Il Giardino
dei Pensieri
Archivio del Forum Internazionale sulla Didattica della Filosofia
Luglio 2001
Decreto sul programma d'insegnamento della filosofia nelle classi terminali degli indirizzi generali
I. Presentazione
I.1. Motivi
L'insegnamento della filosofia nelle classi terminali dei licei ha per finalità di permettere a ciascun allievo di accedere all'esercizio autonomo della riflessione.
Questa finalità è comune a tutte le discipline della scuola. L'insegnamento filosofico gioca qui tuttavia un ruolo tutto particolare, se non altro nella misura in cui interviene nel momento stesso in cui l'individuo si trova a doversi confrontare con le cose che struttureranno la sua vita di adulto e di cittadino. Tanto il proseguimento nella formazione superiore quanto l'inserimento professionale imporranno a ciascuno una determinazione più precisa di ciò che sa e di ciò che fa. Prima di questa svolta e perché essa avvenga sotto il segno della libertà e della responsabilità, la classe di filosofia propone agli allievi di prender tempo per acquisire gli strumenti per interrogarsi sul senso e sui principi della loro esistenza individuale e collettiva.
La formazione filosofica elementare proposta nelle classi terminali mira quindi a sviluppare in tutti coloro cui è indirizzata una coscienza critica su quelli che saranno i loro compiti, tanto privati che pubblici:
E' in questa prospettiva di conquista dell'autonomia di riflessione che i programmi di insegnamento della filosofia devono oggi essere rielaborati. Che questi programmi non siano stati rivisti per ben trent'anni, anche se, dall'inizio degli anni Settanta, la popolazione scolastica si è considerevolmente ampliata e diversificata, anche se la filosofia, quella che scrive la sua storia, ha conosciuto delle trasformazioni tanto profonde quanto quelle delle altre discipline, non è certo uno dei motivi minori per una tale rielaborazione. Ma si tratta di tener conto anche di un mutamento esterno alla filosofia in se stessa, che influenza direttamente il modo in cui l'insegnamento filosofico, così come è concepito nella tradizione democratica e repubblicana, può e deve rispondere alla sua finalità.
Così come un tempo, è difficile infatti per l'individuo distaccarsi "tutto da solo" dallo stato di dipendenza che definisce la minorità. Tuttavia trovare il coraggio di servirsi del proprio intelletto diviene un compito particolarmente urgente quando la formazione dei pregiudizi può dipendere dall'universo dei media e quando coloro che diffondono un'informazione frammentaria e rapida, favoriscono per questa via la passività di un pubblico votato al semplice ruolo di spettatore. In questo senso, contro queste nuove forme di ostacolo al libero pensiero, l'insegnamento filosofico proposto nei Licei costituisce un'opportunità di formazione critica che la nostra scuola ha il dovere di offrire a tutti gli allievi, tenendo conto di ciò che lo sviluppo delle scienze e delle tecniche può apportare per il miglioramento del pensiero nelle sue operazioni. Ed ancora, è necessario che questa offerta prenda atto delle nuove e mutate condizioni in cui si inculcano i pregiudizi e sia riformulata a sua volta in modo da fornire ai professori dei mezzi anch'essi modificati per rispondere a questa nuova situazione. Sotto questo aspetto, due assi principali di riformulazione sono apparsi dover presiedere alla riscrittura dei programmi di filosofia.
