Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

3.
Le sintesi

Introduzione

I lavori di sintesi sono complementari rispetto a quelli di analisi: rappresentano il momento di raccolta e ordinamento delle idee, ma possono essere svolti in modo corretto soltanto se i testi studiati sono stati analizzati con cura. Essenziale è il momento della selezione dei testi, della identificazione dei concetti e dei passaggi.
La sintesi ha due aspetti, uno espressivo, uno strutturale. L'insistenza in sede didattica sull'aspetto espressivo è giustificata dalla esigenza di chiarezza: se una sintesi non è chiara la sua funzione viene meno. Un testo di sintesi infatti è un punto fermo per andare da lì avanti ad altre acquisizioni: è la base per esercizi di confronto, per l'apprendimento per differenza, e così via. La mancanza di chiarezza rende meno precise queste operazioni.
L'insistenza sull'aspetto strutturale è giustificata dal fatto che, se non vi sono difetti di esposizione, la struttura della sintesi è un indicatore della comprensione. Ma è, allo stesso tempo, l'espressione di un ordine complessivo della mente.
Ora, su quest'ultimo punto è necessario soffermarsi brevemente. L'apprendimento della filosofia prevede, come passo forse necessario, un momento di disordine nei concetti, nella mente e persino nelle emozioni. Gli esercizi di analisi, compresa la costruzione di schemi (l'ultimo passo prima della sintesi), scompongono gli elementi di un testo o di un concetto e ne restituiscono un ordine: che, tuttavia, è per lo più formale. Viceversa la sintesi implica il passaggio ad un momento più profondo nella restituzione dell'ordine ed è quindi un momento avanzato dell'apprendimento. E' indispensabile non avere fretta e tornare, in alcuni casi, a rinnovati esercizi di analisi. Non possiamo dimenticare che molte filosofie sono state costruite lavorando sugli "slittamenti" del pensiero: nulla di più semplice che costruire un "tutto ordinato", ma a volte si tratta di studiare filosofie che hanno negato legittimità ad un "tutto ordinato". Come farne una sintesi?
Gli esercizi di sintesi vanno quindi proposti, innanzitutto, per far valere il principio d'ordine, ma devono anch'essi essere concepiti come strumenti per l'attività filosofica, piuttosto che come momento terminale. Non si deve dimenticare, poi, che il momento sintetico è proprio di quelle filosofie che si presentano come interpretazioni di precedenti dottrine (come è il caso del neoplatonismo e di tanta filosofia medioevale). In realtà in queste sintesi si è introdotto un elemento originale, a volte pienamente originale, creativo. Nella sintesi quindi, come composizione unitaria del momento analitico, possono emergere elementi di originalità. A scuola, non c'è dubbio, si tratta di "errori", e l'attività scolastica deve permettere ai giovani di essere consapevoli di stare attribuendo ad un filosofo un'idea che non è la sua. Ma in questo tipo di errore si annida un momento creativo. Per porlo in luce e aumentare la consapevolezza degli studenti è dunque utile abbinare nello stesso esercizio un momento di sintesi ed uno - a quello connesso, ma rigorosamente separato - di riflessione (che stimoli, ad esempio, la creatività o la capacità di individuare contraddizioni, problemi irrisolti e vie di ricerca). In sede teorica e storica la ricerca filosofica non ha mancato di sottolineare come questo tipo di errori possa essere descritto attraverso l'analogia con i processi evolutivi della biologia (benché questa sia poco più che una metafora).