Il
Giardino Dei Pensieri
- Materiali per la Didattica e la Pratica Filosofica
Novembre 2008
Patrick Damnet
"Insieme godevano
il sole, insieme guardavano la luna e le stelle."
Parole-Chiave:
Amicizia/Amore
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"Insieme godevano
il sole, insieme guardavano la luna e le stelle." "Discorso di
Agatone nel Simposio: l'Amore è assolutamente puro da ogni
ingiustizia, perché non fa né subisce violenza. Non conquista con la forza
e neppure lo si conquista con la forza. […] La forza è il male. Essa
regna ovunque, ma non contamina mai con il suo contatto l'Amore, idea
specificamente greca. Splendida." |
Per fortuna in previsione della lunga riunione a cena e dopo cena ho dormito due ore ieri pomeriggio. Tutti nottambuli gli artisti, sono le tre di notte e in giro per Firenze nessuno mostra alcun segno di voler sciogliere la serata. Quando ci si mette a parlare di cose che prendono, e si è in tanti nell’aria della notte, è fatta: non si smette più. Adesso non so più di cosa parlano, io sono attratto da questa infinita notte di maggio in una città che mi ricorda l’infanzia perché ho vissuto qui sei mesi da piccolo, ma che in realtà non conosco, misteriosa, lontana, non mia, che mi attrae come un magnete attrae le monete delle mie tasche.
No, d’accordo, non voglio barare, quel che mi attrae non è la notte, che pure lucida e armoniosa ha le sue ragioni, ma loro – Michel e Julie -, che faccio finta di non osservare, ma che in effetti stanno calamitando ogni mio pensiero e ogni fibra del mio essere, come un magnete attrae le monete delle mie tasche. Poco fa mi è persino accaduto, mentre Lisa mi parlava nella confusione del locale dove eravamo, e mi guardava negli occhi, che nei suoi occhi io seguissi il riflesso di lei che gli sorrideva in silenzio, e i miei pensieri seguissero una via diversa dalle mie parole, di risposta a Lisa, come se potessi fare come gli sciamani, che sono qui con il corpo e altrove nello stesso tempo. Io però non avevo bisogno di essere altrove con il mio corpo, perché loro sono qui, a due passi da me. Solo con la mente dovevo essere contemporaneamente qui e da loro, a ridere con Lisa e a contemplare i loro sguardi che si guardano.
Forse capita così anche davanti alle opere d’arte. Una volta agli Uffizi credo di avere continuato per vari minuti una conversazione piacevole con mia moglie e i suoi amici, mentre la mente era senza respiro (ha un respiro la mente?) perché d’improvviso, come per un gioco di magia, era comparso in cima alle scale dell’uscita un volo di Chagall, con i suoi gialli e i suoi violetti, e io ero stato risucchiato dal quadro e ne percepivo le forme con il pensiero, mentre ero lì a conversare piacevolmente e non c’ero più, ma ero altrove, in un altrove che conosco bene o meglio di cui conosco le sensazioni senza tempo, ma che non so se esista davvero, non ho mai saputo.
Lisa sì che esiste davvero, è lì adesso ancora con me fuori dal locale, con tanti altri, ma lei non mi costringe a parlare italiano e con lei tutto fila liscio come l’olio e per questo la mia mente può essere attratta dai loro sguardi. Loro, però, chissà se esistono davvero! Non è una metafora, loro sono un’opera d’arte. Mentre - dominati dal tempo, poiché ogni evento ha un tempo - ricordiamo con Lisa una serata a Londra di due anni fa, deliziosa e leggera come quella città consente così facilmente, i loro sguardi riportano la mente a ciò che non ha tempo e non può andar via. Sembra che nessuno esista per loro se non loro stessi: cortesi e affabili, ridono con tutti, e parlano e dicono cose concrete, intelligenti, sensibili; ma chi esiste è solo l’uno per l’altro. Sembrano trasparenti a se stessi e opachi a tutti noi, sembrano avere trovato l’enigma antico per creare un cerchio magico in cui nessuno può entrare, senza difese al suo interno, impenetrabile dall’esterno. E io, e Lisa, e gli altri, siamo l’esterno, e io sono incantato da questa assoluta mancanza di difese tra loro, da queste sensibilità per cui non hanno bisogno di guardarsi per sapere dove sono e sembrano sfiorarsi con le mani cercandosi nel cammino per le vie, come se le dita avessero un magnete. Se esiste Eros, l’antico dio, è tra noi, ma noi ne possiamo solo avvertire la presenza, non viverne la forza. La forza, semplice, naturale, priva di ogni fatica, è in loro. E non sembra aver bisogno di alcun possesso, di alcun dominio. E’ tra loro.
Lisa mi chiede dove sono, mi dice di tornare sulla terra. Dov’ero, mi chiede? Non in un sogno, loro sono reali, il dio è qui, e io ne immaginavo la presenza come una forza terribile, dominante, devastante. Ha invece gli occhi di Michel che, guardando Julie, mi stende con la sua delicatezza, mentre lei gli sorride e io dico a Lisa che vorrei morire all’istante se lei mi volesse sorridere così, e lei ride e mi dice "cretino" in italiano, e ride di me, come solo lei sa fare.
Poi, la notte ci guida verso l’albergo; loro, in alberghi diversi. Non hanno neppure bisogno di dormire insieme, non hanno neppure bisogno dei gesti dell’amore, perché sono l’amore, e si salutano con un abbraccio appena abbozzato, scambiandosi un bacio sulle guance, vicino alle labbra, non sulle labbra, con una delicatezza che disarma. Può l’amore esser così forte da non avere bisogno di chiedere possesso?
Salutandoli, sciolta la
compagnia, propongo a Lisa di andare sul Lungarno e guardare la luna e le
stelle, perché una cosa così io proprio non l’avevo mai vista. Lisa ride di
me, e mi segue perché mi vuole bene. E’ bella, e serena, ed è un tesoro con
me: il dio non è tra noi, ma non lo desideriamo. La prendo per mano lungo il
fiume e lei, guardando un po’ me, un po’ la luna e le stelle, prende a
cantare piano piano.
[Trad. it. di M. Trombino]