Il Giardino dei Pensieri - Studi di Storia della Filosofia

Mario Trombino
Introduzione alla Storia della Filosofia Occidentale
Che cos'è la Filosofia? Chi sono i Filosofi? Quali Generi Letterari utilizzano? Quali Forme dell'Oralità e della Scrittura?
[Indice delle Lezioni I-XII]

Lezione XII
Il Novecento. II
[Vedi anche le voci: Cinema e Filosofia, Identità della Filosofia, Generi LetterariMetodologia Filosofica, Multimedialità, Oralità e scrittura in filosofia ]

 

C'è una difficoltà di ordine psicologico a trattare dai punti di vista tipici di questa serie di lezioni la filosofia degli ultimi decenni, perché si tratta di osservare con sguardo "storico", con distanza emotiva, opere di cui la generazione nata negli anni '50 ha registrato la prima pubblicazione: opere che si è portati a ritenere "contemporanee".

In realtà, la nozione di contemporaneità in filosofia è oggetto di appassionate discussioni. In libreria In una stessa collana si possono trovare opere scritte da uomini vissuti duemila anni fa e da uomini di cui accade di ascoltare una lezione, ma quel che ci dice un uomo di duemila anni fa può essere sentito come appartenente al proprio tempo, mentre le parole di un nostro contemporaneo possono essere sentite estranee, datate. Fuori dal proprio tempo. La questione ha un risvolto teoretico, perché si tratta di valutare se la filosofia ha una dimensione senza tempo - classica, dunque sempre contemporanea, sempre appartenente al proprio tempo - o se è prodotto esclusivamente storico (che lo sia per una dimensione, questo non è ovviamente in discussione: ma è l'unica sua dimensione?).

Che cosa sia la filosofia non solo nella sua storia, ma anche nell'età in cui un Concorso a Cattedre costringe a riflettere sulla sua identità e a interrogarsi sul proprio mestiere di insegnanti di filosofia, ebbene questo è davvero un problema: se essa abbia ancora uno spazio ed un futuro - in ultima analisi una "identità" - in una società caratterizzata dalla scienza della natura, dalle tecnologie, dall'esplosione delle scienze dell'uomo. Nel XX secolo molti filosofi ne hanno dubitato, proponendone ridefinizioni. Dobbiamo però sottolineare che l'identità della filosofia "contemporanea" è problema aperto, ed in particolare il mondo della cultura non si rivolge più alla ricerca filosofica contemporanea chiedendo ad essa

Non che non si faccia ricerca in queste direzioni. Il punto è un altro: è che il sapere del nostro tempo è parcellizzato, e la filosofia non ha più la funzione unificante che aveva in passato. Dunque esiste un’ampia cerchia di lettori delle opere che descrivono queste ricerche e se viene pubblicato un saggio che registra una nuova idea - poniamo: Una teoria della giustizia di Rawls, del 1771 - accade che la bibliografia su di essa sia sterminata in meno di tre decenni. Ma la cerchia di lettori-scrittori è chiusa come quella di altri settori della "comunità scientifica internazionale". Per paradosso, se si confronta la situazione della filosofia alla fine del Settecento con quella della fine del Novecento, si osserva che per ragioni ovvie il numero dei lettori è enormemente più elevato, ma la filosofia è divenuta un sapere specialistico a cui accede chi è interessato a quel sapere specialistico. E nel nostro tempo qualsiasi sapere specialistico ha un'ampia cerchia di lettori.

Il versante di questa situazione interno all'opera è la difficoltà di lettura di grande parte delle opere scritte negli ultimi decenni, almeno in Europa. Evidentemente i filosofi hanno essi stessi compiuto una precisa scelta

Poiché in tutti i tempi abbiamo costatato un rapporto tra genere letterario, stile di scrittura, destinatari, e identità e finalità della filosofia, dobbiamo trarne le conseguenze su ciò che i filosofi pensano sia la filosofia.

Ma non c'è alcun accordo tra i filosofi - e neppure tra i professori delle superiori - su quanto fin qui abbiamo scritto, e polemiche sono nate negli ultimi anni sulla difficoltà di scrittura dei testi filosofici contemporanei, di cui si sono date valutazioni diversissime.

