Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

Scheda n. 5.2 / Creatività
La narrazione come forma di lavoro filosofico
Narrare una storia, scrivere un racconto

[Vedi Narrazione]

"Ho cercato, non so con quanto successo,
di redigere racconti lineari.
Non mi azzarderò a dire che sono semplici;
sulla terra non c’è una sola pagina,
una sola parola che lo sia,
giacché tutte postulano l’universo,
il cui attributo più noto è la complessità"
Jorge Luis Borges, Il manoscritto di Brodie

Descrizione
Il professore propone di illustrare un'idea filosofica, un problema, una ricerca, un passaggio concettuale di un filosofo studiato, o altro, attraverso un racconto. La storia descritta può essere realmente accaduta o meno, personale, storica, fantastica, e così via (il professore deve scegliere se dare indicazioni o lasciare liberi gli studenti). Il racconto può essere costruito esprimendo in modo implicito o esplicito il suo contenuto filosofico. Le forme narrative che è più facile trovare nei testi filosofici, e che quindi possono essere proposte agli allievi come modelli, sono:
a) l’aneddoto, la metafora narrata, l’aforisma a base narrativa
b) il racconto come via alternativa (metaforica) all’analisi mediante concetti
c) il racconto come base per l’analisi mediante concetti
d) l’esempio, la descrizione di un caso
e) il racconto come forma di esposizione (non metaforica) del pensiero filosofico e il romanzo filosofico
f) i testi letterari di interesse filosofico, teatro, cinema (1)

Il professore può fissare determinate regole nel titolo o può non farlo. In ogni caso è bene che il lavoro sia svolto in rapporto a determinati modelli filosofi. E' indispensabile fissare come regola netta che si resti in tema, altrimenti si corre il rischio che lo studente divaghi: la storia deve essere costruita in modo che il senso filosofico (in modo implicito o esplicito) emerga con sufficiente chiarezza (2).
Il professore può, o può non, imporre un determinato stile e il richiamo - diretto o allusivo - ai testi filosofici. Va deciso se determinare l’adesione ad un preciso modello, se precisare di quale genere di racconto si tratta (si veda al termine di questa scheda la nota sul racconto come genere letterario della filosofia e le descrizioni dei diversi modelli). E, per conseguenza, va deciso se determinare la lunghezza.
E’ bene tenere presente che la forma letteraria del racconto non è priva di sovrapposizioni con la forma del dialogo, e può anche inglobare in sé quest'ultimo o esserne inglobata (3). Quindi le caratteristiche segnalate nella Scheda 5.3 Scrivere un dialogo devono essere tenute presente anche per il racconto come forma di esercizio filosofico.

Correzione e valutazione
L'essenziale è che il lavoro filosofico sia compiuto ed emerga con chiarezza. Per il resto valgono le indicazioni generali per tutta la classe dei lavori filosofici in cui vi siano elementi di creatività (vedi Introduzione). Va sottolineato il fatto che può accadere che il racconto metta in luce, della complessità del concetto, soltanto un aspetto, e quindi nei termini della completezza il lavoro sia carente. Va ricordato che a volte soltanto una costellazione di elementi narrativi consente, mediante composizione, la completezza di un rimando concettuale.
E’ comunque buona norma che questo tipo di lavoro filosofia non dia luogo ad attribuzione di voto, anche per il fine a cui esso principalmente mira. La valutazione è quindi innanzitutto in questo caso una analisi critica, fornisce al ragazzo un punto di vista esteriore al testo (se il racconto è letto da altri studenti, va ricordato che anch’essi "valutano" e che questa valutazione può essere per uno studente non meno importante di quella del professore).
Quanto alla correzione, è bene distinguere:
- i comuni criteri che i professori di lettere seguono nella correzione di questo tipo di lavori (che tuttavia hanno per la disciplina Italiano altre finalità);
- il criterio della pertinenza al tema filosofico trattato e della correttezza concettuale (la correzione su questo punto può esprimersi nella forma di una obiezione concettuale, o della richiesta di risposta ad una obiezione, richiesta che instaura un dialogo con lo studente).

