Il Giardino dei Pensieri - Studi di didattica teorica della filosofia
Luglio 2000

Mario Trombino
Il Protagora di Platone come "discorso sui metodi"
(1)
[Vedi anche: Dialettica - Platone]

I tentativi di codificazione delle procedure per far filosofia si espongono al giustificato sospetto di voler imbrigliare il libero pensiero - "vivente", per usare un termine della tradizione francese - in formule e regole e di ridurre così il lavoro filosofico a tecnologia della comunicazione.

Tuttavia lo studio dei classici offre precise distinzioni di metodo. La consapevolezza della pluralità delle forme del lavoro filosofico che appartengono alla storia della filosofia, se può degenerare in pura tecnologia della comunicazione che pone vincoli al libero pensiero, forse può anche, diversamente indirizzata, rivelarsi uno strumento del pensiero, una acquisto di libertà come ogni forma diversa in cui la vita possa esprimersi. Il sospetto in negativo è ben giustificato e la letteratura in merito è convincente; ma anche quest'ultima tesi va studiata, non essendo manifestamente infondata. Dopo tutto i filosofi hanno perseguito tenacemente nella ricerca di metodi e, quando hanno lavorato in comune, hanno spesso seguito procedure rigorose. Naturalmente, parlando di una consapevolezza diversamente indirizzata ci riferiamo all'idea che i metodi e le procedure siano strumenti, da utilizzare o meno a seconda della libera decisione dei soggetti della ricerca, e dunque siano molti, chiaramente descritti, ben noti nei loro pregi e difetti.

Nel contesto di studi sulla dialettica antica - condotti nell'ambito del "Giardino dei Pensieri" sulla base di interessi di natura didattica - ci siamo naturalmente dovuti fermare a riflettere sulla pluralità delle forme che la dialettica assume nei dialoghi platonici. In queste brevi note ci proponiamo di studiare queste forme in quella sorta di campionario di metodi o di vero e proprio "discorso sui metodi" che è il Protagora (2). Soltanto un tassello, naturalmente, della complessità delle forme platoniche (ci ripromettiamo di ripetere l'indagine almeno sul Fedro).

La struttura del Protagora ha dato luogo a molte discussioni e a interpretazioni veramente divergenti, anche sulla base della questione - effettivamente centrale - della datazione (si veda la Nota introduttiva al Protagora di Platone). Diamo per note queste diverse posizioni degli studiosi, ma esse non sono influenti ai nostri fini, perché la nostra attenzione è tutta concentrata sui metodi. Ne troviamo, se la nostra lettura è corretta, almeno otto, ben distinti tra loro in quelle che potremmo chiamare diverse "scene", se il Protagora fosse una commedia (se lo fosse, avrebbe un prologo, otto scene e vari intermezzi, alcuni dei quali molto interessanti dal punto di vista filosofico, anche più di alcune scene) (3).

 

La dialettica come riflessione guidata (dall'adulto verso il giovane) [Protagora, 310-314]

Nella prima scena Socrate fa riflettere Ippocrate su ciò che sta per fare: non ha una tesi da sostenere, ma ha di mira - da adulto che ha a che fare con un giovane appassionato - solo una presa di coscienza da parte del giovane. Per conseguenza il dialogo ha il tono della guida paterna, procede per domande e risposte, ma non solo: procede anche per descrizioni sintetiche della situazione. Dunque:

 

Dialettica come posizione di domande tra pari [Protagora, 316-320]

Presentatosi a Protagora, Socrate gli espone le ragioni della visita e gli pone alcune domande di fondo. Non è la dialettica come tecnica di indagine o come gara, ma è quel che sembra: la legittima posizione di domande a chi ritiene di sapere le risposte. La breve sintesi della scena precedente, che preludeva a ulteriori indagini, si trasforma in domande. Il passaggio da una esposizione alla forma interrogativa dipende solo da fatto che adesso è presente chi dovrebbe sapere rispondere. Ma chi pone domande si pone alla pari di chi deve rispondere: manca qui ogni sbilanciamento, tipico della dialettica, tra chi domanda e chi risponde. Non c'è la distinzione netta tra chi guida e chi è guidato. Il clima è, ovviamente, amichevole. Il fine non è più un acquisto di consapevolezza (relativo dunque al soggetto), ma ottenere una risposta che ha quindi almeno un tratto oggettivo, indipendente dalla coscienza del soggetto. Essenziale è la sintesi e la chiarezza.

