Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

Scheda n. 5.3 / Creatività
Scrivere un dialogo
[Vedi: Dialogo]

Descrizione
Il professore propone di scrivere un dialogo tra persone che incarnano posizioni filosofiche diverse, in modo che le tesi filosofiche siano confrontate direttamente - argomentazione contro argomentazione.
Nel proporre il titolo il professore deve scegliere (o rinunciare alla scelta lasciandola al singolo studente) tra varie possibilità:
- il dialogo è ambientato storicamente (nell'unità o meno del tempo: un allievo di Epicuro ed uno di Zenone dialogano sulla felicità; Anselmo, Tommaso, Cartesio e Kant dialogano sull'esistenza di Dio, e così via) oppure è ambientato nell'attualità;
- il dialogo ha un tema ristretto oppure permette una ampia libertà di ricerca (in filosofia non è difficile scivolare su temi metafisici o estetici esaminando se è bene o male un certo comportamento, e viceversa); insomma, definire o meno in modo chiaro i confini;
- è richiesto o meno l'uso di un linguaggio particolare (quello dei filosofi studiati, quello attuale, e così via, con citazioni dirette dalle opere o meno);
- l'ambientazione deve essere realistica o di invenzione, con limiti o meno;
- la lunghezza è predeterminata o non lo è (c'è da segnalare che studenti brillanti possono essere indotti a proporre un dialogo di pochissime battute, ma estremamente efficaci, e questo ci mette in difficoltà per la valutazione).

Regole
Poche ed evidenti:
- tutto quello che non è espressamente vietato nel titolo è legittimo (purché "stia" nell'economia del tutto e non sia ridondante o inutile); per conseguenza il professore deve - se sceglie di farlo - dare nel titolo dell'esercizio precise indicazioni;
- lo studente deve stare in tema (il che implica che le argomentazioni siano pertinenti, cosa non sempre facile);
- che lo stile sia adeguato alla situazione prescelta.

Correzione e valutazione
Essenziale lo stile e l'efficacia del discorso diretto. Va studiato il modo in cui lo studente ha scelto i personaggi, ha curato l'ambientazione, e così via. Ovviamente le raffinatezze letterarie non sono sgradite - ed anzi sono molto importanti per l'espressione e la stessa formazione del pensiero - tuttavia deve essere osservato che la finezza della forma non serva a coprire, piuttosto che a manifestare, le idee. Questo è un punto essenziale in filosofia.
La valutazione sarà tanto più alta quando meglio lo studente sarà riuscito a costruire (o ricostruire) un mondo per il lettore, ed un mondo di argomentazioni filosofiche. E' questo l'elemento decisivo.
Si può tentare l'assegnazione di un voto, prefissando bene i criteri (attenzione, però: questo limita fortemente i tentativi sperimentali degli studenti: chi sperimenta rischia - si veda quanto detto in premessa).
Vanno distinti:
a) i dialoghi in cui ciascuno dei personaggi si limita ad esporre la propria posizione;
b) i dialoghi - molto più complessi ed efficaci - in cui ciascuno discute, interagendo, le posizioni dell'altro. Quest'ultimo tipo presuppone una padronanza della materia - e dei mezzi espressivi - più alta, e va valutato in conseguenza.

Quando usare
Quando si vuol dare vivacità ad un compito: è un'alternativa creativa ai questionari, ad esempio, che mette in moto abilità diverse nello studente, ma implica egualmente un alto grado di comprensione filosofica perché obbliga ad argomentare con incisività. Non implica un alto grado di informazione, però, a meno che l'esercizio non sia volutamente costruito a questo fine con precise indicazioni nel titolo.
Rispetto ad altri tipi di lavoro creativo si differenzia solo per la forma. Assegnando il compito, quindi, è possibile ed utile dar l'alternativa ai singoli, lasciandoli liberi di scegliere la forma letteraria (ad esempio, scegliere tra un dialogo o un racconto).

Varianti
L'esercizio è definito solo da una forma letteraria, il dialogo, ed ha quindi al suo interno molte varianti: il problema è decidere chi decide, se il professore nel titolo o lo studente nello svolgimento del lavoro. Questo va precisato nel titolo.
I dialoghi possono diventare la base per un lavoro teatrale.
Una variante interessante è il lavoro di gruppo (meglio limitato a due persone, o a tre; meglio come esercizio a casa che in classe, anche se questo solo il professore che conosce la classe può dirlo): ciascuno degli studenti assume la parte di un personaggio e il lavoro è scritto quindi a più mani.

Note
- Questo esercizio - come altri, per esempio il racconto - piace molto ad alcuni studenti ed è fortemente inviso ad altri. Obbligare qualcuno non è utile (a meno che non si vogliano insegnare determinati stili, ma in questo caso si deve certamente evitare di assegnare voti), mentre è utile spingere qualcuno a variare se tende sempre a scegliere questa determinata forma espressiva.
E' possibile ed utile proporre la forma del dialogo, per chi desidera sceglierla, in esercizi di per sé non creativi (per esempio di analisi o di confronto fra testi).
- La scrittura di un dialogo appare oggi, nella scuola italiana, un esercizio fuori tradizione. Ma, a parte la memoria di modelli italiani di altissimo livello (Leopardi e De Sanctis, doprattutto), è bene sottolineare come nella filosofia antica si sia invece trattato di esercizi di scuola d'uso comune. Erano, insieme, un'educazione dialettica al padroneggiamento della parola e un esercizio propriamente filosofico.