Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia

Alberto Barli
Freud filosofo (1)
[Vedi anche: Freud]

"Con le sue pezze e le sue toppe
tura le lacune nella struttura dell'universo."

Heinrich Heine

1. Introduzione. Freud e la filosofia

Considerare la psicoanalisi freudiana in una prospettiva filosofica, non significa concepire la prima alla stregua di una delle tante teorie filosofiche, nè tantomeno psicoanalizzare la seconda. (Operazione, quest'ultima, già tentata da Freud stesso.) Sono da evitare sia le colonizzazioni e le annessioni più o meno brutali, sia le tesi preconcette da dimostrare o da confutare. L'intento è di capire meglio sia la psicoanalisi che la filosofia avvicinandole un poco, soffermandosi sui punti di intersezione, per così dire, ovvero su quei luoghi del discorso freudiano in cui le due discipline interagiscono e si confondono.

Il rapporto di Freud con la filosofia si può articolare su diversi piani. Vi è, anzitutto, il piano delle idee di Freud sulla filosofia, e già questo è tutt'altro che lineare. In genere il fondatore della psicoanalisi è piuttosto polemico nei confronti della filosofia e dei filosofi. Possiamo però individuare una evoluzione in questo rapporto. Il filosofo P.L. Assoun parla, a questo proposito, di una ambivalenza di Freud (2). Il giovane Freud aveva infatti un forte interesse per la filosofia, che più tardi si tramutò in aperta ostilità.

Nella sua Autobiografia del 1924, Freud afferma di essere stato indotto ad iscriversi alla facoltà di medicina, verso la quale nutriva peraltro uno scarso entusiasmo, proprio da uno stimolo speculativo: una conferenza sul saggio di Goethe La Natura (3). Ma nelle stesse pagine dell'Autobiografia è possibile poi leggere: "Ho sempre evitato con cura di accostarmi alla filosofia vera e propria. Un'incapacità costituzionale mi ha reso molto più facile questa astensione" (4).

Il giovane Freud dichiarava alla fidanzata di avere intenzione di scrivere per lei una sorta di A B C filosofico, mentre all'amico Fliess (5) scriveva: "Nutro la segreta speranza di arrivare per le stesse vie [ la medicina ] alla mia meta iniziale, la filosofia". Lo stesso concetto è ribadito in un'altra lettera a Fliess, di poco posteriore:

"Da giovane non ero animato da altro desiderio che non fosse quello della conoscenza filosofica, e ora, nel mio passare dalla medicina alla psicologia, quel desiderio si sta avverando" (6).

Assai rilevante, inoltre, per la formazione giovanile di Freud, fu l' incontro con Franz Brentano. Filosofo, psicologo, precursore della fenomenologia di Husserl, Brentano insegnò come libero docente all'Università di Vienna dal 1873 al 1895. Freud iniziò a frequentare i suoi seminari durante il secondo anno (1874-75) dei suoi studi di medicina, sommando così lo studio della filosofia ad un piano di studi già particolarmente pesante. Egli, inoltre, partecipò ai seminari di Brentano anche nei semestri successivi, e tradusse per Brentano alcuni saggi di John Stuart Mill. Sulla questione dell'influenza del filosofo sul giovane Freud i pareri non sono univoci. Assoun ritiene che tale influenza fu notevole: "Freud apprese a leggere filosoficamente" (7); sotto lo stimolo dei seminari di Brentano, Freud avrebbe approfondito la conoscenza di Aristotele, Strauss, Feuerbach, e avrebbe imparato ad abbinare speculazione e osservazione.

D' altro canto, S. Bernfeld, storico della psicoanalisi e biografo di Freud, minimizza tale influenza, ritenendo che Freud non sia stato allievo di Brentano, ma semplice uditore. "Ben pochi dei suoi uditori venivano con l'intenzione reale di studiare filosofia e psicologia presso di lui" (8). Al massimo Freud, secondo Bernfeld, potrebbe essere rimasto condizionato da alcune delle concezioni di Brentano: le sue tesi sul genio, il determinismo, il rilievo assegnato al dato di fatto; ma non si sarebbe interessato in modo particolare alla filosofia.

Più tardi, negli anni della maturità, la filosofia arriva tuttavia a configurarsi agli occhi di Freud come una mistificazione, come traspare dalla famosa metafora del viandante, di Inibizione, sintomo e angoscia del 1925: il filosofo è assimilato a quel viandante che, cantando nell'oscurità, "rinnega la propria apprensione, ma non per questo vede più chiaro" (9).