Primo asse di riformulazione: inserire nei programmi un certo numero di questioni di approfondimento
Non deve essere presa in considerazione l'ipotesi di sottomettere l'insegnamento della filosofia al culto mediatico della novità. Si dovrà invece almeno ammettere che se è apparso auspicabile già nel 1925 "porre la cultura filosofica in relazione con i problemi reali della vita morale, sociale, economica degli ambienti" in cui il giovane adulto è chiamato a vivere (Anatole de Monzie, Istruzioni del 2 Settembre 1925), a fortiori è indispensabile oggi che l'allievo della terminale non possa avere "l'impressione che la riflessione filosofica si collochi in un mondo a parte, senza relazioni con la scienza e la vita". E questo tanto più che il mondo della scienza e della vita è quello che, attraverso la sua versione mediatica, si trova più direttamente esposto all'influenza dei pregiudizi: come si può in queste condizioni non tener conto, per redigere i programmi di filosofia, della necessità di inserire per l'educazione alla libertà di pensare il confronto con le grandi questioni attraverso cui il mondo contemporaneo accede alla coscienza di se stesso? Queste questioni, che devono consentire un approfondimento della riflessione critica, non sono concepite come "questioni d'attualità", così come le chiama Anatole de Monzie nel 1925, sostenendo allora che è certo meglio "chiarirle alla luce serena del pensiero disinteressato piuttosto che attendere il momento in cui esse si presenteranno ai giovani con la forza delle passioni" e "sotto l'influsso dei pregiudizi sociali". Infatti, la determinazione stessa dell'"attualità" è, dal 1925, così accelerata, proprio sotto la pressione dell'universo mediatico, che non avrebbe più alcun senso, per un programma scolastico, tentare di assicurare sotto questa angolazione una apertura ai "problemi reali". Niente ci impedisce invece d'indicare delle questioni, cioè degli insiemi strutturati di problemi, a partire dalle quali il professore può dimostrare che una cultura filosofica elementare permette non soltanto di apportare un "chiarimento", tra l'altro, su questo o quel tipo di interrogativi suscitati dal mondo contemporaneo, ma costituisce anche la sola via mediante cui è possibile accostarsi a questi interrogativi in modo "illuminato", sfuggendo cioè al giogo dei pregiudizi.
Secondo asse di riformulazione: predisporre le condizioni per un apprendimento della riflessione filosofica
Lo sappiamo tutti: le condizioni in cui i professori fanno acquisire ai loro allievi gli strumenti di una pratica elementare della filosofia si sono profondamente trasformate nel corso degli ultimi decenni. E' quindi necessario riflettere, più che non agli inizi degli anni '70 o nel 1925, su quello che implica la convinzione, che noi condividiamo, secondo la quale la dissertazione è la forma del discorso scritto più appropriata per valutare il lavoro svolto dall'allievo della classe di filosofia negli indirizzi generali.
In una società democratica, la cui dinamica non cessa di svilupparsi sotto i nostri occhi settore dopo settore, è sempre più necessario saper argomentare, cioè esporre le proprie idee alla discussione e discutere le idee degli altri. In una cultura in cui nessuno più ignora che l'"argomento basato sull'autorità" non è affatto un argomento (perché è fondato su un pregiudizio), soltanto una sottomissione volontaria a questa logica di argomentazione può darle legittimazione. Sostituire all'argomento basato sull'autorità l'autorità dell'argomento, significa dimostrare che ogni tipo di autorità non è destinata a sparire nella scuola come nella società democratica: che ormai si possa, e persino che si debba, discutere di tutto non equivale a ritenere che nulla ci venga più imposto, ma al contrario significa riconoscere che farsi carico del giudizio di un altro, come interlocutore presente o attraverso le grandi opere del passato, piuttosto che essere di ostacolo alla riflessione personale, è indispensabile a quell'ampliamento del pensiero senza cui non vi è spazio pubblico.
In questo senso la forma dell'argomentazione non ha niente di desueto. Deve essere fatta propria e difesa come patrimonio non negoziabile dell'insegnamento filosofico elementare. Non ci si deve limitare a dirlo, ma è necessario fare in modo che i programmi di filosofia contengano il principio dell'apprendimento dell'argomentazione, sia nella forma dell'esercizio dissertativo o, secondo un'altra modalità anch'essa essenziale, nella forma dell'analisi scritta o orale di un testo filosofico. Non si tratta dunque affatto di favorire la riduzione tecnicista dell'insegnamento della filosofia all'acquisizione di procedure formali, ma di precisare le condizioni di apprendimento della dissertazione filosofica; questo apprendimento è inoltre rafforzato dal corso che, nella sua realizzazione, è anche un mezzo per iniziare alla pratica di una riflessione argomentata che mira alla verità. La filosofia deve garantire la formazione degli allievi a un tipo di discorso il cui l'apprendimento sia solidale con la costruzione della coscienza democratica.
