Francesco Dipalo
Breve corso di
informatica
B. Il sistema
operativo: Windows
[Indice]
1. L'interprete per eccellenza
Il sistema operativo Windows (in inglese, "finestre") è la chiave del nostro approccio con il complesso marchingegno descritto nel primo capitolo. Vale la pena ribadire che cè un rapporto diretto e ben preciso tra hardware e software. Ogni componente, sia dal punto di vista "anatomico" che da quello "fisiologico", ha un suo corrispondente ideale e semantico in un oggetto, in una finestra o in un pulsante di Windows. Le cose che ci appaiono sullo schermo non sono altro che simboli, cifre di un linguaggio che bisogna imparare a riconoscere ed interpretare. Le componenti hardware, in un certo senso, rappresentano i referenti extralinguistici, il sostrato di realtà cui i simboli si riferiscono. La validità e universalità di tale linguaggio non escludono, comunque, un certo grado di personalizzazione del sistema operativo e di adattabilità alle esigenze di quella particolare macchina e di quel particolare utente.
Innanzitutto, cosè un sistema operativo? In parole povere, quanto più scevre di tecnicismi e formule iniziatiche, diremo che si tratta di un interprete, la cui funzione è di tradurre il linguaggio umano in una serie di cifre cabalistiche capaci di essere intese dallorecchio di argilla del nostro Golem, la CPU. La scambio di informazioni, lo ricordiamo, è biunivoco: il Golem non è muto. Ma il rapporto gerarchico è a senso unico: noi i padroni (e creatori), lui il servitore fedele. La sua fedeltà è incondizionata, ma lesecuzione dei comandi dipende, ovviamente, dal corretto uso delle formule linguistiche con cui gli vengono impartiti. Lintelligenza che gli propria, lo abbiamo visto nel primo capitolo, è assolutamente priva di inventiva: fa quel che gli si dice e basta. Ergo la gran parte dei problemi che tormentano o tormenteranno la nostra quotidianità di informatici dilettanti trae origine esclusivamente da noi. La macchina - sempre che non vi siano difetti hardware - non è soggetta ad alcun misunderstanding. Al limite, le responsabilità sono da ricercarsi presso chi ha escogitato e formulato il medium linguistico-interpretativo, ovvero i programmatori del sistema operativo.
Oltre a gestire il flusso di informazioni tra umano e macchina Windows funge da piattaforma per tutti gli altri software che vengono definiti applicativi. Il programma di videoscrittura più diffuso, per esempio, è Word per Windows. Senza il sistema operativo Windows, Word non può essere installato sullhard disk e, di conseguenza, i suoi comandi non possono essere eseguiti dalla CPU. Nel predisporre un computer alluso è necessario eseguire prima linstallazione del sistema operativo e poi quella dei vari applicativi di cui lutente si servirà per sbrigare i suoi affari quotidiani: scrivere, comporre musica, progettare un ponte, giocare, scambiare messaggi di posta elettronica tramite Internet, ecc. Esistono molteplici software applicativi per ognuna di queste attività, ma tutti fanno capo al nostro Windows.
Sia ben chiaro, Windows non è lunico sistema operativo esistente e, probabilmente, nemmeno il migliore. Tanto per citarne un altro, lOS (Operative System) MAC della Apple, fino a qualche tempo fa il principale concorrente della Microsoft, a detta degli esperti è più stabile e più facile da usare. Eppure ha avuto una diffusione molto più limitata. Le ragioni vanno ricercate nelle politiche commerciali delle due società americane. La Apple Mac Intosh, producendo in casa anche lhardware, ha lanciato sul mercato prodotti software più perfezionati ma dedicati ed esclusivi, non compatibili con i PC IBM, che ad oggi rappresentano la stragrande maggioranza delle macchine in circolazione. Questo a dimostrare che il grande Leviathano della nostra epoca, il mercato, premia maggiormente chi riesce ad assecondarlo attraverso accorte strategie di promozione e vendita, mentre relega in secondo piano prodotti tecnologicamente superiori ma scarsamente concorrenziali dal punto di vista del supporto marketing.
Prendiamo atto della situazione e concentriamoci su Windows. Ne esistono due versioni, una più complessa e professionale utilizzata per la gestione di reti aziendali o di network collegati ad Internet, laltra di più larga diffusione, destinata ai PC casalinghi (i cosiddetti home computer) e alle più comuni macchine da ufficio. La versione network è denominata Windows NT ed è stata aggiornata di recente con limmissione sul mercato di Windows 2000. Quella casalinga mi si passi il termine per adesso è ferma alla seconda edizione di Windows 98. Molti di voi se la ritroveranno sia nel PC a casa che a scuola o alluniversità. Windows 98 assomiglia moltissimo a Windows 95, di cui è la diretta evoluzione. Se il vostro PC è ancora più antico, ossia risale a più dun lustro, è probabile che funzioni con Windows 3.1, innestato sulla vetusta piattaforma del DOS (Disk Operative System) il primo sistema operativo creato dalla Microsoft.
Non è per facile ironia che utilizziamo aggettivi che rimandano tanto indietro nel tempo. Levoluzione tecnologica procede a ritmi tali da far sballare il nostro orologio intellettivo e sconvolgere lo stesso linguaggio, un po come cambiare continuamente fuso orario a bordo di un jet. È buona norma imparare a mettere tra parentesi lo strumento di oggi perché potrebbe non esser più attuale domani. Se questo è vero per ogni tecnologia, lo è ancor di più in ambito informatico. Lapprendimento automatico di alcune procedure è utile fino ad un certo punto, perché cambiando il mezzo possono rivoluzionarsi anche le procedure duso. Spesso si tratta di argomenti noiosi che ci fanno sbadigliare ancor prima di averli seriamente affrontati. Eppure, cercar di afferrare cosa cè dietro determinate sequenze di gesti col mouse e click sulla tastiera è indispensabile per acquisire quel minimo di flessibilità mentale che ci consentirà di attenuare lo stress da fuso orario. Purtroppo del computer non ci libereremo tanto facilmente.
Per ragioni di spazio esamineremo esclusivamente Windows 98, ma daremo ampio risalto a considerazioni dordine generale, in modo che il lettore possa accostarsi nel maniera corretta alla gran parte dei sistemi operativi, passati e futuri.
2. Icone che si trasformano in finestre
Windows è un sistema operativo ad oggetti e si governa essenzialmente con il mouse. Molti lettori avranno presente lormai antiquato DOS. Per impartire ordini al PC bisognava digitare una serie di parole magiche regolate da una complessa sintassi. I più volenterosi cercavano di mandarle a memoria, ma nessuno poteva fare a meno di consultare, di tanto in tanto, lapposito manuale distruzioni, con la stessa frenesia con cui i ragazzi si accaniscono sul vocabolario durante la versione di latino in classe. Allincubo del foglio bianco si sostituiva quello dello schermo nero, con il prompt (il trattino lampeggiante che indica il punto esatto nel quale si inizierà a scrivere) in trepida attesa. Con Windows non si corre questo rischio. Dopo aver completato la procedura di avviamento (ricordate il cosiddetto boot strap?) il monitor si riempie di un certo numero di oggetti colorati con relative etichette, file di pulsanti, sfondi e chi più ne ha più ne metta, conseguenza, si direbbe, dellhorror vacui ingeneratosi nei vecchi utenti DOS.
È superfluo far notare che per mettere maggiormente a frutto quanto si sta leggendo occorrerebbe avere davanti un PC acceso con Windows 98 (o Windows 95). La sola immaginazione, per quanto aiutata dai ricordi, potrebbe non bastare.
Per prima cosa, bisogna impratichirsi nelluso del mouse. Spostandolo sul tappetino o su una qualsiasi superficie liscia si mette in movimento una pallina posta sul suo ventre cui corrisponde un analogo movimento del puntatore (in genere una freccia con la punta rivolta in alto a sinistra) sullo schermo. Per interagire con gli oggetti di Windows si hanno a disposizione due tasti, sinistro e destro. La presenza, in alcuni mouse, di un tasto centrale è del tutto irrilevante.
I progettisti del nostro sistema operativo hanno fatto in modo che, di primo acchito, somigliasse ad un tavolo da lavoro con il suo corredo di oggetti, idea banale ma efficace. Lo sfondo su cui muoviamo il mouse è appunto denominato desktop, scrivania. Per evitare allutente la sgradevole sensazione di orwelliana omologazione, hanno fatto sì che ognuno lo potesse personalizzare, introducendovi la foto di una persona cara (dopo averla catturata con lo scanner) oppure di un improbabile paesaggio campestre. Ci sono mille modi per personalizzare il desktop: kit di puntatori per mouse animati, suoni che sottolineano ogni gesto dellutente, tanti colori quanti ne può percepire locchio umano. Tutto ciò riguarda esclusivamente la nostra sfera estetica ed emotiva, non la maggiore o minore efficienza nelluso della macchina. Anzi, va detto subito, a scanso di equivoci, che uneccessiva personalizzazione del desktop, in genere, nuoce alla funzionalità della macchina, ne riduce le prestazioni. Sfondi elaborati, scritte lampeggianti, fotografie ed altri orpelli del genere appesantiscono la memoria RAM e intralciano lesecuzione dei programmi applicativi. Certo, dipende dallhardware di cui si dispone. È un po come viaggiare in autostrada con unautomobile stracarica di bagagli, portandosi appresso in vacanza anche i quadri appesi in salotto. Se avete una Cinquecento dovete dimenticare simili bizzarrie.
