Il Giardino dei
Pensieri
Didattica
e pratica filosofica. Una proposta di classificazione
dei metodi
5.
Metodi
e pratiche che implicano elementi di creatività
Introduzione
[Vedi: Creatività]
Il termine "creatività" suggerisce idee di libera espressività, di
produzione nel bello, di assenza di vincoli rigidi o autorevoli saggezze. Bisogna tuttavia
non cedere troppo a queste suggesioni, perché la creatività in didattica è secondo
regole rigorose, e qui cercheremo di definirne alcune. Dobbiamo farlo perché la
creatività è uno strumento, e tra i più efficaci in didattica, ma solo se ben usata,
altrimenti può tramutarsi in un fattore negativo che produce effetti indesiderati,
provoca guasti.
La creatività, infatti, mette in gioco aspetti profondi della personalità e si
lega alle esperienze personali (non note al professore, è bene ricordare, e quasi mai
raccontate per intero dai giovani): materie quindi delicate, da trattare sempre con il
dovuto rispetto. Se si ritiene di non avere la necessaria serenità, molto meglio non
proporre agli studenti prove creative (anche perché danno spesso risultati diversi dalle
prove tradizionali, dato che mettono in gioco abilità diverse, come vedremo più avanti,
e questo ci costringe a vedere in una luce nuova questo o quello studente: e spesso non ne
abbiamo, per motivi seri, la disponibilità - anche se un passo in questa direzione è
didatticamente sempre utile).
Le regole sono indispensabili per fare in modo che la creatività dei giovani sia
libera di svilupparsi fuggendo da due opposti pericoli:
a) l'effetto "foglio bianco": in assenza di regole e di confini, la
creatività può bloccarsi con effetti davvero deprimenti. Immaginate di dover disegnare
su un foglio di carta la vostra casa ideale e di non avere vincoli di alcun genere. Molti
non saprebbero da dove cominciare. Immaginate poi di acquistare una antica casa da
ristrutturare, e dunque con moltissimi vincoli, ma anche mille suggestioni che sembrano
essere già lì pronte per essere colte e diventare progetto. E' più facile. Le regole
guidano la creatività e la stimolano (a meno che non siano regole soffocanti: e dunque le
buone regole guidano e stimolano la creatività).
b) l'effetto "caos": in assenza di regole può accadere - anche con le
migliori intenzioni - che il discorso spazi nel regno della fantasia, con effetti a volte
esteticamente affascinanti, ma poco significativi per la ricerca filosofica.
Perché di questo stiamo parlando: della creatività come strumento di ricerca
filosofica (a fini didattici). E più esattamente, come strumento di elaborazione della
propria vita interiore e di espressione di sé attraverso lo specchio delle idee
filosofiche del passato (e del presente).
Poiché la filosofia è ricerca, la creatività è uno dei vari strumenti utili per
far vivere ai giovani l'esperienza della ricerca rivivendo in maniera personale le
ricerche fatte dai filosofi. Ad esempio, per tentare di capire che cosa dice Cartesio a
proposito della esigenza di rimettere tutto in discussione una volta nella vita, chiedere
agli studenti di studiare una situazione - narrandola per iscritto in un
"racconto" - in cui si prende la decisione di rimettere tutto in discussione, in
modo da poterne osservare gli effetti in una cornice definita dalle regole poste dal
professore. Una situazione realistica, in cui ci si può effettivamente trovare nella
vita.
Naturalmente le regole devono essere sin dall'inizio concepite non come limiti alla
creatività, ma come guide che, al pari delle mura della vecchia casa da ristrutturare,
pongono vincoli ma stimolano a produrre strategie nuove. E di questo si deve tenere conto
in fase di valutazione, momento nel quale non si deve "chiudere" con un
giudizio, ma "rilanciare" con idee per un confronto.
Ma tutti i vincoli, anche se stimolanti, sono pur sempre vincoli. Fanno parte di un
progetto che "io" ho per l'educazione di un "altro". Rousseau,
ricordiamolo, non del tutto a torto è stato accusato di essere un dittatore del suo
Emilio.