I.2. Princìpi
L'elaborazione di questo programma si è orientata alla luce di cinque principi che, nelle consultazioni effettuate, hanno raccolto la più ampia adesione:
1. Fare in modo che l'insegnamento filosofico possa contribuire alla formazione di una cultura riflessiva e critica comune all'insieme degli studenti nel momento in cui si completa la loro formazione generale: questa esigenza non deve certo abolire la diversità che fa la ricchezza delle classi di filosofia; essa richiede piuttosto - proprio perché questa diversità possa non essere rimessa in discussione in nome di quel che è necessario per la preparazione ad un esame caratterizzato dal fatto che i titoli delle prove sono assegnati a livello nazionale - uno sforzo per determinare in modo più esplicito quali sono gli elementi costitutivi del programma; è in questo spirito che ci si è sforzati di trascrivere nella lettera del programma, carta comune delle differenti classi di filosofia dei vari indirizzi, il quadro di riferimento condiviso dagli insegnanti.
2. Predisporre per gli allievi le condizioni per una valutazione equa, significativa, e che sia, alla fine dell'anno, alla portata del lavoro svolto dall'allievo: soddisfare simili condizioni è cosa particolarmente complessa in filosofia, non perché qui tutto sia più relativo e meno suscettibile di essere appreso oggettivamente che in altre materie. Semplicemente, la prova del Bac sanziona qui la formazione di un solo anno condotto sotto la responsabilità di un unico professore, le cui scelte giocano quindi un ruolo determinante nel percorso dellallievo. La correzione del compito desame da parte di un altro professore deve dunque permettere di riconoscere il lavoro e lo sforzo filosofico dellallievo e per questo è indispensabile che la relazione intrattenuta con il programma da parte del titolo del compito desame sia la più chiara possibile. A sua volta , una tale esigenza richiede allo stesso tempo una determinazione più trasparente dei contenuti del programma e una esplicitazione delle regole di formazione dei titoli dei compiti desame (su questultimo punto si veda lAllegato).
3. Riaffermare e garantire il rispetto della libertà filosofica e pedagogica dellinsegnante di filosofia, responsabile dellorganizzazione del suo corso: le diverse componenti del programma (nozioni, questioni, autori, apprendimento della dissertazione e dellargomentazione orale) sono concepiti in modo da definire un quadro generale allinterno del quale il professore possiede intera la libertà di scelta sulle modalità di costruzione e di organizzazione del suo corso. Semplicemente, il professore deve assicurarsi che lallievo possa acquisire linsieme delle conoscenze e delle competenze corrispondenti al programma. Lordine di presentazione degli elementi di questo programma non costituisce in questo senso per nulla lordine prescrittivo di un corso; lo stesso vale per lordine di presentazione delle nozioni e per lordine di presentazione delle questioni. Questa essenziale libertà del professore si trova egualmente riaffermata e garantita mediante la scelta che è stata fatta di ampliare sensibilmente la lista degli autori proposti alla scelta degli insegnanti per la preparazione delle prove scritte e orali del Bac.
4. Mantenere nel programma di filosofia una lista di nozioni: questa scelta non era la sola possibile, perché la tradizione in cui si inscrive non è dopo tutto più vecchia di un secolo (1902). E sembrato tuttavia che la presenza di una lista di nozioni nel programma permettesse di mantenere una continuità con la storia del nostro insegnamento filosofico con la riserva che due condizioni, spesso richiamate dai professori, siano rispettate:
Il programma presenta quindi, in un certo numero di casi, le nozioni ponendole in coppia o in serie. Allo stesso tempo, la presenza delle questioni deve facilitare la messa in relazione e la problematizzazione delle nozioni.
