Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia
Marzo 2010

Erika Panaccione
Sintesi di Miseria dello storicismo di Karl R. Popper
[Vedi anche l'Indice per Temi alla voce: Popper - Guide allo studio di classici della filosofia]

1. Il contesto storico in cui il libro è nato
Il primo nucleo del testo ha preso forma intorno al 1919-'20 guardando alla rivoluzione bolscevica del 1917 e alle tesi marxiste (il titolo infatti si rifà polemicamente ad un testo di Marx, Miseria della filosofia) e la sua ripresa è in funzione della critica al marxismo come una delle forme dello storicismo.
Negli anni Trenta (intorno al '35) matura poi la traccia complessiva del libro Lo sguardo è adesso rivolto ai fascismi europei e in particolare al nazismo (proprio in quegli anni, a causa delle persecuzioni naziste, Popper, che era di origine ebraica, è costretto a trasferirsi in Nuova Zelanda).
Risulta evidente la carica antitotalitaria di questo testo, che infatti Popper stesso dice essere complementare ad un altro scritto del '45, La società aperta e i suoi nemici, in cui conduce una difesa della democrazia contro il totalitarismo e la sua ideologia.
Inoltre, la postilla della prefazione all'edizione italiana dedica il testo alle vittime dei due grandi totalitarismi del '900: fascismo/nazismo e comunismo sovietico.
In questo testo la ricerca di Popper si allarga ad abbracciare il campo del sociale, ma nei suoi caratteri principali riemerge il metodo scientifico che egli ha delineato pensando alla conoscenza scientifica. Non si tratta infatti per lui di due sfere della conoscenza nettamente separate e inconciliabili. In Congetture e confutazioni (1963) dirà infatti: «Il mio interesse non si rivolge solamente alla teoria della conoscenza scientifica, bensì alla teoria della conoscenza in generale».


2. Che cos’è lo storicismo di cui parla Popper?
Popper intende con questo termine tutte le molteplici concezioni della storia che pensano di poter comprendere in maniera fondata l'oggettivo corso del mondo, cioè di potere determinare delle leggi universali che guidano l'evoluzione della storia umana e dunque poter avanzare anche delle previsioni (fondate e certe) sul futuro corso del mondo.
I principali filosofi che hanno costruito sistemi di pensiero di questo tipo e che lo stesso Popper cita sono Platone, Hegel («il più influente tra i padri fondatori di quel complesso di idee che io chiamo "storicismo"») e Marx, autori che vengono ampiamente trattati analizzati in senso fortemente critico in La società aperta e i suoi nemici.
Quali sono i caratteri generali che più caratterizzano lo storicismo e perché il metodo storicista non corrisponde ad un metodo valido e utile?

- Ottimismo epistemologico
⇆ infallibilità dell'uomo nella conoscenza della realtà oggettiva nel suo insieme.
Verità ≅ disvelamento e realtà come completamente intelligibile all'uomo.
Conoscenza umana = episteme (sapere certo) VS doxa (opinione, Popper direbbe congettura) Þ possibilità dell'uomo di giungere alla verità ultima delle cose.

- Pretesa di prendere in considerazione la totalità del reale
(per es. l'intero corso della storia nel suo complesso) secondo il principio hegeliano che "il vero è l'intero" = non è possibile comprendere una parte senza il tutto (e di questo tutto fa parte anche la genesi, la dimensione temporale).
Popper parla anche di teorie olistiche: olismo (dal greco ólos, 'tutto, intero') →generalmente contrario al metodo "atomistico" della scienza empirica, poiché considerato inadeguato allo studio della realtà sociale e storica. Non possono infatti essere condotti esperimenti sociali validi se non olisticamente (il che risulta però alquanto difficile da realizzare, se non impossibile) Þ le ipotesi o teorie di questo tipo risultano quindi non sperimentabili Þ a-scientificità o carattere pre-scientifico.

- Individuazione di leggi universali storiche e di sviluppo e quindi intrinseche al corso del mondo. Queste leggi darebbero la possibilità di fare delle previsioni sul futuro e addirittura permetterebbero di conoscere il fine ultimo della storia (per es. nel marxismo, dopo la fine del capitalismo e la dittatura del proletariato, la società socialista senza classi.). Queste leggi farebbero così luce su un destino del mondo, un destino storico a cui tutti sono sottoposti e spiegherebbero in qualche modo il senso della storia (e qui entriamo nel campo delle essenze).


3. Le critiche di Popper ai principali caratteri dello storicismo
Popper non fa una distinzione netta tra scienze della natura e scienze umane, pur riconoscendo naturalmente le differenze esistenti tra i due settori. Per questo egli pensa che ad entrambe si possa, anzi si debba, applicare il metodo scientifico, così come lui lo delinea, perché è il solo a garantire una conoscenza antidogmatica e valida, che possa fugare pericoli quali l'ideologia, l'accumulazione del potere e il totalitarismo. Popper parla a questo proposito di un vero e proprio dovere morale.
E' qui che emerge un po' tutta l'epistemologia popperiana, cioè la teoria della conoscenza (scientifica ma non solo) → il problema della fondazione e dunque della validità delle proposizioni scientifiche → dunque il problema del metodo, poiché è il metodo che dà o meno un fondamento valido alle scienze. Popper prende qui in considerazione prima di tutto il metodo storicista e lo sottopone ad analisi critica.

