Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia
Giugno 2000

Mario Trombino
Un percorso sulla dialettica nella filosofia greca
Brani antologici allegati
[Vedi anche Dialettica, Percorsi,   Socrate, Platone, Aristotele, Stoicismo]

 

1. Usi del termine dialettica

Già gli antichi osservavano che il termine dialettica non è usato dai filosofi greci con lo stesso significato. Come per molti altri termini filosofici, tuttavia, questi diversi usi hanno delle connessioni tra loro, sicché, se non è possibile una definizione univoca della dialettica, è però possibile una storia della dialettica: è possibile cioè seguire i diversi usi che i filosofi hanno dato a questo termine nel contesto generale della loro filosofia studiando le ragioni di quella particolare accezione e la linea di derivazione di quel particolare uso. Naturalmente, è possibile costruire su questa base molti percorsi didattici, utili come tutti i percorsi in cui lo studente sia messo in grado di seguire per questa via non solo l'evoluzione di una parola, ma di un'idea filosofica. I testi qui selezionati costituiscono uno di questi possibili percorsi.

Una visione di sintesi sulla dialettica antica è già presente nel "Giardino dei Pensieri" in un ciclo di lezioni finalizzate ai concorsi a cattedre (sono le Lezioni I, II, III, a cui rimandiamo anche per le indicazioni bibliografiche). Per brevità daremo per presupposto quanto lì detto, in particolare su Zenone, Socrate, Platone ed Aristotele, e non ripeteremo qui quelle esposizioni.

 

Si è soliti distinguere tre diversi usi generali del termine dialettica:

In quest'ultimo uso, la dialettica tende a identificarsi con la filosofia stessa, ed anzi esplicitamente in diversi passi di Platone e degli Stoici, qui riportati, il termine dialettica è solo un altro modo per dire filosofia come scienza del pensiero e dell'essere (qualunque sia il metodo utilizzato per ottenere questa scienza e per esporla) e dialettico è detto il filosofo in quanto conduce una vita di ricerca e di contemplazione della verità.

Un tratto è comune ai diversi usi: la dialettica è sempre connessa ad una certa immagine della filosofia ed è correlata allo stile di vita filosofica e alle convinzioni profonde su chi sia in realtà il filosofo, sulla sua identità. Sicché una storia della dialettica antica è inevitabilmente anche una storia dell'immagine di sé che i filosofi hanno avuto e una storia degli stili di vita che ciascun filosofo e ciascuna scuola propongono.

Le distinzioni su questi diversi usi si ritrovano con chiarezza nei testi che abbiamo riportato, ma non rendono ragione della complessità della questione: soprattutto in Platone, gli aspetti della dialettica sono assai più variegati, come si vedrà studiando i testi. Vediamo comunque più da vicino i tre usi.

 

1.1. La dialettica come tecnica retorica di argomentazione e di esposizione
In Zenone di Elea per la prima volta nella storia della filosofia antica troviamo testi che utilizzano metodi di argomentazione, a fini di persuasione, che la tradizione chiamerà poi dialettici: posta una tesi, se ne deducono rigorose conseguenze, fino a mostrare che, essendo assurde queste, era assurda anche la tesi. Nel Parmenide, Platone si servirà di questo richiamo a Zenone per introdurre il lungo e complesso esame dialettico delle tesi proposte da Parmenide. Ma mentre in Zenone si tratta di uno strumento di argomentazione (a difesa di una tesi già posta e accettata), in Platone si tratta del metodo di una ricerca davvero aperta. Questo slittamento di senso non deve sorprendere, essendo questa una pratica comune nel modo di procedere dei filosofi antichi (e, si potrebbe dire, dei filosofi in generale). Anche per questo le distinzioni nell'uso del termine dialettica sono distinzioni filosofiche, non rimandano affatto all'uso equivoco di un termine.
Come forma di argomentazione, a fini di persuasione, la dialettica troverà poi il proprio terreno di elezione nelle pratiche della Sofisti, ed è da questa forma di dialettica, che non ha fini di ricerca, che muoveranno dapprima Socrate poi Platone trasferendo queste tecniche su un fronte diverso, quello della ricerca. In Zenone non è presente, se non idealmente, il momento concreto del dialogo tra persone; dai Sofisti in poi sarà comunemente presente.
Quanto all'aspetto soggettivo ed emotivo della dialettica in quest'uso, esso ha a che fare con il conflitto, con la gara, con lo scontro in un tribunale davanti ai giudici: è tecnica di lotta, e anche in Socrate (in molti passi in opere platoniche di diversi periodi) mantiene questo carattere, del resto coerente con lo spirito greco, attirato dalla logica della gara (si gareggiava su tutto, e ovunque si acclamava al vincitore, anche presso i poeti e i tragici: la metafora sportiva è ricorrente in questo tipo di dialogo in Platone).
Naturalmente, in quanto tecnica di argomentazione e di persuasione la dialettica è una forma di esposizione filosofica che ammette a fianco di sé altre tecniche. Anzi, in molti dialoghi di Platone in cui si dà spazio a posizioni diverse dalle sue, dei sofisti o di altri, si discute su quale tecnica usare (si veda, tra i passi riportati, il primo brano del Sofista; ma la cosa è ricorrente: per esempio nel Protagora, quando Socrate semplicemente fa per andarsene di fronte ad un Protagora che non lo segue su questo terreno, e si giustifica dichiarandosi incapace di usare altre tecniche).
Del resto, sin dalla sua origine in Zenone si tratta di una tecnica che ne ammette altre: la tesi di Parmenide è già stata argomentata nel suo Poema senza il ricorso alla dialettica.

