Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia

Mario Trombino
La terra della felicità perduta
Rousseau all'isola di Saint-Pierre: meditazione filosofica  e immaginazione

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Aspettando Julie

Il testo in cui Rousseau ricorda il suo breve soggiorno all'Isola di Saint-Pierre (1), in un angolo romantico, appartato e tranquillo della Svizzera che sarà anche del giovane Hegel ai tempi di Eleusi, appartiene a quel particolare genere letterario coltivato a volte dai filosofi che sa coniugare profondità di riflessione metafisica e fervida immaginazione o, meglio, elevare l'edificio della meditazione metafisica su una trama concreta di esperienze vissute. E' costruito sul filo rosso dell'immaginazione visiva, sicché forse una maniera opportuna di leggerlo è proprio lasciare che le parole del filosofo evochino un mondo di immagini, lasciare che la propria immaginazione lo segua nelle sue descrizioni. Allo stesso tempo, però, il testo è attivo su molti altri registri, primo fra tutti quello legato al mondo dell'udito, perché lo scritto ha tratti assai simili alla poesia e può essere utilmente letto a voce alta, ascoltando il suono delle parole. Tutti i sensi del resto ne sono qua e là coinvolti, come in un testo poetico, perché è evocato il mondo degli odori delle erbe e delle piante a fine estate, il mondo del tatto, per la fisicità con cui è descritta la sensazione del dondolio della barca sull'acqua, o lo stare sdraiati sulla riva a far di nulla il proprio tutto; è evocato il gusto dello stare insieme a tavola, la serenità dell'allegra compagnia, il mondo delle sensazioni che coinvolgono molti sensi tutti insieme quando si lascia la mente fantasticare.

Ma non è in sé un testo poetico. E' un testo che sfrutta i registri dell'immaginazione, evocati con sovrana maestria da un grandissimo scrittore, per una riflessione metafisica, anzi per una vera e propria meditazione metafisica, perché il pensiero del filosofo oscilla tra diverse posizioni, tutte intorno alla constatazione, così quotidiana, che "tutto sulla terra è in un flusso continuo. Nulla mantiene una forma costante e fissa, e i nostri sentimenti per le cose esteriori passano e cambiano necessariamente con loro". La riflessione sulla instabilità delle cose umane (2), sul tempo che domina pensieri ed emozioni, come ogni cosa, anche nella vita quotidiana è possibile che divenga oggetto di discorso sorridente - per persone buone e belle che sanno guardare in profondità - anche in un tranquillo pomeriggio, quando vai a trovare un'amica per un caffè dopo pranzo, in una pausa d'ozio che vale molto più del lavoro di un'intera giornata. Rousseau però sa farne oggetto di una profonda meditazione filosofica, che sonda un gran numero di dimensioni dell'essere delle cose e della nostra vita interiore. Dove trovare una migliore descrizione della felicità epicurea?

"Ma se esiste uno stato in cui l’animo trova un equilibrio abbastanza stabile per riposarvisi completamente e raccogliere là tutto il suo essere, senza aver bisogno di ricordare il passato né di sconfinare nel futuro, in cui il tempo non conti e il presente duri sempre, senza però lasciar traccia del suo durare né del succedersi, senza nessun altro sentimento di privazione né di godimento, di piacere né di pena, di desiderio né di timore, se non quello della nostra esistenza che, da solo, possa soddisfare completamente l’animo; fin tanto che questo stato dura, colui che vi si trova può chiamarsi felice, non di una felicità imperfetta, povera e relativa, come quella che si trova nei vari piaceri della vita, ma di una felicità bastevole, perfetta e piena, che non lascia nell’animo alcun vuoto che sia necessario colmare. Questo è lo stato in cui spesso mi sono trovato all’isola di Saint-Pierre durante le mie fantasticherie solitarie, ora sdraiato sulla barca che lasciavo andare alla deriva, in balía delle onde, ora seduto sulle rive del lago agitato, ora altrove, sulla sponda di un bel fiume o di un ruscello mormorante tra i ciottoli. Di cosa si gioisce in una simile situazione? Di nulla di esteriore a sé, di niente se non di sé stessi e della propria esistenza; fin tanto che dura questo stato si è sufficienti a sé stessi come lo è Dio".

