Studi di didattica teorica della filosofia
Enrico Berti
Scritti di didattica della filosofia

Nuovi programmi per la Scuola Secondaria Superiore. Filosofia (*)
(1994)

A proposito dell'insegnamento della filosofia, previsto solo per l'ultimo triennio della Scuola secondaria superiore, nelle proposte della Commissione Brocca si devono segnalare due grosse novità: l'una, decisa dall'intera commissione, concerne i piani di studio, cioè la collocazione di questa disciplina nel complesso delle materie di insegnamento e nell'orario delle lezioni; l'altra, decisa dal gruppo di esperti disciplinari incaricato dalla commissione (docenti universitari e di scuola secondaria; presidi e ispettori), concerne il metodo ed i contenuti dell'insegnamento stesso. La prima novità consiste nell'estensione dell'insegnamento della filosofia agli indirizzi tecnologici ed economici, che in futuro dovrebbero sostituire gli attuali istituti tecnici. La filosofia cioè, secondo le proposte della commissione, dovrebbe essere insegnata non solo negli indirizzi classico, linguistico, socio-psico-pedagogico, scientifico e scientifico-tecnologico, corrispondenti rispettivamente agli attuali liceo classico, liceo linguistico, istituto magistrale e liceo scientifico, nonché all'istituendo liceo-scientifico-tecnologico, ma anche in tutti gli altri indirizzi, il che significa nell'intera fascia dell'istruzione secondaria superiore. In altre parole, tutti i ragazzi italiani frequentanti la Scuola secondaria sino all'età di 19 anni sarebbero messi nella condizione di studiare la filosofia, il che significa che in numero degli studenti destinati all'apprendimento di questa disciplina dovrebbe essere triplicato e l'organico dei docenti di essa dovrebbe essere all'incirca raddoppiato.

Naturalmente l'ampiezza dell'insegnamento negli indirizzi, per così dire, tradizionali, cioè corrispondenti agli istituti nei quali la filosofia è insegnata già oggi, e negli indirizzi nuovi, cioè quelli in cui essa dovrebbe venire introdotta per la prima volta, è diversa: nei primi la filosofia dovrebbe venire insegnata, come lo è attualmente, nell'arco di tutti e tre gli anni del triennio, per tre ore alla settimana (due nel primo anno degli indirizzi linguistico, scientifico e scientifico-tecnologico); nei secondi invece essa dovrebbe venire insegnata solo negli ultimi due anni, per due ore alla settimana. Questa differenza, dovuta alla necessità di lasciare maggiore spazio, negli indirizzi tecnologici ed economici, alle discipline specificamente professionalizzanti, non diminuirebbe tuttavia l'importanza dell'insegnamento della filosofia, perché questa disciplina, essendo collocata negli ultimi due anni, rientrerebbe tra le materie dell'esame di maturità e quindi goderebbe di tutta l'attenzione che in generale docenti e studenti riservano a tali materie.

In tal modo viene accolta una richiesta da tempo avanzata sia dalla maggior parte degli studenti italiani che da molti docenti della scuola secondaria superiore, accertata attraverso varie inchieste promosse dalla Società filosofica italiana e da questa fatta propria sin dall'inizio degli anni settanta. È tuttavia notevole che su di essa si è avuto il consenso degli esperti delle altre discipline, presenti nella commissione, nonché dei rappresentanti delle associazioni professionali, dei sindacati e dei più diversi orientamenti politici. Da tutti è stata espressa, infatti, la convinzione, già posta alla base della riforma Gentile nel 1924, che la filosofia costituisca una componente indispensabile per una formazione culturale veramente completa, ma, a differenza della riforma Gentile, si è ritenuto che tale formazione, comprendente l'insegnamento della filosofia, debba essere offerta a tutti i giovani italiani, sia quelli destinati agli studi universitari, sia quelli destinati all'impiego professionale più immediato.

La seconda novità consiste nella proposta, come metodo per l'insegnamento della filosofia, essenzialmente della lettura dei testi, cioè delle opere dei grandi filosofi, allo stesso modo di quanto si fa nell'insegnamento delle letterature classiche e moderne, e nella conseguente necessità di selezionare drasticamente il numero degli autori considerati. Questo metodo è parso al gruppo di esperti dell'insegnamento della filosofia come il solo giustificabile dal punto di vista culturale, perché la filosofia si incontra direttamente solo nelle opere dei filosofi, e come l'unico capace di risolvere il dilemma, a lungo dibattuto negli ultimi decenni, tra l'approccio puramente storico, attualmente praticato, e quello cosiddetto problematico, o teorico, da molti auspicato.

