Il Giardino dei Pensieri - Preprint
Giugno
2001

Elisabetta Imperato
L'amore in Schopenhauer: l'avvenire di una illusione
Analisi del testo dei Supplementi
Esercizi per gli studenti
[Vedi anche Amore, Schopenhauer]

La seconda edizione de Il mondo come volontà e rappresentazione è integrata dai Supplementi, cinquanta capitoli che trattano vari argomenti, tra i quali appare un breve scritto dedicato all’amore.

L’interesse del testo dal punto di vista dell’insegnamento e la sua "spendibilità "didattica risiedono nella relativa semplicità del discorso filosofico e, soprattutto, nel suo valore "esemplare", in quanto l’autore applica al tema la sua concezione metafisica della Volontà.

Ci troviamo, dunque, di fronte a uno scritto che illustra una teoria metafisica attraverso l’analisi di un argomento a detta di Schopenhauer poco trattato dalla tradizione, e anche per questo ricorre ad esempi tratti dalla letteratura, dalla poesia, dalla vita quotidiana e dalle scienze.

La ricchezza dei rimandi tra metodo espositivo e dottrina filosofica e il ricorso frequente agli esempi come tappe di un percorso di accesso al vero, fanno del testo un modello di grande interesse per un’analisi della strategia argomentativa utilizzata dal filosofo, dei procedimenti di confutazione e di convalida della tesi, della funzione del soggetto autore e della distribuzione dei ruoli assegnati all’interno della scena filosofica e agli interlocutori esterni.

Schopenhauer considera l’amore una sorta di astuzia della specie. Attraverso l’istinto sessuale la Volontà agisce. L’illusione dell’amore costituisce una copertura di ciò che davvero conta in una prospettiva metafisica: la procreazione e la riproduzione della specie.

Appassionatamente antihegeliano, all’ottimistica astuzia della ragione oppone la pessimistica astuzia della Volontà che piega l'individuo attraverso le lusinghe della passione amorosa, utilizzando a fini superiori le istanze più intime e solo apparentemente libere del soggetto.

Dietro gli egoismi e le intemperanze passionali si celano gli interessi della specie.

Per altra via: l’analisi si colloca nel processo di espropriazione dell’ io "non più padrone in casa propria", processo che attraverserà gran parte della letteratura tra Ottocento e Novecento, per approdare alla formalizzazione freudiana.

 

1. La scena filosofica

"Siamo generalmente abituati a vedere i poeti intenti a rappresentare l’amore. E’ questo il principale argomento di tutte le opere drammatiche, tragiche o comiche, romantiche o classiche, nelle Indie così come in Europa. Di tutti gli argomenti è il più fecondo anche per la poesia lirica ed epica; per non parlare dell’innumerevole quantità di romanzi che, da secoli, vengono prodotti regolarmente ogni anno, come frutti di stagione, in tutti i paesi civili dell’Europa".

Nella presentazione, il filosofo fa riferimento a opere e autori (Giulietta e Romeo, La nuova Eloisa, il Werther, La Rochefoucauld, Lichtenberg) a sostegno della centralità dell’argomento e, sin dalle prime righe, ci informa sulla sua concezione dell’arte.

Contraddicendo l’assunto del Lichtenberg, il quale nel "saggio sulla potenza dell’amore" sostiene che si possa contestare la realtà della passione amorosa e negare che sia conforme alla natura, Schopenhauer ci introduce nel cuore della sua teoria affermando che "è impossibile concepire come pura fantasia, come sentimento estraneo o contrario alla natura umana, ciò che il genio dei poeti non si stanca di dipingere, né l’umanità di accogliere con incrollabile simpatia; poiché senza verità l’arte non può realizzarsi".

L’uso del paragone "come frutti di stagione" indica la necessità dell’operazione artistica, iscritta nella natura delle cose. Il tema del saggio si annuncia di tipo oggettivo e universale. L’analisi riguarda l’oggettivazione del vero. Le forme artistiche sono il luogo privilegiato di questa oggettivazione.

Questa asserzione ci conduce già nel cuore della metafisica del filosofo di Danzica. E a supporto della sua prima tesi cita Boileau "Nulla è bello come il vero; soltanto il vero è amabile".

