Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

7.
Gli esercizi di riflessione

Introduzione

Una conchiglia sulla spiaggia del mare o una conchiglia fossile in montagna: una occasione per un esercizio di riflessione sulle cose, nella loro "normalità".
Se una delle componenti della filosofia è la capacità di guardare con occhi stupiti cose in cui altri non trovano nulla che non sia normale, comune, allora gli esercizi di riflessione descrivono forme di lavoro filosofico pienamente inserite nella tradizione. Non si tratta di proposte innovative. Le pagine dei filosofi invitano spesso ad osservare la natura, le cose, l'uomo, riflettendo. Si tratta di prendere sul serio questo invito.
Tuttavia non ci si può limitare ad assegnare ad uno studente come compito a casa di riflettere sulle gemme degli alberi a novembre, alla caduta delle foglie, anche se la comprensione del concetto kantiano di giudizio teleologico ne trarrebbe notevole giovamento. Non si può perché nei giovani possono scattare con grande facilità due tipi opposti di reazione: l'ironia che nasce dal rifiuto, scaturito dalla sensazione di abbandono del mondo della serena quotidianità che la riflessione comporta, sensazione che può essere sgradevole (quel tanto di inquietante stranezza, sia pur così concreta, che la riflessione filosofica può portare con sé); oppure il suo opposto, l'adesione appassionata, che libera energie adolescenziali e diviene veicolo di linee di fuga che possono risultare incontrollabili.
La proposta di riflessione va mediata attraverso il filtro della storia: la mela bacata del quadro di Caravaggio può essere l'occasione di riflessioni filosofiche, o un brano letterario o filosofico.
Deve essere fatta una netta distinzione tra gli esercizi creativi e il lavoro filosofico di riflessione. Quest'ultimo può aprire la via alla creatività, ma ne è indipendente. Anzi, può essere necessario bloccare la spinta creativa per poter condurre accurate e precise riflessioni, perché la creatività può allontanare dall'oggetto, mentre la riflessione è sempre riflessione sul proprio oggetto (cosa, immagine, parola, situazione, e così via). Anche se, ovviamente, la riflessione appartiene allo stesso campo d'esperienza della creatività, perché implica la capacità di vedere ciò che altri non vedono o di passare dall'astratto al concreto. Implica, tra l'altro, la messa in gioco di facoltà intuitive.
E' questo il caso degli esercizi nei quali si deve trovare un esempio di una determinata teoria. Gli insegnanti sanno molto bene quanto sia difficile farlo, perché la comprensione di un concetto nella sua pura dimensione astratta o generale è assai facilitata se si passa attraverso la "scala" fornita da esempi che permettono la generalizzazione: per questa ragione nelle loro lezioni gli insegnanti sono spesso costretti a fare esempi e a lavorare su di essi. Se l'esempio è il caso particolare di una teoria generale, non c'è, propriamente parlando, alcuna creatività in gioco: ma il processo attraverso cui si trova un esempio non è affatto quello che passa dall'universale al particolare. Piuttosto devono essere accostate esperienze e concetti, e quindi un elemento fortemente attivo della mente è presente. Ancor più è presente quando l'esempio non è un caso particolare, ma serve come richiamo concreto alla esperienza che per analogia getta una luce su quanto si sta studiando.
Il lavoro filosofico attraverso gli esercizi di riflessione ha due aspetti diversi e complementari.
a) La riflessione è uno strumento di apprendimento. Riguardo questo primo aspetto, la riflessione ha come obiettivo l'approfondimento e la migliore comprensione di una dottrina filosofica: l'allievo impara riflettendo in senso quasi letterale, rispecchiando cioè la dottrina che sta studiando con le informazioni che possiede, ponendo domande e tentanto di dare soluzioni, o cercando esempi, o negli altri modi in cui il nuovo può essere confrontato con ciò che è già stabile possesso della mente. E' un lavoro faticoso, anche se può essere entusiasmante, e si collega con il lavoro filosofico condotto attraverso gli esercizi di analisi, perché rischia di scompaginare il sapere già acquisito, ma permette una ricomposizione e una nuova padronanza delle proprie idee.
b) La riflessione è uno strumento per la posizione dei problemi. Riguardo questo secondo aspetto, la riflessione ha come obiettivo l'elaborazione del sapere già acquisito perché ci metta in grado di definire correttamente i problemi. Non si tratta quindi di acquisire una teoria prima non nota, ma di preparare il terreno per l'indagine filosofica, ponendo i problemi. In questo caso, l'esercizio di riflessione è una forma di lavoro filosofico preparatorio a successive tappe. Un modello esemplare di questa forma di riflessione è in Cartesio, nella prima parte delle sue Meditazioni. In questo secondo caso, naturalmente, si lega a varie forme di creatività.
Nella attività di riflessione c'è una componente intuitiva che può essere molto forte: la riflessione è una attività interiore, nella quale il pensiero per immagini può essere predominante. Non è una forma di lavoro filosofico che possa essere richiesta troppo di frequente e necessita di tempi propri, assai diversi da persona a persona e da momento a momento.
Solo alcuni dei tipi di esercizi di questa classe possono essere usati come verifiche, e comunque si tratta di esercizi che è meglio assegnare a casa a scopo di verifica, perché la componente "tempo" a scuola - con i suoi rigidi limiti - può falsare i risultati.
Gli esercizi di riflessione, proprio per la "sospensione del tempo" che richiedono, possono dare buoni risultati se ritagliano un loro spazio nel flusso della quotidianità. Vale quindi per questa forma di lavoro la nozione filosofica di "gioco": la riflessione crea davvero un mondo parallelo, e si apparenta alla oggettivazione della realtà proposta dalla esperienza del teatro.