 

Dialettica come gioco di seduzione attraverso "discorsi" [Protagora, 320-328]

Protagora risponde alle domande di Socrate attraverso un discorso in due parti, basato su due distinte forme di comunicazione che corrispondono a forme di pensiero (4) diverse:

Le due forme di argomentazione di Protagora, diverse in modo molto evidente, sono dunque entrambe varianti del pensiero per immagini e non richiamano astrazioni logiche. Il tono è amichevole e non c'è conflitto dialettico, gara, ma seduzione sì: Protagora mira nella sua risposta ad ottenere un effetto di incantesimo e vi riesce. Vuole convincere ed affascinare, non vincere in una gara: nel gioco dialettico l'"altro" non dovrà dichiararsi sconfitto, ma accettare di divenire allievo (7).

 

Dialettica come gioco di attacco e difesa, gara [Protagora, 329-334]

I due discorsi di Protagora sono seguiti da una classica sequenza dialettica socratica: Socrate impone il proprio metodo e il dialogo prosegue in questo modo:

La dialettica non è quindi in questo caso né un mezzo per persuadere né un mezzo per fare ricerca: è uno strumento per avere la meglio sull'avversario imponendogli il proprio terreno e il proprio metodo. Il clima è tutt'altro che amichevole, e sfiora l'aperta rottura quando Socrate fa per andarsene di fronte ad un semplice tentativo di Protagora di proporre risposte un po' più aperte di quelle imposte dal metodo socratico.

Il metodo si basa su una strategia che Socrate ha evidentemente ben presente per intero prima di iniziare: non ha nulla della apertura del libero dialogo (8). L'argomentazione di Socrate non è legata all'esperienza (alla quale continuamente Protagora tenta senza successo di riportare il discorso) ma è tutta costruita sull'analisi delle parole e dei loro significati. Questa forma della dialettica si fonda su ciò che in altre epoche chiameremmo "logica" astratta (9). E' tecnica di guerra, e implica il mondo emotivo che ne consegue.

 

Dialettica come mediazione [Protagora, 334-338]

Quando Protagora tenta di spostare un elemento del metodo introducendo una risposta articolata, che non "sta" strettamente nella domanda così come è stata impostata da Socrate, questi rifiuta il dialogo e fa per andare via. Seguono una serie di interventi di mediazione, che fanno leva sullo spirito di amicizia del gruppo. Si tratta di interventi pacati che tendono a soppesare le ragioni dei due interlocutori proponendo una via di mezzo, e in sostanza – a parte Alcibiade - rifiutando la logica implacabile dell'argomentare socratico. La dialettica qui è tentativo di trovare una conciliazione tra due che, non avendola trovata da soli, rischiamo la rottura del gioco dialettico. Negli interventi i metodi sono confrontati direttamente e particolarmente interessante su questo punto è l'intervento di Alcibiade.

Socrate non può più utilizzare il suo metodo implacabile (10). Ma Protagora non può che accettare a malincuore di proseguire. Le due logiche sono troppo diverse perché ne possa avere alcun vantaggio.

 

Dialettica come gara amabile tra pari in forma di dialogo [Protagora, 339-343]

Protagora deve comunque accettare di proseguire, e questa volta è lui a porre le domande. Si può quindi mettere direttamente in paragone questa forma della dialettica con quella precedente condotta da Socrate. Il terreno non è più quello della logica astratta, che lavora sulle parole e sui loro significati, ma quello della poesia. Tuttavia non si tratta di pensiero per immagini, perché l'analisi riguarda ancora una volta il significato delle parole. Il per nulla spietato rigore di Protagora costringe Socrate a cercare una via di fuga, ma il tono è quello che si addice alla poesia: siamo ancora sul terreno della gara, ma è la gara in cui chi è sconfitto non ha nulla da perdere perché partecipa ad un gioco "bello", ed è il giocare, non il vincere o perdere, veramente essenziale (11).

