Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

Scheda n. 4.1 / Dibattiti
Il gioco dei
ruoli: il dibattito tra studenti-attori

Descrizione
Nei giorni precedenti la data fissata per il dibattito, il professore definisce il tema e la situazione (storica o attuale) nella quale il dibattito deve essere collocato, ed assegna ad alcuni studenti dei "ruoli" particolari. Nel dibattito essi devono argomentare le posizioni dei personaggi che incarnano utilizzando il materiale che è stato precedentemente oggetto di studio in classe o altro appositamente preparato (soprattutto testi originali). Gli studenti che non hanno un ruolo particolare ne assumono uno generico. (Per esempio, se il gioco dei ruoli ripropone in classe il processo a Socrate, la maggior parte degli studenti farà parte del gruppo dei giudici, con facoltà di porre domande).

Regole
Oltre al rispetto delle regole generali definite nella premessa, si deve tenere qui presente l'esigenza che ciascuno studente non esprima le proprie posizioni, ma quelle del personaggio che incarna. E' difficile da ottenere, questo, ma è possibile, e si pone quindi il problema del corretto abbinamento tra studente e personaggio (non si darà, ad esempio, il ruolo del personaggio principale ad uno studente con grande desiderio di protagonismo, ma si valuterà se sia utile assegnargli una parte che ha il compito di stimolare il contraddittorio, ponendo però limiti precisi, per esempio di tempo per ciascun intervento e di numero degli interventi).
Come sempre nei dibattiti tra studenti in cui il professore non è dentro il gioco, è indispensabile nominare un moderatore, da tutti accettato, che dia e tolga la parola.
In quale senso è usata qui la parola gioco? Gioco è una "realtà parallela", definita cioè non dalle regole della vera realtà, ma da altre regole che i giocatori hanno accettato. Si deve ricordare che il rifiuto di una regola del gioco mentre si gioca distrugge il gioco. Non è quindi molto grave se uno studente infrange una regola (lo si fa rientrare), è grave se la rifiuta e la contesta. Il gioco fallisce perché la "realtà parallela" va ridefinita, e non è possibile farlo in corso d'opera. Non si può non sottolineare che gli studenti hanno la forte tendenza ad elaborare nuove regole: tendenza che va accettata o addirittura stimolata in fase di organizzazione, respinta nel corso del gioco. E' assai probabile che, proposto una volta questo esercizio, gli studenti propongano autonomamente un altro esercizio dello stesso tipo dopo un certo tempo, elaborando da soli le regole.
Si deve poi porre molta attenzione al fatto che, se il gioco riesce, il coinvolgimento emotivo degli studenti può essere molto forte, sia in fase di preparazione (quella giornata è oggetto di attese) sia nel corso del gioco e dopo. Dunque si avrà cura di non programmare un esercizio del genere in un momento dell'anno di grande impegno e di proporlo una, due volte l'anno (tutto dipende dalla classe).
La posizione del professore durante il gioco è - se tutto funziona - quella di un regista che rimane fuori dal palcoscenico. La sequenza del gioco deve essere nelle sue linee generali predeterminata e il professore interviene (sempre con brevi battute, perché ogni suo intervento rompe la finzione creata dal gioco) solo per stimolare il dibattito o per raffreddarlo (i coinvolgimenti emotivi possono essere molto forti e sommarsi, più o meno senza volerlo, alle tensioni personali tra gli studenti). Ovviamente si deve pretendere il massimo rigore nelle argomentazioni e nelle citazioni.
Rispetto alla situazione storica che si è prescelta per ambientare il dibattito, bisogna prevedere varianti "possibili". Riprendendo l'esempio prima proposto, si deve prevedere che l'esito finale del processo con il voto dei giudici sia diverso, o che uno studente dia a Socrate una argomentazione "socratica" (se non lo è va respinta) vincente.
Gli interventi di tipo "disciplinare" del professore (che è prevedibile siano necessari, se gli studenti non sono abituati al dialogo) vanno realizzati in modo da non incidere troppo sul gioco. Far tacere qualcuno che eccede, per esempio, è possibile chiamandolo un attimo fuori con una scusa. Naturalmente questo tipo di interventi sono meno necessari se il moderatore è bravo ed è da tutti accettato.

Correzione e valutazione
L'esercizio non può dare luogo ad attribuzione di voto se non a costo di pesanti contestazioni da parte di questo o quello studente. E' difficile, infatti, fissare parametri condivisi (e comunque il professore, se vuole attribuire il voto, deve fissare prima i parametri in accordo pieno con gli studenti, perché questi ne possano tenere conto).
Gli elementi da osservare con particolare attenzione sono:
a) la capacità di rispettare le regole, sia nel lavoro di preparazione sia nella gestione del gioco;
b) l'acquisizione delle conoscenze filosofiche (e storiche) necessarie e soprattutto il modo in cui esse vengono usate nel gioco dialettico; dunque la capacità di usare al meglio gli strumenti che si hanno;
c) la capacità di argomentazione e di giudizio;
d) la capacità di controllo della emotività.