Dopo aver introdotto sulla scena filosofica l’enunciatore universale ("Siamo generalmente abituati a vedere i poeti intenti a rappresentare l’amore… Possiamo affermare, seguendo il pensiero di Rochefoucauld, che l’amore appassionato è come un fantasma che nessuno ha mai visto, ma di cui tutti parlano…") e fissato la ampia latitudine dell’argomento ("tutte le opere…", "nelle Indie così come in Europa"), Schopenhauer opera uno spostamento referenziale all’esperienza reale: "D’altra parte l’esperienza generale, senza che accada tutti i giorni, dimostra come un’ardente attrazione tenuta a freno, in particolari circostanze, possa crescere e scavalcare con violenza tutte le altre passioni, ignorare ogni considerazione, superare tutti gli ostacoli, con una forza e una perseveranza incredibili, al punto che si rischia la propria vita senza esitazione per soddisfare il desiderio, non arrestandosi di fronte a nulla nel caso in cui questo desiderio fosse senza speranza. Personaggi come Werther e Jacopo Ortis non appartengono solo ai romanzi (…)".

Riferendosi al numero di suicidi attestati dai cronisti ("Coloro che leggono la stampa francese e inglese confermeranno l’esattezza delle mie affermazioni") l’autore introduce il suo punto di vista, "sovraesponendosi" ("Per quanto mi riguarda, non ho mai capito perché due esseri che si amano e credono di trovare la felicità suprema in questo loro amore non scelgano di insorgere contro tutte le convenzioni sociali, pur subendo ogni sorta di vergogna, ma preferiscano abbandonare la vita, rinunciando a una felicità al di là della quale essi pensano non vi sia nulla").

Questa asserzione risulta comprensibile solo se sullo sfondo dell’enunciazione collochiamo la sua filosofia. Sappiamo infatti che il suicidio non ci libera dalla volontà di vivere, che al contrario attraverso questo atto estremo risulta maggiormente riaffermata.

L’enunciato, dunque, perché sia decodificato correttamente, richiede uno spostamento contestuale, senza il quale il rischio di fraintendimento dell’affermazione è veramente elevato. Nessuno studioso de Il mondo come volontà e rappresentazione attribuirebbe a Schopenhauer la seconda parte del testo (chi sceglie il suicidio non rinuncia alla felicità che non è data all’uomo), che si comprende solo in relazione alla scelta verbale della prima (due esseri che si amano che credono di trovare la felicità suprema in questo loro amore).

Pensare e credere sono frutto di una illusione e di una rappresentazione ingannatrice. Lo scopo del saggio sta in questo svelamento.

Tra discorso filosofico e dottrina esistono non solo rapporti di iponimia ma relazioni più complesse. Tensioni che, di volta in volta, possono essere individuate, tra esposizione e presupposti teorici, argomentazione e teoria, forme espressive e schemi speculativi.

Il ricorso esuberante all’esempio è una caratteristica del testo in esame. La stessa elaborazione del campo concettuale deriva dal montaggio degli esempi (con valore di ancoraggio oggettivo delle tesi esposta, di spiegazione e di convalida ) e dalla interposizione di forme di enunciazione così classificabili:

La molteplicità di ancoraggi enunciativi, il tono di familiarità, peraltro già individuato da Cossutta, (Elementi per la lettura dei testi filosofici") con cui Schopenhauer impiega la prima persona, il regime di solidarietà enunciativa tra prima persona singolare e prima plurale costituiscono ulteriori caratteristiche della costruzione del testo. Ma procediamo con ordine.

 

2. I concetti esposti

La trama concettuale che intesse il testo è data dalle seguenti coppie filosofiche:

individuo-specie;

illusione-istinto;

interesse dell’essere presente-interesse dell’essere futuro;

intenzione individuale-istinto;

interesse egoistico-interesse della specie;

incostanza dell’uomo-fedeltà della donna;

desiderio-soddisfacimento- riduzione del desiderio nell’uomo;

desiderio-soddisfacimento -aumento del desiderio nella donna;

artificiale-naturale;

intenzione inconscia-possibilità di procreare;

salute-malattia;

intelligenza-istinto;

qualità fisiche-qualità intellettuali;

legame di cuore-legame di teste;

amore-mancanza

acido-alcale;

virilità-femminilità;

armonie degli animi-armonie dei corpi

grandi interessi dell’intera specie-vantaggi dell’effimero individuo;

immortale-mortale;

infinito-finito;

quantità (della specie)-qualità;

puro istinto sessuale-concentrazione del desiderio su un unico oggetto;

amore-follia;

volontà dell’uomo-intelligenza della donna;

apparenza-essenza;

bene personale-obiettivo metafisico;

sguardo-passione;

rettitudine-adulterio;

comico-tragico;

scopo fisico dell’amore-elevazione trascendente;

materiale-immateriale;

esigenze dell’amore-benessere personale dell’amante;

amore-relazioni sociali;

amore-odio;

persecutore-vittima;

poesia-desiderio insoddisfatto;

matrimonio d’amore-infelicità;

matrimonio di convenienza-felicità degli sposi;

preoccupazione del denaro-preoccupazione dei sentimenti;

interessi della specie-interessi dell’individuo;

passione amorosa-amicizia;

Volontà di vivere-Nirvana;

voluttà-bestialità (serietà)-ilarità (gaiezza-gioco);

voluttà dei sensi-entusiasmo.

