Studi di didattica teorica della filosofia
Enrico Berti
Scritti di didattica della filosofia

L'insegnamento della filosofia nella nuova Scuola Secondaria (*)
(1984)

Da molti anni, cioè praticamente da quando si è iniziato l'iter legislativo della riforma della scuola secondaria superiore, la Società Filosofica Italiana, che riunisce i docenti di filosofia di ogni ordine di scuola, nonché i liberi cultori di tale disciplina, si è impegnata nel dibattito circa la funzione che la filosofia può avere nella formazione dei giovani ed il posto che conseguentemente essa deve occupare nella nuova scuola secondaria unitaria, quale dovrebbe uscire dalla riforma. Al di là di ogni interesse corporativo, cioè di tutela di una determinata categoria di insegnanti, si è infatti sempre ravvisata una precisa corrispondenza tra le finalità assegnate dal legislatore alla scuola secondaria superiore e le caratteristiche proprie di questa disciplina.

Se tale corrispondenza non sussiste a proposito di tutte quelle finalità, ed in particolare non sussiste, come del resto è ovvio, a proposito di quelle più specificamente professionali, essa è invece pressoché perfetta riguardo alle finalità di carattere più generalmente culturale, quali l'acquisizione di un più alto livello di conoscenze e lo sviluppo delle capacità critiche, con particolare riferimento alla preparazione alla vita democratica. Nessuna disciplina più della filosofia, infatti, sembra adatta a fornire quegli elementi di raccordo e di coordinamento tra le diverse forme del sapere, da quello umanistico-letterario a quello scientifico-tecnico, che permettono la visione d'insieme in cui consiste l'autentica cultura. E nessuna più di essa appare in grado di sviluppare l'abitudine al confronto tra le diverse opinioni, l'esercizio della critica e la disponibilità al dibattito, che sono le condizioni indispensabili per una corretta partecipazione alla vita democratica.

Ma, oltre a questa corrispondenza con le finalità più generali attribuite dalla riforma alla nuova scuola secondaria, si può ravvisare anche una corrispondenza puntuale con le finalità proprie della cosiddetta "area comune", cioè di quel gruppo di discipline che dovrebbero essere apprese da tutti i giovani iscritti alla secondaria superiore, indipendentemente dall'indirizzo particolare da essi prescelto. Queste hanno infatti la funzione di fornire i presupposti metodologici comuni a tutte le scienze e di costituire pertanto un fondamento unitario del sapere. Ora, sin dalle sue origini, la filosofia si è caratterizzata come riflessione critica sulle altre forme di sapere e di cultura, e pertanto come il più esplicito fondamento unitario di esse.

Per tutti questi motivi la Società Filosofica Italiana si è sempre battuta al fine di ottenere che l'insegnamento della filosofia venisse incluso nell’area comune della nuova scuola secondaria, andando anche incontro alle richieste in tal senso provenienti dallo stesso mondo della scuola, come è risultato da ripetute indagini svolte presso docenti e studenti degli istituti tecnici, largamente favorevoli allo studio di tale disciplina. Anche il contrasto, profilatosi alcuni anni or sono, tra i fautori dell'insegnamento delle scienze umane e sociali ed i fautori dell'insegnamento della filosofia, timorosi entrambi che l'uno potesse essere alternativo all'altro, si è risolto mediante il comune riconoscimento della necessità di inserire nell'area comune tanto l'uno quanto l'altro insegnamento, senza che fra essi vi sia incompatibilità o sovrapposizione, nella convinzione che il rapporto da instaurarsi tra la filosofia e le scienze umane sia il medesimo già instauratosi tra la filosofia e le scienze naturali, cioè un rapporto di riflessione critica di tipo epistemologico e metodologico.

Naturalmente è sempre presente la consapevolezza che non si possono sottoporre i giovani allo studio della filosofia nel biennio iniziale della Scuola Secondaria Superiore, perché nel periodo della preadolescenza non sono ancora sufficientemente sviluppate le attitudini alla riflessione razionale, e soprattutto non sono ancora acquisite le conoscenze su cui questa deve esercitarsi, come risulta chiaramente dagli studi di psicologia dell'età evolutiva, oltre che dall’intuizione geniale di Giambattista Vico. L'insegnamento della filosofia andrebbe pertanto inserito nell'area comune dell'ultimo triennio.