Viene così il momento in cui Emilio si ribella al "mio" progetto e -
magari con educazione e stile, perché ha imparato che così è più facile vincere le mie
resistenze - ne propone uno suo. Elabora lui stesso nuove regole. E poiché è una
"persona", e la sua età non mi autorizza a pensare per lui, sono costretto a
dialogare con lui discutendo le sue regole, visto che lui ha imparato a
discutere le mie.
Questo pone ovviamente seri problemi nella valutazione delle prove creative, perché
nel dialogo tra insegnante e studente il voto è un giudizio dato con autorità, e dunque
chiude - almeno provvisoriamente - il dialogo. E, due compiti dopo, posso accorgermi che
lo studente stava seguendo una sua strada veramente efficace che io non avevo capito. Cosa
ne farò del voto negativo che - adesso che ho capito - correggerei volentieri? Cambiarlo
è impossibile: il contenzioso con gli studenti non finirebbe mai.
La mia tesi è che con gli esercizi creativi non si debbano dare voti, se non nei
casi in cui i voti sono positivi in modo, per così dire, eclatante. Oppure che i voti
siano discussi con gli studenti (il che pone però serissimi problemi, anche se
sperimentalmente lo si può fare solo con i bravi: ma i "bravi" nelle prove
creative possono essere diversi dai bravi in altre prove). Oppure che i voti siano la
sintesi del giudizio del professore, ma siano solo una componente di un voto complessivo
che sarà scritto sul registro dopo aver fatto altre verifiche (interrogazioni, compiti
non creativi e simili). Nulla vieta, infatti, che un solo voto sia la sintesi di più
prove.
E' necessario sottolineare, a questo proposito, che le prove creative implicano
sempre - anche quando lo studente è abituato a farle - un certo margine di
sperimentazione. Sono sempre prove "rischiose", quanto al giudizio che ne dà un
altro. Se il professore desidera che lo studente faccia sperimentazione (perché questo
gli permette di mettere in valore abilità o interessi latenti o semplicemente di imparare
da se stesso o dalle pagine di un filosofo) è necessario diminuire il rischio. Altrimenti
lo studente sarà sospinto a sperimentare meno.
Ovvia la conseguenza riguardo al problema del voto.
Le prove creative sono quindi utilizzate al meglio non come verifiche, ma
come strumenti per imparare. Altre prove sono molto più adatte alle verifiche.
Non si sottovaluti la creatività dei giovani. E' altissima - e, spesso, fondata
più su intuizioni che su riflessione -, ma si esprime in molti casi in forme che non sono
immediatamente comprensibili. Nei casi migliori questo accade perché il pensiero è in
formazione, nei casi peggiori (e sono veramente molti, come ben noto) perché le capacità
espressive dei giovani possono essere assai limitate. Può quindi capitare che sia
difficile giudicare i loro lavori, perché è difficile capirli. Del resto è un compito
primario della scuola lavorare sugli strumenti espressivi (per questo, oltre che per il
loro valore formativo, sono utili gli strumenti grafici, o la musica, o il teatro e
simili: perché sono vie diverse di espressione che ci fanno capire cose che attraverso la
parola dello studente, scritta o orale, sarebbe stato impossibile capire).
E tuttavia le prove creative, se paragonate con le prove tradizionali, possono dare
delle sorprese: come una lettera privata è spesso scritta meglio di un tema in classe,
così una "Lettera ad Epicuro sulla felicità" in risposta alla sua
è spesso scritta molto meglio di un compito non creativo su Epicuro. Per ragioni ben note
alle quali rimando, non essendo questo il luogo adatto per il loro esame.
Una delle ragioni della efficacia didattica delle prove creative è che queste
liberano energie e mettono in gioco abilità che con altre e più abituali prove
scolastiche rimangono in ombra. La conseguenza ovvia è che la qualità di questo genere
di lavori è diversa dalla qualità degli altri. Studenti brillanti fanno prove che non
esaltano, studenti scadenti o molto scadenti trovano la via per esprimersi. Non accade
sempre, ma accade.
Accade poi che in questo modo alcuni studenti con risultati scolastici non positivi
trovino anche la strada per mettersi a studiare. Questo fa sì che le prove creative sia
uno strumento in alcuni casi efficace per il recupero scolastico (sempre, naturalmente,
che il professore sappia valutarle in modo opportuno, e cioè sappia mettere in luce il
nuovo piuttosto che inchiodare lo studente al suo vecchio che non va).