Ma il "sentimento dell'esistenza", che di per sé è "sentimento prezioso di contentezza e di pace" è corretto dalla tesi che

"certo, non sarebbe neanche bene che, nell’ordinamento attuale delle cose, avidi di queste dolci estasi, si disgustassero della vita attiva di cui i bisogni sempre nuovi impongono l’obbligo. Ma un infelice che è stato escluso dalla società degli uomini e non può più fare nulla quaggiù di utile e di buono, né per gli altri né per sé, può trovare in questo stato un compenso a tutte le felicità umane, che né la fortuna né gli uomini saprebbero sottrargli"

E così tutto il testo oscilla tra l'idea che l'esistenza basti a se stessa e l'idea opposta che questo sia sì vero, ma solo come estremo rifugio per chi non è riuscito, per una ragione o per l'altra, a inserirsi nella società, ed è perciò un "infelice". E questo oscillare, e seguire il movimento della propria mente, è proprio della meditazione filosofica.

Da questo punto di vista il testo di Rousseau si muove come un pendolo tra due identità: scritto di consolazione (3), alla maniera di Seneca e della tradizione stoica, che evocando un mondo di immagini fa di queste il veicolo di riflessioni metafisiche come guida per coloro che nella vita smarriscono se stessi; o scritto di esultanza, per la pienezza dell'essere cui appartiene ogni filo d'erba, su cui non è troppo pensare un intero volume da scrivere, e davvero non lo è se l'essere è nella sua pienezza in ogni filo d'erba, e in noi. Sicché la filosofia stessa oscilla tra l'essere una pratica consolatoria e l'essere, piuttosto, nuovamente un'arte del vivere secondo natura, nella pienezza del proprio essere. Filosofia come rimedio, medicina dell'anima, pratica da riservare agli ammalati, versus filosofia come orgogliosa affermazione della propria natura, pratica da riservare anche ai sani. E in questo oscillare si direbbe che Rousseau sia semplicemente perfetto come paradigma del nostro tempo.

Anni dopo, Hegel avrebbe rivisto quei luoghi, perché lì vicino avrebbe soggiornato come precettore. E avrebbe evocato la striscia luminosa del lago scrivendo all'amico Hölderlin, nello spirito della notte e della sua pace. Erano gli anni in cui le oscillazioni della giovinezza stavano lasciando il posto a meditazioni che l'avrebbero condotto a descrivere il fatto che "tutto sulla terra è in un flusso continuo" nei termini di una idea nuova che noi vestiamo dei panni di una parola antica, chiamandola dialettica.

Vi sono quindi dei luoghi in cui, per qualche ragione, si addensano le suggestioni metafisiche. Tale è stato per filosofi di primo piano il lago su cui si eleva l'isola di Saint-Pierre, per un fugace momento della loro vita. Ma ciascuno ritrova ovunque la propria isola, perché meditare sul proprio essere, sulla sua pienezza e sulla sua instabilità, come sulla pienezza e sulla instabilità delle cose, non è solo dei filosofi. Come non è solo dei filosofi meditare sulla indipendenza dagli altri, complice la natura, o sul proprio esser nulla senza di loro.

Rousseau però non era solo. Nella sua conclamata solitudine, in quei mesi di fine estate era con gente semplice e allegra, e le sue parole ricordano da vicino la descrizione della festa campestre dell'Emilio. E soprattutto era con Thérèse, la donna che gli restò accanto tutta la vita e di cui morendo stringerà la mano senza, come lei dirà ai discepoli, pronunciare una sola parola. Un'altra donna nella sua vita era la sua terra della felicità perduta, la donna della sua adolescenza e prima giovinezza. Ma era Thérèse ad essere con lui. Di quante persone sia composta la solitudine di un uomo che oscilla, come Rousseau ha oscillato, è difficile dire. Inseguendo un sogno, che "il tempo non conti e il presente duri sempre". Complice il movimento che "non viene dal di fuori, ma si crea nel nostro intimo", per chi è "gratificato dal cielo" di una "ridente immaginazione".

 

Forse è pedanteria distinguere gli elementi della meditazione filosofica testimoniata da questo brano, la cui unità non si lascia scomporre facilmente senza distruggerne la bellezza in distinzione analitiche necessariamente prive di vita, come è invece il modo filosofico di vivere l'esistenza nella sua pienezza di cui Rousseau ci parla. Ma la pedanteria serve a imparare dai maestri, a imitarli, se si tiene viva l'esigenza di ricomporre nell'unità della vita un metodo frammentato in sequenze.

