Il Giardino dei Pensieri
Didattica e pratica filosofica.
Una proposta di classificazione dei metodi

Scheda n. 1.1 / Prove d'ingresso
Analisi e sintesi di testi

Descrizione
Analisi di un brano filosofico di semplice lettura. L'esercizio chiede:
1. di dividere in paragrafi il testo dando a ciascun paragrafo un breve titolo;
2. di spiegare il significato di alcune parole e/o di brevi frasi;
3. di fare un breve riassunto del contenuto (in una qualche forma, che può essere indicata o meno).

Regole
- Il brano selezionato non deve contenere espressioni "tecniche" e deve essere in sé compiuto.
- Ai fini della prova d'ingresso non ha importanza che l'autore del brano sia un filosofo che sarà trattato nell'anno e neppure che sia un filosofo: il brano potrà essere tratto da Platone, ma anche da filosofi contemporanei (come Russell, ad esempio) per evitare problemi dovuti alla "lontananza" del linguaggio, o da scritti letterari oppure da scrittori moderni, filosofi o no, che divulgano idee filosofiche (per esempio Sartre).
- Un brano troppo difficile o banale non permette di acquisire informazioni sugli studenti. L'ideale è che vi siano diversi livelli di difficoltà: per esempio, almeno un passaggio logico complesso (ma che, naturalmente, non rimandi a conoscenze che lo studente non può avere).
- Per quanto possibile, le parti difficili del testo devono essere spiegate da altre parti del testo stesso.
- Poiché questo è il primo brano in assoluto che lo studente legge di filosofia, attraverso di esso nascerà nella sua mente una prima immagine della materia. La selezione del brano, quindi, va fatta in funzione dell'immagine che della materia si vuol dare. La prova d'ingresso è, più di altre forme di verifica, un atto profondamente formativo.
- Da quest'ultimo punto di vista, il brano selezionato deve essere non noioso o prolisso, ma stimolante: deve far sì che lo studente sia invogliato a iniziare lo studio della filosofia, non allontanato.

Correzione e valutazione
Ovviamente questo tipo di prova non dà luogo ad attribuzione di voto. Le caratteristiche da osservare sono:
- la corretta distinzione in paragrafi in rapporto a ciascun titolo; questa precisazione è importante perché lo studente può "tagliare" il brano in modo non accettabile dal nostro punto di vista (cioè dal punto di vista di chi conosce il contesto e le idee dell'autore), ma perfettamente plausibile tenendo conto esclusivamente di quanto è scritto nel brano;
- la scelta dei termini per la titolazione; nel caso di palesi errori, è necessario cercare di capire se l'errore è nell'uso della parola oppure nella comprensione del brano;
- la corretta definizione di parole e frasi (con la stessa attenzione del punto precedente);
- la sequenza logica dei punti del riassunto;
- la presenza nel riassunto dei concetti fondamentali del brano.
La difficoltà più grande nel correggere è distinguere tra le difficoltà che lo studente può incontrare nella esposizione e le difficoltà di comprensione. Può essere quindi utile una revisione "orale" dei compiti, o attraverso colloqui individuali nei casi in cui è opportuno (cioè dove maggiore è stata la difficoltà di evitare equivoci nel correggere o dove più grave è il livello negativo del compito) o attraverso un dibattito in classe, fondato sul principio della verifica incrociata: ciascuno studente dialoga con gli altri giustificando le sue scelte. (Per il dialogo in classe vedi le schede n. 4.2 e 4.3)
Poiché ogni prova d'ingresso ha un effetto riflesso sullo studente piuttosto forte (tutto sommato è la "carta di presentazione" di una materia nuova e spesso molto attesa!), la correzione va fatta seguendo il criterio del dialogo: non dunque "questo è giusto, questo è sbagliato", ma annotando a margine del compito una serie di domande (non "il titolo che hai dato al paragrafo è errato" ma "come giustifichi questo titolo?"), in modo da incoraggiare lo studente ad avviare una dialogo con il professore (un titolo sbagliato può essere stato scelto sulla base di una riflessione interessante). La stessa difficoltà che lo studente inevitabilmente incontra nel giustificare la sua posizione e le scelte fatte è un forte stimolo a cercare una migliore posizione e migliori scelte (se lo studente non viene subito punito per la difficoltà incontrata).

Quando usare
Una prova di questo tipo è utile quando le informazioni che si hanno sulla classe lasciano prevedere problemi superiori alla media riguardo alle capacità espressive o alla capacità di lettura ed analisi dei testi (in generale). La prova è particolarmente utile se il professore userà come metodo la lettura diretta dei classici.
Ovviamente questa prova, come tutte le prove d'ingresso, serve a dare rapidamente alla classe la "misura" della nuova materia, il grado di "rigore" necessario. Questo tipo di prova, piuttosto che altre, va quindi usato quando si vuol dare alla classe una precisa immagine della materia: quando, cioè, si vuol legare il nuovo studio a quello tradizionale dei testi letterari, creando continuità, oppure quando si vuol sottolineare che la filosofia richiede rigore filologico, precisione espressiva, e così via.

Varianti
1) Una possibile variante di questo metodo riguarda il manuale di filosofia. Agli studenti può essere proposto come prova d'ingresso - con le modalità prima indicate - una pagina tratta dal manuale, in una parte introduttiva o generale (se esiste nel manuale in uso, naturalmente) che non è stata ancora oggetto di spiegazione. Una simile prova può essere utile perché segnala la difficoltà che gli studenti incontrano non riguardo la filosofia, ma riguardo l'uso generale degli strumenti scolastici (permetterà quindi, in un secondo momento, di distinguere le difficoltà in filosofia da quelle generali).
2) Una variante è proporre questa prova d'ingresso in anni superiori al primo, per esempio in caso di cambio di insegnante. In questo caso si deve decidere se il testo proposto riguarda il programma dell'anno precedente o meno. Le informazioni che ne derivano, ovviamente, sono molto diverse.
3) Una variante parziale, o meglio un completamento, di questa prova d'ingresso è la seguente: il professore chiede agli studenti, a fianco degli esercizi di tipo verbale, anche una prova in un linguaggio non verbale (si veda la scheda 5.8). Potrebbe trattarsi di uno schema grafico, di una illustrazione a commento del testo, di una immagine simbolica, o altro. Questo può permettere ad alcuni studenti, che hanno maggiore familiarità con i linguaggi non verbali, di esprimersi con maggiore sicurezza. Il professore ha così un panorama più completo della situazione della classe.

Nota
E' necessario prestare attenzione al fatto che una prova d'ingresso di questo tipo può avere un effetto negativo sugli studenti: può dare l'idea che la materia Filosofia sia una disciplina simile ad altre materie, come Italiano, e richieda le stesse abilità. Questo può avere conseguenze non felici perché diminuisce l'effetto di novità della materia e rischia di appiattire i comportamenti scolastici dei singoli studenti su quelli loro abituali in altre materie. Si può insomma rischiare di perdere l'effetto che nella premessa abbiamo chiamato "luna di miele".