E' sufficiente, per spiegare una caduta di interesse così verticale, ricorrere alla tesi della "incapacità costituzionale", avanzata da Freud stesso? Può essere che Freud, intento alla sua opera di costruzione dell'edificio psicoanalitico, giunga a poco a poco a liberarsi dei panni giovanili del filosofo, per indossare quelli dello scienziato, più consono alla saggezza dell'età? Non sono ipotesi convincenti. Durante tutto l'arco della sua elaborazione teorica Freud non manca di citare e di apprezzare i filosofi, da Platone ad Aristotele, da Kant a Schopenhauer, di cui non esita a servirsi per rafforzare le proprie dottrine. E che l'interesse per la filosofia non venga mai meno, lo attesta proprio la notevole valenza speculativa degli scritti dell'ultimo periodo: basti pensare alla grandiosa concezione delle pulsioni di vita e di morte.

Per avere una migliore visione del problema, lo esamineremo da un altro punto di vista: non considereremo più la filosofia una disciplina esterna e spesso opposta alla psicoanalisi, bensì un'esigenza interna allo stesso sapere psicoanalitico, volta a definirne e articolarne i concetti di base. Tale esigenza è rilevabile in modo particolare negli scritti metapsicologici del 1915-17, nei quali possiamo individuare il tentativo di Freud di delineare il proprio metodo e di definire lo statuto epistemologico della psicoanalisi. Ma gli enunciati ivi discussi e formalizzati sono elaborati nell' Interpretazione dei sogni (Traumdeutung) del 1899, nell'ambito dello studio dei processi onirici. E' soprattutto in queste due opere che si può cogliere la nascita e l'articolazione della struttura teorica della nuova disciplina.

In tale contesto si chiarisce l'ambivalenza freudiana verso la filosofia. Freud infatti non la combatte in astratto, ma in quanto "ostacolo epistemico" (l'espressione è di Assoun), ossia in quanto essa si pone in contrasto con gli enunciati e il metodo della psicoanalisi. Ad esempio, ricorrente è la polemica di Freud contro il "coscienzialismo" dei filosofi, le cui affermazioni sul primato della coscienza impediscono di accedere alla comprensione dell'inconscio. Ma la filosofia non è combattuta soltanto su asserzioni particolari, spesso viene respinta in blocco in quanto Weltanschauung, ossia visione del mondo globale e totalizzante, assai più vicina alla vecchia religione che non ad una disciplina scientifica. La Weltanschauung filosofica - scrive Freud - "partendo da una determinata ipotesi generale, risolve in modo unitario tutti i problemi della nostra vita" (10).

Una tesi affermata anche in Inibizione, sintomo e angoscia, dove egli scrive:

"In generale io non sono per la fabbricazione di concezioni del mondo. Si lasci pur questo ai filosofi, i quali dichiarano di non credere che si possa intraprendere il viaggio della vita senza un simile Baedeker, che dà informazioni su tutto. Accogliamo umilmente la commiserazione con la quale i filosofi, dall'alto delle loro superiori esigenze, guardano in basso verso di noi. Dato però che neppur noi possiamo sconfessare il nostro orgoglio narcisistico, osserveremo a nostra consolazione che tutte queste 'guide di vita' invecchiano presto, che il nostro piccolo lavoro, per quanto miope e limitato, è ciò che rende necessari i loro ammodernamenti, e che tutti questi "Baedeker", anche i più moderni, altro non sono che tentativi di rimpiazzare il vecchio catechismo, così confortante nella sua completezza." (1).

Mentre la filosofia, per Freud, proprio a causa del suo intento totalizzante è ritenuta priva di valore conoscitivo, la psicoanalisi è considerata una scienza particolare (Spezialwissenschaft), dello stesso tipo delle scienze della natura, e in quanto tale "totalmente inadatta a crearsi una propria Weltanschauung". E la scienza - soprattutto la fisica e la chimica, che Freud pensa come modelli di perfezione scientifica - accetta "l'unitarietà della spiegazione dell'universo, ma solo come un programma il cui adempimento è differito nel futuro" (12). Per il resto è contraddistinta da caratteristiche negative e da limitazioni, perchè deve accettare che i suoi enunciati restino per lungo tempo imprecisi e indefiniti.

Dunque, la contrapposizione filosofia - scienza, mentre fa risaltare la specificità della nuova disciplina psicoanalitica, non si sviluppa nel vuoto: Freud muove contro dottrine filosofiche specifiche, o contro la filosofia nel suo complesso, in nome di precisi riferimenti culturali, in ultima analisi, filosofici.

Le idee di cui Freud si serve in questa operazione, sono in gran parte attinte e assimilate dai circoli scientifici del suo tempo, fra i quali la scuola di fisiologia che fa capo a Helmholtz è certamente il più importante.