Naturalmente i contenuti dei programmi di filosofia sono stati proposti in maniera differenziata per gli indirizzi in cui la filosofia è tradizionalmente già presente e per gli indirizzi in cui essa viene introdotta per la prima volta. Nei primi si è ritenuto possibile mantenere in qualche misura l'attuale approccio storico, selezionando gli autori ed i temi del primo anno nell'antichità e nel medioevo, quelli del secondo anno nell'età moderna e quelli del terzo nell'età contemporanea. Nei secondi invece tale approccio è stato ridotto al minimo - ma non tuttavia completamente eliminato -, cioè è stato trasformato in un confronto tra 1' età antico - medioevale nel primo anno di insegnamento ed in un confronto tra l'età moderna e quella contemporanea nel secondo anno.

Negli indirizzi tradizionali sono state distinte nel programma una parte obbligatoria, costituita essenzialmente dalla lettura di alcuni autori proscritti per tutti gli indirizzi, ed una parte opzionale, con nuclei tematici scelti dell'insegnante e differenziati secondo gli indirizzi. Nei primi due anni la parte obbligatoria e quella opzionale si ripartiscono il tempo in misura pressoché uguale, mentre nel terzo anno la parte opzionale prevale, in termini di tempo, a causa dello stato non ancora del tutto istituzionalizzato dei contenuti di insegnamento relativi all'età contemporanea. Questo programma consente agli insegnanti una libertà molto maggiore di quella che essi hanno attualmente, perché affida loro la scelta della maggior parte dei temi da trattare e consente loro di compiere scelte diverse anno per anno, sviluppando in tal modo la loro inventività e stimolando la loro iniziativa di aggiornamento e di ricerca.

Il tipo di approccio prescelto, coma già si è detto, non è né quello "storico" tradizionale, consistente nella presentazione dell'intera storia della filosofia, che spesso porta ad esiti di tipo scettico e relativistico, né quello detto "per problemi", che rischia di presentare problemi astratti, cioè avulsi dalla situazione storica concreta in cui essi sono emersi. Esso potrebbe essere definito "storico - tematico", perché consiste nell'individuazione di alcuni grandi nodi, intorno ai quali si è storicamente sviluppata la filosofia, e nella ricostruzione, a partire da essi, di alcune possibili reti con cui catturare i più importanti temi o problemi filosofici. Tali nodi possono essere costituiti da singoli autori di importanza assolutamente fondamentale, quali ad esempio Platone e Aristotele per il pensiero antico, Kant e Hegel per quello moderno, i quali pertanto sono stati resi obbligatori; oppure da nuclei tematici comprendenti più autori, i quali sono stati elencati a titolo indicativo per ciascun indirizzo e quindi lasciati alla libera scelta dell'insegnante (comunque obbligato a sceglierne due o tre per ciascun anno di corso).

La decisione di anticipare lo studio di Kant e di Hegel al secondo anno di insegnamento della filosofia è stata dettata dall'intento, concordato con i gruppi responsabili dei programmi di italiano e di storia, di lasciare il maggior spazio possibile, nel terzo anno, allo studio della contemporaneità, cioè della seconda metà dell'Ottocento e dell'intero Novecento. L'anticipazione dei suddetti autori, d'altra parte, risulta fattibile solo se si rinuncia a voler trattare sistematicamente l'intera filosofia moderna dal Quattrocento al Settecento, come è consuetudine fare attualmente, ma ci si limita ad una scelta molto rigorosa e sobria di autori e temi, come i nuovi programmi suggeriscono.

Per i cosiddetti nuclei tematici opzionali sono stati forniti suggerimenti interessanti ed originali relativi ai singoli indirizzi, quali ad esempio "Le origini del lessico filosofico europeo: le traduzioni dei testi filosofici antichi" (per il primo anno dell'indirizzo linguistico), "Le lingue della filosofia nell'Europa moderna" (per il secondo anno dell'indirizzo linguistico), "La tradizione filosofica dell'Occidente a confronto con le altre culture" (per il terzo anno dell'indirizzo socio - psico-pedagogico), "L'intelligenza artificiale" (per il terzo anno dell'indirizzo scientifico), "Problemi e implicazioni filosofiche delle nuove tecnologie" (per il terzo anno dell'indirizzo scientifico tecnologico), "La riscoperta dell'etica nella filosofia contemporanea" (per il terzo anno di tutti gli indirizzi).