 

Dialettica come gara amabile tra pari in forma di discorso [Protagora, 343-346]

Si ripete quindi, a personaggi invertiti, lo schema precedente: adesso è Socrate a tentare un diversivo, ma la reazione dell'altro è tutta diversa. Quando era Socrate a condurre il gioco e Protagora a tentare un diversivo, Socrate aveva reagito con estrema durezza, tentando di chiudere il dialogo andandosene; ora che è Protagora a condurre il gioco, questi accetta il diversivo. Socrate quindi propone un discorso (va ricordato che quando prima si trattava di costringere Protagora ad accettare il suo metodo aveva dichiarato di non sapere fare discorsi), che sta sul terreno della poesia, ma sfrutta gli strumenti della logica. In queste due ultime scene la dialettica ha quindi le stesse caratteristiche, e quel che cambia è solo la forma di esposizione: prima il dialogo, adesso il discorso.

Solo che Socrate gioca con le parole e propone una lunga interpretazione del testo che non sta in piedi: il suo è solo un pezzo di virtuosismo, e non ha seguito. Ha senso solo nel contesto di una gara amabile, in un clima rasserenato. E che Socrate sia un piena sintonia con i sofisti nel far questo, è mostrato anche dal tentativo di Ippia di fare anche lui un discorso subito dopo. E' come se Socrate con il suo discorso avesse detto: avete visto? Anche sul vostro terreno, sofisti, sono bravo quanto voi.

Nel confronto con Protagora, uomo della concretezza dell'esperienza, il più giovane uomo delle astrazioni della logica, Socrate, appare un giocoliere delle parole e dei loro significati. Molto lontano dalla concretezza con cui aveva posto le domande a Protagora all'inizio del dialogo e alla eguale concretezza con cui prima si era servito di strumenti d'esperienza, non legati alla logica astratta, per far sì che Ippocrate acquisisse consapevolezza di se stesso.

Socrate assume un volto diverso quando si comporta da adulto nei confronti di un giovane (Ippocrate) e quando invece si comporta da giovane nei confronti di un anziano (Protagora). Più in generale Socrate incarna personaggi diversi, assume volti diversi, è imprendibile. Sa trasformarsi e camuffarsi. Gioca un gioco difficile, d'altra parte (12).

 

Dialettica come strumento di esposizione di una tesi [Protagora, 348-362]

Dopo un intermezzo, prende avvio l'ultima lunga parte del dialogo. Qui Socrate si pone nei confronti di Protagora in atteggiamento di amicizia, forzandolo ad essere d'accordo con lui (il testo sottolinea che Protagora acconsente a forza e Socrate che conduce il gioco dialettico non dà alcuno spazio alle sue ragioni). Gli interlocutori, in un lungo passo, sono solo persone immaginate a cui Socrate pone domande e da cui riceve risposte, che ovviamente egli dà a se stesso perché il dialogo è immaginario. Il punto è che non fa molta differenza (salvo il fatto che queste persone non possono ovviamente tentare manovre diversive) perché il ruolo riservato all'interlocutore nel metodo di Socrate è di stare nella sua logica. Ma qui non c'è gara, come prima con Protagora. Lo spirito è quello della ritrovata amicizia, della gioia del dialogare con persone intelligenti e amabili.

Questa forma della dialettica è uno strumento di ricerca? C'è chi ne dubita. Socrate sa ancora una volta sin dall'inizio dove vuole arrivare. Ha una tesi, e la espone attraverso un dialogo. Solo che questa tesi non è conciliabile con quella da cui da cui è partito: che la virtù non sia insegnabile. Il lettore ha l'impressione di trovarsi davanti ad un giocoliere (Socrate, non Protagora) e il problema si riproporrà in altri dialoghi. Questo è finito, e la compagnia si scioglie. La filosofia, non solo la dialettica, ha molte vie.

