Il Giardino dei Pensieri
Archivio del Forum Internazionale sulla Didattica della Filosofia
Marzo 2001

Enzo Ruffaldi
L'insegnamento della filosofia in Italia

1. Introduzione

L'insegnamento della filosofia in Italia è tradizionalmente caratterizzato da un marcato approccio di tipo storico che ne costituisce la specificità rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, tanto che ancora oggi la disciplina presente nella scuola superiore è denominata "Storia della filosofia" e non "filosofia". Tale orientamento trova le proprie origini nella cultura italiana del Novecento.

I programmi di filosofia attualmente in vigore sono ancora quelli stabiliti da Giovanni Gentile nella riforma scolastica del 1923. Gentile, idealista, identificava, come Hegel al quale si richiamava per molti aspetti, la filosofia con la storia della filosofia.

Lo storicismo era, negli anni '20, profondamente radicato nella cultura italiana, anche negli ambienti non fascisti: lo sosteneva, come è noto, Benedetto Croce, anch'egli idealista ma di orientamento liberale, ma anche il marxista Antonio Gramsci, i cui scritti (i Quaderni del carcere, pubblicati a partire dal 1948) esercitarono una profonda influenza sulla cultura italiana del secondo dopoguerra.

Gentile sosteneva anche l'inutilità della didattica, affermando che "chi sa, sa anche insegnare". A causa di questa eredità, per insegnare nella scuola superiore, in Italia, non è mai stata richiesta una specifica preparazione didattica, pedagogica o psicologica. Solo negli ultimi due anni la situazione è cambiata e oggi per diventare professori di filosofia è necessario frequentare un corso di specializzazione post lauream di didattica della disciplina.

Gentile aveva però sottolineato l'importanza della lettura diretta delle opere per l'apprendimento della filosofia ("i testi dei filosofi sono il laboratorio della filosofia", affermava).

Successive riforme dei programmi di insegnamento, in particolare quella del Ministro dell'Educazione Nazionale Cesare Maria De Vecchi, realizzata nel 1936, attenuarono l'importanza delle opere dei filosofi e introdussero l'uso del manuale, il libro di testo che presentava in sintesi l'intera storia della filosofia suddivisa nei tre anni di corso.

Nel 1944 la Sottocommissione dell'Educazione, costituita dagli Alleati, modificò parzialmente i programmi, eliminando i contenuti fascisti ma confermando il metodo storico e manualistico.

Attualmente la forma più diffusa dell'insegnamento, e quella prevista dai programmi ufficiali, prevede la spiegazione degli autori e delle correnti principali, seguita da interrogazioni per verificarne la comprensione e lo studio. Non sono previsti esercizi né composizioni scritte da parte degli alunni (la Storia della filosofia è considerata una materia orale). Questo è ancora oggi l'impianto ufficiale dell'insegnamento della filosofia e i Programmi attualmente in vigore prevedono:

Nonostante il fatto che i programmi ufficiali e il tipo di insegnamento siano ancora quelli che abbiamo descritto, da circa un decennio sono state introdotte molte sperimentazioni. In particolare, un'apposita Commissione parlamentare (detta "Commissione Brocca", dal nome del sottosegretario che l'ha presieduta) ha ridefinito, all'inizio degli anni '90, contenuti e metodi dell'insegnamento medio superiore. I nuovi programmi, anche se attuati solo in alcune scuole sperimentali, hanno però alimentato un forte dibattito su contenuti e metodi, di cui si avverte in misura sempre maggiore la necessità di un cambiamento.

L’esigenza e la diffusione delle innovazioni è oggi più veloce per le prospettive di riforma dell’insegnamento che comprendono in particolare:

- l’autonomia scolastica

- la ridefinizione dei cicli di insegnamento (insegnamento di base, insegnamento medio, ecc.)

- l’introduzione della filosofia nei trienni (alunni di 16-18 anni) non liceali e, in prospettiva, negli ultimi due anni della scuola dell’obbligo (alunni di 14-15 anni).