Come S. Bernfeld ha dimostrato (13), la formazione scientifica di Freud avviene sul terreno della fisiologia, che in Germania alla fine del secolo annovera tra i suoi maggiori rappresentanti Helmholtz, Du Bois Reymond, Bruecke e Ludwig, fondatori della Società fisica berlinese. Bruecke, che dirige a Vienna l' Istituto che Freud frequentò dal 1876 al 1882, è considerato dai fisiologi berlinesi il loro "ambasciatore a Vienna". La scuola fisiologica ha un indirizzo fisicalista, poichè persegue un ideale scientifico di misurabilità matematica dei fenomeni fisiologici, e basa le sue ipotesi su concetti tratti dalla fisica, come il principio di conservazione dell'energia, formulato da Robert Mayer e divulgato da Helmholtz. Come scrive Du Bois Reymond, "nell' organismo non agiscono altre forze, se non le comuni forze chimico-fisiche" (14).

Va aggiunto che tale indirizzo si afferma anche in opposizione alla schellinghiana filosofia della natura, di stampo panteistico e organicistico, che dominava l'ambiente tedesco all'inizio del secolo. Freud stesso ha vissuto interiormente il contrasto fra le due concezioni, passando dall'entusiamo per le idee contenute nel saggio La Natura, ispirato al programma della Naturphilosophie, al fervore delle ricerche istologiche condotte nell'Istituto di Bruecke. Egli riversò - ma si potrebbe dire che sublimò - nella prassi scientifica le energie filosofiche inizialmente indirizzate verso la Naturphilosophie.

Molte delle idee di Freud, che diventano parte integrante della teoria psicoanalitica, derivano da questo contesto culturale: non si può, in questo articolo, evidenziarle compiutamente, ci limiteremo perciò a rapidi accenni.

Il giovane Freud riteneva insufficiente una conoscenza dei fenomeni psichici che non comprendesse anche la spiegazione quantitativa, ossia la descrizione del gioco delle forze, dei dislocamenti delle quantità di energia e di eccitamento interno all'apparato psichico. Questa concezione costituisce il nucleo fondamentale della psicoanalisi, che, nella sua formalizzazione metapsicologica, comprende i punti di vista topico, dinamico ed economico. Si può dire che una caratteristica essenziale del freudismo sia propria questa curiosa commistione di forze e di significati, l' inestricabilità tra il piano del senso e quello dell'energia. Paul Ricoeur (15) , nella sua fondamentale opera su Freud, ha colto, in questo aspetto, una contraddizione della psicoanalisi, divisa tra un'ermeneutica, volta alla decifrazione dei significati, e un'energetica, che identifica la psiche in un campo di forze e di energia, in rapporto dinamico e conflittuale.

Altri autori - soprattutto di scuola francese - si propongono di emendare, per così dire, la psicoanalisi dal suo linguaggio positivista, dall' "ombra proiettata dal modello della fisica energetica di Helmholtz e di Maxwell" (16). A questi tentativi risponde P. L. Assoun, il quale scrive: "Dietro la questione del linguaggio è la stessa identità epistemica della psicoanalisi che viene rimessa in causa, dal momento che il linguaggio positivistico è appunto quello in cui Freud ha situato il suo campo di sapere" (17).

Ma nella teoria psicoanalitica matura, il piano psichico non è più strettamente correlato a quello fisico-fisiologico, non è su di esso fondato. E ciò proprio per una ragione di carattere epistemologico: per darsi uno statuto di scientificità, la psicoanalisi deve rendersi autonoma da ogni substrato biologico. Negli scritti di Metapsicologia, Freud definisce i concetti fondamentali della psicoanalisi, quali la pulsione, la rimozione, l'inconscio, su di un piano interamente psichico.

Vi è dunque una significativa evoluzione nelle concezioni freudiane. Esemplare a questo proposito la vicenda legata al Progetto del 1895. In esso Freud cercava di realizzare una ambiziosa idea: enucleare insieme psicologia e neurologia, spiegando la complessità della psiche attraverso lo schema completo del sistema nervoso, alla cui conoscenza egli stesso del resto aveva contribuito con le sue ricerche neurologiche.

E' un tentativo destinato al fallimento. Il piano del Progetto, infatti, rimase incompiuto e fu abbandonato da Freud, che, negli anni successivi, mise da parte definitivamente l'idea stessa di una corrispondenza tra il piano psichico e quello fisiologico. Ciò che rimase dell' idea del Progetto, fu rielaborato nella topica del settimo capito della Traumdeutung, là dove si suppone una spazializzazione della psiche, ma in senso euristico e metaforico, non già nel senso di una corrispondenza anatomica.