 

Concludiamo l'esame del Protagora. La dialettica è via di ricerca o soltanto strumento di esposizione filosofica e di esercizio dello spirito? Se sul Protagora si pongono a confronto due letture che concordano nel ritenerlo un dialogo nient'affatto, o solo apparentemente, aporetico - è la lettura che ne danno Jaeger e Reale (13) - i termini della questione si chiariscono bene. Si tratta di capire che cosa sono i dialoghi platonici:

Non è nostro compito decidere questa questione. Per noi, che qui leggiamo Platone a fini didattici, il testo è comunque una base per un esercizio filosofico (nella dimensione dell'oralità e della scrittura). Ai nostri fini, le forme della dialettica sono chiare. Si tratta di studiarne la effettiva utilità didattica.
Tecniche retoriche a fini non retorici, ma legati all'antico ideale della paideia, che non si vede perché debba essere passato di moda.

 

Se riprendiamo adesso l'ipotesi da cui siamo partiti - che dallo studio dei classici sia possibile trarre utili riflessioni sui metodi e sulle procedure per il lavoro filosofico - le diverse forme assunte dalla dialettica nel Protagora possono gettare nuova luce e dare idee per le procedure che il professore in aula può utilizzare e spesso effettivamente utilizza o per sé o come indicazione per gli studenti. In particolare:

Molte forme dialettiche oggi praticate in aula (per esempio la lezione dialogata che il professore utilizza per motivare gli studenti e sollevare questioni, preparando così l'interesse, il linguaggio e la posizione dei problemi per successivi lavori filosofici) non sono rappresentate in questo elenco, perché non sono presenti nel Protagora (14). La tesi che stiamo esaminando non è che sia utile far rivivere la dialettica antica, ma che sia utile riflettere sulle forme della dialettica antica ai fini del nostro lavoro filosofico. Insieme alle differenze "tecniche" tra le varie forme della dialettica, probabilmente la riflessione più importante riguarda il tono emotivo: è davvero del tutto diverso a fini didattici se si tratta di

Da questo tono emotivo, infatti, può dipendere l'esito di una lezione o di un lavoro filosofico in comune tanto quanto dalla correttezza tecnica delle procedure adottate (15).

 

Note

(1) Per indicazioni bibliografiche sul Protagora si veda la nota bibliografica allegata al file di presentazione del dialogo. Per l’analisi condotta in questo file si veda anche la nozione di "scena filosofica" di Frédéric Cossutta (Elementi per la lettura dei testi filosofici, trad. it. di F. Longo, G. Parisi, M. Trombino, Calderini, Bologna 1999, cap. I, pp. 23 ss).

(2) Rinunciamo alla citazione dei passi in nota dal Protagora perché per ciascuna delle scene rimandiamo direttamente al testo mediante link.

(3) La cosa è interessante per lo studio della composizione dei dialoghi platonici come forma scritta, ma adesso è alle forme dell'oralità che diamo la caccia, non alle forme della scrittura. Per cui tralasceremo l'esame degli intermezzi.

(4) Che tuttavia potrebbero risultare basate su un processo comune: si vedano su questo le due note che seguono.
Varrebbe probabilmente la pena studiare il Protagora dal punto di vista delle moderne teorie sugli stili cognitivi.

(5) Se interpretiamo il racconto come esperienza sedimentata e riflessa, potremmo dire che alla base della catena argomentativa c’è sempre l’esperienza, ma non quella personale: piuttosto quella sedimentata nella tradizione di un popolo riletta alla luce della filosofia (Protagora, come i poeti tragici e comici, lavora sul mito trasformandolo).

(6) Parallelamente a quanto detto nella nota precedente sul racconto, potremmo quindi dire che in questa forma di argomentazione è in atto lo stesso processo del pensiero che muove in direzioni diverse: la riflessione sull’esperienza. Solo che questa volta l’esperienza è quella personale, non quella sedimentata nella tradizione di un popolo.