5. Preservare e rinnovare lunità del programma di filosofia: la struttura prescelta (nozioni, questioni, autori) non invita affatto a fare delle tre dimensioni del programma altrettante parti del corso che richiedono di essere trattate isolatamente. Le nozioni o associazioni di nozioni possono essere esaminate in modo da favorire la trattazione di una questione o a partire dal commento ad unopera; il commento ad unopera può a sua volta essere proposto a partire da una domanda su un nozione o su un insieme di nozioni. Il professore potrà così scegliere in tutta libertà come utilizzare il percorso che gli sembrerà meglio corrispondere alle esigenze del suo corso. E chiaro che questo principio dellunità del programma di filosofia vale anche per la determinazione del titolo del compito desame (si veda lallegato relativo alle regole di selezione dei titoli dei compiti).
II. Testo del programma
Nelle classi terminali che portano al Bac degli indirizzi generali, i programmi si compongono di:
II.1. Indirizzi letterari
II.1.1. Nozioni
La lista di nozioni è presentata sotto tre titoli: la condizione umana, il sapere, l'agire. Queste tre nozioni, così come le altre nozioni o associazioni di nozioni, non costituiscono obbligatoriamente, nell'economia del corso elaborato dal professore, delle teste di serie. L'articolazione delle nozioni tra loro e delle nozioni con le questioni e con lo studio delle opere, mette in luce, nel quadro del programma, le scelte filosofiche e pedagogiche dell'insegnante.
La condizione umana
Il sapere
L'agire
II.1.2. Questioni di approfondimento
Le questioni corrispondono ciascuna a un insieme strutturato di problemi fortemente ancorati alla tradizione filosofica, e che partecipano del processo con cui il mondo contemporaneo prende coscienza di sé e degli interrogativi che suscita.
La lista di questioni non prescrive alcun ordine di trattazione, né è escluso che il corso sia organizzato, in parte o in tutto, secondo altri insiemi di problemi; è infatti concepibile che l'una o l'altra di queste questioni, che definiscono le direzioni d'approfondimento senza prescrivere la sostanza dell'insegnamento, non diano luogo ad una trattazione tematica, ma siano prese in considerazione in modo differenziato a seconda dei diversi momenti del lavoro in classe. Semplicemente, l'organizzazione del corso, che rimanda alla libertà e all'iniziativa del professore, dovrà così mostrare la specificità di ciascuna delle questioni inserite nel programma e fare in modo che l'apprendimento della riflessione filosofica autonoma e critica permetta all'allievo di orientarsi in questi campi del pensiero.
Il dominio della natura
Libertà politica e giustizia sociale
Religione e razionalità
II.1.3. Autori
La lista degli autori ha una doppia funzione: da una parte, determina l'insieme nel cui contesto dovranno essere scelti i testi proposti agli scritti del Bac; indica, d'altra parte, gli autori le cui opere, studiate in classe, saranno all'orale oggetto d'interrogazione. Lo studio di queste opere, la cui scelta è lasciata al giudizio del professore, può essere concepita come un approfondimento di questa o quella parte del corso, in rapporto con le nozioni e le questioni che figurano nel programma.
Le opere, studiate in modo regolare, potranno essere integrali o per parti significative, purché abbiano una certa ampiezza, formino un tutto e presentino un carattere di continuità.
Nella sezione L saranno studiate almeno due opere, scelte in periodi diversi (nella lista compaiono tre periodi: l'Antichità e il Medioevo, il periodo moderno, il periodo contemporaneo).
Platone; Aristotele; Epicuro; Lucrezio; Seneca; Cicerone; Epitteto; Marco Aurelio; Plotino; Agostino; Averroè; Tommaso d'Aquino; Ockham.
Machiavelli; Montaigne; Hobbes; Cartesio; Pascal; Spinoza; Locke; Malebranche; Leibniz; Vico; Berkeley; Montesquieu; Hume, Rousseau; Diderot; Kant.