Ovviamente, il rapporto psicoanalisi - filosofia non può limitarsi solo a questi due piani del discorso, quello dei riferimenti espliciti e quello delle tensioni speculative interne. Esso può essere visto anche sotto altre angolature; la stessa analisi del sogno ci permette di coglierne una assai importante: l'interpretazione psicoanalitica della cultura, mediata, appunto, dal modello del sogno, in base alla quale l'arte, la religione, la filosofia, ma anche il mito, il folklore, il linguaggio, appaiono come una sorta di sogno universale (18). La teoria freudiana è in grado di unire esperienze così intime e private come i sogni e i fatti universali della cultura, poichè ritiene che questi due ambiti siano entrambi espressioni mascherate di un desiderio profondo, infantile, rimosso. Situato in una zona psichica dove si intersecano ontogenesi e filogenesi, infanzia dell'individuo e dell'umanità, il desiderio rivela tutta una gamma di significazioni arcaiche, comuni appunto al sogno, alla religione, alla cultura in genere. Come rileva Ricoeur, dalla questione del desiderio mascherato del sogno, nasce un'ermeneutica della decifrazione del senso nascosto. E su questo terreno - della demistificazione delle maschere del desiderio - l'ermeneutica freudiana trova, secondo Ricoeur, un punto di contatto con le filosofie di Marx e Nietzsche, che si configurano come "scuola di sospetto".

La psicoanalisi produce un impatto sulla cultura, ne modifica le visioni di fondo, i punti di riferimento, e la obbliga a interrogarsi, a modificarsi, per cui la cultura non è più la stessa dopo l'avvento della psicoanalisi. Freud ne è consapevole, quando si paragona a Copernico e a Darwin (19). Possiamo aggiungere che in questa operazione di cambiamento dell'immagine che l'uomo tradizionale ha del mondo e di sè - operazione che non può non riguardare la filosofia - psicoanalisi e filosofia non sono più antagoniste, ma la prima è anticipata dai filosofi, ha un debito nei loro confronti.

 

2. La prima topica

Gli ultimi anni dell' Ottocento, in cui Freud elabora la teoria del sogno e getta le basi della nuova scienza psicoanalitica, sono, per Freud, anni caratterizzati da grandi scoperte e intuizioni: "Intuizioni come questa - egli scrive nella Traumdeutung riferendosi al sogno - capitano, se capitano, una volta sola nella vita". Il giovane Freud ha già alle spalle una esperienza scientifica di tutto rispetto: basti pensare alla collaborazione con Bruecke all' Istituto di fisiologia, o alla sua attività di neurologo, che svolse sia come assistente del celebre psichiatra Meynert, sia con studi e ricerche che gli valsero la libera docenza in neuropatologia. Fra la produzione teorica di questo periodo, vanno ricordati il già citato Progetto di una psicologia (1895) e gli Studi sull'isteria (1892-95), scritti insieme all'amico e collega Josef Breuer. Si tratta di due opere che permettono di stabilire un collegamento tra la pratica scientifica e la nascente disciplina psicoanalitica. Nel Progetto, sono dedicati al sogno ben tre paragrafi; negli Studi sull'isteria, viene messo a punto il procedimento delle associazioni libere, rielaborazione del metodo catartico scoperto da Breuer, essenziale per l'interpretazione del sogno. Sia il metodo catartico che quello delle associazioni libere, al di là delle considerevoli differenze (il secondo, peraltro, non si serve dell' ipnosi), implicano una concezione dello psichismo del tutto diversa rispetto a quella della scienza del tempo e della cultura ufficiale, permeate di positivismo. Il procedimento proposto da Breuer e Freud, infatti, considera il sintomo e il sogno formazioni psichiche, e quindi interpretabili, non puri eventi somatici, privi di qualsiasi rilevanza psicologica.

Nel settimo capitolo della Traumdeutung - il più rilevante dal punto di vista teorico - Freud elabora una teoria del sogno che modifica radicalmente la tradizionale concezione dell'apparato psichico, fondata sull'identificazione di psiche e coscienza.

L' esigenza speculativa nasce per dare una risposta alle questioni emerse nell'analisi dei processi onirici, che ha messo in luce l'esistenza di istanze e processi inconsapevoli ed ha delineato concetti come "regressione", "lavoro onirico", "pensieri del sogno", senza tuttavia collocarli in una appropriata struttura teorica.

Il settimo capitolo è incentrato sulla cosiddetta prima topica (20), che concepisce la psiche in termini prevalentemente spaziali, come un luogo (topos) che l'energia attraversa in senso progressivo e regressivo. Ma la topica non è solo un luogo, è anche un tempo: Freud la descrive in una prospettiva cronologica, nella modalità di esistenza più primitiva, sotto il dominio del processo primario e del principio di piacere-dispiacere. A questo modello primitivo si affiancherà successivamente, sovrapponendosi ma senza sostituirlo del tutto, il processo secondario con il principio di realtà.