In Italia attualmente è in via di realizzazione un'ampia riforma dell'insegnamento. Alle singole scuole è riconosciuta una AUTONOMIA, che prevede la possibilità di modificare, in parte, i programmi ufficiali, di inserire nuove materie, di usare nuovi metodi di insegnamento.

Inoltre, è in via di realizzazione la RIFORMA DEI CICLI: la nuova scuola prevede un ciclo di base della durata di 7 anni, seguito da un biennio obbligatorio e da tre anni non obbligatori di formazione superiore. In questa prospettiva, si sta discutendo della opportunità di inserire la filosofia nel biennio terminale dell'obbligo (studenti di 14-15 anni di età) e in tutti gli indirizzi dei trienni (attualmente la Storia della filosofia è insegnata solo nei "licei" e non negli istituti tecnici e professionali).

Si avverte un forte bisogno di innovare l'insegnamento della filosofia e molte esperienze in questo senso sono già attuate. Analizzerò nella mia esposizione i punti principali della nuova didattica, del nuovo modo di insegnare filosofia, che va affermandosi in Italia.

 

2. Tendenze e tematiche della didattica della filosofia in Italia

Il dibattito sul rinnovamento dell’insegnamento della filosofia e le sperimentazioni dell’ultimo decennio disegnano una ridefinizione radicale dei contenuti e dei metodi.

Per quanto riguarda i contenuti, la storia della filosofia, con la sua sequenza cronologica da Talete ad oggi, è stata sostituita in molte scuole da altri modelli.

 

a. Percorsi

(I Percorsi sono temi o argomenti (ad esempio, la concezione di Dio, le teorie cosmologiche, la giustizia e il diritto, ecc.) ricostruiti attraverso la ricostruzione delle tesi più significative presenti nella storia della filosofia, mostrando lo sviluppo delle diverse concezioni e le relazioni esistenti. Questo metodo affronta l’analisi verticale (storica) e quella orizzontale (comparativa) per comprendere meglio lo sviluppo e le ragioni che stanno alla base delle diverse posizioni.

Alcuni esempi di Percorsi suggeriti dai "programmi Brocca", che circoscrivono la ricostruzione di temi a periodi storici determinati. Periodo storico 1600-1770:

1. La rivoluzione scientifica

2. Il pensiero politico tra realismo e utopia.

3. Libertà e potere nel pensiero moderno.

4. Filosofia e religione nell'età moderna.

5. Le origini delle scienze sociali (Hume, Montesquieu, Smith, Tocqueville).

6. La riflessione filosofica sulla storia.

7. L'analisi delle passioni nel pensiero moderno

 

b. Temi o problemi

Questo approccio prende in considerazione l’intera storia della filosofia, scegliendo, a partire da in tema, le analisi più significative, prescindendo dalla successione cronologica.

Per i Temi, piuttosto che i riferimenti storici è importante la validità, anche attuale, delle tesi sostenute. Attraverso la guida dell'insegnante e la lettura delle opere, gli studenti individuano le posizioni più significative relativamente a un determinato problema (ad esempio, la felicità, l'amore, la giustizia, il diritto, la concezione dello Stato, ecc.), analizzando la coerenza e la validità delle posizioni proposte da ogni filosofo, indipendentemente dal contesto storico in cui sono state espresse. Platone o Descartes saranno trattati come contemporanei, considerando unicamente la validità o meno delle loro tesi.

 

c. Moduli

I moduli sono unità di insegnamento relative a un tema circoscritto, in un tempo determinato (in genere, 20 o 30 ore).

I moduli sono stati introdotti per articolare il programma di filosofia in unità autosufficienti, per ognuna delle quali vengono individuate le finalità, gli obiettivi, i contenuti, i metodi e gli strumenti di verifica. In questo modo è possibile, ad esempio, proporre esperienze filosofiche anche nelle scuole in cui non esiste un insegnamento curricolare di filosofia, inserendolo soltanto per alcuni periodi dell'anno.