Il numero di oggetti presenti sul desktop può variare da PC a PC a seconda dei programmi applicativi installati e delle personalizzazioni operate dallutente. Ma almeno tre oggetti sono di default (preimpostati, standard), ossia appartengono al sistema operativo e quindi sono ineliminabili (a meno che non si voglia formattare lhard disk, fare tabula rasa). Cercate di individuarli leggendo letichetta posta sotto di loro: Risorse del computer, Cestino, Documenti. Dora in poi assocerete il nome al simbolo o icona, un computer in miniatura, un cestino per la carta straccia e una cartella gialla semiaperta (attenzione, come detto, etichette e simboli possono essere cambiati!).
Tutti gli oggetti posati sul desktop vengono chiamati icone. Nel gioco linguistico dellinformatica massificata, la parola non cela alcuna allusione religiosa, né blasfema. Le icone rappresentano sempre un qualcosa di implicito, che va aperto, disvelato. Con un solo click del pulsante sinistro (su uno dei tre simboli, non sulle etichette!) si selezionano, assumendo una colorazione bluastra. Selezionare significa che, da quel momento, qualsiasi operazione si faccia riguarderà esclusivamente loggetto prescelto. Con due click in rapida successione, sempre col sinistro, licona si apre in finestra (da cui Windows, "finestre", il nome del sistema operativo), esplicitando il suo contenuto. Se non ci riuscite - le prime volte può risultar difficile - limitatevi a selezionare loggetto e poi premete il pulsante invio sulla tastiera. Il risultato è lo stesso.
Luso del pulsante destro ci consente di introdurre un altro elemento classico di Windows: la cosiddetta, lista o menù a tendina. Provate con licona Risorse del computer: al suo fianco appare una tendina verticale con una serie di parole, ognuna delle quali rappresenta un comando relativo alloggetto selezionato. Il primo della lista apri, se pigiato con il solito click (pulsante destro o sinistro non importa) sortisce lo stesso effetto sopra descritto, lapertura di una finestra in cui sono contenute, in maniera esplicita, le risorse del computer.
Come avrete potuto verificare di persona, per aprire una finestra, si possono utilizzare tre modi diversi (più un quarto, se si personalizza il desktop in modo che assomigli in tutto e per tutto ad una pagina web, dove i collegamenti, sottolineati in blu, si sfogliano con un unico click del pulsante sinistro del mouse). Questo vale un po per tutte le operazioni effettuabili in Windows e nei programmi applicativi. In genere, basta imparare il modo più comodo e tralasciare gli altri, salvo rispolverarli in caso di emergenza (per esempio quando si rompe uno dei due tasti del mouse).
La finestra aperta presenta altri elementi nuovi, che, nel loro aspetto formale, ritroveremo tali e quali in tutti i programmi applicativi di cui ci serviremo in futuro. Dallalto verso il basso:
- una barra blu (salvo i soliti, eventuali adattamenti cromatici personalizzanti) in alto con la descrizione dellicona aperta, in questo caso Risorse del computer;
- una sottostante fila di nomi, ognuno dei quali rappresenta un gruppo di comandi sfogliabili con il sistema del menù a tendina (basta selezionarli una volta sola col pulsante sinistro);
- una serie orizzontale di pulsanti con relativa descrizione, denominata barra degli strumenti;
- una casella recante lindicazione dellindirizzo, ossia del percorso di "esplicazione" sin qui effettuato (abbiamo visualizzato le Risorse del computer), volutamente simile a quella presente nei programmi di navigazione su Internet;
- le icone che rappresentano il contenuto esplicito della finestra e che, a loro volta, possono essere "aperte" generando altrettante finestre (oppure sfruttando la medesima finestra già aperta per la visualizzazione del loro contenuto).
Per chiudere la finestra potete fare click, una volta sola, sulla crocetta che compare in alto a destra, a fianco della barra blu.
3. Maneggiare una finestra
Mentre provava a fare click col mouse sullicona Risorse del computer, a qualcuno sarà capitato, per sbaglio, di spostare loggetto in un altro punto del desktop. Niente di grave. Senza volerlo ha tenuto premuto il pulsante un attimo di troppo e loggetto selezionato ha seguito il movimento della sua mano. La stessa operazione si può ripetere con qualsiasi cosa presente sulla nostra scrivania virtuale, comprese, ovviamente, le finestre aperte. A che serve? - viene da chiedersi senza pensarci su troppo. Ebbene - considerazione lapalissiana - lo spazio sullo schermo è limitato. Se si vogliono visualizzare più cose nello stesso tempo occorre necessariamente riadattare le loro dimensioni, altrimenti lultima finestra aperta finirà con il coprire, interamente o parzialmente, la precedente. La possibilità di eseguire più programmi contemporaneamente, ognuno dei quali, lo ripetiamo, si traduce in una finestra, è denominata multitasking (svolgere più compiti, dallinglese "task", operazione, compito). È una funzione molto utile, soprattutto perché consente di spostare dati da un programma allaltro (per esempio un paragrafo di testo dallInternet Explorer direttamente sul foglio di Word al quale si sta lavorando).
Per passare dalla teoria alla pratica (il computer non lo avete spento, vero?), provate ad aprire, una per volta, le tre icone che abbiamo citato sopra, Risorse del computer, Cestino e Documenti. Le finestre si sovrapporranno nello stesso ordine di apertura. Notate che per ognuna di esse comparirà, come dincanto, una specie di pulsante sulla barra grigia posta per orizzontale nella parte inferiore del monitor. Il pulsante Documenti sarà in evidenza rispetto agli altri due, esattamente come lo è la relativa finestra. Se fate click (sempre col sinistro!) su un altro pulsante, ecco che la corrispondente finestra verrà a sovrapporsi alle altre due. Il tutto avviene come se, non avendo più posto sulla scrivania, si sfogliassero una serie di documenti cartacei ponendo sotto il mucchio un foglio dopo laltro.
Ora proviamo a "maneggiare" una finestra. Ci sono tre stadi di visualizzazione: a tutto schermo, a mezzo schermo, ridotta ad un semplice pulsante nella barra grigia in basso. Supponiamo che abbiate aperto Risorse del computer a mezzo schermo. Nella parte superiore della finestra, sulla destra, vi balzeranno allocchio tre piccoli bottoni, contraddistinti da una lineetta, un quadrato e una croce. Se azionate con il mouse (sempre una volta col sinistro dora in poi, a meno che non venga detto il contrario) il bottone lineetta la finestra si riduce a pulsante; con il quadrato si espande a tutto schermo; con la croce si chiude. Quando lapplicazione aperta è già a tutto schermo, il bottone centrale serve per riportarla ad una visualizzazione intermedia. A sinistra, sempre in alto, cè una piccola icona, raffigurante un computer. Con il solito click si srotola una tendina che riproduce gli stessi comandi disponibili a destra. Il tempo e la pratica vi faranno apprezzare questa flessibilità.
Se non lo avete già fatto, riportate la finestra alla visualizzazione intermedia. Abbiamo accennato alla sua maneggevolezza. Ebbene, per spostarla da un punto allaltro dello schermo dovete fare click sulla barra blu in alto, in un punto qualsiasi, e tenere premuto il pulsante. Questo gesto corrisponde allafferrare loggetto in questione. Per spostarlo basta muovere il mouse nella direzione desiderata e lasciare il pulsante, cioè posare quanto si era afferrato, quando si è raggiunta la parte dello schermo dove lo si voleva poggiare.
Ed ora un lavoro di precisione. Cercate di posizionare il puntatore su uno dei bordi laterali della finestra. Se avete centrato il bersaglio, la freccia obliqua si trasformerà in un paio di frecce direzionali. Cliccando e trascinando uno dei bordi allargherete o ridimensionerete la visualizzazione delle vostre Risorse del computer. Qui la pratica conta molto più della teoria. Cè poco da capire, ci vuole olio di gomito e un po di pazienza. Tenete presente che questi gesti, afferrare, spostare, allargare, rimpicciolire, vi devono diventare familiari come rassettare il letto o lavarsi i denti la mattina. Le stesse operazioni di spostamento possono essere effettuate anche con le icone, sul desktop o allinterno di una finestra.
