengono alla ragione in quanto intelletto. Un primo atto dell’intelletto è la conoscenza degli indivisibili o incomplessi, con cui concepisce l’idea dell’essenza delle cose. E allo studio di questa operazione è ordinata l’opera di Aristotele le Categorie. La seconda operazione dell’intelletto è la composizione e divisione dell’intelletto, in cui si ha il vero e il falso. E di questo atto della ragione Aristotele si occupa nel libro intitolato Peri Heremeneias. Il terzo atto della ragione riguarda ciò che specificamente è proprio della ragione, ossia discorrere da una cosa a un’altra, in modo tale da pervenire alla conoscenza dell’ignoto attraverso ciò che è noto. E di quest’atto si occupano gli altri libri dell’Organon." (San Tommaso d’Aquino).

"Se in fisica, dove si tratta di legare la natura con opere e non d’infilzare un avversario con degli argomenti, ci si attiene al sillogismo, la verità sfuggirà di mano, dal momento che la sottigliezza del discorso, non potrà mai eguagliare quella delle operazioni della natura." (F. Bacone).

"Comprendiamo chiaramente perché l’aritmetica e la geometria siano molto più certe che le altre scienze: infatti soltanto esse trattano di un oggetto così puro e semplice da non ammettere assolutamente nulla che l’esperienza abbia reso incerto e soltanto esse consistono in una serie di conseguenze dedotte per ragionamento. Esso sono dunque le più facili e le più chiare per tutti ed il loro oggetto è tale che noi lo desideriamo, dal momento che, salvo disattenzione, sembra all’uomo impossibile commettere degli errori. E tuttavia non ci si deve meravigliare se liberamente molti grandi spiriti si dedicano ad altre scienze o alla filosofia; ciò dipende dal fatto che ci si dedica con maggiore ardimento alla libera affermazione delle cose per divinazione in una questione oscura che in una evidente, e che è molto più facile fare delle congetture su una questione qualsiasi che giungere alla verità stessa su una questione , per facile che essa sia. Da ciò si deve concludere che non ci si deve limitare alla conoscenza dell’aritmetica e della geometria, ma soltanto che coloro che cercano la via giusta della verità non devono occuparsi di nessun oggetto del quale non si possa avere una certezza uguale a quella delle dimostrazioni dell’aritmetica e della geometria." (Descartes).

"Io ti ringrazio Signore e Creatore, di avermi fatto gioire con lo spettacolo della tua opera." (J. Kepler).

"Una dimostrazione non è altro che la risoluzione d’una verità in altre verità già conosciute." (Leibniz).

"La logica resta sterile, a meno che non sia fecondata con l’intuizione." (Poincaré).

"I punti, le linee, i cerchi che ciascuno ha nello spirito sono semplici copie dei punti, delle linee, dei cerchi che egli ha conosciuto nell’esperienza." (J. S. Mill).

"[La logica] è la scienza della prova." (J. S. Mill).

"La logica è la morale del pensiero." (Rickert).

"Ciò che vi è di incomprensibile, è che il mondo sia comprensibile." (A. Einstein).

"In geometria, quando l’esperienza interviene non interviene in quanto esperienza. Il geometra, quando traccia alla lavagna le sue figure, forma dei tratti che esistono effettivamente sulla lavagna, così come anch’egli esiste effettivamente. Ma non più del gesto fisico di disegnare, l’esperienza delle figura disegnata in quanto esperienza, non fonda assolutamente l’intuizione o il pensiero che portano sull’essenza geometrica. Per il geometra l’intuizione delle essenze fornisce l’ultimo fondamento." (E. Husserl).

"La scienza logica è stata scoperta dai Greci. Ciò non significa che prima di essi non vi sia stato pensiero logico. Questo infatti è antico quanto il pensiero, poiché ogni ideazione fertile è controllata dalle regole della logica. Ma una cosa è applicare tali regole inconsciamente nelle operazioni del pensiero pratico, e un’altra formularle esplicitamente, in maniera da sistematizzarle sotto forma di una teoria. Spetta ad Aristotele il merito di avere iniziato lo studio organico delle regole logiche." (H. Reichenbach).