Considerazioni di un primo settembre degli anni dieci
01 09 10

Francesca ha 45 anni, è di ruolo da due anni, dopo due decenni di precariato e di viaggi.
Quest’anno perde cattedra. Non sa ancora dove insegnerà, e oggi – 1° settembre 2010 – si è presentata nella vecchia sede, dove non rimarrà.

Elena ha 38 anni, e insegna da dieci. Ha abilitazioni, concorsi superati, molti titoli, ed è precaria.
Quest’anno non ha avuto l’incarico di insegnamento. Attende supplenze brevi dai presidi, e oggi non si è quindi presentata da nessuna parte.

Paola ha 20 anni. Oggi sta studiando per preparare un esame, perché è una studentessa universitaria molto brillante, dopo anni di liceo con risultati altrettanto brillanti. Non è iscritta alla facoltà dove desiderava iscriversi, perché due anni fa ha tentato i test per Medicina e non è passata.

Un lungo elenco di situazioni di questo tipo potrebbe essere stilato senza difficoltà. Sono situazioni di un primo settembre qualsiasi, quello del 2010. In altri primi di settembre di anni passati la situazione era migliore. Non dipende da congiunzioni astrali, non da eventi imponderabili. Dipende da scelte che avvengono nella sfera della vita politica.
Queste scelte fanno sì che il futuro prevedibile, e certamente il presente, sia peggiore del passato nella vita di molte delle persone che alla scuola hanno dedicato la loro vita di lavoro e di studio. Quanto ai nostri allievi, sempre meno l’impegno serio e rigoroso a scuola è garanzia di qualcosa per il loro futuro. In Italia almeno.
Loro lo sanno. Non si fanno illusioni.

Nemmeno noi ce ne facciamo. Ci piacerebbe però poter lavorare in un mondo in cui il futuro sia prevedibilmente migliore del passato, e smentire così con decisione chi dice, con Schopenhauer, che Colombina è sempre Colombina.