Il
Giardino dei Pensieri - Studi di storia
della Filosofia
Cinema e filosofia
Det sjunde inseglet- Il
settimo sigillo
di
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Svezia, 1957, 96 min |
"Premio speciale della Giuria" al X Festival di Cannes, il regista Ingmar Bergman ha trasposto nel film un suo pezzo teatrale dal titolo Pittura su legno, dramma scritto per gli allievi dell’Accademia di Malmö nel 1954.
Il regista
Ingmar Bergman nacque a Uppsala (Svezia) da un pastore
luterano nel 1918 e morì nel 2007. Educato dal padre secondo i precetti
luterani del "peccato, punizione, confessione, perdono e grazia", si
trasferisce nel 1936 a Stoccolma e comincia a lavorare nel mondo del teatro e
del cinema. È autore di film famosi come Il posto delle fragole (1957),
vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino e del premio della critica al festival
di Venezia, la trilogia sul "silenzio di Dio", composta da Come in
uno specchio (1961), Luci d’inverno (1963) e Il silenzio
(1963) e infine Sussurri e grida (1972).
La trama
Il film descrive la partita a scacchi tra il cavaliere
Antonius Block, di rientro dalle crociate, e la morte, con il suo volto pallido
e vestita di nero. La partita si gioca e si disvela nel pieno di avvenimenti
paralleli e giungerà al risultato atteso, come a definire l’immensa potenza
della morte sulla contingenza umana, caduca e prevedibile. Temi importanti quali
l’interrogazione su Dio e sul vuoto, che pongono all’uomo la questione del
dubbio e della decisione di credere, non tolgono al film, girato nel sud della
Svezia, un carattere giocoso e spesso comico e ne fanno una favola medievale che
celebra tanto piaceri semplici quanto complessi tormenti umani.
Interessante sono a questo proposito le parole di Kierkegaard
quando, a proposito della morte, afferma: "Quando la morte si
presenta nella sua vera faccia scarna e truculenta, non la si considera senza
timore. Ma quando essa, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di
lei, si avanza camuffata, quando soltanto la nostra meditazione riesce e vedere
che, sotto le spoglie di quella sconosciuta, la cui dolcezza c’incanta e la
cui gioia ci rapisce nell’impeto selvaggio del piacere, c’è la morte –
allora siamo presi da un terrore senza fondo". Il terrore per la morte e le
inquietudini kierkegaardiane per il destino umano costituiscono lo sfondo del
film: vi rientra il tema della solitudine, quello della salvezza legato non al
tempo oggettivo degli orologi e dei calendari, ma soggettivo, come divenire e
svolgimento interiore. E la morte accompagna l’uomo nel percorso di
accettazione, pur sofferta, della propria finitudine e limitatezza, entro il
terreno di scontro continuo tra luce e ombra, bene e male, amore e lussuria.
Nota
La scheda è proposta da Michela Dongu in
abbinamento al file Kierkegaard.
Una introduzione filosofica