Studi di didattica teorica della filosofia
M. Tozzi, P. Baranger, M. Benoit, C. Vincent
Apprendere a filosofare nelle Scuole Superiori di
oggi
Conclusione
Una didattica per un'etica
Il nostro tentativo potrebbe essere visto negativamente: illusione democratica? Terapia di sopravvivenza per "pedagogisti-filosofi in crisi"? Surrogato per professori insuffcientemente preparati filosoficamente? Tecnicizzazione della pratica dell'insegnamento che permette di nascondere i problemi legati alle finalità e alle funzioni sociali e politiche di questa disciplina? Psicologizzazione o neuro-pedagogizzazione del pensiero? Strumentazione metodologica, attrezzatura di comunicazione, in breve subordinazione della Sophia alla Techné?
Quanto a noi, riteniamo che la didattica della filosofia non sia pura tecnica razionale al servizio dell'efficacia pedagogica.
Essa non può avere senso se non è doppiamente filosofica: perché è una didattica, il che implica sempre delle finalità; perché è una didattica della filosofia, il che mette sempre nella giusta prospettiva ogni "tecnologia di insegnamento".
Noi abbiamo un progetto: l'elaborazione di percorsi didattici per l'insegnamento della filosofia nella prospettiva di una logica di apprendimento. L'abbiamo affermato nel preambolo: non proponiamo un modello. Il nostro lavoro ha senso assiologicamente, attraverso una concezione dei rapporti tra la politica e l'insegnamento filosofico che, al di là della sopravvivenza congiunturale di una disciplina, fonda di diritto la sua legittimità in una democrazia.
Questo percorso etico, che postula l'educabilità filosofica degli allievi, si estende alle modalità d'insegnamento: mettere lo studente al centro del processo, piuttosto che ridurlo al ruolo di recettore di una parola magistrale, perché l'insegnamento filosofico è fatto innanzitutto per l'allievo, non per dare un uditorio al professore; chiarire gli obiettivi perseguiti e i criteri di valutazione, per rendere trasparente il contratto didattico, le regole del gioco della classe e della disciplina; avere di mira l'autonomia della riflessione critica dell'allievo, perché egli dia forma, senso e coerenza al proprio pensiero.
I nostri referenti teorici sono espliciti: teorie cognitiviste e costruttiviste dell'apprendimento, dell'approccio per obiettivi, delle rappresnetazioni e della valutazione formatrice. Bisogna certamente rendere espliciti anche i referenti filosofici.
La formazione iniziale e continua dei professori di filosofia è stata fin qui essenzialmente disciplinare. La professionalizzazione del loro mestiere deve oggi essere pienamente integrata, a fianco dell'indispensabile formazione teorica, con la dimensione pedagogica, fondata sulla elaborazione collettiva e pluralista della didattica della disciplina.
Abbiamo detto, iniziando questo lavoro, che la posta in gioco è politica, in senso francese ed europeo. Infatti l'originalità del nostro insegnamento è doppia.
- E' proprio delle scuole secondarie.
- Ha natura problematizzante: non divulga infatti una dottrina ufficiale, come si fa nei paesi dell'Est; non riguarda la storia delle idee, come tentano i nostri colleghi italiani o anglosassoni; non si muove, malgrado le sirene, verso l'insegnamento delle scienze umane. Resta filosofico, cioè interrogante e plutalista.
In Austria si fa filosofia dalla prima. In Polonia i professori di filosofia s'interrogano sul loro insegnamento e s'informano sul "modello francese". In Ungheria gli allievi hanno a disposizione da poco due ore nella classe terminale che non hanno più alcun rapporto con la "catechesi" marxista-leninista di una volta; una via realmente filosofica può aprirsi, come nella tradizione francese, ed estendersi a macchia d'olio... Sull'immagine che daremo dell'insegnamento filosofico generalizzato riuscito, capace di mantenere questo carattere problematizzante, dipenderà la qualità del nostro contributo a una Europa della formazione, che potrebbe accompagnare epistemologicamente ed eticamente i mutamenti tecnici, scientifici, economici, sociali e culturali.