Hegel; Schopenhauer; Tocqueville; Comte, Cournot; Stuart Mill; Kierkegaard; Marx; Nietzsche; Freud; Husserl; Bergson; Alain; Russell; Bachelard; Heidegger; Wittgenstein; Popper; Sartre; Arendt; Merleau-Ponty.
II. 1.4. Raccomandazioni concernenti l'apprendimento della problematizzazione, dell'argomentazione e dell'analisi filosofica (scritta e orale)
Una delle missioni fondamentali dell'insegnamento della filosofia è di formare gli allievi alla problematizzazione, all'analisi e all'argomentazione filosofica. La padronanza di questi processi appare anche come la garanzia dell'autonomia di pensiero e la loro messa in opera come il fondamento stesso della vita democratica.
Questo apprendimento, che si completa in particolare in occasione della lettura dei testi filosofici e che non è concepito come un momento distinto del corso, consisterà nel praticare le operazioni presupposte o attuate nelle differenti tappe del discorso filosofico scritto e orale:
II.2. Indirizzo economico e sociale
II.2.1. Nozioni
La lista di nozioni è presentata sotto tre titoli: la condizione umana, il sapere, l'agire. Queste tre nozioni, così come le altre nozioni o associazioni di nozioni, non costituiscono obbligatoriamente, nell'economia del corso elaborato dal professore, delle teste di serie. L'articolazione delle nozioni tra loro e delle nozioni con le questioni e con lo studio delle opere, mette in luce, nel quadro del programma, le scelte filosofiche e pedagogiche dell'insegnante.
La condizione umana
Il sapere
L'agire
II.2.2. Questioni di approfondimento
Le questioni corrispondono ciascuna a un insieme strutturato di problemi fortemente ancorati alla tradizione filosofica, e che partecipano del processo con cui il mondo contemporaneo prende coscienza di sé e degli interrogativi che suscita.
La lista di questioni non prescrive alcun ordine di trattazione, né è escluso che il corso sia organizzato, in parte o in tutto, secondo altri insiemi di problemi; è infatti concepibile che l'una o l'altra di queste questioni, che definiscono le direzioni d'approfondimento senza prescrivere la sostanza dell'insegnamento, non diano luogo ad una trattazione tematica, ma siano prese in considerazione in modo differenziato a seconda dei diversi momenti del lavoro in classe. Semplicemente, l'organizzazione del corso, che rimanda alla libertà e all'iniziativa del professore, dovrà così mostrare la specificità di ciascuna delle questioni inserite nel programma e fare in modo che l'apprendimento della riflessione filosofica autonoma e critica permetta all'allievo di orientarsi in questi campi del pensiero.
Il dominio della natura
Libertà politica e giustizia sociale
Religione e razionalità
II.2.3. Autori
La lista degli autori ha una doppia funzione: da una parte, determina l'insieme nel cui contesto dovranno essere scelti i testi proposti agli scritti del Bac; indica, d'altra parte, gli autori le cui opere, studiate in classe, saranno all'orale oggetto d'interrogazione. Lo studio di queste opere, la cui scelta è lasciata al giudizio del professore, può essere concepita come un approfondimento di questa o quella parte del corso, in rapporto con le nozioni e le questioni che figurano nel programma.
Le opere, studiate in modo regolare, potranno essere integrali o per parti significative, purché abbiano una certa ampiezza, formino un tutto e presentino un carattere di continuità.
Nella sezione ES sarà studiata almeno un'opera; se il professore sceglie di far studiare più di un'opera, esse saranno scelte in periodi diversi (nella lista compaiono tre periodi: l'Antichità e il Medioevo, il periodo moderno, il periodo contemporaneo).
Platone; Aristotele; Epicuro; Lucrezio; Seneca; Cicerone; Epitteto; Marco Aurelio; Plotino; Agostino; Averroè; Tommaso d'Aquino; Ockham.
Machiavelli; Montaigne; Hobbes; Cartesio; Pascal; Spinoza; Locke; Malebranche; Leibniz; Vico; Berkeley; Montesquieu; Hume, Rousseau; Diderot; Kant.