In generale, in tutte le modalità ricordate, invece di spiegare un autore dopo l'altro, in ordine cronologico, si tende a una presentazione per temi o argomenti. Il riferimento storico conserva molta importanza, soprattutto nel caso dei Percorsi, in due sensi:

1. Gli autori devono essere contestualizzati, cioè studiati in relazione al proprio periodo storico, per poterne capire il pensiero.

2. Una teoria filosofica spesso può essere compresa solo a partire dalle posizioni precedenti e dei suoi sviluppi successivi.

C'è però la consapevolezza che la cosa importante non sia studiare i singoli filosofi ma analizzare e comprendere i problemi filosofici, ponendoli in rapporto alla cultura attuale e all'esperienza degli alunni. Lo studio storico deve cioè essere un momento, un mezzo e non un fine, per imparare ad affrontare in modo corretto i problemi e per fare filosofia in prima persona.

Le esigenze di rinnovamento sono ancora più accentuate relativamente al metodo di insegnamento, sostituendo la spiegazione frontale e le interrogazioni con altri strumenti.

Per questo aspetto, i problemi maggiormente dibattuti attualmente in Italia sono i seguenti:

1. Importanza dei testi tratti dalle opere dei filosofi, a partire dai quali vengono proposti esercizi e vengono sviluppate varie attività.

2. Organizzazione dell'insegnamento della filosofia in modo che gli studenti non apprendano semplicemente dei contenuti, ma delle abilità, imparando a filosofare. Per far ciò, è importante la conoscenza dei concetti filosofici e la capacità di usarli ricostruendone i rapporti e applicandoli all'elaborazione di argomentazione, anche relativamente a problemi dell'attualità e dell'esperienza personale degli studenti.

 

2.1 Centralità dei testi (opere dei filosofi o brani tratti da esse)

L'uso dei testi tratti dalle opere dei filosofi è molto importante non solo per conoscerne dall'interno il pensiero, per seguirne i momenti dell'elaborazione, ma anche per conseguire obiettivi "di competenza", cioè per far propri gli strumenti del ragionamento filosofico e le diverse procedure argomentative. La lettura delle opere e il lavoro sui testi consente di apprendere strategie argomentative e modalità di pensiero, permettendo allo studente di maturare una serie di competenze concettuali che vanno al di là della semplice conoscenza dei contenuti.

Tali obiettivi non sono però raggiungibili attraverso la sola lettura dei testi. Occorre fare dei testi il materiale per una serie di attività didattiche da sviluppare su di essi e grazie a essi.

L’aspetto specifico dei testi filosofici è rappresentato dal loro carattere argomentativo. Va aggiunto che, sebbene un’opera filosofica completa abbia in genere questo andamento, essa contiene di solito parti descrittive o narrative o di altro genere. Inoltre, l’argomentazione può essere condotta secondo stili diversi: anche il mito, la metafora o l’aforisma possono avere funzione argomentativa, ma richiedono una lettura diversa rispetto, ad esempio, al discorso deduttivo. L’interpretazione dei testi è dunque un’operazione complessa e richiede una serie di competenze e di abilità che devono essere apprese, e dunque insegnate. Usare i testi non significa semplicemente leggerli, ma assumerli come oggetto di una serie di attività.

I testi pongono problemi interpretativi, cioè ermeneutici, che possono essere affrontati a partire da prospettive diverse. Dato un brano significativo, tratto da un'opera filosofica, sarà opportuno individuarne il contesto, cioè le condizioni storiche e i riferimenti culturali necessari per comprenderne la destinazione e la finalità. Studiare il contesto vuol dire comprendere le caratteristiche della società in cui scrive un filosofo, i problemi che si trova ad affrontare e ai quali la sua filosofia intende dare risposte, lo sfondo culturale nel quale opera, i filosofi che lo hanno preceduto e quelli a lui contemporanei con i quali si confronta.