Ogni coppia è attraversata da tensioni che si precisano, di volta in volta, dando luogo a rapporti di complementarità, contrapposizione, identità, sostituzione progressiva.

 

3. Struttura argomentativa

Struttura universale del soggetto (Siamo generalmente abituati a…)

Riconduzione di molte opere ad un unico tema ed uso dei deittici (E’ questo il principale argomento…di tutti gli argomenti è il più fecondo… Tutte queste opere…non sono altro che descrizioni varie e più o meno approfondite di questa passione).

Passaggi narrativi.

Funzione universale del soggetto (Possiamo affermare che…).

Invalidazione polemica dell’ipotesi di Lichtenberg e prima enunciazione filosofica: "Infatti è impossibile concepire come pura fantasia, come sentimento estraneo o contrario alla natura umana, ciò che il genio dei poeti non si stanca di dipingere, né l’umanità di accogliere con incrollabile simpatia; poiché senza verità, l’arte non può realizzarsi."

Espansione dell’ambito del discorso: dall’arte all’esperienza generale. Ricorso all’esperienza a scopo argomentativo e di ricerca di un sostrato ontologico. Richiamo ai lettori della stampa a conferma delle affermazioni.

Sottolineatura della funzione dell’autore ("…per quanto mi riguarda, non ho mai capito perché due esseri che si amano e credono di trovare la felicità suprema in questo loro amore non scelgano di insorgere con violenza contro tutte le convenzioni sociali, pur subendo ogni sorta di vergogna, ma preferiscano abbandonare la vita, rinunciando a una felicità al di là della quale essi pensano non vi sia nulla").

Spostamento referenziale (Per quanto riguarda la passione… ognuno di noi…ha esperienza quotidiana e personale dei piccoli danni che può provocare).

Inferenza e nuova enunciazione: "Non è dunque lecito mettere in dubbio la realtà dell’amore, né la sua importanza".

Legittimazione della scelta filosofica di trattare il tema e rinvio ai filosofi precedenti che lo hanno trattato:
- Platone (Convito e Fedro);
- Rousseau (Discorso sulla disuguaglianza);
- Kant (Trattato sul sentimento del bello e del sublime);
- Platner (Antropologia);
- Spinoza (Ethica).

Ricorso a deittici polemici:
- Valore non universale delle affermazioni platoniche (delimitazione nel tempo, nello spazio, nell’ambito mitopoietico);
- Attribuzioni al "poco di cui parla Rousseau": falso, insufficiente;
- Modo kantiano di affrontare l’argomento: troppo superficiale, talvolta inesatto, come un incompetente;
- Attribuzione a Platner: qualche concetto mediocre e comune;
- Estrema ingenuità della definizione di Spinoza e inserimento a scopo polemico della famosa citazione tratta dall’Ethica: Amor est titillatio, concomitante idea causa externae.

Inferenza: "Non posso quindi attingere dai miei predecessori, né rifiutarli".

Qui Schopenhauer opera un distacco dalle filosofie precedenti e cerca una legittimazione della tesi esposta non nei filosofi che l’hanno preceduto ma nella stessa realtà.

La sottolineatura della referenza oggettiva della teoria filosofica esposta ( "non a partire dai libri, ma dall’osservazione e dalla vita esteriore" ) costituisce al tempo stesso una strategia di convalida e un rinvio alla dottrina metafisica che anima l’argomentazione.

In questo punto si precisa il peso assegnato dall’autore alla tesi esposta attraverso il ricorso all’oggettività. Si apre qui, specularmente al richiamo all’oggettività, una interessante pista d’analisi per valutare il peso assegnato alla soggettività negli enunciati del testo.

L’uso che un filosofo fa della prima persona intrattiene strettissime relazioni con il modo in cui nella dottrina egli considera la soggettività.

Schopenhauer opera su due registri, privilegiando ora l’uno ora l’altro. Ricorre alla realtà che attraverso il suo discorso si disvela e predilige l’enunciatore universale (quando la dimensione metafisica prende il sopravvento, e a parlare è l’io filosofico voce di verità) e utilizza la prima persona in funzione polemica e di confutazione delle contro tesi possibili, che mette in scena giocando d’anticipo sul fantasma dell’avversario che rappresenta (e qui prevale l’io biografico che puntualizza, ribadisce, chiarisce gli enunciati del primo).