(7) Protagora fa quindi uso di una tecnica che i professori conoscono bene, oggi ben studiata dalle moderne teorie della comunicazione. Si osservi che Protagora risponde ad una domanda che ha alle spalle un vissuto intenso, ha già davanti a sé un giovane entusiasta, il vero destinatario delle sue parole (attraverso Socrate). Il fatto di rispondere ad una domanda può rivelarsi essenziale ai fini del successo. Se la domanda mancasse, sarebbe necessario indurla.

(8) Gli interpreti non lo sottolineano [e probabilmente questa tesi è del tutto eretica], ma se si pongono a confronto l'esposizione di Protagora e l'attacco di Socrate che ne segue, il sofista Protagora appare un mite intellettuale che tenta di affascinare il suo pubblico con solidi argomenti basati sull'esperienza, mentre Socrate appare un intellettuale che con estrema durezza attacca l'avversario su un terreno che non è il suo: l'implacabile rigore della logica astratta. Dei due, il sofista in senso negativo qui appare Socrate, perché non ascolta affatto il suo interlocutore, non ne intende le ragioni, ma costruisce una macchina logica implacabile sì, ma il cui rapporto con la realtà dell'esperienza è ridotto ad assai poco. Praticamente un gioco sulle parole e sui significati che vi stanno dietro. Non a caso Socrate si dichiara, più o meno ironicamente, allievo di Prodico.

(9) Questa lettura è coerente con l’ipotesi di Havelock sul passaggio, in Platone, dall’oralità alla scrittura, contro la poesia. Il ricorso alla logica astratta pone Socrate in diretta continuità con gli eleati (di cui tuttavia Havelock tende a limitare il movimento verso l’astrazione). Dietro le due forme di dialettica –di Protagora e di Socrate, direttamente contrapposte in queste due prime scene a casa di Callia – si vedono dunque due movimenti diversi del pensiero: pensiero concreto connesso a "discorsi" (Protagora: vince, e il nemico è quindi sedotto) a fini di seduzione; pensiero astratto connesso alla dialettica per domande e risposte brevi al fine della vittoria sull’interlocutore nella gara dialettica (Socrate: vince, e il nemico è quindi sconfitto). Va osservato che Socrate usa varie forme di dialettica e sa benissimo restare al pensiero concreto: per esempio le domande a Protagora sono state poste sulla base di sensatissime esperienze concrete (si pensi alla sua analisi del comportamento dell’assemblea).

(10) Come regolarmente mettono in rilievo gli interpreti, questo "colpo di teatro" - nell'economia complessiva del dialogo - sembra avere una funzione precisa: sottolineare il rifiuto di Socrate-Platone per la dialettica nella forma sofistica del discorso che ricorre alla seduzione e al pensiero per immagini.

(11) Rispetto alla prima parte del dialogo, va sottolineata una differenza di campo. Protagora sposta il terreno dal discorso sulla poesia – un terreno tipico dei sofisti – ma lavorando sul significato delle parole si sposta al contempo sul terreno logico, proprio di Socrate.

(12) Nel Protagora Socrate in alcune scene usa le forme del pensiero concreto, in altre le astrazioni della logica (e in quest’ultimo caso lo fa sia in modo rigoroso che in modo non rigoroso, come in quest’ultima scena). E’ un Socrate dai molti volti, tanto da rendere davvero difficile definirlo in modo unitario.

(13) Rimandiamo ad un prossimo studio sulle interpretazioni di Platone le indicazioni precise su questi punti.

(14) Possiamo però presumere che questo ruolo sia svolto nel Protagora, come testo scritto, dal prologo in casa di Socrate. Ma, come già detto, non ci occupiamo qui del dialogo platonico come forma scritta ma della testimonianza dell'oralità che esso può offrirci. Si osservi comunque che nelle pratiche antiche che ci vengono descritte manca del tutto la distinzione tra esercizio e verifica: la valutazione distaccata dal lavoro dialettico è cosa che appartiene alla nostra prassi.

(15) Su questo punto si vedano nel Giardino dei Pensieri gli studi   sulla relazione educativa.