Altro aspetto importante dell'analisi è il cotesto, cioè il rapporto tra il brano considerato, l'opera di cui fa parte e le altre opere dello stesso filosofo. In questa analisi, assume importanza lo studio dello stile filosofico (trattato, saggio, aforisma, epistola, dialogo, ecc.), il modo di porre e di sviluppare le argomentazioni, l'uso di miti, di metafore, di esempi, ecc.

A partire da questi riferimenti principali, potranno essere sviluppati esercizi ed attività sul testo: i brani diventano il materiale con il quale lavorare, per comprenderli in profondità ma anche e soprattutto per sviluppare un insieme di abilità e di competenze.

Mario Trombino ha raccolto in modo organico gli esercizi che sono stati via via proposti, elaborandone una classificazione (disponibile nel Giardino dei Pensieri in italiano in Classificazione degli esercizi di filosofia, in spagnolo in Clasificación de los ejercicios de Filosofía; a stampa in M. Trombino, Elementi di didattica empirica della filosofia, Calderini, Bologna, 2000).

Ricordiamo brevemente le principali tipologie.

  1. Esercizi di analisi dei testi, finalizzati a una comprensione del contenuto mediante una serie di tecniche: individuazione delle parole-chiave, paragrafazione e titolazione (dividere il testo in unità significative e dare ad ognuna un titolo), ecc.
  2. Esercizi di sintesi, dal riassunto del brano alla sua rielaborazione in un testo scritto dallo studente mediante parafrasi o rielaborazione critica.
  3. Esercizi di confronto tra i testi, individuando continuità e differenze tra due o più autori.
  4. Esercizi di riflessione: ricostruzione delle tesi sostenute dall'autore e delle argomentazioni usate; rielaborazione del testo mettendolo in rapporto con la propria esperienza personale o con il valore attuale delle tesi in esso contenute.
  5. Esercizi di creatività: partire dal testo come spunto per attività creative: scrivere una lettera immaginaria al filosofo discutendo le tesi sostenute nel testo, costruire un dialogo tra filosofi diversi a partire dalla lettura dei loro testi, inventare un racconto o una storia che esprima, in uno stile diverso, i contenuti del testo, ecc.

 

Si possono immaginare altre tipologie. È importante in ogni caso usare i testi dei filosofi per una serie di esercizi che stimolino l'attività diretta degli studenti, la loro capacità di comprendere e di rielaborare i testi, in modo che essi costituiscano il materiale non solo per comprendere il pensiero del filosofo, ma anche e soprattutto per sviluppare una serie di abilità e di capacità da applicare a contesti diversi; come si può dire in sintesi, attraverso i testi lo studente non dovrà imparare contenuti filosofici, ma dovrà apprendere a fare filosofia, o a "filosofare".

 

2. 2 I testi e la comprensione storica

Come si è detto, in Italia si tende attualmente a ridurre l'approccio di tipo storico, a vantaggio di quello tematico e problematico, ma esso conserva ancora molta importanza.

Nella tradizione dell'insegnamento storico il testo filosofico è considerato anche un documento di un'epoca, che si apre al confronto con le altre produzioni culturali contemporanee. All'approccio di tipo storico vengono ancora riconosciute funzioni positive, tanto da essere considerato ineliminabile. Cerchiamo di riassumerle in modo schematico:

a. La filosofia esprime la visione del mondo propria di un'epoca.

Non è necessario riandare a Hegel e alla sua nota metafora (la filosofia, come l’uccello di Minerva, spicca il proprio volo quando il giorno è già compiuto) per sostenere la validità di questa affermazione, anche perché la metafora di Hegel non è del tutto convincente. La filosofia non comprende semplicemente l'esistente ma contribuisce a determinarlo. Pensiamo piuttosto al Wittgenstein delle Ricerche filosofiche:

Prop. 103: "L'idea è come un paio di occhiali posati sul naso, e ciò che vediamo lo vediamo attraverso essi. Non ci viene mai in mente di toglierli".

