Il Giardino dei
Pensieri
Didattica
e pratica filosofica. Una proposta di classificazione
dei metodi
Scheda
n. 1.2 / Prove d'ingresso
Studio di una situazione
Descrizione
Il professore svolge la prima lezione come introduzione ad un problema filosofico. La
lezione successiva propone agli studenti un esercizio da svolgere per iscritto in cui
chiede di analizzare una situazione reale o liberamente costruita che illustri il problema
descritto nella lezione precedente. Gli studenti sono liberi di utilizzare la forma
letteraria che desiderano: il racconto, il dialogo o altro.
Regole
Questo tipo di prova d'ingresso si fonda sul principio che lo studente ha già un'idea,
seppur vaga, di cosa sia la filosofia e di quali siano i suoi problemi (o almeno ha
un'idea di alcuni). Si tratta quindi di far emergere dalla memoria, attraverso un processo
di riflessione personale e/o collettivo, situazioni che possono essere analizzate alla
luce dei concetti filosofici che albeggiano nella mente.
Al professore possono giungere molte domande subito dopo aver assegnato un compito di
questo tipo. Bisogna resistere alla tentazione di rispondere. Lo studente deve essere
lasciato solo e libero. Deve essere chiaro quello che si chiede, ma se un'idea è buona o
meno lo studente deve deciderlo da solo. E così per la forma letteraria.
A questo proposito è utile precisare alla classe che non si tratta di un tema di
italiano, la forma scritta a cui presumibilmente gli studenti sono più abituati.
Nel titolo dell'esercizio si avrà cura di ricordare l'importanza che lo stile sia
adeguato al contenuto.
Correzione e valutazione
Se lo studente ha sufficiente fiducia nel professore (il che non è detto che sia, e
con qualche giustificazione, perché non lo conosce ancora), esprimerà con libertà e
creatività il suo punto di vista attraverso l'esame di una situazione. Non c'è un
modello che va bene ed uno che va male. Va bene qualsiasi modello, ad una precisa
condizione: che ponga in essere quanto chiede il titolo.
Si deve prestare attenzione al fatto che se lo studente esprime qualcosa di personale,
può non possedere gli strumenti per far capire la connessione con il discorso filosofico
della lezione precedente. Il professore ovviamente non comprende, ma non si devono trarre
conclusioni affrettate. Potrebbe trattarsi di problemi espressivi e non di comprensione
della filosofia. Anzi, compiti simili vanno discussi a due, per cercare di capire in un
dialogo cosa lo studente aveva in mente. O per far maturare un'idea solo vagamente
intuita.
Il professore deve decidere se correggere o meno la forma italiana. Si tratta di una
prova d'ingresso ed è bene marcare la differenza con i temi di italiano. Tuttavia nel
giudizio una parola sulla forma bisogna pur dirla (e sullo stile).
Estrema cautela nel giudizio finale. Porre sempre in valore i buoni elementi presenti,
indicare cosa sviluppare: il giudizio serve ad aprire un dialogo. E tuttavia è
necessario non nascondere nulla. Scrivere questo tipo di giudizi è quindi operazione
notevolmente complessa.
Quando usare
La prova (se non viziata da scarsa fiducia nelil professore) mette in luce se la classe
ha predisposizione per il lavoro creativo e di riflessione personale sulla esperienza.
Mette inoltre in luce l'idea di filosofia che "gira" per la classe e le attese
che gli studenti hanno intorno a questa materia. Quindi va usata quando si ritiene che una
parte del proprio lavoro didattico metterà in valore queste abilità e utilizzerà
l'esperienza dei giovani per costruire il discorso filosofico.
E' indispensabile ricordare quanto detto in premessa, che la prova d'ingresso è per lo
studente una precisa indicazione per il futuro. La prova non va scelta quando si sa già
che non si riproporranno metodi che utilizzano la creatività e la riflessione personale.
Il giudizio scritto che il ragazzo legge sul compito deve essere concepito come una
delle battute di un dialogo iniziato con la prima lezione e che continuerà
collettivamente in classe, individualmente per iscritto.
Varianti
Lo stesso tipo di riflessione può essere chiesto partendo da un testo scritto (la
pagina di un filosofo o di uno scrittore che presenti un caso attinente al tema scelto per
la prima lezione), o da un racconto o da un dialogo scritto da studenti in anni
precedenti.
L'esercizio può essere variato con alcune delle forme degli esercizi creativi.
Se l'esercizio è assegnato in anni posteriori al primo, si veda quanto detto nella
scheda n. 1.1.
Anche per questa prova d'ingresso è utile dare la possibilità agli studenti che lo
desiderano di utilizzare - almeno in parte - fome espressive non verbali o miste, per le
ragioni chiarite nella variante 2 della scheda 1.1.
Note
- Da esercizi di questo tipo può venir fuori di tutto. Occorre molta esperienza nel
valutare e nel saper leggere tra le righe, per poter valorizzare quanto di buono c'è nei
lavori. Si tratta di riconoscere quegli elementi su cui si potrà costruire il lavoro
filosofico. Che il professore sia ai primi anni o molto esperto, una saggia regola è
quella di chiedere una revisione ad un collega.
- Lo "studio di una situazione" qui proposto rientra nel
quadro degli esercizi tendenti a far emergere le "rappresentazioni spontanee"
degli studenti. Il problema è analizzato in AA. VV., Apprendere a filosofare
nelle scuole superiori di oggi, a cura di M. Tozzi, cap. 4, La manifestazione delle rappresentazioni
e il loro trattamento didattico.