Altrettanto presente è la consapevolezza che in questo periodo di studi il tempo, cioè il numero settimanale di ore di lezione, riservato alle discipline del l'area comune deve essere il più possibile contenuto, al fine di lasciare uno spazio adeguato all'apprendimento delle discipline specifiche dei vari indirizzi. Per questo la proposta che più ha trovato consensi nella SFI è quella di affiancare a qualche ora settimanale (tre nel terzo anno, due nel quarto ed una nel quinto) di insegnamento filosofico generale (eventualmente in prospettiva storica), uguale per tutti gli indirizzi, qualche altra ora (una nel quarto anno e due nel quinto) di insegnamenti filosofici specifici (eventualmente a carattere problematico), diversificati secondo le aree di indirizzo: ad esempio filosofia del linguaggio ed estetica nell'indirizzo artistico, filosofia morale o della storia o della religione nell'indirizzo letterario, filosofia della scienza e logica nell'indirizzo delle scienze naturali, filosofia del diritto o della politica o dell'educazione nell'indirizzo delle scienze sociali.

Una delle più recenti iniziative prese dalla SFI per approfondire il problema, dopo il convegno promosso a Reggio Emilia nel maggio 1982 (cfr. "Bollettino della Società Filosofica Italiana", n. 116, maggio-agosto 1982) e quello effettuato all'Università della Calabria nell'ottobre 1983 (cfr. "Bollettino" cit., n. 121, gennaio-aprile 1984), è stato il convegno organizzato a Padova dalla Sezione Veneta della SFI, in collaborazione con l'IRRSAE (Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione ed Aggiornamento Educativi) del Veneto, dal 10 al 12 maggio 1984. Esso è stato aperto dalle relazioni di Armando Rigobello e Gabriele Giannantoni, rispettivamente della seconda e della prima Università di Roma, il cui testo viene riprodotto in questo fascicolo.

Mi sia consentito ricordare, a complemento degli argomenti esposti da Rigobello, come il "bisogno della filosofia", per usare la celebre espressione hegeliana, si faccia oggi sentire in modo sempre più esteso soprattutto fra i giovani, tanto da far parlare di una specie di "ritorno alla filosofia" dopo l'indigestione di politica avvenuta intorno al sessantotto. Indubbiamente si tratta anche di un fenomeno, di per sé negativo, di "riflusso nel privato", cioè di disimpegno, di fuga dalle responsabilità politiche; ma nel suo significato più profondo e positivo esso è soprattutto ricerca di nuovi valori, di qualcosa che serva a dare un " senso " alla vita.

L'insoddisfazione per una razionalità di tipo esclusivamente scientifico-tecnologico, pur indispensabile come strumento di liberazione dai bisogni e dai condizionamenti materiali, se non trova espressione nell'adesione ad una razionalità di tipo diverso, che non soltanto ricerchi i mezzi più efficaci a raggiungere fini già dati, ma ponga in questione gli stessi fini, rischia di risolversi nell'irrazionalismo e nel nichilismo. Solo una razionalità di tipo filosofico, cioè dialettico – nel senso greco del termine -, ovvero dialogico, problematico, critico, capace di pervenire alla soluzione dei problemi attraverso il dibattito, il confronto tra le opinioni e le esperienze, l'argomentazione rigorosa ed insieme persuasiva, può costituire un'alternativa valida all'irrazionalismo, cioè al ritorno al mito, all'abbandono a forme arcaiche e torbide di suggestione, facilmente esposte al rischio di degenerare nella violenza e nella droga.

Quanto alla tesi di Giannantoni, secondo cui l'insegnamento della filosofia deve trovare posto nell'area comune del triennio e deve svolgersi secondo una metodologia di tipo fondamentalmente storico, essa rappresenta la linea più costante seguita dalla SFI. Del resto, come ha giustamente mostrato Antonio Pieretti, dell'Università di Perugia, in una successiva relazione tenuta al medesimo convegno, il contrasto tra il metodo storico e quello cosiddetto problematico, alimentato da alcune discussioni negli anni passati, è più fittizio che reale. L'autentico metodo storico, infatti, non va confuso con l'esposizione dossografica dei sistemi, che presume di essere neutrale senza effettivamente riuscirvi e, quando non produce un indottrinamento ideologico, tanto più pericoloso in quanto camuffato da neutralità, genera facilmente un atteggiamento scettico, cioè di sfiducia verso tutte le posizioni, considerate come praticamente equivalentisi.