Alle prese con questo esercizio, vi sarete accorti che quando la finestra è stata rimpicciolita al punto da non consentire più la visualizzazione di tutti oggetti ivi racchiusi, sui bordi della stessa compaiono per orizzontale o per verticale delle barre mobili con relative frecce direzionali. Si tratta delle cosiddette barre di scorrimento. La loro funzione è chiara: permettere di srotolare pian piano questa specie di papiro elettronico al fine di individuare loggetto ricercato. La stessa cosa avviene, per esempio, quando si usa il programma di videoscrittura e il testo digitato travalica i ristretti confini del monitor.
4. Su quali risorse far affidamento: file e directory
Si è accennato prima ad una diretta corrispondenza tra hardware e software, garantita dal linguaggio simbolico di Windows. Quanto appreso nel primo capitolo vi tornerà utile per poter sfruttare al meglio le risorse del vostro PC. Analizziamo il contenuto della finestra Risorse del computer. Da sinistra a destra (salvo eventuali spostamenti) campeggiano le seguenti icone:
- Floppy da 3,5 pollici (A:);
- Hard disk oppure unaltra etichetta personalizzata, tipo programmi, lavoro, ecc. (C:);
- (D:) il lettore di CD-ROM (in genere, assume letichetta del CD che vi è inserito);
- Stampanti;
- Pannello di controllo;
- Accesso remoto (compare se il vostro PC è stato collegato in rete o ad Internet).
Questa è la situazione standard. Tenete presente che, a seconda del PC che vi trovate a maneggiare, potrebbero essere segnalate altre risorse, per esempio un secondo hard disk oppure ununità di backup (cioè di salvataggio ed esportazione dei dati) interna o esterna. In tal caso, si verifica uno slittamento delle lettere che identificano ciascuna unità dallhard disk principale in poi. Ovvero, la (A:) si riferisce sempre al lettore di floppy disk, la fessura nella quale inserite i dischetti; la (C:) allhard disk principale, da cui la CPU trae il sistema operativo; la (D:), la (E:), ecc. sono disponibili per le altre componenti hardware installate, in grado di accogliere dati, definite genericamente memorie di massa.
Vi sarete accorti che manca la lettera (B:). Per tradizione, veniva riferita agli ormai obsoleti lettori di floppy da 5,25 pollici, quelli grossi e pieghevoli, montati sui PC di fine anni ottanta. Scomparsi quelli, anche la (B:) è andata definitivamente in pensione, salvo rispuntare fuori nel caso, piuttosto raro, si disponga di un secondo lettore di dischetti, oppure di ununità ZIP o JAZ interna, in grado di accogliere dischi ben più capienti, fino a 250 Mb luna o a 2 Gb laltra (niente paura, sono solo unità di backup, per registrare, esportare, mettere al sicuro una gran massa di dati senza dover girare con una busta della spesa piena di dischetti). Considerando che, oggi come oggi, anche i dischetti rigidi sembrano avviati sul viale del tramonto, sostituiti dai CD riscrivibili, non è escluso che nei futuri sistemi operativi le lettere vengano ridistribuite ad altre, innovative, componenti.
Al di là dei cifre alfabetiche, la simbologia "iconica" dovrebbe essere evidente a tutti. Se si fa click, due volte in rapida successione, su una delle suddette icone riferite alle unità hardware, se ne disvela il contenuto in unennesima finestra. Qualora abbiate a portata di mano un floppy con inciso qualche lavoro, vostro o di chicchessia, introducetelo nellapposita fessura. Mi raccomando, per inserirlo correttamente controllate che la parte con il tondino metallico sia orientata verso il basso, mentre quella con la guaina mobile entri per prima. Spingete in fondo finché non sentite scattare una molla. Ora cliccate sullicona raffigurante il floppy. Se loperazione è stata eseguita correttamente, vi si mostrerà loggetto (o gli oggetti) che rappresenta il documento (o i documenti). La stessa prova si può fare con (C:) e con (D:), previo inserimento di un CD-ROM, sempre che questultima lettera si riferisca al lettore di CD.
Entrando nellhard disk (C:) ci si presenta una situazione un po più complessa. Innanzitutto, occorre distinguere le icone gialle, simili a piccole cartelle (directories), da tutte le altre, recanti figure e colori diversi (files). Vi ricordate la metafora del demiurgo e della sua bottega? Lhard disk veniva paragonato ad una sorta di armadio o magazzino in cui era stipata limmensa congerie di informazioni utilizzate dalla CPU (lartigiano) per le sue elucubrazioni su base binaria (i programmi), nonché i risultati di tali fatiche (i documenti prodotti dallutente). Affinché ci si raccapezzi fra tanti eterogenei dati, è indispensabile comprenderne i criteri di archiviazione.
Immaginate ora che il disco rigido sia una specie di biblioteca. Per facilitare la ricerca di un titolo, i bibliotecari hanno schedato tutti i libri. Le schede, in ordine alfabetico, sono collocate negli appositi cassetti estraibili, incastonati a loro volta nei classici armadietti di ferro. Il tutto è ospitato nelle varie sale di consultazione. In genere lo si dà per scontato, ma per trovare il volume che si ha in mente, occorre seguire una pista ben precisa, aprendo un contenitore dopo laltro, dal generale al particolare. Lo stesso avviene quando si va a caccia di un file nellhard disk.
Per file si intende un documento qualsiasi, ovvero una serie di dati (misurabili in termini di byte, Kb, Mb, Gb) organizzati a formare un tuttuno, intelligibile sia dalla CPU che dallumano. La definizione è un po generica e difficile da masticare, me ne rendo conto. Per focalizzare lattenzione su qualcosa di più concreto, basta che osserviate il contenuto della finestra precedentemente spalancata: a parte le cartelline gialle, tutte le altre cose sono files. In questo caso specifico, si tratta di files di sistema, ossia informazioni utilizzate dal processore per avviare Windows. Tra le altre, dovreste individuare unicona con riquadro blu e al centro un ingranaggio stilizzato giallo. Letichetta reca il nome Autoexec. Ebbene, questo file contiene gran parte delle "notizie" necessarie alla CPU per mettere in moto la macchina e consegnarcela pronta alluso, senza che si muova in dito. Eliminando per sbaglio lAutoexec, al successivo riavvio del computer avremmo una sgradita sorpresa: ronzio, breve autoriconoscimento dellhardware, fischio e schermo buio. È come sabotare unautomobile, svitando per dispetto le candele: il motorino davviamento gira ma il motore non parte. Insomma, avrete già capito che sono ben altri "gli umani" deputati a intrattenere rapporti con simili files, tecnici e programmatori. Il semplice utente deve assumere un atteggiamento da fine Tractatus wittgensteiniano: "Di ciò che non si può dire, occorre tacere".
Naturalmente, ci sono parecchi altri files con i quali avremo a che fare: documenti di testo, immagini, suoni, filmati, pagine web, ecc. Ognuno di essi è contraddistinto da unicona ad hoc: una pagina di testo stilizzata con al centro una W (Word), un foglio bianco con matite e colori, una trombetta, un pezzo di pellicola srotolata, una E (Internet Explorer) blu, ecc. Col passare del tempo vi abituerete a distinguerli a colpo docchio. Licona oltre ad identificare il genere di file, mostra il programma applicativo al quale è associato, che permette di visualizzare, o ascoltare, o semplicemente "eseguire" ed, eventualmente, modificare il documento in questione. Sempre ricalcando lordine precedente: Word per Windows, Paintbrush, Registratore di suoni, Lettore multimediale (Windows Media Player), Internet Explorer.
Dopo questa breve digressione, torniamo senzaltro alla nostra finestra aperta su (C:). Abbiamo distinto le cartelle gialle, le directories, dagli altri oggetti, i files. Avete ancora presente limmagine della biblioteca? Ebbene, i files stanno alle schede dei libri, come le directories stanno alle sale di consultazione, agli armadietti di ferro e ai cassetti estraibili. Insomma, una directory è un contenitore di files. Serve per schedarli, registrarli, raggrupparli per genere e specie. È possibile che un contenitore, a sua volta, raggruppi altri contenitori, cioè una cartella, una volta spalancata con il solito metodo del doppio click, può palesare altre cartelle e così via. In tal caso, si parla di directory, sottodirectory, sotto-sottodirectory, ecc. E in teoria, il gioco di scatole cinesi è potenzialmente infinito.
Se non siete ancora stanchi, provate a sfogliare lhard disk del vostro computer. Aprite una cartella a caso, esplorate leventuale sottocartella e cercate di familiarizzare con i vari files che incontrate. Per tornare indietro alla visualizzazione precedente, ossia per richiudere lultima cartella aperta, avete a disposizione un tasto nella barra degli strumenti in alto: Livello superiore. Oppure, se vi viene più facile potete selezionare la parola Vai e lanciare lo stesso comando dal menù a tendina così ottenuto.