Quando usare
Raramente e sempre alla fine di un percorso piuttosto lungo. Ciò che si può sperare di ottenere da un esercizio di questo tipo è dare grande vivacità allo studio (e quindi stimolare chi studia poco: è una tecnica di recupero scolastico che in alcuni casi è efficace).
L'esercizio è da usare, poi, quando si desidera che vengono stimolate le capacità di argomentazione e dialettiche, ma si deve ricordare che vengono in luce i conflitti di personalità. Bisogna prestare grande attenzione al fatto che in ogni conflitto c'è qualcuno che perde, ed è per questo che l'emotività degli studenti va controllata molto: altrimenti su qualcuno l'esercizio avrà l'effetto di inibire determinate abilità. Il professore può giungere ad espellere dal gioco, o far tacere in qualche modo, chi aggredisce verbalmente o alza la voce (oltre quello che è normale attendersi in simili situazioni).

Varianti
1. Tra le più interessanti varianti c'è l'esercizio che propone un "esperimento ideale": il professore propone una situazione e gli studenti - che incarnano determinati personaggi, storici o fantastici - devono elaborare le regole del gioco. Ad esempio, siamo tutti passeggeri del Myflawer e siamo a un giorno di navigazione dalle coste americane: si tratta di fissare le regole di vita per il nuovo mondo e non ci sono autorità superiori che le dettino, se non la nostra ragione e la nostra coscienza. Quindi...

2. Una seconda variante è il gioco dei ruoli realizzato unendo classi diverse, che hanno però svolto programmi uguali o simili o almeno trattato in modo coordinato il tema oggetto del dibattito. Ancora più interessante è proporre questo esercizio a classi aperte, con la sola presenza di volontari. Ovviamente si pongono in questi casi maggiori problemi: è più difficile che si instauri il giusto clima per l'avvio del dibattito, perché c'è da superare una ulteriore barriera emotiva. Tuttavia si può anche avere un effetto di stimolo. E' da sottolineare che questa variante impone un accordo tra colleghi e una divisione dei compiti che rende più complesso il lavoro di preparazione.

3. Una terza variante supera i limiti di un esercizio scolastico. Al posto di un dialogo libero, condotto "a braccio" (sia pure con molti materiali già pronti), la classe può dividersi in gruppi e scrivere un dialogo da "rappresentare" come un testo teatrale.

Questa variante è molto interessante soprattutto se nel lavoro in classe si è precedentemente fatto uso di brani antologici o comunque di una delle tante forme di lettura diretta dei testi. Il dialogo può così essere costruito parafrasando i testi dei filosofi o montandoli in modo opportuno e creativo.
La fase della rappresentazione teatrale dà luogo, come ben noto, a molti problemi che solo con difficoltà il professore ha la possibilità di risolvere da solo. E' questo uno dei casi in cui diventa essenziale la collaborazione tra colleghi di materie diverse (primo fra tutti il professore di materie letterarie).
In tutti i casi in cui si sceglie di trattare temi di filosofia della scienza il ruolo degli insegnanti di materie scientifiche può essere decisivo. E molto utile può rivelarsi anche il rapporto con il professore di disegno e storia dell'arte (si pensi, ad esempio, al Rinascimento).
A proposito del rapporto con quest'ultimo insegnante, non va sottovalutato un fatto: può accadere che studenti con difficoltà nella esposizione orale o che per problemi emotivi non desiderano esporsi al dibattito abbiano però buone idee grafiche. Così il dibattito in classe - e certamente la rappresentazione teatrale - possono essere "pubblicizzati" da un cartellone o da un disegno, oppure essere visualizzati da una vignetta. Non è da sottovalutare il fatto che la parola è un veicolo delle idee, ma non è l'unico ed alcuni studenti hanno difficoltà con le parole, ma possono non averne con la matita. Studenti scadenti in filosofia possono esprimere idee che ci sorprendono per la loro qualità e finezza con strumenti grafici.

Nota
E' da sottolineare che questo tipo di esercizi libera energie e risorse difficilmente prevedibili in questo o quello studente. E' quindi essenziale che il professore (meglio sarebbe un osservatore esterno presente nel più assoluto silenzio) osservi con grande attenzione gli studenti e prenda nota delle buone (o, purtroppo, anche non buone) caratteristiche ed abilità che vengono in luce. Possono a volte costituire un ottimo punto di avvio per il recupero scolastico. (Esempio: studente che non studia, non mostra particolari interessi o capacità, ma si diverte molto nel gioco dialettico: in una successiva occasione sarà affidata a lui una delle parti che prevedono la conoscenza di una ampia quantità di informazioni. Sarà costretto a studiare se vuole far quello che lo diverte, cioè reggere il gioco dialettico).