3.1. Epistemologia ottimistica e pessimistica
Popper propone al contrario una epistemologia "pessimistica", la sola capace di mantenere un atteggiamento critico nei confronti delle ipotesi formulate. "Pessimistica" nel senso che non crede alla possibilità di giungere ad una verità ultima e certa (oggettiva), con a quale la ricerca trova il suo punto di arrivo (La ricerca non ha fine è proprio il titolo di una sua opera posteriore).
Popper non crede nella identificazione conoscenza = episteme (sapere certo); al contrario ritiene che il sapere sia sempre una doxa (opinione), una congettura da vagliare, da sottoporre a critica, da mettere alla prova duramente → passaggio di Popper dal criterio di verificabilità a quello di falsificabilità (che è anche il criterio di demarcazione tra scienza e non-scienza): "La conoscenza procede solo per tentativi ed errori: sono gli errori che danno impulso alla ricerca e che fanno procedere la conoscenza (la scienza si è sempre evoluta a partire dalla critica di teorie precedenti non più capaci di spiegare, per es., nuovi fenomeni osservati). E' lo stesso scienziato che ha formulato l'ipotesi che deve per primo cercare le condizioni in cui la teoria risulta insostenibile".
L'ottimismo dello storicismo - ma non solo: si pensi alla polemica con i Neopositivisti - non è metodologicamente utile: è infatti sempre possibile, dice Popper, trovare le conferme se è queste che si cercano → l'uomo infatti parte sempre dalla teoria o ipotesi o anche solo dall'orizzonte problematico che ha in mente e tende a vedere e interpretare i fatti empirici secondo quella prospettiva di partenza, quindi in maniera parziale (messa in discussione forte del soggetto della conoscenza) → (di qui il no di Popper all'induzione).
La scienza empirica - dice Popper - non può che procedere per piccoli passi, selezionando sempre un settore circoscritto di indagine o un numero limitato di caratteri appartenenti ad un fenomeno. Questo perché non è possibile cogliere il "tutto" → lo sguardo umano è sempre e necessariamente selettivo.
L'esperimento ancora di più non può essere effettuato olisticamente, prendendo in considerazione e agendo su tutte le variabili presenti, compreso il fattore tempo in senso storico.

3.2. Due diverse forme di olismo
Popper fa una distinzione tra 2 diverse forme di olismo che intendono "l'intero" in 2 modi differenti:
a) intero come la totalità delle parti e l'insieme dei rapporti esistenti tra di esse;
b) intero come "struttura": l'individuazione di alcuni aspetti che conferiscono alla cosa l'aspetto di una struttura organizzata invece che un'accozzaglia disordinata o un magma indistinto → l'esempio è la Gestalt Psychologie.
Quest'ultimo modello permette, a differenza del primo, uno studio scientifico, poiché implica una selezione del suo oggetto di indagine.

3.3. I pericoli di questa forma di storicismo
La sopravvalutazione della capacità umana ("ottimismo epistemologico") e l'atteggiamento totalizzante, tipici tratti dello storicismo, portano in sé molti pericoli: per esempio la tentazione di rimodellare, ristrutturare in maniera radicale la società, secondo le presunte leggi della storia che si sono individuate (es.: il marxismo aveva previsto l'imminente fine del capitalismo, una fase di dittatura del proletariato per giungere infine alla società socialista, senza classi, come termine ultimo della storia. I regimi comunisti hanno tentato operativamente di mettere in atto questa "profezia". Ancora più drammatico è stato il caso del nazismo, che ha operato lo sterminio di quello che definiva il suo nemico razziale - gli Ebrei e non solo -, in vista del trionfo del più forte e del migliore, la presunta razza ariana).
Popper intende dire che gli storicismi si prestano molto bene a venire utilizzati o a trasformarsi in ideologie e a diventare funzionali all'accumulazione del potere, fino a giungere ai totalitarismi o comunque a società non democratiche. Tipico dei regimi autoritari e totalitari è proprio la volontà di plasmare la "società nuova" e costruire "l'uomo nuovo", sulla base delle presunte leggi storiche o del destino storico. La profezia diventa in questo caso un obiettivo politico da realizzare attivamente e a qualunque costo, incanalando le orze sociali nel senso dello sviluppo previsto.