5. Gestire files e directories
Dopo aver fatto una breve esperienza di navigazione allinterno dellhard disk, dobbiamo imparare a gestire files e directories. La cosa è di vitale importanza. Una biblioteca non ordinata secondo regole ben precise e identificabili da tutti, bibliotecari e avventori, si ridurrebbe semplicemente ad un cumulo informe di volumi cartacei, regno del caos e dellalea.
Il lavoro, per fortuna, non spetta tutto a noi. Si è detto che gran parte dei dati inscritti nellhard disk servono al funzionamento dello stesso PC (il sistema operativo, innanzitutto, integrato dalle informazioni relative alle singole componenti hardware, denominate drivers, ossia "guidatori", "programmi pilota") oppure costituiscono i cosiddetti software applicativi, i quali, sfruttando la piattaforma Windows, ci consentono di sbrigare determinate faccende, come scrivere, disegnare, far di conto, corrispondere via Internet, ecc.
Quando si installa un nuovo programma, a partire, evidentemente, da Windows, i dati trasferiti dal supporto esterno, un CD-ROM nel 99% dei casi, vanno automaticamente ad organizzarsi nel disco rigido del nostro PC in directories, sottodirectories, sotto-sottodirectories e così via, ognuna con la sua etichetta più o meno esplicativa del contenuto di files.
Ritorniamo un attimo alla finestra aperta prima cliccando su (C:). Le cartelline gialle sono disposte in ordine alfabetico (tale disposizione si può variare per nome, per tipo di file, per dimensione, per data di creazione; fate la prova selezionando dal menù in alto il gruppo di comandi Visualizza e poi Disponi icone). A meno che non abbiate unetichetta con la Z, lultima directory dovrebbe essere quella di Windows. Se provate ad esplorarla, ben presto vi perderete in un dedalo di cartelle e sottocartelle, con centinaia e centinaia di files. Dovreste averlo già indovinato: ordinati nei vari armadietti, scaffali e cassetti, ecco tutti i dati che, di fatto, costituiscono il sistema operativo. A seconda delle indicazioni fornite dallutente, la CPU corre a sfogliarli e a trasferirli sul tavolo da lavoro (vi ricordate la memoria RAM?) per poterli rielaborare. Il risultato di questa attività "sotterranea" ce lavete davanti agli occhi: tutto ciò che si è fatto finora era già inciso, da qualche parte, in questa immensa biblioteca. Una raccomandazione: non toccate e non spostate niente, limitatevi ad esplorare. Vi ricordate i tragici "incidenti" nei quali incorrevano i monaci curiosi de Il nome della rosa di Umberto Eco?
Lo stesso esperimento potete ripeterlo, sempre con la dovuta cautela, scartabellando nella cartella Programmi. Schedati con le solite etichette, troverete a livello di sottodirectories i vari insiemi di dati che permettono ai software applicativi di funzionare. Inutile scendere nel merito, perché, quanto a dotazione di programmi, ogni computer differisce da qualsiasi altro. I programmi installati dipendono dal lavoro, dagli interessi e dagli hobbies di chi lo usa e, naturalmente, variano col tempo: un software giudicato inutile può essere disinstallato per fare posto ad una nuova applicazione.
Ma insomma, dovè che possiamo, anzi dobbiamo, mettere le mani? Tra le tante directory presenti in (C:) non vi sarà sfuggita la cartella Documenti, che, se ricordate, era presente anche sul desk. Questultima, posta allo stesso livello di Risorse del computer e Cestino, era piuttosto una specie di replica della prima, un bottone-scorciatoia che ci avrebbe evitato tutta la strada seguita sin qui (doppio click su Risorse del computer, poi su (C:), poi su Documenti). Di questi bottoni, normalmente, ce ne sono parecchi. Ma questo lo vedremo in seguito.
A differenza dei files di programma, che ci riguardano solo come utenti, i documenti, evidentemente, ci coinvolgono in prima persona come autori-creatori. Dal punto di vista della CPU, programmi e documenti sono la stessa cosa, sequenze di bit. Per noi, invece, la differenza che passa tra Word per Windows e il file al quale stiamo lavorando, è la stessa che intercorre tra la macchina da scrivere e larticolo (il libro, la relazione, la tesi, ecc.) che andiamo componendo. Quando cominciamo a scrivere dobbiamo creare un nuovo documento, come dire, metterci dinanzi un foglio bianco. Fintantoché il PC è acceso e ci si affanna a battere sulla tastiera, il documento esiste solo nella memoria temporanea del PC, la RAM (è sul tavolo da lavoro del demiurgo). Per fornirgli un grado di esistenza meno flebile, come dire, sollevarlo da un livello ontologico "debole" ad uno "forte", occorre salvare il file, ossia inciderlo sullhard disk. Anche perché, lo sappiamo bene tutti, la corrente va via nei momenti meno opportuni, il giorno prima della consegna della tesi di laurea, quando si deve chiudere il numero della rivista in tipografia, e simili amenità. Tutto ciò che è non stato "salvato", quando si esce dal software di videoscrittura oppure si riavvia il PC, è perso senza speranza. Inutile dire che la stessa cosa vale per qualsiasi programma e tipo di documento.
Salvare un file significa essenzialmente archiviarlo nel disco fisso, cioè in (C:), a meno che non si disponga di altre memorie di massa. Ed è qui che ognuno è chiamato a vestire i panni del bibliotecario. Se si vuole ritrovare il file per poterlo consultare, modificare o inviare ad un collega, senza darsi troppe pene, è giocoforza laverlo conservato nella cartella "giusta" con letichetta "giusta". Quanta più cura si impiegherà nel far ciò, tanto più tempo si risparmierà in seguito.
Il primo criterio da seguire consiste in una rigida separazione tra files di programma e documenti. Per questo sarebbe opportuno custodire tutti i propri lavori nellunica cartella Documenti, ripartiti senzaltro in un certo numero di sottocartelle a seconda delle necessità. Non è obbligatorio, ma vivamente consigliato. Se il computer ha dei problemi e i computer hanno quasi sempre dei problemi i documenti sono la prima cosa da mettere in salvo, facendone copie a destra e manca, su floppy, CD-ROM (se si ha un masterizzatore) e altre unità di backup. Se fossero disseminati a caso nelle miriadi di directory e sottodirectory dei programmi, quanto tempo ci impiegheremmo a ritrovarli tutti e chi potrebbe toglierci dalla testa il rovello che quel file lì, proprio quello che serviva non sia andato smarrito?
6. Creare nuove cartelle e nuovi files
Creare una nuova cartella (o directory) è abbastanza semplice. Innanzitutto, occorre scegliere con cura il "livello" al quale si intende collocarla, ossia il posto che occuperà negli scaffali del nostro hard disk. Seguiamo lo stesso percorso di prima: apriamo Risorse del computer, poi (C:), infine la cartella Documenti. Ci troviamo nel punto giusto. Dal menù di comandi pigiamo su File e poi su Nuovo. La prima parola della lista a tendina così ottenuta è Cartella. Un altro click e allinterno della finestra si materializzerà unicona gialla recante la scritta Nuova cartella. Per personalizzare letichetta basta selezionarla e ricorrere sempre al menù File. Tra i vari comandi disponibili noterete Rinomina. A questo punto non rimane che digitare il nome prescelto per la nuova cartella, per esempio Tesi. Nella directory Tesi, diamo per scontato che si andranno a salvare linsieme dei documenti che costituiranno la nostra tesi. Aprite Tesi con il solito doppio click e dalla lista del menù File provate a selezionare Nuovo e poi Documento di testo. Se avete fatto tutto per bene, dovrebbe apparirvi allinterno di Tesi unicona tipo foglio di blocknotes con la dicitura Nuovo Documento di testo. Assegnategli il nome Bibliografia. Con lennesimo doppio click aprite il nuovo file. Il programma applicativo coinvolto nellazione si chiama appunto Blocco note e figura tra gli accessori standard di Windows. Si tratta di un applicativo word-processing, il più elementare e semplice che vi sia.
Scrivete qualcosa sul foglio bianco. Anche qui è presente un menù File, come nella maggior parte dei programmi che vi troverete ad usare. Srotolatelo nel solito modo (basta un singolo click) e azionate Salva. A questo punto le modifiche apportate al documento, ovvero quanto avete digitato sulla tastiera, sono state registrate sullhard disk, insomma sono al sicuro, sempre che per sbaglio non le cancelliate oppure che il nostro amico non vada in tilt. La loro esatta collocazione corrisponde al percorso sino a qui seguito: Risorse del computer, (C:), le cartelle Documenti, Tesi, e infine il file Bibliografia.