Lo stile di vita che emerge da quest'uso del termine dialettica rimanda all'immagine del filosofo come uomo del libero esame, capace di stare nel conflitto (dialettico, appunto): la pratica della filosofia è legata all'oralità (anche se ammette la forma scritta) e al confronto intellettuale diretto tra persone. Ed è un'immagine. Ed è un'immagine dai tratti a volte inquietanti, come sono tutte le filosofie concepite come gioco di attacco e difesa. Come tecnica del conflitto finalizzato alla vittoria nello scontro dialettico (2).

 

1.2. La dialettica come insieme di metodi di ricerca
Socrate con la sua ironia sfrutta le potenzialità del metodo che la tradizione da Zenone ai Sofisti gli consegnava, ma il suo scopo era diverso: non si trattava di acquisire potere attraverso la capacità di persuadere o di trovare argomenti a favore di una tesi, ma di fare ricerca filosofica. Questo metodo, che avrà un successo lunghissimo nella storia della filosofia, è caratterizzato dal dialogo, o dell'uomo con se stesso (già in Socrate, che sta a lungo a meditare come nei celebri passi del Simposio, prima di entrare nella sala e in altre occassioni, secondo il discorso di Alcibiade), o di due persone tra loro o in un piccolo gruppo, secondo i tanti modelli offerti dai dialoghi tramandatici dall'antichità.
Naturalmente non di tratta di un metodo, ma di molti metodi. Nei passi riportati troveremo:
- i metodi fondati sul principio di Zenone (posta una tesi, se ne deducono rigorose conseguenze, fino a mostrare che, essendo assurde queste, era assurda anche la tesi): nell'Apologia è usato da Socrate come tecnica per elevare la coscienza dell'interlocutore sul vuoto del proprio sapere, secondo un modo di procedere che diverrà tipicamente socratico; in Platone il fine non è soltanto quello socratico, ma su di esso si innesta la ricerca positiva della scienza, come nel Parmenide (dove diventa un indagare tutte le vie in tutte le direzioni a partire dalle tesi poste); nel primo caso il contesto è quello, duro e a tratti implacabile, del conflitto come strumento necessario all'autocoscienza (e quindi il metodo è utile se si è disposti ad accettare la propria sconfitta contro Socrate), mentre nel secondo il contesto è quello di una comunità di "amici" in libera ricerca, che hanno "tempo", come sottolinea il Teeteto;
- i metodi fondati sul confronto di posizioni, e quindi anche delle personalità che le fanno proprie, di cui moltissimi dialoghi di Platone forniscono l'esempio; le tecniche utilizzate sono le più varie, e si ricorre liberamente a tutto, perché il principio su cui il dialogo si fonda è che solo il dio sa, non l'uomo, e tutti siamo in ricerca della verità: dunque non c'è forma di pensiero che non venga utilizzata, e spesso lo è il pensiero per immagini, utilizzato a fianco o in alternativa ad altre forme (si veda il passo del Protagora in cui Protagora chiede in che forma il suo pubblico desidera che egli faccia la sua esposizione, se mediante ragionamenti o con un racconto; o si confronti il passo in cui è esposto il mito della caverna con il precedente); in Platone l'obiettivo è un esercizio dello spirito che prepari alla reminiscenza: chi impara, non impara dall'altro, ma da se stesso nello specchio dell'altro, e quindi tutti imparano nel dialogo con gli altri; di questo metodo Aristotele ha fornito una variante importante assai diversa in punti essenziali dalla tradizione platonica, non per la mancanza del dialogo come forma di esposizione (come abbiamo prima visto, le forme di esposizione possono essere diverse mantenendo la dialettica le sue caratteristiche essenziali), ma per altre caratteristiche: per le tesi poste, che in Aristotele sono endossa; per gli ambiti cui è utile applicarla, quelli in cui non si ha il saldo possesso dei princìpi (da qui la definizione che spesso si dà della dialettica aristotelica come logica del probabile); per le tecniche utilizzate, di cui Aristotele ammette solo quelle rigorosamente definite così diverse dal libero dialogare platonico (che ha sì anche regole definite, ma resta pur sempre confronto di personalità e ammette moltissime forme di pensiero oltre quelle definite con rigore);
- i metodi fondati sulla guida di chi sa verso chi non sa: danno luogo a forme di contemplazione tipicamente platoniche e sono assai diverse dal libero dialogare precedente o dall'uso di strumenti di ricerca come al primo punto, in cui richiamavamo Zenone; qui l'anima è guidata da chi sa: non si tratta affatto di una comunità in libera ricerca, ma di una iniziazione dell'uomo secondo un percorso già segnato; nei passi riportati appartengono a questa forma di dialettica il mito della caverna nella Repubblica e l'iniziazione ai misteri dell'Eros da parte di Diotima nel Simposio; il tratto comune, sempre soggettivo, che accomuna l'uso della dialettica in questa accezione alle due precedenti è dato dal fatto che il metodo è sempre legato al rapporto tra due persone in cui chi impara non impara dall'altro, ma da se stesso, ed inoltre dal fine che è sempre l'acquisizione della scienza attraverso l'educazione di sé (in questo caso, però, delle persone in dialogo solo chi è iniziato impara, l'altro possiede già la scienza, e non certo a caso questa figura ha sempre tratti impersonali o indistinti e la descrizione si muove sul terreno del pensiero per immagini, del racconto).
Lo stile di vita cui rimanda questo secondo punto richiama il filosofo come uomo dell'Eros, o la libera attività in comune dei filosofi, amici tra loro, che insieme conducono una vita filosofica, dedita al continuo esercizio del proprio spirito in dialogo con gli altri.