Il sogno si forma, secondo Freud, per appagare un desiderio infantile e rimosso; ma la caratteristica più propria del sogno consiste nella raffigurazione del pensiero in una scena vissuta, (fenomeno, questo, analogo alle allucinazioni e alle visioni). L'ipotesi topica viene elaborata per spiegare questo aspetto: Freud, prendendo le mosse da uno spunto di Fechner (21), per il quale il sogno è una "scena diversa" (andere Schauplatz) rispetto alla vita vigile, paragona la psiche ad uno strumento immaginario, simile ad un apparecchio fotografico o ad un microscopio, articolato in una pluralità di istanze o sistemi, con rapporti spaziali costanti, una precisa direzione e una forma di energia. L'apparecchio, inoltre, presuppone un principio regolatore, identificato nel principio di costanza, che mantiene l'energia al livello più basso possibile. L'analogia fra tale concezione e quella del Progetto del 1895 balza agli occhi: anche allora la psiche era presentata come un apparato fisico - il sistema dei neuroni - funzionante in senso progressivo e regressivo; anche allora il principio di costanza equilibrava l'apparato. Insomma, Freud pensava alla psiche in termini dinamici e quantitativi. Ma la differenza tra il Progetto e la topica del settimo capitolo non è trascurabile: in quest'ultima viene a mancare quella corrispondenza tra il piano fisico-anatomico e quello psichico che era l'idea base del Progetto. Ora la località psichica non presuppone uno spazio reale ed esclude qualsiasi riferimento anatomico. Su questo punto Freud è categorico: "Vogliamo evitare con cura la tentazione di determinare in senso anatomico la località psichica" (22).

 

3. La regressione

Tuttavia la topica non manca di una certa ambiguità, in quanto non si distacca del tutto dal naturalismo del Progetto. Come cercheremo di dimostrare, è soprattutto il concetto di regressione a risultare ambiguo.

Innanzitutto va rilevato che sul concetto di regressione converge tutta la fenomenologia dei processi onirici: attraverso la regressione si giunge al nucleo centrale del sogno, ossia a quella scena infantile che ha i tratti reali di un luogo della natura. La regressione fissa la priorità cronologica e, potremo dire, ontologica, della percezione nell'economia dei fenomeni psichici.

Seguiamo il testo freudiano: l'apparato presenta una estremità sensitiva (P), ed una motoria (M); l'energia psichica fluisce dal sistema (P) al sistema (M), ossia, riceve gli stimoli dal lato sensitivo e tende alla scarica motoria. In base al principio di costanza, l'apparato si mantiene al più basso livello possibile di energia.

Tra (P) e (M) vi sono altri sistemi intermedi, che hanno il compito di accogliere le tracce mnestiche delle percezioni e di fissarle in modo diversificato. La coscienza, che controlla la motilità, è situata verso l'estremità motoria dell'apparato. Due fra questi sistemi hanno una particolare importanza, e sono denominati Prec e Inc. Il Prec (Preconscio) è posto immediatamente prima della coscienza, e le rappresentazioni in esso contenute, pur non essendo coscienti, possono diventare tali in seguito ad uno sforzo dell'attenzione e al raggiungimento di una certa intensità psichica. Dall' Inc (Inconscio), invece, esse non hanno accesso alla coscienza, se non atttraverso il preconscio e al prezzo di sostanziali modificazioni; sogni, sintomi, lapsus sono esempi di tali modificazioni. Sottoponiamo ora il processo di formazione del sogno all'ipotesi topica. Per Freud, esso si avvia nell' Inc, ma deve riallacciarsi ai pensieri del sogno - sorta di pensieri non pensati dalla coscienza, e che tuttavia testimoniano di una complessa attività intellettuale - situati nel Prec, passaggio obbligato per le rappresentazioni inconsce che tendono a divenire coscienti. La topica permette di spiegare il carattere allucinatorio del sogno. Occorre ammettere che i pensieri del sogno, invece di avviarsi verso l'estremità motoria dell'apparato, prendano una via retrograda che li ritrasforma nelle immagini da cui erano sorti. Ecco dunque entrare in gioco la regressione, che è denominata topica per distinguerla da altri tipi di regressione, e nella cui descrizione Freud appare ancora condizionato dall'eredità del Progetto. Anche nel Progetto, infatti, il carattere allucinatorio del sogno viene spiegato mediante il ricorso all'investimento regressivo dei neuroni, ossia un investimento dell' immagine percettiva effettuato nella direzione contraria alla motilità. Ora, mediante la regressione, i contenuti ideativi sono ricondotti alle percezioni, quindi all'esperienza reale. "Nella regressione - afferma Freud - la struttura dei pensieri del sogno viene disgregata nella sua materia prima" (23), ovvero, nelle immagini percettive da cui sono nati. Tale concetto viene ribadito più avanti, quando alla regressione topica si aggiunge la regressione temporale: essa consiste nel fatto che i ricordi infantili, presenti nell' Inc in forma "vivacemente sensoriale", esercitano una sorta di attrazione, che rende possibile la regressione. Per questa attrazione delle immagini, il sogno può essere definito come "il surrogato, alterato attraverso una traslazione su materiale recente, della scena infantile" (24).