Prop. 241: "Vero e falso è ciò che gli uomini dicono; e nel linguaggio gli uomini concordano. E questa non è una concordanza di opinioni, ma della forma di vita".

p. 295: "Ciò che si deve accettare, il dato, sono - potremmo dire - forme di vita".

La filosofia è dunque la via di accesso privilegiata per capire le diverse "forme di vita" o, come potremmo dire oggi, le diverse culture, intese non come insieme di conoscenze, ma come atteggiamento verso la vita, come insiemi di valori e di norme morali. È una prospettiva che dà il senso dell'unità storica e getta una nuova luce sui diversi aspetti di un'epoca.

 

b. La filosofia ci permette di cogliere la logica comune del sapere di un'epoca, e dunque dà allo studente una visione unitaria delle diverse espressioni (artistiche, scientifiche, letterarie) del sapere stesso che, al di là delle suddivisioni nei vari ambiti, ha sempre un denominatore comune, una logica di fondo che consente di interpretarlo come fenomeno unitario. È per questo, come sostiene Kuhn, che raramente si verificano cambiamenti in un settore specifico, mentre di solito si determinano delle vere e proprie "rivoluzioni" dell'intero paradigma conoscitivo e quindi di tutti gli ambiti del sapere.

Questa caratteristica della filosofia si traduce, in ambito scolastico, nella importante funzione di raccordare i diversi ambiti disciplinari che costituiscono il curricolo. La filosofia può fornire allo studente gli strumenti per comprendere l’unità del sapere nelle diverse epoche storiche, il terreno comune al quale fanno riferimento, dal proprio punto di vista ed esprimendolo con un linguaggio specifico, la letteratura e l’arte, ma anche la scienza nelle sue diverse articolazioni.

 

2.3 Concetti, mappe concettuali, argomentazioni

L'uso dei testi è importante a due livelli:

1. Per la comprensione del pensiero del singolo filosofo, come abbiamo visto sopra.

2. Per l’apprendimento di concetti generali, come strumenti per comprendere la filosofia e per usarli nella comprensione di se stessi, della propria esperienza e della società contemporanea.

La filosofia è una disciplina che insegna a pensare, e i mezzi per pensare in modo corretto sono i concetti. È importante partire dall'analisi dei testi perché lo studente possa vedere i concetti in azione, nell'uso che ne fanno i singoli filosofi, ricavandoli dalle opere con un'attività di rielaborazione personale. È però anche importante che, a partire da qui, li comprenda e sappia usarli in generale.

È perciò opportuno predisporre attività didattiche specifiche per la comprensione dei concetti, tra le quali sembrano particolarmente importanti le seguenti:

1. individuazione di un concetto nel contesto in cui è usato da un filosofo;

2. specificazione delle relazioni con altri concetti;

3. analisi dei significati in cui è usato da filosofi diversi;

4. uso del concetto in contesti diversi da quelli in cui è stato trovato.

 

L'operazione didattica per la rielaborazione è la costruzione di mappe concettuali, cioè di mappe che individuino la struttura di un problema o di un argomento mediante l’individuazione dei concetti principali e delle relazioni tra di essi.

Anche per la costruzione delle mappe concettuali possono essere proposti vari strumenti e attività, in particolare i seguenti:

1. individuare i concetti fondamentali e le rispettive parole-chiave:

2. stabilire le relazioni tra i concetti;

3. organizzare mappe di concetti, per collegare le "parole-chiave" in una struttura unitaria e significativa.

 

Consideriamo ad esempio la seguente mappa concettuale.

 

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In essa sono evidenziati i concetti che costituiscono il fondamento della concezione moderna dello Stato, come si definisce a partire dal sec. XVII: il contrattualismo e il giusnaturalismo; è mostrata la loro relazione con le principali teorie politiche dell'epoca, l'assolutismo e il liberalismo e sono infine esposti i caratteri distintivi di queste teorie in relazione ai diritti, all'organizzazione dello Stato, ai rapporti tra lo Stato e il cittadino.