Hegel; Schopenhauer; Tocqueville; Comte, Cournot; Stuart Mill; Kierkegaard; Marx; Nietzsche; Freud; Husserl; Bergson; Alain; Russell; Bachelard; Heidegger; Wittgenstein; Popper; Sartre; Arendt; Merleau-Ponty.
II.2.4. Raccomandazioni concernenti l'apprendimento della problematizzazione, dell'argomentazione e dell'analisi filosofica (scritta e orale)
Una delle missioni fondamentali dell'insegnamento della filosofia è di formare gli allievi alla problematizzazione, all'analisi e all'argomentazione filosofica. La padronanza di questi processi appare anche come la garanzia dell'autonomia di pensiero e la loro messa in opera come il fondamento stesso della vita democratica.
Questo apprendimento, che si completa in particolare in occasione della lettura dei testi filosofici e che non è concepito come un momento distinto del corso, consisterà nel praticare le operazioni presupposte o attuate nelle differenti tappe del discorso filosofico scritto e orale:
II.3. Indirizzo Scientifico
II.3.1. Nozioni
La lista di nozioni è presentata sotto tre titoli: la condizione umana, il sapere, l'agire. Queste tre nozioni, così come le altre nozioni o associazioni di nozioni, non costituiscono obbligatoriamente, nell'economia del corso elaborato dal professore, delle teste di serie. L'articolazione delle nozioni tra loro e delle nozioni con le questioni e con lo studio delle opere, mette in luce, nel quadro del programma, le scelte filosofiche e pedagogiche dell'insegnante.
La condizione umana
Il sapere
L'agire
II.3.2. Questioni di approfondimento
Le questioni corrispondono ciascuna a un insieme strutturato di problemi fortemente ancorati alla tradizione filosofica, e che partecipano del processo con cui il mondo contemporaneo prende coscienza di sé e degli interrogativi che suscita.
La lista di questioni non prescrive alcun ordine di trattazione, né è escluso che il corso sia organizzato, in parte o in tutto, secondo altri insiemi di problemi; è infatti concepibile che l'una o l'altra di queste questioni, che definiscono le direzioni d'approfondimento senza prescrivere la sostanza dell'insegnamento, non diano luogo ad una trattazione tematica, ma siano prese in considerazione in modo differenziato a seconda dei diversi momenti del lavoro in classe. Semplicemente, l'organizzazione del corso, che rimanda alla libertà e all'iniziativa del professore, dovrà così mostrare la specificità di ciascuna delle questioni inserite nel programma e fare in modo che l'apprendimento della riflessione filosofica autonoma e critica permetta all'allievo di orientarsi in questi campi del pensiero.
Il dominio della natura
Libertà politica e giustizia sociale
Religione e razionalità
II.3.3. Autori
La lista degli autori ha una doppia funzione: da una parte, determina l'insieme nel cui contesto dovranno essere scelti i testi proposti agli scritti del Bac; indica, d'altra parte, gli autori le cui opere, studiate in classe, saranno all'orale oggetto d'interrogazione. Lo studio di queste opere, la cui scelta è lasciata al giudizio del professore, può essere concepita come un approfondimento di questa o quella parte del corso, in rapporto con le nozioni e le questioni che figurano nel programma.
Le opere, studiate in modo regolare, potranno essere integrali o per parti significative, purché abbiano una certa ampiezza, formino un tutto e presentino un carattere di continuità.
Nella sezione S sarà studiata almeno un'opera; se il professore sceglie di far studiare più di un'opera, esse saranno scelte in periodi diversi (nella lista compaiono tre periodi: l'Antichità e il Medioevo, il periodo moderno, il periodo contemporaneo).
Platone; Aristotele; Epicuro; Lucrezio; Seneca; Cicerone; Epitteto; Marco Aurelio; Plotino; Agostino; Averroè; Tommaso d'Aquino; Ockham.
Machiavelli; Montaigne; Hobbes; Cartesio; Pascal; Spinoza; Locke; Malebranche; Leibniz; Vico; Berkeley; Montesquieu; Hume, Rousseau; Diderot; Kant.