Oltre alla regressione topica (verso il sistema P) e a quella temporale (verso formazioni psichiche più antiche), vi è anche una regressione formale, che è rivolta verso i primitivi modi di raffigurazione e di espressione. Va inoltre rilevato che la regressione temporale comprende un ritorno ad un'infanzia che è insieme dell'individuo e dell'umanità.

Emerge con chiarezza, a questo punto, come la regressione condizioni la topica in senso naturalistico. Freud attinge dal sogno la concezione - estesa poi a tutta quanta la vita psichica - che attribuisce la priorità all'elemento percettivo rispetto a quello ideativo e fantastico: ogni elemento ideativo, per Freud, deriva infatti da percezioni. Una concezione che rimarrà invariata durante tutto l'arco dell'elaborazione teorica freudiana. In uno scritto della maturità, Freud la ribadisce: "E' necessario ricordare che tutte le rappresentazioni derivano da percezioni, sono ripetizioni di esse" (25).

 

4. La questione del desiderio

Ma c'è di più. La regressione è la chiave per comprendere non solo il sogno, ma tutta la vita psichica. Per comprendere questo importante passaggio occorre considerare il modello topico nella dimensione cronologica, in cui Freud ci mostra l'apparato psichico nella sua modalità di funzionamento più primitiva, quando esso è sotto l'influsso del processo primario. Con la descrizione del processo primario e della rimozione, che gli è correlata, la topica acquisisce anche la dimensione dell'energia e della forza. Per usare il linguaggio della Metapsicologia, si può dire che l'andere Schauplatz si caratterizza in senso dinamico ed economico.

Avendo acquisito il punto di vista topico, Freud può riproporre, in tutta la sua complessità, la questione del sogno come appagamento di desiderio. Bisogna anzitutto rispondere ad una domanda cruciale: se il pensiero crea di giorno atti psichici estremamente vari, perchè di notte si limita a produrre soltanto desideri? Non appare forse più verosimile la concezione di Aristotele secondo cui il sogno, prolungando l'attività del pensiero nello stato di sonno, ne protrae anche la multiforme varietà? E qual è il ruolo - in relazione al desiderio - dei pensieri della veglia, i residui diurni, come vengono definiti?

Va dunque approfondito il tema del desiderio. Per Freud esso può nascere nel sistema Prec o avere origine nell' Inc; ma i desideri preconsci non hanno la forza per creare un sogno, devono trovare un appoggio nel sistema Inc. Quest'ultimo si configura come il luogo dei desideri indistruttibili, di origine infantile, sempre presenti e sempre attivi, come rivela anche l'analisi dei nevrotici. Come i leggendari Titani, i desideri inconsci sono, per così dire, immortali.

Con lo stato di sonno che interrompe gli investimenti energetici del Prec, l'attività del pensiero vigile e la motilità divengono impossibili. La tesi di Freud è che questa attività interrotta cerchi allora di penetrare nel sogno - unico modo per imporsi alla coscienza - e ci riesca a condizione che si riallacci a un desiderio dell' Inc.

E' in questo contesto che ci imbattiamo nel problema dei sogni penosi e d'angoscia, che provocano dubbi sulla teoria freudiana del sogno come desiderio. Può accadere, infatti, che nell'attvità della veglia ci sia un materiale in piena contraddizione con l'appagamento di un desiderio: non sempre il lavoro onirico riesce a trasformare questo materiale penoso nel suo contrario, e ne risulta pertanto un sogno d'angoscia. In realtà, anche questa situazione non contraddice la teoria: la complessità dell'apparato psichico, il fatto che in esso siano presenti più istanze suscettibili di contrasto, rende legittima l'idea che anche l'angoscia sia espressione di un desiderio appartenente ad un'altra istanza.

Quindi, ricapitolando: i residui della vita diurna possono provocare un sogno solo se si impadroniscono della forza motrice fornita dal desiderio inconscio. I residui diurni stanno al desiderio dell' Inc come l'imprenditore, che ha il progetto ma manca dei fondi necessari per realizzarlo, sta al capitalista.

Freud si spinge anche ad ipotizzare il punto di saldatura fra i due momenti, laddove il sogno presenta una maggiore vivacità sensoriale. E' questa, per lui, la raffigurazione del desiderio: l'intensità psichica è stata sostituita da quella sensoriale. Il punto di saldatura rinvia, quindi, alla scena infantile e alla regressione. Va rilevato che tale sovrapposizione dell'elemento percettivo su quello affettivo è un'eredità del Progetto. In quest' opera, infatti, si afferma che, nei sogni, "la vividezza dell'allucinazione è direttamente proporzionale all'importanza (cioè all'investimento quantitativo) dell'immagine in questione" (26).