Si tratta di un approccio inevitabilmente selettivo, il quale tuttavia consente di approfondire sia gli autori obbligatori che i nuclei tematici opzionali attraverso una lettura diretta dei testi (interi o antologizzati). Quest'ultima è stata imposta in modo prescrittivo per tutti i contenuti trattati, insieme con la necessaria contestualizzazione storica di ciascuno di essi, cioè con la ricostruzione dei nessi che li collegano. A tale scopo sarà necessario fare uso di edizioni scolastiche delle opere dei filosofi, presentate preferibilmente nella loro interezza o attraverso scelte antologiche comprendenti sezioni di una certa ampiezza. Per la contestualizzazione storica tuttavia rimarrà indispensabile ricorrere ai tradizionali manuali.

Per gli indirizzi tecnologici ed economici, data la ristrettezza del tempo disponibile, si è rinunciato all'individuazione dei principali nodi storici, puntando invece sulla scelta di temi appartenenti a due grandi ambiti, l'uno di tipo prevalentemente conoscitivo (quindi includente anche una riflessione epistemologica), l'altro di tipo prevalentemente pratico, cioè etico - politico (attinente ai cosiddetti "problemi di senso"). In ciascuno dei due anni di corso l'insegnante dovrà scegliere due su quattro temi proposti per il primo ambito e due su quattro proposti per il secondo. Tutti i temi prescelti dovranno essere trattati attraverso letture di testi di autori, elencati in modo prescrittivo, con la presenza di filosofi sia antichi che moderni nel primo anno, e di filosofi sia dell'Ottocento che del Novecento nel secondo.

Si lascia così un notevole spazio all'opzionabilità, ma entro un quadro di proposte rigorosamente predeterminate. Queste ovviamente tengono conto delle caratteristiche disciplinari dei vari indirizzi, includendo temi attuali di grande interesse per molti di questi, quali ad esempio "Verità ed ipoteticità della scienza", "Crescita economica e valori etico - politici", "Innovazione, sviluppo e compatibilità ambientale", "Nuove tecnologie biologiche ed etica".

Purtroppo la sperimentazione dei nuovi programmi, autorizzata dal Consiglio superiore della pubblica istruzione in attesa che essi formino l'oggetto di appositi provvedimenti legislativi, potrà essere effettuata solo nell'ambito degli indirizzi tecnologici, che costituiscono la principale novità riguardante l'insegnamento della filosofia.

È tuttavia auspicabile che negli indispensabili corsi di aggiornamento per insegnanti, che dovranno essere organizzati alla luce dei nuovi programmi, e nella formazione universitaria degli insegnanti di filosofia, che ugualmente dovrà tenere conto dei nuovi programmi, si affronti anche il problema dell'insegnamento di questa disciplina negli indirizzi tecnologici. È soprattutto in questi, infatti, che si deve verificare la capacità della filosofia di interagire con la cultura scientifica e tecnologica del mondo contemporaneo, sia nel senso di richiamare la loro attenzione sui problemi di senso che vengono trascurati da tali discipline e che tuttavia ne costituiscono l'indispensabile completamento.

Nel dibattito che sicuramente sorgerà a proposito dei nuovi programmi non ci si dovrebbe lasciare andare all'esercizio, piuttosto facile, di rilevare che cosa in essi manca, cioè quali autori o temi non sono stati menzionati, perché la maggior parte delle indicazioni in essi contenute hanno un significato puramente esemplificativo e servono a stimolare l'insegnante a costruire di anno in anno il proprio programma, sottoponendosi tuttavia alla verifica rigorosa della conoscenza dei testi. Né ci si dovrebbe abbandonare al lamento, anch'esso abbastanza facile, di non possedere la preparazione sufficiente allo svolgimento dei nuovi programmi, o di non disporre degli strumenti necessari, o di non averne il tempo. I nuovi programmi non impongono nulla di precostituito, ma esigono dall'insegnante creatività impegno nell'aggiornamento personale e soprattutto ricerca di nuove competenze. Essi, insomma responsabilizzano fortemente gli insegnanti, rendendo il loro lavoro più somigliante quello dei docenti universitari, nel senso di suggerire trattazioni di tipo monografico, sia pure in numero maggiore e con un grado di qualche misura, di un'attività di ricerca come base e condizione indispensabile dell'attività didattica.

Non a caso su di essi si è registrata la totale unanimità del gruppo di esperti disciplinari incaricati di predisporli, gruppo formato prevalentemente da docenti di scuola secondaria, appartenenti ad aree e indirizzi culturali, politici e filosofici estremamente differenziati.

 

Nota

(*) Pubblicato in "Verso una nuova didattica della filosofia", IRRSAE Friuli Venezia-Giulia, a cura di N. Fumo, Trieste 1994, pp. 13-17.