La forma stessa della soggettività si sdoppia e assume un tono ora universale e a forte referenza oggettiva(ontologica), quando la Volontà stessa attraverso la sua parola si annuncia, ora più familiare e informale, quando il filosofo, a scopo comunicativo o polemico, spiega, fa uso di esempi e citazioni, commenta, ironizza, ricorre all’evidenza.

"C’è dunque una relazione tra l’impiego degli indizi di soggettività nella lingua dei filosofi e lo statuto filosofico che questi accordano alla soggettività(…)" (F. Cossutta, Elementi per la lettura dei testi filosofici, Calderini1999).

Duplice è anche la forma di implicazione del lettore. E’ evidente infatti una polarità tra destinatario incluso nell’atto di enunciazione (nell’uso frequente della prima persona plurale) e destinatario escluso (dal quale il filosofo prende le distanze allontanandolo dalla scena filosofica e "consegnandolo" alla seconda e alla terza persona plurale).

Col primo Schopenhauer stabilisce un rapporto di complicità e familiarizza, col secondo (gli innamorati) ironizza e polemizza. Il testo si costruisce attraverso questa polarità tra solidarietà enunciativa ed esclusione/contrapposizione polemica.

Anticipazione di scontate critiche degli avversari, identificati limitatamente negli innamorati: ("ai loro occhi il mio punto di vista apparirà troppo fisico e materialistico") e difesa dalle accuse ("sebbene, infondo, sia del tutto metafisico e trascendente"). Capovolgimento della prospettiva ingenua attraverso coppie contrapposte, verbali e nominali (apparire-essere; fisico-metafisico).

Enunciazione universale dal valore oggettivo ed elisione del soggetto autore: "Ogni tenero sentimento, nonostante l’apparenza spirituale, affonda le sue radici nell’istinto naturale dei sessi; anzi, esso non è altra cosa che questo istinto specializzato, determinato e totalmente individualizzato".

Richiamo all’osservazione in funzione esemplificativa, di ancoraggio ontologico e di convalida dell’asserzione: (" osserviamo…riflettiamo sul fatto che…").

Nuova enunciazione: "L’amore, come un demonio maligno intento soprattutto a sconvolgere, ingarbugliare e distruggere ogni cosa, può rompere le relazioni più preziose, spezzare i legami più solidi, fare della vita o della felicità, del rango o della ricchezza, le sue vittime, trasformare l’uomo onesto in uomo senza onore, il fedele in un traditore."

Domanda retorica "Viene allora spontaneo domandarsi: perché tanto rumore?…"

E marcatura oggettiva della tesi "A un pensatore attento lo spirito della verità può svelare questa risposta: non si tratta affatto di una cosa da poco; l’importanza della questione è proporzionale alla serietà e al coinvolgimento di ciò che ne consegue".

Nuova sottolineatura dell’importanza della questione e dello scopo di ogni impresa amorosa. Schopenhauer cerca un contatto col destinatario, tiene desta l’attenzione, coinvolge il lettore interrogandolo, anticipando e rompendo le attese legate al senso comune e alle illusioni del sentimento.

Dilatazione della scena filosofica: "Le dramatis personae, gli attori che entreranno in scena quando noi ne usciremo, si troveranno così a essere stati determinati, nella loro esistenza e nella loro natura, grazie a questa passione tanto frivola".

Schopenhauer predilige non casualmente un linguaggio teatrale. La vita dell’uomo viene rappresentata come una tragedia-commedia, le persone sono attori o personaggi. Il regista è il genio della specie.

Polarizzazione sulle coppie filosofiche esistenza-essenza che si sdoppiano nelle successive presente-futuro, volontà individuale-volontà della specie.

Puntualizzazione del problema, focalizzazione, anticipazione programmatica degli sviluppi del tema: "Questa è la chiave del problema che diventerà sempre più comprensibile quando avremo percorso tutte le fasi dell’amore a partire dal sentimento più fugace fino alla passione più intensa: capiremo, allora, che i vari tipi di amore nascono dal diverso grado di individualizzazione operato nella scelta amorosa".

Il filosofo riappare come soggetto universale, ma solo per guidare i lettori, inglobati nell’atto di enunciazione, verso il vero.

Anticipazioni, rinvii e richiami diretti all’interlocutore direzionano l’attenzione del lettore verso la comprensione del testo. L’autoreferenza testuale svolge una funzione di orientamento, indica lo scopo, mantiene viva l’attenzione verso il dipanamento della trama.