D'altra parte, come la psicologia della nevrosi insegna, anche l'inconscio preme verso la coscienza, e può penetrarvi solo attraverso le rappresentazioni del preconscio. E' questo il fenomeno definito della traslazione, per cui l'impulso dell' Inc tende ad allacciarsi al materiale del Prec, preferibilmente libero da precedenti associazioni. Ecco spiegato, peraltro, perchè il sogno si serva di solito di rappresentazioni recenti e indifferenti.

La formazione del sogno avviene, dunque, per così dire, da due lati, è originata da una doppia convenienza. Da una parte dai residui diurni e dai pensieri del sogno, situati nel Prec, i quali, per affermarsi hanno bisogno dell'energia dell' Inc. Dall'altra, attraverso il fenomeno della traslazione, il desiderio inconscio utilizza i primi per manifestarsi e arrivare alla coscienza, attraverso il Prec; su questa strada incontra la censura che ne determina la deformazione. Alla formazione del sogno partecipano dunque due distinti processi psichici, uno che crea pensieri perfettamente corretti, e l'altro - che si identifica con il lavoro onirico - scorretti e abnormi. Essi corrispondono al processo secondario e a quello primario.

Fino a questo punto il sogno ha compiuto la prima parte del suo percorso, dall' Inc al Prec, in senso progressivo. La seconda parte la compie in senso regressivo, dalla censura del Prec verso le percezioni. La via regressiva è aperta proprio a causa della particolare natura dello stato di sonno, che impedisce l'accesso alla motilità, ma anche dall'attrazione esercitata dalla scena infantile. Solo ora, il contenuto onirico, che ha acquisito la raffigurabilità ed è riuscito ad aggirare la censura, riesce ad attirare su di sè l'attenzione della coscienza.

Ma perchè - e torniamo alla domanda iniziale - l' Inc non sa offrire altro che la forza motrice di un desiderio, a differenza della varietà dei processi psichici del Prec? La risposta va cercata ancora una volta nella topica, che ci rivela la natura regressiva del desiderio, colto nel suo stadio primitivo. Freud ipotizza una fase dell'apparato psichico, in cui esso funziona in base alla sola regolazione del principio di costanza. In questa fase, caratterizzata dal processo primario, l'essenziale non è il contenuto e il significato degli elementi psichici, ma la scarica immediata dell'energia. Esso è contrassegnato dunque da energia libera, secondo la terminologia che Freud attribuisce a Breuer. (Mentre nel processo secondario l'energia è legata, cioè ostacolata nel suo deflusso). In questo stato primitivo, la soddisfazione di un bisogno che turba l'equilibrio del sistema, a causa dell'accumulo di tensione, avviene in modo allucinatorio. In altri termini, il soggetto tende a reinvestire l'immagine mnestica del primo soddisfacimento, percorrendo la via breve, regressiva, volta verso il lato percettivo dell'apparato. Cogliamo qui l'essenza stessa del desiderio, nel suo momento costitutivo. E' il movimento verso l'immagine mnestica del primo soddisfacimento; nel linguaggio freudiano, è quel moto psichico che mira a ricostituire una identità di percezione. Ma la via della regressione si rivela ben presto fallimentare, poichè il soggetto deve fare i conti con il mondo esterno. Di qui il suo abbandono, che si risolve in una modificazione del primitivo funzionamento dell' apparato. Si instaura quindi il processo secondario, basato sull'esame di realtà, e nasce il pensiero, surrogato dell'allucinazione del desiderio. Il secondo sistema, sovrapponendosi al primo, è in grado di guidare l'eccitamento per una via indiretta, che non può non passare attraverso la trasformazione del mondo esterno. D'ora in avanti il soddisfacimento sarà raggiunto attraverso la via lunga e indiretta della realtà; il soggetto dovrà attivarsi per trasformare il mondo esterno. Con una sintetica espressione freudiana diremo che l'identità di percezione è sostituita dall'identità di pensiero. Il processo secondario, contraddistinto dal pensiero logico e dalla capacità di differire il soddisfacimento, non è dato dall'inizio, ma si sviluppa in seguito gradualmente. A causa di questa comparsa tardiva, il nucleo della nostra psichc rimane preda dei desideri inconsci; questi risultano, infatti, inafferrabili da parte del preconscio, che si limita ad assegnare loro le vie più convenienti per l'appagamento e a deviarli in parte verso mete più elevate, secondo il meccanismo della sublimazione.

La teoria freudiana del desiderio permette dunque di spiegare in modo esauriente il processo onirico. Il sogno è costituito dal desiderio, e non quindi dalle preoccupazioni, dalle speranze o dagli altri moti psichici presenti nei pensieri del sogno e nei residui diurni, perchè solo questo è in grado di attivare i processi inconsci, e l'intero apparato psichico si è sviluppato a partire dal desiderio. Il sogno che ci fa regredire al processo primario, ci offre un saggio del funzionamento dell'apparato nel suo grado primitivo, fornendoci un brano della superata vita psichica infantile.