 

1.3. La dialettica come scienza delle articolazioni delle idee

Nel periodo della storia della filosofia compreso tra Zenone e gli Stoici antichi, quest'uso del termine dialettica è proprio dell'ultimo Platone e degli Stoici (per i quali la dialettica è, essenzialmente, logica) e, come prima notavamo, a volte si confonde con lo stesso termine filosofia. L'elemento comune a Platone ed agli Stoici è il fatto che la dialettica non è riferita ai soggetti in dialogo tra loro, in una forma o nell'altra, ma al pensiero stesso. La differenza è nella diversa concezione del pensiero, anzi dell'essere stesso (in Platone la realtà dell'idea è altra cosa dalla realtà del mondo sensibile, negli Stoici il Logos è una cosa sola con il mondo, e questo significa moltissimo per l'identità del filosofo nel suo rapporto con la realtà in cui vive: le due concezioni della dialettica aprono quindi a due diverse visioni dello stile di vita del filosofo e quindi della dialettica come pratica filosofica; in entrambi i casi, tuttavia, lo stile di vita richiama la gravità e la saggezza della scienza, compresa la capacità di governare se stessi e la propria vita interiore).
E' particolarmente interessante, poi, il rapporto tra Platone ed Aristotele su questo punto. Nei dialoghi cosiddetti "dialettici" (abbiamo riportato passi del lungo percorso platonico: Parmenide, Fedro, Teeteto, Sofista) Platone ritiene che la dialettica sia una scienza se consente all'uomo di pervenire ad una unificazione del reale nell'unità dell'idea (con quel che ne segue sulla dottrina dei princìpi e le cosiddette dottrine non scritte), e se consente poi da questa unità di derivare seguendo le articolazioni reali la struttura delle idee e dei loro rapporti (la dialettica ha quindi due andamenti: uno dalla molteplicità all'uno, l'altro dall'uno alla molteplicità; è arte tanto della dell'unificazione quanto della distinzione reale); Aristotele, tra gli usi della dialettica (nei Topici ne elenca tre) pone la ricerca dei princìpi delle scienze e quindi mantiene - in un senso diverso, coerente con la propria concezione dei princìpi - quell'elemento di unificazione che è in Platone. Ma in un contesto diverso, essendo la dialettica uno strumento di esame rivolto agli endossa, e quindi legato alla ricerca su ciò che non sappiamo (tecnica del dialogo e della ricerca su princìpi che non possediamo con certezza)

Ciò che a noi interessa sottolineare, prima della lettura del passi filosofici, è che questa idea della dialettica come scienza dell'unificazione e della distinzione avrà una storia lunghissima nei secoli successivi, soprattutto nel neoplatonismo. Ma anche che quest'uso del termine dialettica va ricordato perché illumina il senso che a questo termine, in un contesto ormai totalmente diverso, ha dato Kant nella Critica della Ragion Pura, ed anche quello che vi ha dato Hegel: alla nozione di dialettica non è solo connesso il dialogare che illumina la coscienza e la libera ricerca attraverso questa via, ma anche il tentativo dell'uomo di comprendere in unità i princìpi (o il principio) del reale, e come da esso il reale si articoli così e non in altro modo. Che questo dia luogo ad una scienza o meno, è questa la via sulla quale l'uomo, per esigenza della ragione stessa, si pone.