Sottolineatura ricorsiva della centralità della questione ("Quale altro argomento potrebbe superare in importanza quello che concerne il bene o il male della specie?") e uso dell’analogia ("L’individuo è, nei confronti della specie, ciò che la superficie dei corpi è per i corpi stessi".)

Cambio del registro e ricorso alla dottrina filosofica: "Quando l’istinto sessuale si manifesta alla coscienza in modo vago e generico, senza una precisa determinazione, comincia a delinearsi la volontà di vivere assoluta, cioè non incarnata in alcun fenomeno".

E ancora, più avanti: "L’unico vero scopo di ogni romanzo d’amore è che un bambino venga generato, benché gli innamorati siano del tutto inconsapevoli di questo: la trama che conduce all’epilogo finale è cosa accessoria".

Schopenhauer polemizza con il senso comune ed è consapevole del fatto che molti lettori non condividono i suoi postulati, perché contrari all’evidenza soggettiva del sentire. Ricorre dunque alla stessa evidenza, guadagnata però ad un livello superiore di osservazione, e posta sotto la dipendenza dell’oggettività e del vero.

Il movimento del discorso si modella sul contenuto della dottrina. L’indicazione dello scopo rafforza la struttura esplicativa e detta le regole di composizione del testo.

Nuova difesa preventiva da eventuali attacchi e ricorso all’ironia: "Gli animi nobili, sentimentali, teneramente invaghiti, avranno di che protestare contro l’aspro realismo della mia dottrina; le loro proteste non hanno ragione d’esistere."

Il filosofo puntualizza la sua posizione liquidando l’ostacolo pregiudiziale del senso comune e sottolineando la asimmetria del rapporto tra autore e lettore.

Ribaltamento della prospettiva comune e ricorso all’evidenza oggettiva attraverso una nuova interrogazione: "La costituzione e il carattere preciso e determinato della generazione futura non sono forse uno scopo infinitamente più elevato e nobile rispetto ai loro sentimenti impossibili e alle loro ideali chimere?Di tutte le finalità che si propone la vita umana, ve ne è forse una più considerevole?"

Dopo aver considerato la causa dell’amore, l’attenzione del filosofo si rivolge al fine, che supera spazialmente e cronologicamente l’individuo. Dal finito all’infinito, dal tempo all’eterno.

La dimensione temporale, finalisticamente orientata, è in questi passi dominante. A proposito del desiderio che unisce gli amanti, Schopenhauer scrive: "Già nell’incontro dei loro sguardi carichi di desiderio, si accende una nuova vita, un essere futuro si annuncia, creazione completa, armoniosa".

Il filosofo si sofferma, poi, sulle qualità ereditarie dei genitori trasmesse ai figli. La sovranità dell’istinto si afferma a tal punto che l’attrazione fisica costituisce un segno di un essere futuro armonioso, mentre una reciproca antipatia tra un uomo e una donna è segno che non potrebbero che generare un essere disarmonico e infelice.

Così dall’incontro di due sguardi nasce il nuovo germe del nuovo essere.

Cambio di registro: "Questo nuovo individuo è in qualche modo una nuova idea platonica: così come tutte le idee fanno un violento sforzo per giungere a manifestarsi nel mondo fenomenico, avide di cogliere quella porzione di materia favorevole che il caso concede loro, così l’idea particolare di individualità umana tende a realizzarsi in un fenomeno con estrema violenza e ardore".

Seguono delucidazioni sull’amore nella sua essenza unitaria (i cui estremi possono essere designati "amore volgare" e "amore divino"). Attratto naturalmente dalla salute, dalla forza e dalla bellezza, l’amore risponde a motivazioni di tipo egoistico, le uniche in grado di spronare l’individuo all’azione. E tuttavia, di questo egoismo Schopenhauer presenta una spiegazione sovraindividuale e metafisica: "La specie ha sull’essere umano un diritto anteriore, più immediato e più considerevole dell’effimera individualità".

L’area semantica del discorso successivo presenta vaghi accenti leopardiani: per raggiungere il suo scopo, la natura deve ingannare l’individuo con qualche illusione, in modo che egli possa ravvisare la sua personale felicità in qualcosa che in realtà è unicamente il bene della specie.

Dove noi crediamo maggiormente di obbedire ai nostri desideri siamo in realtà maggiormente schiavi della natura. L’illusione che spinge ad agire è l’istinto. E l’istinto è il principale soggetto delle pagine che seguono. La ricerca della bellezza è qui spiegata sulla base dell’interesse dell’essere futuro. Senza il senso della bellezza l’amore sarebbe "unicamente un bisogno abominevole".

La teoria platonica appare così rivisitata e adattata alla visione di Schopenhauer. L’amante cerca nell’amato ciò che gli manca, ma la spiegazione di ciò risiede nell’esclusivo interesse della specie.