La procedura descritta è fondamentale. Deve diventare un automatismo, anche perché col passare del tempo il numero di cartelle e documenti aumenterà in maniera esponenziale e sarà sempre più complicato raccapezzarvisi se non avrete imparato a mettere tutto in ordine. A buon intenditore
7. Spostare, copiare, cancellare cartelle e files
Ogni tanto va fatta un po di pulizia nellhard disk. Lo spazio a disposizione si è assottigliato, alcuni vecchi documenti non servono più, sono stati già trasferiti su dischetto, oppure occorre ricollocare i files secondo un nuovo criterio di selezione. Cancellare un file o una cartella è molto semplice: basta afferrarlo tenendo premuto il pulsante sinistro del mouse e spostarlo nel Cestino. Ma si può sempre commettere un errore, scambiare un documento per laltro, penseranno i più apprensivi. Niente paura. La sua cancellazione definitiva richiede, comunque, almeno quattro passaggi, quindi lerrore andrebbe reiterato più volte. Solo lultima azione è irreversibile. Come dire, errare humanum est, sed perseverare diabolicum.
Quando si sposta un oggetto dallhard disk al cestino compare una finestrella di dialogo che recita: Spostare Pinco Pallino nel cestino?. La procedura richiede un ulteriore assenso da parte nostra, OK oppure Annulla per rimettere tutto a posto. Ma non è finita. In ogni momento loggetto precipitato nella carta straccia può essere recuperato, proprio come avviene nella realtà. Basta fare click sul Cestino e scartabellare tra le icone ivi presenti. Nello stesso modo, si può riprendere la cosa eliminata per sbaglio e ricollocarla dove si vuole. Il passo ulteriore consiste nello svuotare il cestino (dal menù File, Svuota cestino). Per sicurezza ci viene nuovamente rivolta la fatidica domanda: Eliminare?. E questo è il punto di non ritorno. Se decidete di eliminare unintera directory, tenete presente che con essa eliminate tutti i files ivi contenuti.
Per spostare un documento da una cartella allaltra si ricorre ad una procedura simile, basta tenere aperte le due finestre contemporaneamente e trascinare licona dalluna allaltra. Oppure si può selezionare il documento e azionare il comando Taglia nel menù Modifica per poi incollarlo (Modifica, Incolla) nel punto desiderato. Se lo si copia (Modifica, Copia) e lo si incolla, di fatto si duplica il documento in questione. A volte può tornare utile creare copie di riserva nella stessa unità (C:).
Per trasferire un file da ununità allaltra, per esempio dallhard disk (C:) al floppy drive (A:) (o viceversa), si agisce sempre nella stessa maniera. Ovviamente, prima di operare occorre inserire il dischetto di destinazione (o di provenienza). Lo spostamento manuale del file, in questo caso, comporta la sua automatica duplicazione, ossia corrisponde ad un comando Copia piuttosto che ad un Taglia.
Per semplificare un po il discorso, salvare un file su dischetto è una tra le operazioni più frequenti, almeno per il principiante, ecco la procedura passo dopo passo (partiamo dal presupposto che il file sia stato precedentemente salvato su (C:) come descritto in precedenza):
1) inserire il dischetto nellapposita fessura;
2) da Risorse del computer fare click due volte in rapida successione su (A:), in modo da aprire una finestra su (A:);
3) da Risorse del computer fare click due volte in rapida successione su (C:), poi su Documenti e sulla cartella contenente il file che si intende copiare (dipende da dove lo si è salvato), in modo da aprire unaltra finestra da affiancare alla precedente;
4) se le finestre sono sovrapposte, spostarle e riadattarle allo spazio disponibile sullo schermo;
5) infine, prendere il file e spostarlo dalla cartella di provenienza in (A:);
6) per sicurezza, chiudere tutte le finestre e riaprire da Risorse del computer (A:), verificando che il file in questione sia stato effettivamente copiato;
7) al termine delloperazione, estrarre il dischetto (non bisogna mai riavviare il PC con il dischetto inserito, tale dimenticanza interromperebbe il caricamento del sistema operativo contenuto sullhard disk).
Attenzione, questo è solo uno dei tanti modi per effettuare loperazione. Ne esistono almeno altri tre o quattro. Per esempio, si seleziona il documento (con un solo click), il menù File, Invia a, Floppy da 3,5 pollici (A:). Provate a scoprire gli altri.
8. Stampanti, pannello di controllo e accesso remoto
Le altre icone presenti nella finestra Risorse del computer racchiudono una serie comandi, abbastanza intuitivi, che consentono allutente di interagire con le diverse componenti hardware della macchina. È unaltra peculiarità del sistema operativo. Cominciamo dalle Stampanti.
Se il vostro PC dispone di una o più stampanti, la loro presenza sarà segnalata in questa cartella con la solita icona guarnita di etichetta. La prima da sinistra, in genere, è la cosiddetta "stampante predefinita", ossia quella che utilizzate più di frequente (è segnalata con una specie di "virgoletta" nera). Tutti i programmi applicativi installati nel PC la utilizzeranno automaticamente quando gli impartirete il comando Stampa (presente nel menù File). Cliccando sullicona si apre una finestra di stato, una specie di promemoria sui lavori in corso. Per ora tutto tace, quindi la finestra è vuota. Ma se provate a stampare una serie di documenti, la loro "uscita" sarà prontamente segnalata. I documenti successivi al primo si metteranno in coda in attesa del loro turno. Lutente può interagire in qualsiasi momento, sospendendo la stampa oppure annullando lintero processo, così da non sprecare carta, qualora abbiate commesso qualche errore.
Aggiungi stampante serve per installare il driver (il software pilota) di una nuova stampante non presente nellelenco. Normalmente, una sola stampante è connessa al PC tramite porta parallela. Ma esistono dei "deviatori" con il loro apparato di cavi che moltiplicano per due o per quattro le possibilità "fisiche" di collegamento. Oppure se si è parte di un network, una rete di PC (universitaria, scolastica, ecc.), si può utilizzare un dispositivo remoto.
Ogni stampante, in quanto hardware (vedi il primo capitolo) , ha bisogno di essere "notata" dal sistema operativo, non basta attaccarla e accenderla. Con Aggiungi stampante si dà inizio a tale procedura di riconoscimento, da seguire passo dopo passo. Insomma, se i nostri due amici non si presentano per bene non possono dialogare tra loro. La maggior parte delle volte è lo stesso Windows ad individuare il nuovo hardware e a segnalarvelo al successivo riavvio della macchina. Se si tratta di una stampante successiva alla programmazione e alla distribuzione in commercio del sistema operativo (quindi dopo il 98), il driver dovrà essere "riversato" nel PC tramite il CD-ROM (o più raramente i dischetti) in dotazione alla stampante. Spesso la procedura è automatica. Questa attitudine al riconoscimento e allo svolgimento automatico dellinstallazione è definita plug and play, come dire "attacca e giocatela", e vale per tutte le periferiche di nuova concezione.
Da Pannello di controllo, invece, si accede ad una serie di comandi che regolano il funzionamento del PC in toto. Alcuni li scoprirete in seguito oppure non li adopererete mai. Altri sono di uso corrente.
Facciamo qualche esempio concreto. Qualche lettore, per avventura, è mancino e non riesce bene a raccapezzarsi manovrando il mouse con la destra. Allora lo afferra con la sinistra, ma i due pulsanti risultano invertiti e diventa ancora più scomodo districarsi tra un click e laltro. Da Pannello di controllo, Mouse, si può risolvere il problema alla radice, selezionando Mano sinistra. Nello stesso modo, se si è in difficoltà col famoso doppio click, per intenderci quello che serve ad esternare il contenuto di unicona nella corrispettiva finestra, basta regolare la velocità di ripetizione dello stesso. Un discorso analogo vale anche in relazione alla tastiera. Per qualcuno è troppo "dura", oppure troppo "morbida", e lo costringe a tornare continuamente sui propri passi per cancellare le lettere involontariamente ripetute. Anche a questo fastidio si può porre rimedio da Tastiera. Provare per credere.
Unaltra esigenza, assai diffusa tra gli umanisti, riguarda luso contemporaneo con litaliano di lingue che condividono lalfabeto latino, ma si servono di caratteri speciali, non presenti sulla tastiera italiana, per esempio le vocali raddolcite con umlaut in tedesco oppure la doppia s gotica. Da Tastiera_ Lingua_Aggiungi si può impostare luso della tastiera con altre lingue e alloccorrenza selezionarle (in basso a destra, vicino allorologio, dovrebbe comparire un piccolo pulsante blu con la sigla dellidioma prescelto). Tenete presente che, non disponendo di una vera tastiera tedesca, limpostazione riguardava il sistema operativo non lhardware, si dovrà spendere un po di tempo per individuare le varie corrispondenze dei tasti. Lesempio del tedesco risulta uno dei più agevoli: di fatto tutte le lettere corrispondono, salvo i tasti y e z che risultano invertiti, le vocali accentate è, ò, à che diventano ü, ö, ä, e il tasto dellapostrofo che riproduce la ß. Se non si ha pazienza, allora è meglio munirsi di una tastiera nella lingua prescelta, anche se nel nostro paese, a volte, si rivela impresa piuttosto ardua (a parte le onnipresenti tastiere americane).