La costruzione di mappe concettuali come attività che "insegna a pensare" presuppone che sia lo studente stesso a costruirle, producendo più mappe relativamente allo stesso tema, in modo da considerarlo da prospettive diverse.

Strettamente congiunta alla rielaborazione concettuale è la costruzione di argomentazioni, finalizzata allo sviluppo della capacità di produrle in modo autonomo. Infatti una caratteristica fondamentale del pensare in modo filosofico, del "fare filosofia", è l'esigenza di giustificare le proprie tesi, sulla base di argomenti validi intersoggettivamente, analizzabili in modo razionale indipendentemente dalle opinioni individuali. Anche questa abilità deve essere appresa ed è perciò importante proporre attività didattiche finalizzate a tale scopo, tra le quali sono particolarmente importanti le seguenti:

1. Riconoscere e ricostruire le argomentazioni presenti nelle opere filosofiche

2. Controllare la correttezza logica delle argomentazioni e discutere gli argomenti

3. Imparare a costruire in prima persona argomentazioni sui temi d’attualità.

La costruzione di mappe concettuali e di argomentazioni fa riferimento all'esigenza che gli studenti apprendano, attraverso i contenuti, anche "conoscenze procedurali" cioè metodi e strategie per organizzare e rielaborare dati, o in altri termini strategie e metodi di pensiero. Lo studente dovrebbe, in altri termini, "imparare ad imparare".

 

 

3. Nuovi modelli di organizzazione del lavoro in aula

Le attività didattiche che abbiamo descritto delineano nel loro insieme nuovi modelli educativi che, in Italia, stanno sostituendo, anche se lentamente, il modello tradizionale basato sulla lezione frontale e sulle interrogazioni. Dalle sperimentazioni e dalle esperienze in atto stanno in particolare emergendo due modelli di insegnamento della filosofia e di organizzazione della didattica, modelli che risultano in una certa misura complementari: la classe come laboratorio e la classe come comunità di ricerca.

 

3.1 L’aula come laboratorio

Nel modello tradizionale (seguito anche oggi da molti insegnanti) il professore fa lezione, gli alunni studiano e infine il professore li interroga per verificare l'apprendimento. Nella classe organizzata come laboratorio, il professore presenta il tema e mette a disposizione degli alunni materiale, strutturato o meno, su cui lavorare.

Gli studenti lavorano in modo attivo, individualmente o più spesso a gruppi, ricavando da tale materiale il pensiero degli autori e i concetti principali della disciplina. Discutono insieme sui lavori fatti e sui temi affrontati, confrontano i risultati delle loro attività, producono altro materiale che sarà utilizzato da altre classi per ulteriori attività.

Per organizzare la classe come laboratorio, è importante che l'insegnante prepari con molta cura il materiale da mettere a disposizione degli studenti. In parte si tratterà di materiale scelto dal professore: opere, brani significativi tratti dalle opere, saggi critici, ecc. In parte, però, si tratterà di materiale prodotto dagli stessi studenti, sotto forma di schede o di brevi relazioni, da mettere poi a disposizione dei compagni. Potranno essere prodotte, ad esempio:

- schede bibliografiche, cioè su opere lette, dando indicazioni sul contenuto generale e su quello dei singoli capitoli, sullo stile, ecc.

- schede di lettura di brani tratti dalle opere, con esercizi di analisi e di sintesi;

- schede di interpretazione critica, basate su letture di saggi critici;

- schede lessicali, che definiscono termini e concetti attraverso riferimenti a opere o a brani di filosofi specifici.

 

Possiamo immaginare altri tipi di schede o di materiale, prodotto dagli studenti come attività o esercizio e messa a disposizione della classe, o di altre classi, in collaborazione, come materiale di studio.

Sarebbe importante trasferire tutto il materiale in formato elettronico, perché ognuno possa aggiungere il proprio contributo, modificandolo e integrandolo.