Il dominio della regressione si è così allargato: non solo il sogno, ma anche il desiderio si produce sotto il suo segno. E il desiderio ci plasma: non siamo forse costituiti dai desideri infantili, indistruttibili e immutabili, al pari dei mitici Titani? Ne deriva una concezione di vita psichica sospesa sull'abisso del passato, a causa della terribile attrazione del processo primario e che potremo definire regressiva, nel senso che l'origine spiega e condiziona l'intero sviluppo. E' nel bambino la verità dell'uomo: il significato del comportamento va cercato all'indietro, nell'infanzia. Di più: il passato si protende continuamente nel presente, viene rivissuto con i suoi piaceri e le sue angosce. Il sogno, il sintomo, la coazione a ripetere, le stesse forme della cultura sono altrettante testimonianze del peso insopprimibile del passato.

 

Note

1 Quello che segue è un estratto della prima parte di un saggio su Freud - non ancora pubblicato - che verte soprattutto sul nodo psicoanalisi, filosofia ed epistemologia.

2 P.L. Assoun, Freud, la filosofia e i filosofi, Melusina, Roma 1990. Cfr. in particolare l' Introduzione.

3 Opere di Sigmund Freud, Bollati Boringhieri, Torino 1989, vol. 10, p. 77. La storiografia recenteritiene che tale saggio in realtà non sia di Goethe, ma vada attribuito allo scrittore svizzero G. C.

Tobler.

4 Ibidem, p. 126.

5 Wilhelm Fliess (1858-1928), otorinolaringoiatra berlinese, amico di Freud negli anni in cui questi stava elaborando la dottrina psicoanalitica. Il loro carteggio - dal 1887 al 1902 - rivela una profonda amicizia e il ruolo di confidente nonchè di "unico pubblico" che Fliess ricoprì in un periodo di grande isolamento culturale di Freud. Alcune idee di Fliess, come quella di una bisessualità originaria, esercitarono, inoltre, una certa influenza su quest'ultimo.

6 S Freud, Lettere a Wilhelm Fliess 1887-1904 , Bollati Boringhieri, Torino 1990. La prima citazione

è tratta dalla lettera n. 85 del 1 gennaio 1896 a p. 187. La seconda, dalla lettera n. 93 del 2 aprile

1896, pp. 210-11.

7 Assoun, Freud, la filosofia e i filosofi, cit., p. 26.

8 S. Bernfeld e S. Cassirer Bernfeld, Per una biografia di Freud, Bollati Boringhieri 1991, p. 111.

9 OSF, 10, p.246.

10 S. Freud, Lezione 35, Una "visione del mondo", in Introduzione alla psicoanalisi - nuova serie di lezioni, 1932, OSF, 11, p. 262.

11 OSF, 10, p. 245-46.

12 Lezione 35, cit., pp. 262-63.

13 S. Bernfeld, op. cit., cfr. in particolare i capp. I e IV.

14 In Bernfeld, cit., p. 49.

15 P. Ricoeur, Dell'interpretazione. Saggio su Freud, Il Melangolo, Genova, 1991.

16 L Althousser, Freud e Lacan, Editori Riuniti, Roma 1981, p. 18.

17 P. L. Assoun, Introduzione alla epistemologia freudiana, Theoria, Roma-Napoli, 1988, p. 33. Su questo punto, cfr. in particolare l'Introduzione.

18 Su questo aspetto, cfr. P. Ricoeur, Dell'interpretazione. Saggio su Freud, cit., in particolare la parte seconda del secondo libro.

19 Cfr. S. Freud, Una difficoltà della psicoanalisi (1916), in OSF, pp. 653 sgg.

20 Sono due le topiche freudiane. La prima, incentrata sulle nozioni di conscio, inconscio e preconscio, individua la psiche come un insieme di istanze o sistemi. La seconda, elaborata ne L' Io e l' Es del 1922, postula invece una articolazione per strutture (Io, Es e Super-io), nelle quali non è determinante il riferimento alla coscienza. (L'Io, ad esempio, è, insieme, conscio, inconscio e preconscio).

21 Gustav Theodor Fechner (1801-1887), fisico e psicologo, fondatore della psicofisica, branca della psicologia che si basa su una concezione quantitativistica dello psichico. Freud attribuisce grande importanza a questa osservazione di Fechner sul sogno, come si evince anche dalla lettera a Fliess del 9 febbraio 1898 : "L'unica cosa sensata è venuta in mente al vecchio Fechner, nella sua sublime semplicità. Il processo inirico si svolge su un altro ambito psichico. Io fornirò la prima rozza mappa di questo territorio". (Lettere a W. Fliess, cit., p. 336).

22 OSF, 3, p. 489.

23 Ibidem, p. 496.

24 Ibidem, p. 498-99.

25 S. Freud, La negazione, 1925, OSF, 10, p. 199.

26 OSF, 2, p. 243.