Lumanista classico si troverà senzaltro a dover trascrivere citazioni dal greco antico. Per gli idiomi scritti con alfabeti diversi dal latino (greco, cirillo, arabo, ecc.) non basta installare la tastiera corrispondente, come si era fatto col caso del tedesco, ma occorre reperire uno specifico set di caratteri, che non è compreso nella dotazione standard del nostro sistema operativo. Per "set di caratteri" intendiamo un file di Windows (o più files) dal quale tutti gli applicativi, votati, in un modo o nellaltro, alla scrittura, attingono le informazioni necessarie per riprodurre quel determinato tipo di carattere tipografico (times, arial, courier, ecc.), altrimenti detto "font". Il greco si scrive con uno o più fonts a sé stanti. Uno dei più diffusi è il Sgreek Fixed, prelevabile gratuitamente da Internet (o in qualche dipartimento di Filologia). Per far funzionare Sgreek Fixed è sufficiente copiare il file corrispondente nella cartella Fonts, sottocartella di Windows in (C:).
Se lorologio di sistema, lo avrete notato in basso a destra, ha perso qualche minuto, va regolato come qualsiasi altro orologio selezionando Data e ora. Tenete a mente che, anche in questo caso, le impostazioni del sistema interessano tutti gli applicativi. Forse non ne avrete mai fatto uso, ma ci sono centinaia di programmi per lamministrazione della contabilità, per gli istituti bancari o per la bigliettazione area e ferroviaria, che andrebbero in tilt se data e ora non fossero esatte.
Il famigerato millennium bug, il baco informatico che alla fine del 99 avrebbe dovuto mettere in ginocchio gran parte dei sistemi informatici esistenti, provocando una sorta di collasso economico e sociale, aveva proprio a che fare con la data. I media, allora, usando toni allarmistici se non addirittura apocalittici, fornirono nel complesso una pessima informazione. I servizi mandati in onda dai telegiornali erano spesso farraginosi e confusionari, generavano nei più, a parte gli addetti ai lavori, ansie sottili e ingiustificate. I laboratori tecnici di riparazione si riempirono di computer perfettamente funzionanti, che gli utenti più ingenui ed inesperti maneggiavano con apprensione, neanche si fosse trattato di bombe ad orologeria.
La questione, in realtà, era molto semplice e non riguardava in nessun modo il PC duso casalingo o scolastico, adoperato fondamentalmente per scrivere, giocare o collegarsi ad Internet. Il calcolo del tempo è gestito da un chip saldato sulla piastra madre e alimentato, in assenza di corrente, da una piccola batteria (altrimenti come si manterrebbe lora esatta ad ogni nuova accensione?). Alcuni vecchi sistemi, risalenti per la maggior parte dei casi agli Anni 80 o ai primi del 90, calcolavano lanno servendosi soltanto delle ultime due cifre. Per loro, il ventinove giugno 1999 era semplicemente il 29/06/99. Con il duemila la stessa data sarebbe stata formulata 29/06/00 confondendosi con il ventinove giugno 1900. Tutto qui, nessun virus informatico, nessuna perdita di dati, nessuna esplosione! Certo, i computer delle banche, del Ministero delle finanze, quelli dellaeroporto, o più semplicemente i terminali che gestiscono laffitto di videocassette, se nel frattempo non fossero stati aggiornati sia nellhardware che nel software, avrebbero potuto creare più di un grattacapo, risolvibile comunque con una preventiva riprogrammazione.
Anche lo schermo, evidentemente, può essere riadattato a seconda delle esigenze lavorative o estetico-ludiche dellutente. Da Schermo si accede ad una serie di mascherine sfogliabili una ad una. Se i colori standard di Windows nuocciono alla vostra vista, potete provare a cambiarli con una combinazione più tenue e sfumata (Aspetto). I più eccentrici si divertiranno senzaltro ad inserire nuovi sfondi, tra quelli disponibili nellelenco (Sfondo), oppure ad impostare sofisticati screen saver, le immagini in movimento che compaiono quando non si utilizza il PC per un tot di minuti (il tempo esatto è regolabile a vostra discrezione). Servono a far "riposare" la macchina e a ridurre il consumo di corrente nei momenti morti, proiettando suggestivi pesci tropicali che nuotano in un acquario gorgogliante, spazi infiniti argentati di stelle effetto Star Trek, labirinti che si montano e smontano sotto i vostri occhi, e via discorrendo. Dalle più avanzate Impostazioni di risparmio energetico dello schermo sono programmabili vari livelli di attesa e "ibernazione" del sistema, dallo Standby al vero e proprio spegnimento del monitor.
Il quadro di comando più interessante è quello delle Impostazioni. Da qui è possibile regolare la risoluzione del monitor e il numero di colori visualizzato, a seconda delle caratteristiche e delle maggiori o minori potenzialità del monitor e della scheda video, il dispositivo di output deputato alla gestione delle immagini (vedi capitolo 1).
Per chiarire meglio questo punto, occorre aprire una piccola parentesi. Ai nostri occhi le figure che compaiono sul video rappresentano dei continua, ben distinti gli uni dagli altri ma senza soluzione di continuità al loro interno. Unicona o una finestra, insomma, danno limpressione di essere oggetti a sé stanti. Ma si tratta solo di una sensazione visiva. In realtà, lo schermo visualizza centinaia di migliaia di piccolissimi punti denominati pixels, più piccoli di una capocchia di spillo, ognuno dei quali è calcolato dalla CPU a sé stante.
Larea visiva della schermo si definisce in pollici, come per la TV, e rappresenta una costante, a meno che non ne acquistiate uno nuovo, magari più grosso e performante. A chi si dedica essenzialmente alla videoscrittura e allutilizzo della Rete per scopi scientifici o didattici può bastare un buon quindici pollici. Un monitor più grande (e più costoso) è certamente più "comodo" ma non indispensabile.
Se larea visiva rimane costante, la risoluzione, ovvero il numero complessivo di pixels compreso in essa, può esser cambiato, come dicevamo, da Pannello di controllo, Schermo, Impostazioni. La risoluzione più bassa, normalmente, è di 640 per 480 pixels per un totale di 307.200. Il che significa che nei quindici pollici a vostra disposizione sono compresi ben 307.200 puntini. Se si vogliono immagini più definite si può passare a 800 per 600 o ancora a 1024 per 768. La distanza tra ogni singolo pixel diminuisce e si ha leffetto di uno zoom allindietro, gli oggetti diventano man mano più definiti ma anche più piccoli. Risoluzioni più alte interessano quasi esclusivamente architetti, ingegneri o fotografi professionisti.
Laltra variabile è costituita dal numero di colori discernibili. Si va da 16 a 256 a 65.536 fino a 16,8 milioni. Per noi si tratta di figure, eidola interattivi, più o meno sfumati e colorati, per la CPU di numeri da computare attimo per attimo. Provate ad immaginare il numero di variabili di cui il nostro siliceo amico deve tener conto quando gli si richiedono elevate prestazioni grafiche: a 1024 per 768 per 16,8 milioni di colori sono ben 13.212.057.600.000, un numero quasi impronunciabile. Per questo si dice che i programmi di grafica "appesantiscono" molto la memoria del PC. Se non si ha a disposizione un computer potente e aggiornato, a volte, è meglio astenersene.
Sempre a proposito del monitor, da Pannello di controllo, Schermo, Impostazioni, Avanzate, Scheda è possibile regolare la cosiddetta "frequenza di aggiornamento delle immagini". Ciò che vediamo ci appare fisso. Le uniche mutazioni sono quelle provocate da noi, la scrittura che danza e avanza sul foglio bianco, il mouse che si sposta, le finestre che si dischiudono, come dire degli accidenti che ineriscono ad una sostanza. In realtà, anche qui cè una realtà che sfugge ai nostri deboli sensi, la fissità delle figure dipende dalla maggiore o minore rapidità con cui mutano e si rinnovano in frazioni di tempo inferiori al batter di ciglia. Viene da pensare a Cratilo e al fiume eracliteo: quello che vediamo, al di là delle apparenze, non è mai lo stesso, come sempre diversa è londa nella quale bagniamo il piede. In termini quantistici, lapproccio tecnologico alla realtà esige che tutto venga misurato, la frequenza di rinnovo delle immagini (in inglese, "refresh") si esprime in herz (56 Hz, 60, 72, 75, 85, ecc.) e dipende sia dalla scheda video che dal monitor. Il discorso non è meramente accademico: ne va della nostra vista. Per questo conviene regolare sempre al massimo tale parametro (frequenza ottimale). Mentre si lavora non ci si fa caso, ma col passare dei minuti o delle ore gli occhi si affaticano, la testa duole, la concentrazione sfuma.