 

Che cosa osserviamo dunque sul versante dei generi letterari? Una estrema semplificazione rispetto al passato. In particolare:

Il confronto con il passato rende chiara la situazione. Come abbiamo osservato nella Lezione XI, nel Novecento non è sempre stato così: abbiamo grandi opere, tra l'inizio del secolo e gli anni '50, in generi letterari propri della tradizione - pensieri e aforismi (Weil, Adorno, Wittgenstein), il romanzo filosofico (Sartre), e così via - e forme del tutto originali nella stessa tradizione del trattato come in Wittgenstein.

All'elenco che precede va forse aggiunta la produzione giornalistica (sia della carta stampata che della radio e della televisione), che realizza forme di comunicazione con il grande pubblico, in genere da parte di filosofi celebri (o, in alcuni casi, di filosofi o professori di filosofia che divengono celebri per questa via). Il fenomeno non è paragonabile a quello della divulgazione: non esiste nel settore della filosofia, almeno in Italia, nulla di simile a quello che per la scienza sono importanti riviste di alta divulgazione, in cui accade che scrivano dei premi Nobel. Il filosofo interviene nel dibattito sui quotidiani o in televisioni come altri intellettuali: il fenomeno va dunque inquadrato nel mondo proprio del giornalismo. Il lettore, al limite, può non sapere se chi scrive è un filosofo o un esperto di altri campi. Andrebbe valutato, dal nostro punto di vista, in che cosa questo ruolo "pubblico" abbia modificato l'identità del filosofo e che cosa significhi questo per l'identità stessa della filosofia. Si assiste ad un fenomeno non immediatamente catalogabile: gli stessi filosofi, che scrivono opere per addetti ai lavori davvero difficili, scrivono poi sulle pagine dei giornali misurandosi con figure del mondo della cultura del tutto diverse dalla loro (giornalisti, scrittori, commentatori politici, e così via). Ma in che modo la filosofia è "curvata" al nuovo ruolo? In che cosa la sua natura ne viene influenzata?

Mancano studi che rispondano a queste domande.

 

Tornando al mondo dei libri, negli ultimi anni, poi, va segnalata una inversione di tendenza non nel settore della ricerca, ma in quello della comunicazione filosofica con il pubblico non specialista, a seguito della pubblicazione di un romanzo di grandissimo successo internazionale, Il mondo di Sofia, e di opere come Etica per un figlio dello spagnolo Savater, seguito da recentissime pubblicazioni, nate in diversi paesi europei, anche tradotte in italiano. Si tratta di opere in cui la tradizione filosofica - addirittura la stessa storia della filosofia come tale - viene utilizzata per creare un nuovo canale comunicativo con il pubblico.

Se questo indichi l'apertura di un diverso futuro per la filosofia, è ovviamente presto per dirlo. Probabilmente il fenomeno va messo in relazione con la crescita di interesse del pubblico non per la ricerca filosofica contemporanea - che rimane per specialisti - ma per il patrimonio filosofico in quanto tale, la sua tradizione. Se la filosofia è stata arte del vivere e strumento di interpretazione primaria del mondo, non è detto che non torni ad esserlo: il pubblico non specialista sembra porre queste esigenze alla filosofia.

Nell'ultimo decennio sembra tornare la convinzione che la filosofia - intesa come patrimonio filosofico e non come ricerca attiva - possa avere un simile ruolo. Ne è una spia quanto verrà a descritto nelle prossime lezioni a proposito della didattica della filosofia: negli anni Sessanta e Settanta vi è stata una tendenza alla riduzione dell'insegnamento filosofico nella scuola superiore anche in paesi con una tradizione consolidata come l'Italia e la Spagna. Oggi invece si assiste ad un ritorno di interesse per la filosofia come disciplina nel suo ruolo formativo della persona, sicché in Italia si discute di un progetto di introduzione della filosofia, in forme diverse dalla tradizione liceale, in tutta la scuola superiore e persino, per alcuni elementi, nell'ultimo anno della scuola dell'obbligo. Di questo alle prossime lezioni. Ma di queste tendenze così recente è difficile dire, perché davvero molto recenti.

 

Tra i generi letterari che potrebbero avere un futuro dobbiamo segnalare naturalmente le diverse forme di scrittura presenti in Internet. A fianco dei saggi - in rete piuttosto che su carta, senza significative variazioni - vanno segnalate altre forme:

Tuttavia non possiamo segnalare una sola "opera" filosofica originale, espressione della ricerca, che sia nata in queste forme. In cui, cioè, la forma diversa sia significativa dai punti di vista che in questa serie di lezioni abbiamo esaminato. E' però dubbio che la nozione di "opera filosofica" sia la chiave giusta per accostarsi a questo mondo. Troppo diversi i suoi caratteri.