Ricorso agli esempi tratti dall’esperienza quotidiana e dalle scienze naturali (perché i biondi amano le brune, gli uomini piccoli le donne di grossa corporatura, perché un insetto cerca un determinato fiore o un certo frutto). Ne consegue che "l’istinto appare sempre guidato da un’intenzione individuale, mentre ne è totalmente estraneo".

Funzionalità degli esempi all’instaurazione di un punto di vista filosofico e ampiezza del campo contestuale nel quale si elabora. Polarità tra arte e natura nelle esemplificazioni, nella scelta dei casi particolari e nell’alternarsi dei registri linguistici.

Attento alla psicologia della motivazione ad agire, che però riconduce alla sua metafisica, Schopenhauer sostiene che "una volta soddisfatto l’appetito sessuale, ogni amante prova una strana delusione; si stupisce del fatto che l’oggetto di un desiderio così appassionato gli procuri soltanto un piacere effimero, cui segue un rapido disincanto". Ciò accade perché solo la specie trae profitto dal soddisfacimento del desiderio.

Estensione del discorso e nuovo ancoraggio ontologico: ampliamento della casistica a sostegno della tesi ed in funzione euristica (gli uccelli, gli insetti, l’ape, la vespa, la formica, gli animali in cui è predominante il sistema gangliare, le voglie delle donne in stato di gravidanza ecc).

Nuovo proposito di esaminare la questione in dettaglio: (l’incostanza dell’uomo e la fedeltà della donna, spiegata attraverso la considerazione che l’uomo potrebbe generare più di cento bambini in un anno, se avesse cento donne a disposizione, conseguente imperdonabilità dell’adulterio femminile, perché contro natura).

Richiamo pragmatico al lettore: "Voglio approfondire la questione in esame e riuscire a convincere il lettore, dimostrando che l’attrazione per la donna, apparentamente così obiettiva, è un istinto mascherato, vale a dire l’istinto della specie che si sforza di perpetuare la sua tipologia".

Del cambio di registro, Schopenhauer è consapevole tanto è che afferma che "forse non convengono a un’opera filosofica i dettagli che andiamo a indicare".

Passa poi a classificare le considerazioni come segue:

- Quelle che riguardano il prototipo della specie (la bellezza e l’età della donna).
- Quelle che riguardano le qualità fisiche e la salute( è preferibile un brutto viso su un corpo armonioso, un corpo rattrappito e gambe troppo corte sono i peggiori difetti, importanza dei piedi piccoli, dei denti perché necessari alla nutrizione, della pienezza delle carni che implica la predominanza della facoltà vegetativa, di seni pieni e ben fatti; la ripugnanza per una donna obesa, laddove l’obesità è ritenuta sintomo di atrofia dell’utero e quindi di sterilità. E qui Schopenhauer si spinge a considerare l’inclinazione del naso, la bocca piccola, le dimensioni delle mascelle, il mento sfuggente, la bellezza degli occhi e della fronte, l’età maschile media preferita dalle donne, l’attrazione che la forza e il coraggio, più che la bellezza, esercita sul sesso femminile, la compensazione dei difetti fisici nel processo di trasmissione ereditaria, le qualità psichiche trasmesse dal padre che attirano la donna, quali la volontà, la fermezza, la bontà d’animo, l’inessenzialità delle qualità intellettuali che non esercitano alcuna attrazione sulla donna perché non vengono trasmesse dal padre).
- Quelle relative, cioè individuali, il cui scopo è di rettificare le imperfezioni di un individuo ("Le due persone devono neutralizzarsi l’una con l’altra, così come un acido e un alcale formano un sale neutro"). La scelta dell’altro è ricerca di complementarità e di corrispondenze perché ognuno ama ciò che gli manca. Le esemplificazioni di Schopenhauer a questo proposito riguardano le corrispondenze tra grado di femminilità della donna e di virilità dell’uomo, tipi di struttura muscolare e di statura, di nasi, di caratteri, di carnagione).

Il corpo con Schopenhauer entra da protagonista sulla scena filosofica. Con i suoi problemi, i bisogni, le emozioni e i dettagli fisici, solo apparentemente insignificanti.

La ricerca di simmetrie, il lavoro sulle coppie filosofiche, le dissociazioni, i ribaltamenti di prospettiva, l’uso polifunzionale degli esempi , il ricorso alla casistica e alle citazioni, la presenza di domande rivolte al lettore e la ricerca di un suo coinvolgimento e di una sua integrazione nell’ enunciatore universale, l’ironia e le strategie di esclusione e di convalida oggettiva, il procedimento ora anaforico ora cataforico del discorso con frequenti riprese ed anticipazioni, la concentrazione dei temi ed il dispiegamento delle esemplificazioni, lo schema dominante di comprensione progressiva: queste le principali modalità di costruzione di una strategia discorsiva varia e a forte tendenza interlocutoria.