Un altro percorso che può tornar utile è Pannello di controllo, Sistema. Windows rileva e fornisce allutente una descrizione dettagliata delle varie componenti hardware con le quali interagisce. Tale funzione serve a diagnosticare eventuali problemi della macchina e ad individuarne la causa. Inoltre, da qui è possibile accertarsi, per esempio, se il PC acquistato corrisponda realmente a quanto ci era stato preventivato, nel tipo di CPU, nella quantità di memoria RAM, nella scheda video, ecc. Nel riquadro Gestione periferiche eventuali "conflitti hardware" tra le parti della macchina sono segnalate con una crocetta rossa. Nel primo capitolo si era descritta la piastra madre come una sorta di agorà dove convergono e si incontrano tutte le informazioni elaborate sia in entrata che in uscita. Ebbene, ogni elemento del PC ha un sua corsia preferenziale, un canale a lui dedicato. Se due schede, per esempio modem interno e scheda sonora, si trovano ad utilizzare contemporaneamente lo stesso canale, si crea un "conflitto" che impedisce il corretto funzionamento delluna o dellaltra, a seconda delle priorità duso. Può accadere, allora, che il modem non riesca a comporre il numero di telefono per collegarsi alla Rete oppure che i suoni del PC siano disattivati. Talora, per risolvere il problema, si può provare a disinstallare (Rimuovi) e reinstallare una delle due componenti (Pannello di controllo, Nuovo hardware) oppure ad aggiornarne il driver (Aggiorna). Al principiante consigliamo comunque di limitarsi ad individuare il problema e a lasciarne la soluzione a qualche "iniziato".
Chiudiamo il paragrafo accennando brevemente a Accesso remoto. Se avete un qualsiasi abbonamento ad un provider (inglese, "che provvede a") Internet, ossia ad una delle tante società che offre laccesso alla Rete (Telecom Italia Net, Tiscalinet, Inwind, Infostrada, ecc.), il pulsante di avvio della connessione telefonica compare in questa finestra, insieme a Crea nuova connessione, un percorso guidato per impostare ex novo altri eventuali collegamenti. Per ulteriori delucidazioni rimandiamo senzaltro il lettore al capitolo dedicato ad Internet.
9. Risorse di rete
Nel primo capitolo si era menzionato un apparecchio, la cosiddetta "scheda di rete", che serviva a connettere il proprio PC attraverso un apposito cavo ad altre macchine periferiche, dando vita ad un network, un gruppo di lavoro composto da n computer tra loro comunicanti.
Se siete degli utenti casalinghi, molto probabilmente, licona Risorse di rete non comparirà sul desktop. Chi si troverà ad operare ad una consolle scolastica o universitaria, invece, potrebbe sfruttare tale funzionalità. In questo caso, al momento dellinstallazione di Windows, il programmatore ha provveduto ad inserire il software che governa le funzionalità di rete e fa del vostro PC un nodo del network. In Risorse di rete figureranno, oltre al computer dinanzi al quale siete seduti, gli altri componenti attivi del gruppo di lavoro, ognuno contraddistinto dalla sua etichetta.
Di fatto, se il PC in sé e per sé è un ottimo elaboratore ed ordinatore di informazioni, quando lo si mette in contatto con un certo numero di propri simili, governati da altrettanti umani, diventa un mezzo di comunicazione globale. Il motivo è semplice: mastica e digerisce tutto alla stessa maniera, suoni, immagini, filmati, pagine vergate con Word, non fa alcuna differenza per lui (vi ricordate? omnia reducitur in bit). E con la stessa naturalezza può trasmetterlo (o riceverlo) dovunque, via cavo o via satellite.
La sua natura multimediale si esplica appieno quando entra a far parte di un network. Allora il PC è veramente un multi-medium, "mezzo tra" (medium) individui e collettività più o meno ampie e localizzate, (multi) "plusvalente", "polifunzionale", come dire "molti mezzi di comunicazione (e elaborazione) delle informazioni in uno". In parole povere, è come avere TV, radio, giornale, telefono, fax, macchina da scrivere e postino, tutti insieme amorevolmente in un unico oggetto. È evidente che la multimedialità è finalizzata alla comunicazione: il computer è diventato, di fatto, il mezzo di comunicazione più completo e poliedrico che luomo abbia mai escogitato nel corso della storia. Non necessariamente il migliore, la qualità della comunicazione non è riducibile alla quantità dei canali attraverso cui può esser veicolata, ma certamente il più flessibile. La qualità, in ultima istanza, è una variabile che dipende solo in minima parte dal mezzo, e solo in maniera potenziale. La comunicazione, nelle sue varie forme, è determinata da due o più soggetti umani, il cui bagaglio di nozioni tecniche sia sufficiente a tradurre tale potenzialità in atto.
Un altro fattore peculiare della multimedialità è il tempo, ossia la compresenza virtuale di più media nellambito dello stesso atto comunicativo (o nella sua preparazione). Come dire che immagini, suoni, filmati, testi scritti, ecc. in un messaggio veicolato allinterno di un network, non si manifestano necessariamente in maniera diacronica, uno successivo allaltro, bensì possono darsi sincronicamente nella stessa frazione di tempo. Insomma, posso usare il computer prima come radio, ascoltando un file sonoro inviatomi da un collega o prelevato da un sito internet, poi come TV, guardando un film su DVD, poi come giornale, leggendo lultima circolare ministeriale in un documento di testo. Oppure, posso aprire una finestra da unenciclopedia multimediale, dove nella stessa pagina, o "schermata", alla voce Beatles le tre cose avvengono contemporaneamente.
Il concetto andava chiarito prima di procedere oltre. Ci ritorneremo nel capitolo dedicato ad Internet, la Rete delle reti.
A scuola, per esempio, per gestire lo scambio di dati nellaula di informatica, sempre che in sede di Consiglio di Istituto si sia deciso di allestirne almeno una, si avrà a che fare con una LAN, "Local Area Network", Rete Locale. La LAN definisce un workgroup, un "gruppo di lavoro", identificato con una sigla, che so, laboratorio, UNIROMA1, segreteria, ecc. Da ogni PC attraverso Risorse di rete, posso sfogliare i file contenuti negli hard disks delle altre postazioni attive, aprire documenti, modificarli, o addirittura importarli (o esportarli) dalluno allaltro (Copia, Incolla), secondo le modalità sopra illustrate. Attenzione: non tutte le risorse sono necessariamente accessibili. Occorre averle in precedenza "condivise", in lettura e/o in scrittura. In Risorse del computer noterete allora che alcune unità, (A:), (C:), ecc., oppure alcune cartelle presenti nella medesima unità, sono segnalate con una mano stilizzata che le porge allutente. Si tratta delle parti condivise, accessibili dalle altre postazioni. La condivisione non è automatica bensì discrezionale. È il singolo utente, o lo staff tecnico cui è affidato il laboratorio, a decidere cosa si può vedere e/o modificare dalle altre consolle e cosa va protetto da eventuali, indesiderate intrusioni. Dalla propria postazione, selezionando un oggetto in Risorse del computer, File dal menù a tendina e Condivisione si determina se quel dato oggetto deve essere o meno partecipato al resto del network (con tutto ciò che ne consegue). Solo allora licona corrispondente apparirà (o verrà cancellata) nelle Risorse di rete degli altri membri della rete locale. La stessa cosa, viceversa, si verificherà sul proprio PC qualora un altro utente decida di variare le impostazioni predefinite.
Ma la rete è comoda anche per altri generi di compartecipazione. Per esempio, se la postazione alla quale si lavora è sprovvista di stampante, ci si può servire di quella connessa ad un altro computer, selezionandola dal programma applicativo che si sta utilizzando (da Word, per esempio, menù File, Stampa, Nome della stampante con relativo "percorso"). La conditio sine qua non affinché tale operazione vada a buon fine, naturalmente, è che la stampante sia condivisa e il relativo software pilota sia stato installato nel PC attualmente in uso. Allo stesso modo sono partecipabili altre periferiche, uno scanner, un modem-fax, una unità di back-up, ecc. Questo consente, tra laltro, di ridurre i costi di approvvigionamento e di gestione dei macchinari.
Sullutilizzo a scopo didattico della rete torneremo in seguito. Per ora si consideri solo il risparmio di tempo: per portare un documento da una postazione allaltra non servono più dischetti e altre amenità del genere.
Parlando di network, è il caso che il lettore inizi a familiarizzare con altri concetti che torneranno utili più in là. Il flusso di informazioni da un nodo allaltro della rete implica delle regole e delle gerarchie ben precise. Il computer che viene interpellato per svolgere un determinato lavoro da una postazione remota è detto server, "servitore", linterpellante client, "cliente". Per esempio, se allinterno del workgroup lab, il gruppo di lavoro del laboratorio di informatica, dal PC beta invio un documento in stampa al PC alfa cui è connessa la stampante di rete, alfa si troverà ad eseguire quanto richiesto da beta. In questo caso, il servitore alfa svolge la mansione affidatagli dal cliente beta, è server di un client.