Questo materiale può costituire il punto di partenza per successive rielaborazioni, organizzando ad esempio tutto quello relativo a un tema specifico o a un filosofo particolare, usandolo per costruire percorsi o per seguire lo sviluppo di un concetto ripercorrendone le varie accezioni che ha assunto nella storia della filosofia.

 

3.2 La classe come comunità di ricerca

La classe è organizzata come "luogo del confilosofare".

Il termine "confilosofare" è stato introdotto in Italia da Mario De Pasquale, autore di molti saggi sull'argomento (vedi nel Giardino dei Pensieri l'Indice per Argomenti alla voce Confilosofare). In uno di essi (Apprendere la filosofia attraverso il confilosofare) descrive nel modo seguente questo metodo didattico che è anche un modo di considerare l'insegnamento della filosofia.

In classe si passa da un apprendimento della filosofia raccontata, dal manuale o dal docente che spiega, e ascoltata dagli studenti, ad un’esperienza di filosofia, di dialogo con i grandi autori della tradizione, confilosofando con essi attraverso i testi. Lo studente, attraverso l’apprendimento di una molteplicità di modelli di filosofia e di razionalità filosofica, sviluppa un'esperienza di formazione, una bildung, da cui acquisisce gradualmente un habitus fatto di atteggiamenti filosofici, di riflessione, di intenzionalità, di capacità di interrogazione radicale sulle cose, di ricerca, di ragionamento argomentato, di valutazione, di comunicazione dialogica, con cui conoscere e interpretare sé, il mondo e gli altri.

Il "confilosofare" è inteso in due sensi diversi e complementari:

- dialogo con i filosofi attraverso le opere

- dialogo con i compagni e con il professore come metodo di ricerca e di arricchimento reciproco.

In questo modo gli studenti fanno esperienze di filosofia, imparando a "filosofare".

Il metodo del "confilosofare" prevede un lavoro individuale sui testi: gli studenti leggono le opere, svolgono attività sui testi, li rielaborano, avvicinandosi alla filosofia attraverso il dialogo con i filosofi. Poi discutono insieme, apportando ognuno il proprio contributo.

Confilosofare vuol dire dunque fare filosofia con gli altri, insieme ai compagni di classe. Si evidenziano in particolare i seguenti aspetti:

 

 

4. Conclusioni

Il dibattito attuale in Italia mette in rilievo l’importanza dell’insegnamento della filosofia, rinnovato nei contenuti e nei metodi, per le seguenti ragioni:

 

La valenza formativa della filosofia
In un’epoca caratterizzata dalla complessità e dalla rapidità dei cambiamenti, la filosofia acquista una forte importanza nella formazione: essa può offrire un supporto fondamentale per lo sviluppo di persone capaci di autodeterminarsi, di interpretare in modo adeguato la realtà, di riflettere, di giudicare criticamente, di interpretare i sistemi simbolici e di rielaborare il sapere in maniera personale; la filosofia può contribuire alla formazione di un individuo in grado di progettare consapevolmente il futuro, sia relativamente alla propria attività, sia nella partecipazione creativa alla vita sociale.

La comprensione unitaria del sapere
La filosofia permette di comprendere in modo organico le idee fondamentali di una determinata epoca (inclusa l’attuale), il quadro epistemologico che sta alla base delle diverse forma del sapere.

L’educazione alla democrazia
La filosofia si basa sulla produzione di argomentazioni e sul modello argomentativo, cioè sulla necessità di esplicitare le ragioni delle proprie tesi, di analizzare le ragioni dell’altro e di accettare la pluralità di posizioni e concezioni.

In conclusione, la finalità dell’insegnamento della filosofia è di sviluppare capacità e abilità e, in questa prospettiva, i contenuti sono principalmente dei mezzi per conseguirle. Il nucleo centrale della proposta è imparare a fare filosofia attraverso esperienze filosofiche.

Così intedo, l’insegnamento della filosofia, presente attualmente soltanto nei "Licei", dovrebbe essere esteso, in forma rinnovata, a tutti i tipi di scuola superiore.