3.4. Due opposte forme di meccanica sociale
Popper definisce questa tendenza dello storicismo meccanica o ingegneria sociale, poiché cerca di edificare, costruire la società attraverso un piano regolatore totalizzante.
A questa meccanica/ingegneria sociale Popper contrappone un metodo che chiama meccanica sociale a spizzico: come un ingegnere progetta una macchina, il meccanico sociale (o sociologo) ha il compito di studiare la società e le sue istituzioni per uno scopo concreto: farle funzionare al meglio, curare la loro manutenzione, progettarne di nuove. Ma questo può e deve essere fatto per settori circoscritti e per piccoli passi (come fa effettivamente l'ingegnere) a differenza dell'olismo e del suo atteggiamento totalizzante.
Questo è invece l'approccio scientifico: sperimentare empiricamente ogni nuovo elemento, controllare ogni più piccola reazione prodotta dai nostri interventi e quindi cercare di prevedere e controllare le conseguenze che i progetti e le riforme sociali avranno sulla società.
Al meccanico sociale olista, al contrario, sfugge facilmente di mano il controllo dei cambiamenti, delle riforme o delle rivoluzioni messe in atto.

3.5. La storia ha un senso?
L'individuazione di leggi storiche e universali, oltre a disegnare una sorta di destino del mondo a cui tutti sono necessariamente sottoposti, portano anche ad attribuire alla storia un senso e di conseguenza anche un fine verso cui essa quasi intenzionalmente tenderebbe. Questo rispecchia un atteggiamento che Popper altrove chiama essenzialismo metodologico: un atteggiamento - iniziato per Popper con Aristotele - che intende la ricerca come un qualcosa che può e deve penetrare nell'essenza delle cose per poterle adeguatamente spiegare. L'essenza è intesa come la spiegazione ultima delle cose, che coglie il cuore più intimo, più sostanziale e più caratterizzante della cosa (sostanza ---VS--- attributo). Una volta individuata l'essenza ogni ulteriore spiegazione è superflua, o meglio, non può sussistere perché la ricerca è esaurita. Per fare un esempio, mentre gli essenzialisti si chiederebbero: "Che cos'è la materia?", gli antiessenzialisti come Popper si chiederebbero: "come si comporta questa specifica porzione di materia?".
Qui Popper fa notare che mentre le scienze della natura hanno ormai superato l'atteggiamento metodologico essenzialista, le scienze sociali al contrario permangono ancora in questo atteggiamento.

3.6. Una profezia che si autoavvera
Abbiamo già accennato al criterio della verificabilità e alla facilità con cui per esempio una legge storica può venire sempre confermata da dati empirici. Se viene smentita da certi eventi attuali, l'atteggiamento storicista non la mette comunque in crisi, ma tende a rimandare nel tempo la sua conferma: ciò che essa predice si realizzerà allora in un tempo futuro, quando i tempi saranno più "maturi", fino a che la previsione in un modo o nell'altro si realizzerà veramente.
In sociologia si è parlato di profezia che autoadempie (Merton): «Se una persona definisce una situazione come reale, questa sarà reale nelle sue conseguenze». «Così, per citare un esempio fatto da Merton, se la gente crede senza alcuna ragione che una banca sta per fallire, tutti correranno a ritirare i propri depositi col risultato che la banca fallirà. La profezia che si autoadempie è in effetti una definizione errata della situazione, ma tale definizione induce a un comportamento che fa sì che la profezia si avveri.
Nel campo dei rapporti razziali ed etnici la profezia che si autoadempie funziona in questo modo: l’ideologia razzista del gruppo dominante definisce inferiore la minoranza e, in considerazione di ciò, si crede che i suoi membri non siano idonei a svolgere occupazioni di status elevato, a ricevere un’istruzione superiore, ad assumere posizioni di responsabilità nella società. Di conseguenza, essi non hanno accesso a questi canali di mobilità; all’opposto, ottengono solo posti di lavoro di status inferiore, ricevono un’istruzione di basso livello e raramente assumono posizioni di responsabilità. Questo stato delle cose viene esibito come "prova" dell’inferiorità del gruppo di minoranza e l’ideologia razzista trova così una conferma. (Ian Robertson, Elementi di sociologia, Zanichelli, Bologna 1988, p. 160)
E' evidente come questo meccanismo costituisce una falsa conferma della legge o profezia e mette in luce molto chiaramente la insostenibilità del criterio della verificabilità per vagliare sperimentalmente una teoria.

3.7. Confusione tra tendenze e leggi
Popper porta un'ulteriore argomentazione a favore della critica del criterio di verificabilità e dello storicismo: lo storicismo opera una confusione tra tendenze e leggi e quindi opera delle generalizzazioni non giustificabili: cioè osserva delle regolarità, degli eventi che si ripetono in situazioni circoscritte e in tempi circoscritti, ma estende poi nel tempo e nello spazio queste regolarità, trasformandole in leggi generali → così facendo lo storicismo scambia il particolare per l'universale, non considera le innumerevoli variabili che mutano da una situazione all'altra.
Popper fa l'esempio della teoria greca classica del tempo ciclico: si è osservata una presunta regolarità per esempio nel succedersi delle forme di governo e si è estesa questa successione a tutta la storia. In questo caso sarà facilissimo trovare continue conferme, poiché si selezioneranno i fatti da considerare proprio alla luce della teoria che si vuole provare
Alla base della critica popperiana ci sta Hume: per quanto una regolarità si ripeta (provocatoriamente: fosse anche il sorgere del sole ogni mattina), non possiamo mai trasformarla in legge universale (cioè valida universalmente nel tempo e nello spazio).