Ancora Schopenhauer esamina la forza della passione e i suoi effetti, ribadisce la differenza tra passione individualizzata e puro istinto sessuale diretto a conservare la quantità e non la qualità della specie.

L’area concettuale del discorso si semantizza polarizzandosi intorno ai seguenti termini: illusione, consolazione, consapevolezza, felicità, dolore, desiderio, bisogno, disegni del genio della specie, voluttà, passioni.

Intertestualità e ricorso a citazioni, a sostegno dei vari elementi precedentemente disseminati nel testo ("E’ questo l’argomento di tutta la filosofia erotica di genere elevato (…). E’ ciò che ha ispirato Petrarca, che agitò i vari Saint-Preux, i Werther e gli Jacopo Ortis della storia"). "Who ever lov’d, that lov’d not at first sight?" Shakespeare.

Le citazioni inserite dal filosofo nel testo non fanno da semplice contrappunto al discorso filosofico. Il filosofo raccoglie indizi ovunque e li tesse insieme.

L’opera è un intertesto, il luogo in cui modelli diversi di scrittura entrano in relazione tra loro alla luce della dottrina della Volontà. Il lavoro del filosofo come montaggio di testi da cui emerge una verità inconsapevolmente espressa dagli autori citati.

L’esplicitazione di questa inconsapevolezza, dal livello inconscio alla coscienza, assume di volta in volta le forma dello smascheramento, dello svelamento, della chiarificazione.

Ne conseguono effetti continui di transcodificazione.

Il dolore provocato dalla perdita della persona amata deriva dal fatto che esso non colpisce solo l’individuo ma la sua essentia eterna e la vita stessa della specie. Esso, dunque, trascende il singolo essere. La stessa cosa dicasi della gelosia: a lamentarsi, in questo caso, è la specie stessa. E a sostegno della sua affermazione cita un passo di Calderon (Zenobia la grande): "Cielo! Tu mi ami dunque? Per questo io sacrificherò cento vittorie, fuggirò davanti al nemico…").

E a proposito dell’adulterio ritiene degno di nota il pensiero di Chamfort:"Quando un uomo e una donna provano una forte passione reciproca, credo che sempre, qualunque siano gli ostacoli che li separino, un marito, dei genitori ecc., questi due amanti si appartengono per legge naturale, per un diritto divino, nonostante le leggi e le convenzioni umane."

Altri riferimenti extratestuali:

- L’indulgenza con la quale Cristo nel Vangelo tratta l’adultera;
- Il Decamerone;
- Commedie come La Regina di sedici anni e Il matrimonio secondo ragione;
Tragedie di argomento amoroso quali Romeo e Giulietta, Tancredi, Don Carlos, Wallestein, La Fidanzata di Messina.

Dopo aver sottolineato la facilità con cui un innamorato può passare dal comico al tragico e la conclusione frequentemente tragica della passione d’amore ("L’individuo è un vaso troppo fragile per contenere le aspirazioni infinite della specie, concentrata su un determinato oggetto": suicidio e follia sono epiloghi noti di molte storie amorose), Schopenhauer con un ampliamento del discorso afferma che anche l’amore appagato può condurre all’infelicità perché spesso le esigenze dell’amore risultano essere incompatibili con altre aspettative, progetti e sogni dell’individuo. Non solo le circostanze e le convenzioni sociali, quindi, ma anche le attese del soggetto entrano in contraddizione con l’amore. Ciò nonostante, rapito da un’illusione, l’individuo è disposto a superare tali contraddizioni, salvo poi accorgersi di aver scelto per tutta la vita contro le sue intime esigenze.

Seguono citazioni di Shaekespeare ("I love and hate her"), di Goethe, "degli antichi" greci; ci si sofferma poi sulla immagine di Cupido, che personifica il genio della specie, apparentemente infantile e quindi innocuo, ma essenzialmente ostile e crudele. Quella che nella cultura greca si annuncia come una intuizione, Schopenhauer chiarisce e concettualizza come verità eterna. Frecce mortali, benda agli occhi e ali ai piedi : crudeltà, cecità e inaffidabilità dell’amore.

"Teseo abbandona Arianna. Se la passione di Petrarca fosse stata soddisfatta , il poeta avrebbe cessato il suo canto, come fanno gli uccelli dopo aver deposto le uova nel nido".

