Il
Giardino dei Pensieri - Studi di storia
della Filosofia
Michela Dongu
Kierkegaard e il cinema scandinavo
Søren
Kierkegaard. Una introduzione
filosofica
[Vedi Cinema,
Kierkegaard]
Il cinema scandinavo, soprattutto danese e svedese, deve
molto al pensiero di Kierkegaard. Egli è stato tra i pensatori più conosciuti
e celebrati dal Nord, divenendo una vera e propria icona della filosofia e della
letteratura e uno stimolo per lo sviluppo cinematografico in toto.
Una delle ragioni di tale successo, può essere individuata
nell’uso, spasmodico e costante, della metafora, della maschera, che
assottiglia la distanza tra il vero storico e il falso cinematografico. In
questo senso, il pensiero del filosofo danese, ha esercitato un grande fascino
sul cinema scandinavo, per la semplicità delle espressioni formali e,
contemporaneamente, per la ricchezza di suggestioni religiose ed esistenziali
che è stato in grado di diffondere con ampiezza di particolari. In questo
senso, fare i conti con Kierkegaard è apparso a molti registi, soprattutto nordici,
un passaggio obbligato per fare tappa nella coscienza inquieta di personaggi le
cui suggestioni vagano come ombre sui contorni di ritratti di vite quotidiane.
Si sceglie qui di seguire il filo di tre film di tre diversi
registi che, ognuno in maniera personale, hanno rivissuto il rapporto con
Kierkegaard. I tre film di cui proponiamo una scheda sono particolarmente
significativi se posti in relazione alla presentazione del pensiero
kierkegaardiano: essi non solo assumono la funzione di ‘collocare’,
simbolicamente e idealmente, contesti di pensiero non lontani dal mondo
kierkegaardiano, ma possono suscitare emotivamente la riflessione verso temi
filosofici, più volte presenti nel patrimonio filosofico occidentale, quali il
rapporto tra ragione e fede, tra vita e morte, tra pathos e scelta.