Del resto, da decenni la televisione si occupa di cultura ed anche di filosofia, ma non possiamo citare neppure in questo caso una sola "opera" filosofica, paragonabile alle opere del passato, con quel mezzo.

Si sarebbe tentati di dire la stessa cosa col cinema, ma questo richiederebbe studi specialistici. Non è infatti possibile neppure per il cinema indicare un film che possa essere considerato "opera" filosofica alla maniera di quelle della tradizione; ma è invece possibile citare moltissimi film di grande interesse per chi desidera occuparsi di filosofia e molti che hanno un spessore filosofico assolutamente paragonabile a quello di grandi romanzi. Precisiamo: nelle lezioni precedenti abbiamo considerato il Candido di Voltaire un romanzo filosofico, e abbiamo distinto questo genere letterario da romanzi come I fratelli Karamazov, che abbiamo definito "di interesse filosofico", richiamando i grandi classici come le tragedie greche. Le stesse categorie possono probabilmente essere utilizzate per il mondo del cinema.

 

Concludiamo con due riflessioni di carattere generale. La prima è questa. Se ripercorriamo idealmente le tappe della storia della filosofia, ci accorgiamo che ciò che è entrato a farne parte e ciò che ne è rimasto fuori dipende dalla ricostruzione a posteriore compiuta a volte da uno studioso la cui posizione si è imposta, a volte dalla anonima tradizione. Ma per ciascun periodo è difficile fare una previsione su ciò che i posteri considereranno filosofico o no, proprio perché questo dipende dalla direzione che prenderà la tradizione. L'identità della filosofia, ad esempio, rispetto alla scienza o alla teologia, e così via, è un problema per molte epoche, e non è detto che i termini in cui impostiamo oggi il problema sarebbero compresi se esso potesse essere presentato agli studiosi di allora.

Così è difficile dire che cosa, in futuro, si considererà appartenente alla tradizione filosofica e che cosa no. Si prenda il caso di tanti scritti teologici del Novecento che sfruttano gli strumenti della filosofia. O ancora, il caso degli scritti di tanti scienziati, in settori come la fisica teorica, la cosmologia, e negli ultimi decenni la biologia e in generale le discipline che studiano la vita. I filosofi "professionisti" non fanno ricerca in questi campi, che appartengono a settori specialistici diversi (anche se si interessano moltissimo agli esiti di quelle ricerche). Ma nel futuro non è detto che queste ricerche non saranno considerate "filosofiche". L'identità della filosofia è sempre un problema: dal proprio tempo si prolunga nel passato, essendo la dimensione del suo patrimonio consolidato essenziale alla definizione della sua natura.

Diverso è il caso delle discipline afferenti al vasto campo delle scienze cognitive, perché lì i filosofi - accanto a fisici, neurobiologi, psicologi, e così via - sono ricercatori al pari di altri: il campo è (anche) il proprio nella attuale divisione disciplinare. E così è per tutti i campi legati alla mente e alla conoscenza, compresa la logica, l'informatica e la telematica.

 

La seconda riflessione riguarda un particolare uso del termine filosofia in ambienti non filosofici. Per esempio, nel linguaggio dell’industria accade di sentir parlare di "filosofia di un progetto" per intendere la scelta di fondo compiuta sulla base di precise analisi. Il termine filosofia indica in questa accezione la strategia che viene perseguita sulla base di idee, valori, obiettivi da raggiungere in un regime di libertà: scelte dotate di senso, che avrebbero potuto essere diverse, e hanno quindi bisogno di una giustificazione nel senso della finalità di lungo periodo per essere intese. L’atto con cui una creatura razionale definisce l’azione per il proprio futuro.

Qualcosa davvero rimane della tradizione filosofica, in quest’uso, perché la filosofia in tutta la sua storia ha dovuto misurarsi con il futuro, non solo con la comprensione della realtà e dell’uomo, ma anche con la necessità che determinate scelte – e di primaria importanza – vengano compiute al buio. Qui filosofia è la progettazione razionale che l’uomo compie sui terreni sconosciuti dell’esistenza.