E ancora ricorsivamente: "La mia metafisica dell’amore dispiacerà sicuramente agli innamorati che si sono lasciati mettere in trappola. Se avessero dato ascolto alla ragione, la verità fondamentale che ho scoperto li avrebbe resi capaci, più di ogni altro, di superare il loro amore".

Poi: I matrimoni d’amore sono solitamente infelici perché assicurano la felicità della generazione futura, viceversa i matrimoni di convenienza vanno a discapito dei figli, ma anche in questo caso la felicità degli sposi rimane problematica. L’uomo che si sposa per denaro compie un’azione contraria alla natura.

Quel "viceversa" non apre in realtà nessuna alternativa all’uomo. Da due premesse opposte (matrimonio d’amore-matrimonio di convenienza) si giunge alla medesima conclusione. Il ragionamento prende le forme del dilemma.

L’apertura di un’alternativa è solo apparente. All’uomo, almeno per il momento, non è data da Schopenhauer alcuna via d’uscita.

Le catene discorsive costruite possono così essere rappresentate:
- matrimonio d’amore-vantaggio della specie- infelicità dell’individuo
- (illusione-disaccordo-disincanto-infelicità)
- matrimonio di convenienza, viceversa, si fonda su considerazioni non illusorie ma reali e impossibili a dileguarsi. Queste possono assicurare la felicità degli sposi a discapito dei figli. Ma questa felicità rimane problematica. Inoltre ciò è contrario alla verità e alla natura e perciò "merita un certo disprezzo".

L’argomentazione si presenta tendenzialmente aporetica. Dal circolo vizioso non si esce così come non si esce dalla gabbia che la specie costruisce intorno all’individuo. Qui il discorso merita qualche approfondimento. Perché non si tratta di un errore di ragionamento. Qui il discorso, metafisicamente, segue le tracce della realtà che ne costituisce il referente filosofico, il linguaggio segue la realtà e si involve perciò nelle contraddizioni che a quest’ultima sono proprie.

A questo punto Schopenhauer afferma di ricollegare la metafisica dell’amore alla sua metafisica generale e parla di verità, dell’indistruttibilità dell’essere nella sua essenza, della specie, (più che dell’individuo) come luogo ove l’essere risiede. E ammicca al lettore con domande didascaliche a cui ha già dato risposta. L’essenza nascosta è definita cosa in sé, libera dal principium individuationis e identica in tutti gli individui.

"Si tratta di ciò che io chiamo, con altre parole, volontà di vivere, vale a dire aspirazione pressante alla vita e alla sua continuità".

La scelta di un registro metafisico obbliga il filosofo ad un discorso più astratto: "Non abbiamo idea di cosa diventi allora questa volontà e non abbiamo dati di osservazione a questo proposito. Possiamo soltanto ipotizzare due condizioni: scegliere di essere volontà di vivere o di non esserlo. In quest’ultimo caso, giungiamo a ciò che il Buddismo definisce Nirvana; è un aspetto che per sua natura resterà per sempre inaccessibile a ogni conoscenza umana."

Raggiunto il vertice dell’astrazione teorica attraverso un percorso "esemplare", la strada teorica va abbandonata per quella pratica. Le due possibilità di vita che si offrono all’uomo sono appena accennate.

Nell’ultima parte dello scritto due ipotetiche aprono uno spazio virtuale: "Se, alla luce delle considerazioni svolte finora, volgiamo il nostro sguardo al tumulto della vita, vediamo gli uomini afflitti dalle loro miserie e dai loro tormenti (…)". "Se lo spirito della specie che dirige i due amanti, a loro insaputa, potesse parlare ed esprimersi chiaramente con la loro voce, anziché manifestarsi sotto forma di sentimento istintivo, si tradurrebbe nell’elevata poesia di questo dialogo amoroso, che nel linguaggio attuale, si esprime attraverso immagini romanzesche e parabole ideali di infinite aspirazioni, di slanci voluttuosi senza limiti, di ineffabile felicità, di fedeltà estrema ecc."

La rappresentazione volge alla fine e sulla scena rimangono Dafni e Cloe che dialogano sulle caratteristiche che gli amanti intendono trasmettere alla futura generazione.

Chiude lo scritto una riflessione sulla frase di Sterne tratta da Tristram ShandY : "There is no passion so serious as lust".

Anticipando le riflessioni freudiane sulla serietà del gioco (Il poeta e la fantasia) Schopenhauer ci consegna queste note finali: "Il gioco dell’amore è tremendamente serio perché le forze della natura agiscono ovunque con serietà." "L’entusiasmo e la volontà sono gravi e non ammettono lo scherzo."