Quando usare
E' la forma più liberamente creativa tra i lavori filosofici legati alla creatività. C'è il rischio della dispersione con studenti che non hanno chiaro il senso del lavoro filosofico da compiere, ed anche il rischio del rifiuto. Ma, come spesso capita nella didattica, si hanno buone prove anche dell'inverso: alcune esperienze mostrano che il metodo funziona come test d'ingresso (vedi la scheda n. 1.2). E' quindi da usare raramente, con studenti affidabili e - prudentemente - come esercizio proposto a fianco di altri in alternativa. (Naturalmente è utile proporre delle prove libere: poiché questo tipo di esercizi fa leva davvero sulla creatività, possono emergere qualità insospettabili in questo o quello studente).
La forma narrativa (sia nel registro dell’oralità che della scrittura) dà i migliori risultati (a volte davvero sorprendenti) con studenti che sentono la necessità di esprimersi creativamente (4).
E' utile come elemento dinamico del lavoro scolastico. Il fine più interessante, però, tale da rendere spesso molto utile proporre questo tipo di lavoro è duplice e si basa su:
- la forte adesione della narrazione al pensiero concreto: il fine è quindi la comprensione di un concetto (o l’introduzione a…, o la riflessione su…) mediante una via non direttamente concettuale e non astratta;
- la possibilità che nella narrazione si leghino i temi filosofici studiati e l’esperienza del mondo esteriore ed interiore; per questa via quindi può realizzarsi quel legame tra contenuti studiati ed esperienza secondo l’indicazione didattica che per uno studente sia utile "narrare la propria vita" a scuola (5).
Va sottolineato che proporre la narrazione come forma di lavoro filosofico può essere cosa favorevolmente accolta e avere l'effetto di avvicinare alla filosofia studenti che non si lasciano prendere dalla didattica tradizionale; ma può anche dar luogo ad accoglienze molto sfavorevoli. La narrazione va quindi, con la necessaria prudenza didattica, proposta e non imposta (il che implica che per lo studente sia possibile svolgere altre forme di lavoro filosofico sugli stessi temi).
Sono tre gli ambiti in cui è utile questa proposta:
- come prova d’ingresso e, più in generale, come introduzione alla problematizzazione di una nozione filosofica che abbia una concreta base nella esperienza (personale o di studio) dei giovani;
- come momento di studio di un concetto filosofico (ad esempio di una tesi di un filosofo studiato) mediante il richiamo alla concretezza cui il concetto rimanda garantita dalla "storia" raccontata (6);
- come riflessione su un concetto o una tesi filosofica, mediante l’analisi dei suoi aspetti concreti.
Tutti questi usi possono essere potenziati prolungando il lavoro filosofico mediante la riflessione sui testi scritti o sul racconto orale (ad esempio mediante lezioni dialogate sul contenuto narrativo proposto a partire da una lettura in comune in aula).
Si tenga presente che i diversi modelli proposti agli allievi – tratti dai testi filosofici – sono sì tutti basati su elementi narrativi, ma mettono egualmente in gioco le capacità degli allievi in gradi diversi. In particolare:
- la capacità di esposizione è richiesta in ogni modello, come è ovvio trattandosi di narrazione, ma in grado diverso (minimo dove si tratta soprattutto di analizzare, come nel modello c, massimo dove si tratta di sostituire l’analisi, come nei modelli b, e, f;
- la capacità di analisi concettuale è richiesta soprattutto nei modelli c e d;
- la creatività è richiesta in massimo grado là dove l’elemento narrativo si coniuga con valori simbolici, e dunque nel modello a;
- la capacità di argomentazione è richiesta nei modelli in cui il racconto serve a fini di mostrare o dimostrare, e dunque in c, d, e.

Note
(1) Per queste diverse forme del racconto si veda la nota sulla  Narrazione come genere letterario proprio della filosofia
Come esempi e modelli di racconti si vedano i Racconti del Giardino dei Pensieri.

(2) La definizione di questo tipo di regole non è necessario sia posta esplicitamente nella consegna. Lo studente deve assumere come "abito" del lavoro filosofico il rigore, e del resto i modelli proposti sono efficaci proprio per la loro fedeltà al concetto. Resta tuttavia il fatto che tutta le sfere del pensiero per immagini e del pensiero concreto sono, come ben noto, caratterizzate dalla possibilità che diverse linee concettuali si incrocino, e che alcune portino lontano dalla filosofia, in territori diversi, segnati dall’esperienza del giovane e/o dai suoi studi (letterari, scientifici, e così via). Questo carattere si applica senz’altro a tutte le forme di narrazione, ed è dovuto al fatto che esse ammettono una molteplicità di rimandi, di interpretazioni, di aperture a concetti e ad esperienze (come ben noto dagli studi su questi temi della semiologia e dell’analisi letteraria: si pensi alle tesi di Umberto Eco sul tema). Dunque il "restare in tema" deve significare al minimo questo, che almeno un rimando, almeno una interpretazione, sia "in tema".

(3) E’ così senz’altro nella forma platonica del racconto e del dialogo, e questo va tenuto presente se il modello proposto agli studenti è un testo di Platone (si veda Il Protagora di Platone come "discorso sui metodi".

(4) L’osservazione delle esperienze in aula mostra che la resa scolastica delle prove creative rispetto alle altre modifica la distribuzione dei rendimenti in classe. Si tratta di forme di lavoro filosofico che mettono in valore capacità diverse: quindi segnalano problemi, se ve ne sono, negli studenti migliori, che non sono osservabili con altre tipologie; segnalano possibilità interessanti, se ve ne sono, negli studenti con risultati abitualmente meno positivi, egualmente meno osservabili altrimenti. Come sappiamo, questa è una delle ragioni più importanti per cui proporre di tanto in tanto queste prove.

(5) Il tema appartiene alla tradizione didattica, già con Gentile, nel Sommario di pedagogia e altrove. E’ tematizzato ampiamente in M. De Pasquale, Didattica della filosofia. La funzione egoica del filosofare, nel contesto di una indagine che punta a studiare il legame tra la sfera emotiva e la sfera cognitiva nei processi di apprendimento della filosofia (si veda anche La filosofia nella scuola di massa).

(6) Sotto questo profilo questo lavoro didattico è una estensione (mediante l’introduzione dell’elemento narrativo) della "ricerca di esempi", descritta nella scheda 7.1 L'esempio come referente d'esperienza del concetto filosofico.