Hegel; Schopenhauer; Tocqueville; Comte, Cournot; Stuart Mill; Kierkegaard; Marx; Nietzsche; Freud; Husserl; Bergson; Alain; Russell; Bachelard; Heidegger; Wittgenstein; Popper; Sartre; Arendt; Merleau-Ponty.
II.3.4. Raccomandazioni concernenti l'apprendimento della problematizzazione, dell'argomentazione e dell'analisi filosofica (scritta e orale)
Una delle missioni fondamentali dell'insegnamento della filosofia è di formare gli allievi alla problematizzazione, all'analisi e all'argomentazione filosofica. La padronanza di questi processi appare anche come la garanzia dell'autonomia di pensiero e la loro messa in opera come il fondamento stesso della vita democratica.
Questo apprendimento, che si completa in particolare in occasione della lettura dei testi filosofici e che non è concepito come un momento distinto del corso, consisterà nel praticare le operazioni presupposte o attuate nelle differenti tappe del discorso filosofico scritto e orale:
Allegato
Regole per la selezione dei titoli delle prove del Bac
La scelta dei titoli delle prove desame deve essere fatta con grandissima attenzione, allo scopo di far sì che il lavoro effettivo degli allievi sia valutato nel suo giusto valore. In filosofia, la prova del Bac sanziona la formazione di un solo anno, condotto sotto la responsabilità di un unico professore : la correzione delle prove da parte di un altro professore deve dunque permettere di riconoscere lo sforzo filosofico dellallievo cosa che richiede una relazione tra il programma e il titolo della prova desame del tutto priva di ambiguità.
Il testo delle regole per la selezione dei titoli desame deve in questo senso rispondere a due obiettivi :
Lapplicazione di quattro regole, che non dispenserà dal considerare la difficoltà intrinseca del titolo dela prova, permetterà così di orientare meglio la stesura dei titoli della prova di filosofia:
1. I titoli proposti allo scritto del Bac fanno riferimento in modo chiaramente identificabile agli elementi del programma (nozioni, associazioni di nozioni o questioni) dellindirizzo considerato. Questo riferimento, che può essere esplicito o implicito nella formulazione prescelta, è determinante per la selezione di questi titoli: garantisce la conformità delle prove alla formazione proposta nel corso dellanno a partire dal programma. Per conseguenza, si richiede alle commissioni reposte alla selezione dei titoli di dare una breve giustificazione scritta delle loro scelte, che, senza pregiudicare la trattazione del tema proposto da parte dellallievo, spiegherà in che modo i temi prescelti fanno riferimento agli elementi del programma.
2. Le due prime parti del programma di filosofia (nozioni, questioni) non devono dar luogo alla stesura di titoli desame sistematicamente distinti: il principio dellunità del programma, che vale per la costruzione del corso da parte del professore, vale anche per la stesura dei titoli. E dunque possibile che un titolo abbia una relazione più diretta con un elemento della lista di nozioni o con una dimensione di una questione che figura nel programma, ma in alcuni casi questa distribuzione dei titoli tra le diverse parti del programma può non costituire la regola: al contrario, le commissioni di scelta dei titoli devono fare in modo che una simile distribuzione dei titoli sia imprevedibile, privilegiando soprattutto i titoli la cui trattazione esige lintegrazione di elementi che corrispondono a diverse parti del programma.
3. I titoli scelti, anche se la relazione che hanno col programma deve essere chiaramente identificabile, non devono mai invitare lallievo a ripetere soltanto quanto ha appreso nel corso. Se lappropriazione di una cultura filosofica costituisce una delle qualità di quello che può essere un compito ben fatto, la ricerca di una simile qualità non dovrebbe realizzarsi a detrimento della messa in evidenza delle qualità di riflessione e di argomentazione.
4. La lista degli autori deve essere intesa in modo strettamente limitativo per quanto riguarda la scelta dei brani per le prove sullo studio dei testi (terza prova).
[Trad. it. di M. Trombino]