L'autentico metodo storico non esclude, ma anzi esige, la valutazione teoretica, riferita naturalmente alle particolari situazioni storiche in cui i sistemi si sono sviluppati, e pertanto viene a coincidere col metodo per problemi, il quale a sua volta non deve consistere nella presentazione astratta di soluzioni contrapposte ed avulse dal rispettivo contesto storico, ma deve soprattutto soddisfare l'esigenza di una presa di posizione personale e critica di fronte ai problemi, così come questi si sono venuti ponendo nella storia del pensiero umano.

Una panoramica delle scuole filosofiche che hanno finora influito sull'insegnamento della filosofia in Italia, nonché dei programmi e dei metodi secondo cui esso si è sviluppato, è stata delineata da Vittorio Telmon, dell'Università di Bologna, uno dei più esperti conoscitori della storia di questa vicenda nel nostro Paese. Circa il problema dell'eventuale abbinamento dell'insegnamento della filosofia con quello di altre discipline, in luogo dell'attuale abbinamento con la storia, che genera tanti inconvenienti sia per l'una che per l'altra delle due materie, hanno espresso, sempre nel corso del convegno padovano, opinioni diverse Ercole Chiari, del Liceo scientifico di Rovigo, e Sergio Moravia, dell'Università di Firenze. Il primo infatti ha sostenuto l'opportunità dell'abbinamento tra la filosofia e le scienze umane, mentre il secondo ha proposto l'introduzione di queste ultime, in particolare dell'insegnamento delle scienze sociali, nell'area comune della scuola secondaria, sottolineando però la necessità che esso resti autonomo e distinto da quello della filosofia, anche se non sostitutivo di esso.

Luciana Vigone, del Liceo classico "Parini" di Milano, ha illustrato le forme ed i modi in cui viene impartito l'insegnamento della filosofia in altri Paesi, specialmente la Germania, l'Austria e la Francia, mentre Umberto Margiotta, dell'Università di Venezia, ha approfondito gli aspetti metodologico-didattici dell'insegnamento della filosofia, insistendo in particolare sulla problematica relativa al curricolo nella prospettiva della riforma dell'istruzione secondaria. Inoltre Renato Bortot, del Liceo classico "Tito Livio " di Padova, ha vigorosamente difeso la lettura dei classici come momento centrale dell'insegnamento della filosofia.

Un contributo di particolare interesse allo svolgimento del convegno è stato offerto dalla presentazione, compiuta da Carlo Lazzerini, del Liceo classico "Carducci" di Bolzano, e Eugenia Perasso, del Liceo classico "Virgilio" di Roma, del progetto di indagine sullo stato dell'insegnamento della filosofia in Italia, commissionato alla SFI dal Ministero della pubblica istruzione. Esso consisterà in una serie di interviste a docenti di filosofia e studenti delle ultime classi della scuola secondaria, accompagnate dall'illustrazione di questionari e dalla raccolta di dati, che verranno poi elaborati da un calcolatore e messi a disposizione, oltre che del Ministero, anche degli IRRSAE che vorranno collaborare alla ricerca. Infine Luigi Ruggiu, dell'Università di Venezia, ha trattato i problemi relativi all'aggiornamento degli insegnanti di filosofia, riferendo sul corso-pilota promosso dalla sua Università in collaborazione con 1'IRRSAE del Veneto.

Il convegno si è concluso con una "tavola rotonda" sull'uso del manuale di filosofia nella scuola, alla quale hanno partecipato, oltre al sottoscritto, Gabriele Giannantoni, Giovanni Santinello, dell'Università di Padova, e Carlo Sini, dell'Università di Milano. I relatori hanno convenuto sulla persistente utilità del manuale, purché affiancato da ampie letture di testi o di antologie, nonché sulla necessità di un suo adeguamento alle esigenze della auspicata riforma. Al termine dei lavori, cui hanno partecipato un centinaio di insegnanti provenienti da tutto il Veneto e che è stato caratterizzato da numerosi e vivaci interventi, è stata approvata all'unanimità una mozione, in cui si auspica una rapida conclusione del dibattito parlamentare sulla riforma, si afferma la funzione indispensabile della filosofia ai fini di una effettiva formazione culturale e critica unitaria di tutti i giovani, si chiede che sia assicurato l'insegnamento di essa nell'area comune negli ultimi tre anni e si prospetta anche l'opportunità di un'adeguata presenza della filosofia nelle aree di indirizzo, con denominazioni e programmi differenziati in rapporto alle esigenze specifiche.

 

Nota

(*) Pubblicato in "Annali della Pubblica Istruzione", anno XXX, n. 4, 1984