Le prove creative in filosofia non sono molto diffuse nella scuola. Pochi professori
le propongono e solo da poco in Italia si comincia a studiare la creatività in didattica
della filosofia. Pochi anni, non pochi decenni. Davvero poco. E' però uno dei settori
della didattica che ha visto moltiplicarsi gli interventi. La discussione è in atto e la
continua progressione delle esperienze rende rapidamente superate le nostre conoscenze.
Benché la classe delle prove creative ne comprenda molti tipi, esse si
differenziano tra loro molto nella forma, ma non nei princìpi cui si ispirano, non nei
contenuti né nelle finalità. Scegliere l'una o l'altra delle prove creative è quindi un
problema di opportunità didattica (bisogna laciarsi guidare, precisando la propria
programmazione che non può mai essere troppo rigida sui tempi, dalla percezione del
"momento" che solo il professore può avere all'interno del processo di lavoro
con gli studenti - percezione, però, che a volte possono avere questi ultimi, e il
professore è bene che se ne accorga).
Elenchiamo quindi princìpi e finalità.
- La creatività libera energie e mette in valore alcune capacità, ma ne può
inibire altre: la programmazione degli esercizi in corso d'anno ne deve tenere conto (fino
ad assegnare esercizi individualizzati agli studenti).
- Gli esercizi creativi permettono l'attualizzazione di alcune idee filosofiche e la
loro comprensione in profondità (di alcune, ripeto: non si può generalizzare); tutto
questo però espone al pericolo della banalizzazione della filosofia, per cui è
indispensabile controllare a fondo il rigore e la precisione delle idee espresse.
- Gli esercizi creativi permettono la continua ripresa di parti del programma
studiate in passato e sono quindi uno strumento efficace di ripasso - un ripasso, per
così dire, chiesto agli studenti in modo "naturale", come ovvia esigenza.
- Questo tipo di esercizi di norma piace agli studenti, ma il gradimento può
facilmente tramutarsi nel suo contrario. Si tratta di strumenti didattici da calibrare con
attenzione.
C'è qualcosa da osservare a proposito della difficoltà degli esercizi creativi, ed
è il fatto che appaiono assai più difficili agli insegnanti che non agli studenti. E'
ironico, ma è così.
Naturalmente è possibile che lo studente si blocchi e non riesca affatto a svolgere
quanto richiesto (ed è anche per questo che assegnando gli esercizi è opportuno proporre
più titoli di classi diverse), ma gli esercizi creativi vengono normalmente ben
accettati: la loro (relativa) facilità dipende dal fatto che lasciano sempre sufficiente
libertà allo studente perché questi non debba seguire la strada rigidamente indicata dal
professore, ma possa in qualche modo adattare alla propria personalità ed alla propria
preparazione il lavoro da svolgere.
Per questa ragione danno poche informazioni su quel che sa lo studente, o meglio su
quel che non sa, perché può evitare di fare vedere ciò che non sa. Danno però molte
informazioni su cosa ha capito e permettono che quel che sa sia valorizzato in massimo
grado.
Su questo punto però le differenze individuali riguardo alla personalità sono
così vistose che è impossibile enunciare regole generali. Gli studenti vanno osservati e
compresi (obiettivo davvero alto) uno ad uno.
Chiudo con due note di carattere generale.
- Assegnando esercizi creativi, da svolgere in aula o a casa, si deve tenere
presente che alcuni studenti - per ragioni personali di varia natura - possono incontrare
grandi difficoltà, anche se spesso transitorie (di tipo scolastico o semplicemente
emotivo). E' quindi buona regola di prudenza didattica aprire altre possibilità e accanto
ad esercizi creativi proporre sugli stessi temi altri tipi di esercizi.
- Gli esercizi di questa classe vanno usati raramente perché nulla come la
ripetizione di esercizi creativi annoia e uccide la creatività. Quest'ultima non si può
imporre - e per essere creativi in didattica è indispensabile un lento processo di
riflessione e di elaborazione (o un'intuizione "vincente", che tuttavia non è
certo prevedibile). Questi esercizi vanno usati con la necessaria prudenza.