Alcune reti sono estremamente gerarchizzate, con un centro che serve il circuito periferico. Dal centro, rappresentato dal server, non importa qui la sua collocazione spaziale, ma semplicemente il ruolo che svolge, dipendono una serie di funzionalità a lui delegate dai PC periferici, i clients. Il suo capiente hard disk, per esempio, può contenere una banca dati cui attingono gli altri membri del workgroup, oppure un software particolare eseguibile a distanza. Se il server va in tilt, tutta la rete si blocca. Il flusso di dati dalla periferia al centro alla periferia si interrompe, a meno che il traffico non venga spostato, provvisoriamente, su un PC di riserva, atto alla bisogna.
Altre reti sono più democratiche, o meglio egalitarie: la dialettica server-client (servo-padrone) non è monodirezionale ma biunivoca. A seconda delle circostanze o delle esigenze del workgroup, questo o quel PC assumono a turno il ruolo di server o client. Ma senza gerarchie prestabilite, si sa, lefficienza complessiva del sistema può risentirne.
10. Avvio degli applicativi
In basso a sinistra del desktop (se non è lì qualcuno lo ha spostato ) non vi sarà sfuggito il pulsante Start o Avvio inserito in una barra grigia che per orizzontale corre lungo tutto il bordo inferiore dello schermo. Premendolo una sola volta si avvia un menù a tendina, sfogliabile col semplice spostamento del "topo". Al primo click, dovrebbero apparirvi i seguenti gruppi:
1) Programmi;
2) Preferiti;
3) Dati recenti;
4) Impostazioni;
5) Trova;
6) Guida in linea;
7) Esegui;
8) Chiudi sessione.
Non è escluso ce ne siano degli altri, a seconda delle personalizzazioni operate sul vostro PC. Movendo il mouse su ciascuna cartella (senza click) se ne visualizza il contenuto in menù successivi, che fanno capolino da sinistra a destra. Le prime volte può riuscire difficile esplorare i vari pulsanti. Ma con un po di pazienza e di esercizio si acquista labilità necessaria. Dalla tendina Start è possibile avviare tutti i programmi applicativi per Windows che lutente (o chi per lui) ha installato sul PC, senza bisogno di andarne a ricercare i file eseguibili (per intenderci, quelli con gli "ingranaggi" stilizzati) nelle Risorse del computer. Si tratta, insomma, di "scorciatoie", che velocizzano lavvio del lavoro. Ad ogni pulsante di avvio corrisponde un "percorso" che la CPU esegue automaticamente andando a caricare dallhard disk sulla memoria RAM (dallarmadio-magazzino al tavolo da lavoro) le informazioni di base relative a questo o quel programma.
Per esempio, selezionando Programmi, Strumenti di office, Microsoft Word, si richiama il file eseguibile di Word e una nuova finestra si "materializza" sullo schermo. Tenete a mente che il pulsante azionato non è Word, ma solo un "richiamo" del principale file del programma (Winword.exe). Se si cancella il pulsante dal menù Start, Word non subisce alcuna perdita di informazioni e può essere sempre avviato da Risorse del computer. Viceversa, è inutile aspettarsi che il pulsante funzioni qualora sia stata eliminata dallhard disk (C:) licona di Winword.exe. Per maggiore comodità, questa specie di "richiami" può essere aggiunta direttamente sul desktop (il simbolo sarà allora contraddistinto da una freccia stilizzata sul bordo inferiore sinistro) oppure nella barra grigia a fianco dello stesso menù Start. Ma non è il caso di riempire la propria scrivania virtuale con troppi richiami: alla lunga invece di facilitare il lavoro quotidiano, appesantiscono inutilmente la memoria del computer e creano confusione.
In Preferiti troverete lelenco dei collegamenti ai siti Internet "appuntati" nel browser ("connettore", programma di navigazione sulla rete in modalità WorldWideWeb, "Rete mondiale") Microsoft Internet Explorer, che con Windows 98 è diventato parte integrante del sistema operativo. Per visitarli, ovviamente, occorre esser connessi alla Rete.
I Dati recenti contengono le scorciatoie ai files di ultima consultazione o elaborazione e vengono aggiornati continuamente.
Da Impostazioni si accede al Pannello di controllo e a Stampanti, già contenuti in Risorse del computer ed è possibile modificare a proprio piacimento lo stesso menù Avvio (o Start), aggiungendo altri "pulsanti-scorciatoie", o eliminando quelli che non si usano più (Barra delle applicazioni e menù Avvio ).
Se non sapete dove è finito un certo documento, lo avete smarrito nel dedalo di cartelle e sottocartelle del vostro hard disk, con la funzione Trova, potete andarlo a ripescare, sempre che ne rammentiate almeno il nome. La ricerca può essere effettuata su tutte le unità locali, dal dischetto (A:) al CD-ROM, oppure su quelle remote se il PC è collegato in rete.
Guida in linea richiama una sorta di manuale di Windows, consultabile dallo stesso PC. È improbabile che qualcuno possa imparare ad utilizzare il computer facendo affidamento esclusivamente su questa specie di libro a finestre. La lettura procede a balzi, in maniera ipertestuale, cioè da un argomento allaltro secondo luzzolo del "navigatore". Però, in taluni casi, torna utile per risolvere specifici problemi, uscire da situazioni di impasse, scoprire nuovi comandi.
Esegui come Trova presuppone che lutente conosca a memoria il nome del file di programma da far eseguire al sistema operativo. Se per esempio si digita winword.exe Windows eseguirà lapplicativo, esattamente come se si facesse click sul corrispondente pulsante contenuto nel menù a tendina. Può essere una risorsa in più in casi di emergenza, ma ne raccomandiamo luso solo ad utenti esperti.
Se qualcuno ha avuto la pazienza di seguirci sin qui, senza mai spegnere la macchina, cosa assai difficile vista laridità dellargomento, potrà finalmente porre fine alle sue sofferenze di neofita, mettere a dormire Windows e dedicarsi ad attività ben più gratificanti. Spesso vien voglia di premere linterruttore, come si fa con qualsiasi elettrodomestico o addirittura staccare la spina, a seconda del grado di esaurimento. Magari cè un buon, vecchio libro di là, che aspetta solo di essere scartabellato la sensazione della carta che scorre sui polpastrelli Ma questa poesia può e deve attendere un altro istante. Se il sistema operativo non viene "rimesso a posto" nella maniera corretta, alla lunga può danneggiarsi e costringere lutente ad una nuova installazione con il rischio di perdere dati importanti.
La procedura corretta è: Start (o Avvio), Chiudi sessione, Arresta il sistema, OK. Prima di effettuarla è consigliabile chiudere tutte le finestre rimaste aperte. Qualora loperazione vada a buon fine, il PC si smorza automaticamente, oppure compare la scritta: Ora puoi spegnere il computer.
Accidentali errori nella procedura comportano, al successivo avvio del PC, lesecuzione automatica di un software di controllo dellhard disk denominato Scandisk. La sua funzione è di analizzare la struttura dei dati o, in modo più approfondito, la stessa superficie del disco rigido, per individuare e risolvere eventuali disguidi. Ma, alla lunga, lo stesso Scandisk diviene impotente
Se qualche applicazione si blocca, può accadere per svariati, spesso imponderabili motivi, Riavvia il sistema consente di riprendere il lavoro. Inutile tentar di capire: è opportuno aver fede e carità nei confronti del proprio strumento di lavoro e, soprattutto, speranza che il fenomeno non si ripeta troppo spesso. Si badi, non è un invito a soggiacere agli eventi, crogiolandosi in un acritico fatalismo, bensì la constatazione che, spesso, gli stessi addetti ai lavori, non sanno come regolarsi e vengono a capo del problema solo per esclusione, dopo aver effettuato uninterminabile sequela di prove empiriche.
Standby mette il PC in ibernazione, riducendo al minimo il consumo di elettricità senza dover mettere da parte quanto si stava facendo. Basta toccare la tastiera o il mouse per ripristinare il sistema. Infine, Riavvia il modalità MS-DOS viene utilizzato da quanti avevano familiarità col vecchio sistema operativo e, nonostante tutto, si trovano ad utilizzarne ancora degli applicativi. Cosa sempre più infrequente nelle case degli italiani computerizzati, per lavoro, per studio, per diletto, o semplicemente perché bisogna mettersi al passo coi tempi, ma non altrettanto rara in certi, polverosi uffici delle pubbliche amministrazioni, scuole e università comprese. Il mancato aggiornamento dei sistemi informatici, con tutto ciò che ne consegue e che lasciamo volentieri alla fantasia del lettore, pare non dipenda dalla cattiva gestione dei fondi, come argomenterebbero a sproposito i soliti maligni, ma semplicemente dallattaccamento alla tradizione