Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

Scheda n. 5.8 / Creatività
Linguaggi non
verbali

Descrizione
Il professore chiede agli studenti di esprimere (secondo precise indicazioni) uno o più concetti filosofici - meglio se in collegamento con il passo di un autore - mediante forme di linguaggio non verbale o miste.

Regole
E' bene ricordare che schemi, grafici, rappresentazioni mediante disegni e simili sono comunissimi nell'apprendimento e nelle stesse opere filosofiche. Si trovano elementi grafici in Bergson, in Freud, in Lacan, immagini simboliche in moltissime opere filosofiche del sei-settecento. E la descrizione a parole di immagini-simbolo è propria della tradizione filosofica praticamente da sempre (si pensi ai presocratici, a Parmenide, poi a Platone, fino ad Hegel e ai nostri giorni). Si tratta quindi di un tipo di attività espressiva non usuale nella scuola, ma molto ben radicata nella tradizione filosofica. A quest'ultima è necessario rivolgersi per la identificazione di regole.
Mancano però studi ben codificati in didattica della filosofia su questo punto ed anche descrizioni di esperienze in numero sufficiente e di qualità elevata.
Si possono tuttavia indicare alcune regole intuitive, in attesa di un approfondimento degli studi. Eccone due:
a) il prodotto deve essere "leggibile", deve cioè in qualche modo risultare chiaro e non ambiguo. Che non si tratti di una regola di semplice applicazione è mostrato dall'esempio della illustrazione che Vico pone in apertura della sua opera, la cui descrizione chiarificatrice richiede un numero di pagine non compatibile con alcun esercizio scolastico. C'è poi da riflettere sul fatto che la ricchezza di possibilità di lettura è una delle più efficaci potenzialità dei linguaggi non verbali, e questo rende poco sicura questa regola, anche se a scuola la "leggibilità" è indispensabile. (La cosa in fondo vale anche per le parole: come deve comportarsi un professore di fronte ad uno studente brillante che svolge un qualche lavoro su Hegel con lo stile di Hegel? Ivi compresa l'abitudine hegeliana di non citare le proprie fonti e di utilizzare simboli di complessa interpretazione?)
b) Una seconda regola è questa, che l'esecizio svolto rispetti quanto richiesto dal titolo. Non stare in tema in questo genere di attività è una tentazione alla quale è difficile per alcuni sfuggire - anche per ragioni nobili che il professore deve, in altra sede, valorizzare.

Correzione e valutazione
Le esperienze non sono in numero e qualità sufficiente da precisare regole chiare per la correzione. E' chiaro comunque che le regole della leggibilità e della rispondenza al titolo devono essere rispettate. Ma, se non lo sono, questo può accadere per ragioni che forse costituiscono una risorsa per andare avanti. Il professore deve quindi chiedere allo studente di approfondire il lavoro, rispondendo alle sue obiezioni.
La valutazione è, data la difficoltà della correzione e l'incertezza sulle regole, un dialogo con gli studenti più che l'attribuzione di un voto o di un giudizio.

Quando usare
L'interesse di questo esercizio è evidente: le forme miste di espressione, verbali e non verbali, sono proprie del nostro tempo ed assai naturali per i nostri giovani. Offrono poi modo di esprimersi al meglio anche a quegli studenti - e non sono pochi - che si trovano più a loro agio con il mondo delle immagini (col disegno, la grafica, e così via) piuttosto che con il mondo delle parole. Si tratta quindi di esercizi adatti per tutte le esigenze di diversificazione delle attività filosofiche e possono risultare utili a fini di recupero scolastico. Possono infatti diventare per qualcuno strumento non solo di espressione, ma anche di comprensione dei concetti filosofici e avere quindi un effetto positivo anche per successive forme di espressione verbale.

Variante
- Una variante è l'esercizio inverso: il professore chiede agli studenti di esprimere a parole, dunque con un linguaggio verbale, forme di pensiero non verbali relative ad un concetto o ad una nozione filosofica. Questo esercizio va dato in connessione con uno dei molti testi scritti, quindi "verbali", in cui i filosofi stessi usano le parole per descrivere ciò che non viene pensato in parole.
- Una seconda variante può esser questa: il professore chiede agli allievi di "illustrare" il brano di un autore, ispirandosi al testo, in modo che la comprensione del testo ne venga facilitata. In questo caso le regole deve essere definite con cura dal professore (o esplicitamente non indicate in modo che gli allievi siano liberi) perché ogni forma di illustrazione è una interpretazione ed è quindi davvero difficile una valutazione in assenza di regole predefinite. Può tuttavia trattarsi di un esercizio utile anche in sede di primo approccio ai testi perché questo dà modo al professore di avere informazioni sul modo in cui gli studenti si stanno accostando a quel testo. Può quindi essere utile come materiale preliminare di lavoro (o addirittura come test d'ingresso).

Note
- Questo tipo di esercizio rappresenta una forma che può essere propria di moltissime attività filosofiche. In linguaggi non verbali possono essere svolti esercizi di analisi, di riflessione, di confronto. Questa scheda descrive quindi una forma alternativa a molti esercizi descritti in queste schede. Il professore, nell'assegnare l'esercizio, può quindi estendere - in un punto o integralmente - le possibilità degli allievi prevedendo che l'esercizio assegnato, qualunque esso sia, possa essere svolto (anche) mediante linguaggi non verbali o misti.
- Si veda  AA.VV.,  Apprendere a filosofare nelle scuole superiori di oggi, a cura di M. Tozzi; si vedano il cap. settimo, Gestire l'eterogeneità attraverso la differenziazione pedagogica, e l'Allegato 3 - Tipi di strategie intellettuali.