Così come ci viene presentata, questa meditazione ha due tempi, quello della esperienza vissuta e quello della memoria; e sul rapporto tra questi due tempi Rousseau stesso medita brevemente nella parte conclusiva del brano.

Ha poi un forte legame con la natura, osservata con occhio attento, anche scientificamente attento ("lente alla mano e Systema naturae sotto il braccio"), e sentita in modo pieno con il ricorso a tutti i propri sensi.

E soprattutto la meditazione è dominata da due facoltà, mai all'opera insieme, sempre presentate in sequenza, che sembrano corrispondere ai due tempi dell'esperienza vissuta e della memoria - anche se la corrispondenza può invertirsi (4). Le due facoltà sono l'immaginazione e la riflessione, il libero fantasticare e il collegare immagini a concetti astratti, molto astratti, riflettendoli come in uno specchio con le tesi filosofiche della tradizione antica e moderna (5). Quest'ultimo è un procedimento di cui Rousseau fa continuamente uso nella sua scrittura, soprattutto nell'Emilio, in cui si passa bruscamente, con richiami continui ma in sequenza, senza sovrapposizioni, dal piano del concreto che descrive al piano del pensiero che teorizza, dalla particolarità dell'esempio (esempio esemplare, individualità che esprime con chiarezza l'idea) alla universalità del concetto.

E in ultimo, ed è forse la cosa più importante, Rousseau medita alla maniera di Cartesio e in generale dei moderni, non come gli antichi, per i quali la meditazione è esercizio filosofico, serve a vivere filosoficamente (per loro la filosofia è arte del vivere, innanzitutto). In Cartesio e nei moderni in genere non c'è un sistema di dottrine dato dalla scuola e una vita filosofica da vivere, ma una ricerca da compiere. Sicché Rousseau medita bilanciando continuamente esperienze e riflessioni, tesi filosofiche contro tesi filosofiche, esperienze contro dottrine, muovendosi e oscillando con il tempo lento della vita che incrocia tutti i livelli dell'essere e tutte le facoltà. Rousseau fa filosofia con i sensi e con la ragione, con l'immaginazione e con l'intelletto, inseguendo quell'ideale dell'uomo integrale che fa dire a Hölderlin nella celebre Ode a Rousseau

E, meraviglia, quasi fin dal principio
Del fare e del divenire avesse esperienza
Di tutto l'umano spirito e dei modi della vita,
Al primo segno conosce ciò che è compiuto.

E prende il volo, audace spirito, come aquila
Incontro alle tempeste, profetizzando,
E gli dei giungono fino a noi.

 

Note 

(1) Rousseau si rifugiò sull'isola di Saint-Pierre nell'agitato periodo che seguì la sua fuga da Parigi, in seguito alla pubblicazione del Contratto sociale e dell'Emilio.

(2) Peter Quennell nel volume La ricerca della felicità commentando la Quinta passeggiata di Rousseau allega al testo una bella immagine di Moreau il giovane, dal titolo Le Vrai Bonheur. Altrettanto bene avrebbero però potuto essere richiamate immagini dell'età rinascimentale o del Seicento che ci parlano dell'instabilità delle cose umane, come il Canestro di frutta del Caravaggio con la sua mela bacata nel contesto di una immagine fresca e bella, ricca di richiami alla natura.

(3) La Quinta passeggiata è stata scritta una quindicina di anni dopo il soggiorno all'Isola di Saint-Pierre. E' soprattutto la chiusa del brano, tutta giocata sul registro della memoria, a far propendere l'interpretazione verso uno scritto di consolazione.

(4) Nel tempo della esperienza vissuta può nascere "qualche debole e breve riflessione sull'instabilità delle cose di questo mondo" di cui la superficie dell'acqua offre l'immagine; nel tempo della memoria si possono "dipingere vivamente" gli oggetti del fantasticare. Tuttavia ben presto la prima riflessione svanisce nell'uniformità del movimento dell'acqua, e la fantasticheria affidata alla memoria soggiace alla debolezza dell'immaginazione dovuta all'età.

(5) Sicché non è mai possibile dire in Rousseau quale linea di pensiero derivata da altri filosofi prevale, perché si serve delle sue letture filosofiche in modo simile a come farà il giovane Hegel, come schermo di riflessione per la propria ricerca.