A proposito di Hegel, va ricordato che nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia ha richiamato la filosofia antica a proposito della dialettica riferendosi in particolare ad Eraclito e poi a Proclo. Su questa tematica ci riserviamo di tornare più avanti con altri lavori. Il tema è particolarmente interessante sia per il legame tra filosofia moderna e filosofia antica, sia perché con Eraclito si tocca un nodo centrale: quello della dialettica come forma del pensiero e dell'essere che vive dallo scontro degli opposti, della contraddizione reale, non della distinzione reale. Ma di questo in altra occasione.

 

2. La dimensione spirituale

Riassumiamo adesso in sintesi i principali caratteri della dimensione spirituale che abbiamo visto essere connessi alla dialettica, così come li troviamo descritti nei testi, soprattutto di Platone (3).

3. Nota didattica

Lo studio dell’oralità nella filosofia antica soprattutto nei suoi rapporti con la scrittura – e la dialettica appartiene a questa doppia dimensione, perché in essa le due pratiche, oralità e scrittura, si incontrano – ha un interesse didattico evidente: le tecniche antiche, poiché sono ben descritte almeno in Platone, Aristotele e, anche se per frammenti, negli Stoici, possono essere riproposte. Nel farlo, il professore non fa altro che riprendere una antica tradizione, perché già in questi filosofi la dialettica ha, accanto ad altre funzioni, quella di permettere un esercizio dello spirito che prepara alla filosofia (si pensi, tra tutti i possibili richiami, all’invito di Parmenide al giovane Socrate da cui prende le mosse la ricerca condotta in comune nel Parmenide, o alle definizioni aristoteliche sugli usi della dialettica nei Topici). Vi sono quindi due campi di ricerca su queste tematiche da condurre dal punto di vista della storia della filosofia utili anche a fini didattici:

 

Note

1) La questione della dialettica in Platone come tecnica del dialogo è resa complessa dalla difficoltà di datare in modo sicuro i dialoghi, dalla difficoltà di distinguere le posizioni di Socrate dalle sue, e soprattutto dalla difficoltà di intendere in maniera unitaria la sua opera: la questione della dialettica è, insomma, al centro del complesso problema dell'interpretazione generale delle opere platoniche viste nel loro insieme. Su queste interpretazioni generali ci riserviamo di tornare nel "Giardino dei Pensieri" con successivi studi.
Più in generale, quali siano questi metodi di ricerca e queste pratiche di esercizi filosofici che troviamo negli scritti dei filosofi greci, è tema su cui torneremo in sede di studi di didattica teorica della filosofia perché va studiato se la loro descrizione possa per noi costituire un modello.

2)Questa immagine è ricorrente nella storia della filosofia e può essere applicate a prassi anche oggi comuni: si pensi a quanto Abelardo scrive sulla vita intellettuale del suo tempo, alle pratiche della "disputatio", e per i moderni a Schopenhauer, alla filosofia "a colpi di martello", alle pratiche di opposizione tra scuole, e così via. Secondo Huizinga la filosofia si sarebbe sviluppata dai giochi linguistici legati al conflitto, e questo tratto sarebbe quindi connaturato in modo profondo alla identità e alla natura della filosofia in quanto tale (cfr. J. Huizinga, Homo Ludens, Johan Huizinga, Homo Ludens, trad. it. di A. Vita, Torino, Einaudi 1973), Cap. IX Forme ludiche della filosofia). Questa tesi può essere utilmente ricordata nel contesto degli studi sul passaggio dalla cultura orale alla civiltà della scrittura studiati da Havelock.

3) Ci sembra utile ricordare in sintesi queste quattro dimensioni non soltanto per la comprensione delle pratiche filosofiche dell’antichità, ma anche perché esse corrispondono al clima emotivo che è possibile osservare quando, con giovani o con adulti, a fini didattici o diversi, si ripropone la pratica della filosofia come ricerca in comune. Su questo tema si vedano gli studi di Mario De Pasquale:
- Esercizio creativo della razionalità filosofica, dinamiche emotive, comunicazione filosofica in classe
- Il confilosofare nell’apprendimento della filosofia.

4) Come è noto, chi ha studiato a fondo questa dimensione è Johan Huizinga in Homo Ludens. Si veda Giocare un gioco difficile. Le "forme ludiche della filosofia" secondo Johan Huizinga.