Il Giardino Dei Pensieri - Materiali per la Didattica e la Pratica Filosofica
Novembre 2008 - Settembre 2009

Julie Fouet e Cintia Far
Francesca a Marco, ultima notte al mare

Esercizi di stile

Julie Fouet
Francesca a Marco

Notte di mare, Marco, notte d'agosto, ultima notte al mare. Quasi nudi sotto la luna, siamo tutti stregati dalla musica in spiaggia e sentiamo l'estate finire: ne sentiamo la fine ma presentiamo anche l'inizio di qualcosa di diverso, per domani. Autostrada, casa, scuola. Come faccio a tradurre in parole quello che sto vivendo? In un angolo quasi buio, appoggiata al bracciolo di una sdraio sulla sabbia, ti scrivo perché tu sia presente con me, a vivere questa notte, almeno un attimo prima che gli amici mi costringano a ballare con loro, o a fare l'ultimo bagno di notte. Devo tradurre in parole ciò che vedo e sento, perché non ci sei, sarò i tuoi occhi e i tuoi sensi, colpiti dal vibrare della musica e delle luci sull'acqua, onde di suoni, d'acqua e anche un fluttuare d'amici, che ondeggiano ballando, qui accanto a me. Ti basteranno le parole? Mi basteranno le parole?
Non ho altro per dirlo. Neppure se tu fossi qui avrei altro, perché dovrei dirti ciò che sento, perché non puoi sentire quello che sento io. Mi basteranno le parole per dirti? Di me, sai com'è difficile dirti. Non comprendi, spesso, e chiedi, e siamo insieme, e io non so mai dirti, figurati adesso che neppure ci sei e devo tradurre in parole ogni luce e ogni suono. Parole usate, parole inflazionate, parole che tutti usano, per dire cose che solo io vivo come le vivo io. Vale neppure si accorge che l'estate finisce e non ha occhi che per Matteo, che tornerà in città con lei. Le sue parole sarebbero identiche alle mie, nel descrivere ciò che vede, ma parlerebbero della stessa cosa? Anche lei ti racconterebbe che l'estate finisce, ma direbbe la stessa cosa?
Vorrei usare parole solo mie, parole che siano solo legate a me. Ma tu non capiresti, perché non potresti risalire alla mia fonte, chiusa in me.
Ecco Valentina, devo andare. Arrivo! Ultima notte al mare, quasi nudi sotto la luna, immaginami tra un attimo ballare con loro, senti con me la musica, gli sguardi dei ragazzi, senti ciò che sentirò tra un attimo. Eccomi Vale, no, scrivevo una cosa a Marco, niente non importa. Pensieri che passano, come sta passando quest'estate. Pensieri sulle parole, sulle parole e le cose. Sulle parole che raddoppiano le cose: ma quando, senza bisogno di parole, andiamo alle cose stesse? Perché tutto sembra sfuggire alla loro presa?
(*)
[Trad. it. di M. Trombino]

 

Cintia Far
Francesca a Marco

E' l'ultima notte che passo al mare, domani sarò di nuovo inghiottita da un cemento che oggi odio e che comunque mi tiene in gabbia. Scopro oggi che non ho mai tentato fino in fondo di parlarti di me. ho sempre tenuto chiusa la porta che mi protegge da ciò che sta fuori di me, e, con l'uscio chiuso, tengo fuori anche te.
Le parole d'amore, come direbbe una canzone, pur essa inflazionata, sono solo parole, le persone e i loro sentimenti le riempiono di volta in volta. Non ho bisogno di scriverti quelle parole, così ti descrivo la notte che vivo, così la vedrai anche tu, con i miei occhi, almeno fino a che non ti scoccerai di leggere e, a quel punto, tornerai ad essere tu.
Sono sulla spiaggia, gli amici festeggiano già ubriachi, più di ogni alcolico ingerito direi di vita e di allegria. i miei occhi si immergono in un blu-nero del mare. La luna, a me tanto cara, stanotte non c'è, al suo posto solo tante piccole stelle. La notte sembra più buia, mi ricorda il mio cuore tutte le volte che ho fatto finta di parlarti di me e di farti capire cosa provavo per te, non riuscendo mai ad essere sincera.
Tra poco mi lascerò andare ai giochi degli amici. non posso impedirmi di vivere anche altro. ma stanotte, in quel mare così scuro e caldo, in quella sabbia così chiara e fredda, mi sembra di rivedere e sentire i nostri corpi. Ho deciso di ascoltare la vita e di parlarti di me. ed inizio dalla fine. mi manchi, come può mancare ad una stella il suo cielo, o alla terra il suo mare. Che buffo, ancora una volta io non riesco a dirti che in quel ti voglio bene c'è tutta la dolcezza e la paura di una ragazza che vive nascosta tra i flutti lenti del mare, che bacia dolcemente, stasera, la sua terra. Non mi chiedo più se tu provi lo stesso per me. Voglio solo che tu sappia che sei la mia terra. Il resto, il mare, sa già come proteggermi.
Ora vado, gli amici, per me il mio allegro eolo, mi chiamano e mi scompigliano già i capelli come le onde vengono arruffate sulla cresta.

 

Nota
(*) Questo primo testo è stato pubblicato in forma di esercizio filosofico in Pensiamo con i filosofi, II, Hoepli, Milano 2006, a cura di M. Pancaldi, M. Trombino e M. Villani.